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Pignoramento presso terzi senza avviso di Agenzia Entrate Riscossione

12 ottobre 2018


Pignoramento presso terzi senza avviso di Agenzia Entrate Riscossione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 ottobre 2018



Cartelle esattoriali non pagate: l’Agenzia delle Entrate Riscossione può, dopo che sono trascorsi infruttuosi i termini per il pagamento di una cartella esattoriale, emettere direttamente l’atto di pignoramento verso terzi, senza prima avvisare il debitore?

Non hai pagato, negli anni passati, alcune imposte e delle multe che il Comune ti aveva notificato. Hai così ricevuto una cartella esattoriale. Anche questa volta hai ignorato la richiesta facendo scadere i termini sia per il ricorso al giudice, sia per adempiere. Un giorno, sul più bello, vieni a sapere dalla tua banca che l’Agenzia Entrate Riscossione le ha notificato un “pignoramento presso terzi”. Con quest’atto, di cui ancora non hai ricevuto copia, l’esattore chiede all’istituto di credito di bloccare le somme depositate sul conto fino a concorrenza del debito, dandoti un ulteriore termine di 60 giorni per pagare. Se non lo farai, i soldi depositati ed al momento “congelati” dovranno essere trasferiti all’agente della riscossione, senza alcuna causa o udienza davanti a un giudice. Ti chiedi però se la procedura, avvenuta a tua insaputa, sia corretta: è legittimo il pignoramento presso terzi senza avviso, da parte di Agenzia Entrate Riscossione? Cercheremo di chiarire i tuoi dubbi qui di seguito. 

L’esecuzione esattoriale e il pignoramento presso terzi

Se hai letto la nostra guida, saprai già cosa significa pignoramento presso terzi. Te lo ricordiamo: è l’atto con cui il creditore pignora i beni del debitore (di solito somme di denaro) che però non sono nella sua materiale disponibilità ma di altre persone, che a loro volta sono quindi debitori del debitore. È il caso del pignoramento dello stipendio, della pensione o del conto corrente in banca; difatti tanto il datore di lavoro, l’ente di previdenza e la banca sono debitori nei confronti del dipendente, pensionato e correntista per le somme da questi accreditate. Così il creditore – che nel nostro caso è Agenzia Entrate Riscossione – agisce direttamente nei confronti del terzo imponendogli di non versare tali soldi al debitore, ma di pagarli invece al creditore procedente (in modo che non vengano poi occultati o spesi). 

L’esecuzione presso terzi ha ad oggetto quindi i crediti che il debitore vanta nei confronti di un soggetto terzo o beni mobili appartenenti al debitore che si trovano in possesso di terzi.

In questo tipo di esecuzione sono 3 i soggetti interessati: debitore, agente della riscossione e terzo. Il terzo può essere l’istituto di credito, il datore di lavoro, l’Inps, l’inquilino che ogni mese deve pagare il canone di affitto, il cliente che non ha ancora pagato l’affitto, una pubblica amministrazione che deve versare il corrispettivo di una commessa delegata al professionista privato, ecc.

Il pignoramento presso terzi ha una disciplina diversa quando ha ad oggetto somme accreditate in forza di cartelle esattoriali. Se, infatti, per tutti i crediti “privati”, dopo la notifica dell’atto di pignoramento si passa sempre davanti al giudice che, in una apposita udienza, ordina al terzo pignorato di versare le somme al creditore procedente, questa fase non è prevista se ad agire è l’agente della riscossione per cartelle esattoriali. Solo nel caso in cui il credito abbia ad oggetto pensioni è necessario l’intervento di un giudice che controlli la regolarità della procedura.

Il pignoramento dell’Agenzia Entrate Riscossione del conto corrente bancario

Quello che diremo qui di seguito con riferimento al pignoramento del conto corrente bancario vale anche per tutte le altre forme di pignoramento presso terzi.

Il pignoramento presso terzi intrapreso dall’Agenzia delle Entrate Riscossione viene effettuato con un atto notificato tanto al debitore quanto al terzo (il debitore del debitore: la banca, l’Inps, l’azienda, ecc.). La legge non dice quale dei due atti debba essere spedito prima, sicché è ben possibile che a ricevere la comunicazione sia prima il terzo che, in tal modo, è subito tenuto a “bloccare i soldi” anche se il debitore non ne è al corrente. Certo è che l’intera procedura sarebbe nulla se l’atto di pignoramento non dovesse essere inviato – con raccomandata o con il messo notificatore – anche al debitore. Egli, seppur non necessariamente per primo, deve comunque essere messo a conoscenza dell’avvio della procedura di pignoramento presso terzi.

Pignoramento presso terzi senza precedenti avvisi: è possibile?

La notifica dell’atto di pignoramento presso terzi avviene senza precedenti avvisi che non siano la stessa cartella esattoriale. Così è ben possibile che il contribuente, scaduti i 60 giorni dal ricevimento della cartella, si trovi immediatamente con il conto corrente bloccato. In realtà è un pericolo più teorico che pratico: l’esattore non è quasi mai così solerte e, di solito, passano mesi o addirittura anni. Tanto è vero che, spesso, il credito cade in prescrizione prima dell’avvio del pignoramento.

Ma attenzione: il pignoramento presso terzi è illegittimo se è passato un anno dal ricevimento della cartella esattoriale. Difatti la legge vuole che, dopo 365 giorni dalla notifica della cartella, l’esattore possa avviare un pignoramento (qualsiasi esso sia) solo a condizione che notifichi prima una intimazione di pagamento. L’intimazione di pagamento è un atto che richiama la cartella e sollecita il pagamento spontaneo del debito. Si tratta insomma di una sorta di rinnovazione della cartella stessa. In tal caso al contribuente vengono dati non più 60 giorni ma solo 5 per pagare. L’intimazione di pagamento ha efficacia per 180 giorni (non quindi 1 anno come la cartella) al termine dei quali deve essere rinotificata per poter dar vita a un pignoramento.

Dunque ricapitoliamo:

  • l’esattore può avviare il pignoramento presso terzi dopo la notifica della cartella di pagamento anche senza precedenti avvisi, ma solo a condizione che non sia decorso 1 anno dalla notifica della cartella;
  • se è decorso più di 1 anno dalla notifica della cartella, prima del pignoramento presso terzi l’esattore deve inviare una intimazione di pagamento;
  • se sono decorsi 180 giorni dall’ultima intimazione di pagamento, prima del pignoramento presso terzi l’esattore deve inviare una ulteriore intimazione.

Limiti al pignoramento presso terzi

Lo stipendio e le altre somme relative al rapporto di lavoro o impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, sono pignorabili, se lo stipendio mensile:

  • non supera 2.500 euro, per la quota di 1/10;
  • è compreso tra 2.500 e 5.000 euro, per la quota di 1/7;
  • supera i 5.000 euro, per la quota di 1/5, in conformità a quanto stabilito dalla normativa ordinaria.

L’esattore non può includere nel pignoramento l’ultimo stipendio affluito sul conto corrente del debitore, che resta quindi nella sua piena disponibilità.

Anche il pignoramento del conto corrente incontra dei limiti se, in esso, viene accreditato solo lo stipendio. La legge pone due ordini di limiti al pignoramento del conto corrente con lo stipendio:

  • quanto alle somme che si trovano già depositate al momento dell’arrivo del pignoramento, queste possono essere pignorate solo per quella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia (448,07 euro) ossia 1.344,21 euro. Ad esempio, su un conto corrente con 2.000 euro, si può pignorare solo 655,79 euro (la differenza tra 2.000 e 1.344,21);
  • quanto alle successive somme che vengono accreditate dal datore di lavoro, queste possono essere pignorate sino a massimo un quinto (1/5). Tuttavia se il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento scende a: un decimo se lo stipendio è inferiore a 2.500 euro; un settimo se lo stipendio è superiore a 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro; per tutti gli stipendi superiori a 5.000 euro torna anche qui il limite massimo di un quinto.

Attenzione: per poter usufruire dei limiti del pignoramento del conto con lo stipendio è necessario che sul predetto rapporto bancario non confluiscano redditi di natura diversa. Per cui, chi ad esempio svolge due attività, sarà bene che si munisca di conti correnti differenti affinché almeno uno dei due usufruisca del predetto trattamento di favore.

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