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Posso chiedere le ferie durante il preavviso?

31 Ott 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 Ott 2018



Il lavoratore che si dimette o che viene licenziato può beneficiare delle ferie e dei permessi durante il periodo di preavviso?

C’è il caso del dipendente che ha presentato le dimissioni dal posto di lavoro e vorrebbe non metterci più piede, ma anche, più di frequente, il caso del datore di lavoro che licenzia il dipendente e vorrebbe fargli smaltire le ferie ed i permessi spettanti per non liquidarli a parte: la possibilità di fruire delle ferie durante il preavviso costituisce un problema per molti. Nella maggior parte delle ipotesi, non è consentito smaltire le ferie nel periodo di preavviso, a meno che non si faccia slittare in avanti il termine del rapporto, oppure il preavviso non sia necessario o una delle parti abbia vi rinunciato, anche parzialmente. Se, dunque, ti stai domandando «Posso chiedere le ferie durante il preavviso?», cerchiamo di capire quando è possibile smaltire le ferie arretrate e quando, invece, il periodo di preavviso deve essere lavorato per intero.

Che cos’è il preavviso?

Il preavviso è il lasso di tempo che intercorre tra la comunicazione del recesso dal rapporto di lavoro (licenziamento o dimissioni) e il termine vero e proprio del rapporto.

Questo periodo ha la funzione di evitare che la cessazione immediata del contratto possa recare pregiudizio all’altra parte. Di conseguenza, durante il preavviso il contratto di lavoro viene eseguito regolarmente.

Se il dipendente o il datore di lavoro decide di non rispettare il preavviso, deve versare un’indennità sostituiva, a meno che non si tratti di un periodo non lavorato per cause di forza maggiore.

Quando non serve il preavviso?

L’obbligo di preavviso non è previsto nei seguenti casi di licenziamento o dimissioni:

  • per giusta causa;
  • durante o al termine del periodo di prova;
  • allo scadere del contratto a tempo determinato;
  • risoluzione consensuale;
  • per mancata ripresa del servizio a seguito di reintegrazione.

L’obbligo del preavviso non può essere escluso dal contratto di lavoro.

Quanto dura il preavviso?

Il codice civile non stabilisce la durata del preavviso, ma questa è stabilita dai contratti collettivi, oppure dagli usi o dall’equità. Nello specifico, nella maggior parte dei casi la durata minima del preavviso è stabilita dai contratti collettivi e varia a seconda della categoria dei lavoratori (operai o impiegati), del livello di inquadramento, dell’anzianità e, a volte, a seconda che si tratti di licenziamento o di dimissioni.

Il contratto individuale può prevedere solo termini più lunghi rispetto a quelli dei contratti collettivi.
Nei casi in cui non si applica il contratto collettivo, per gli operai occorre far riferimento agli usi o all’equità, mentre per gli impiegati si applica la vecchia legge sull’impiego privato [1], che prevede una durata del preavviso a seconda dell’anzianità di servizio e del livello del dipendente.

Si deve lavorare durante il preavviso?

Durante il preavviso si mantengono tutti gli obblighi ed i diritti derivanti dal contratto di lavoro: il datore di lavoro ha, ad esempio, l’obbligo di corrispondere lo stipendio, gli eventuali aumenti, i ratei, mentre il lavoratore deve continuare a prestare servizio, a rispettare gli orari, eseguire le direttive, etc.

Durante il preavviso maturano le ferie?

Il lavoratore, durante il preavviso, ha diritto alla maturazione delle ferie, in quanto, come osservato, si mantengono tutti gli obblighi ed i diritti derivanti dal contratto di lavoro.

Si possono chiedere le ferie durante il preavviso?

Il lavoratore, durante il preavviso, ha la possibilità di fruire sia delle ferie che dei permessi, ma queste assenze sospendono il periodo di preavviso.

Nello specifico, le ferie e le varie assenze retribuite, come i permessi ex festività, aggiuntivi, banca ore ed i rol (riduzione orario di lavoro) interrompono la decorrenza del periodo di preavviso, quindi la data di termine del rapporto di lavoro deve essere spostata in avanti di conseguenza: ad esempio, se il dipendente ha maturato ferie e i permessi per un  totale di 23 giorni, è necessario spostare di 23 giornate (lavorative, senza includere nel computo i giorni di riposo settimanale) la data di fine rapporto.

Se lo slittamento non avviene, la parte che recede (con licenziamento o dimissioni) deve pagare all’altra parte un’indennità corrispondente alle giornate del preavviso non lavorate a meno che, con un accordo (per evitare contestazioni è consigliabile un accordo scritto), la controparte non rinunci a quelle giornate di preavviso.

Chi stabilisce ferie e permessi?

In ogni caso, il dipendente non può godere delle ferie e dei permessi a sua discrezione, ma deve esserci un preventivo accordo col datore di lavoro, al quale spetta sempre “l’ultima parola”: il codice civile, infatti, dispone che sia il datore di lavoro a stabilire il periodo annuale di ferie retribuite, possibilmente continuativo, nel rispetto del periodo minimo previsto dalle leggi (in questo caso il decreto sull’orario di lavoro [2]) e dalla contrattazione collettiva.

Pertanto, anche se il lavoratore ha diversi arretrati di ferie e permessi da smaltire, senza il consenso del datore di lavoro non puoi assentarsi: ad ogni modo, se il datore di lavoro non rispetta il periodo di fruizione minimo previsto dalla normativa (ogni anno maturano 4 settimane di ferie, delle quali 2 devono essere fruite nell’anno di maturazione e altre 2 entro 18 mesi dall’anno di maturazione) è passibile di pesanti sanzioni.

Che cosa succede se al termine del rapporto non sono smaltite tutte le ferie?

Le ferie minime annue pari a 4 settimane sono irrinunciabili, e sono monetizzabili (cioè convertibili con un’indennità in denaro) solo alla cessazione del rapporto di lavoro, mentre i permessi e le ferie aggiuntive previste dalla contrattazione collettiva sono sempre monetizzabili: pertanto, se il datore di lavoro non consente lo smaltimento di ferie e permessi arretrati deve pagare i ratei residui alla cessazione del rapporto.

Inoltre, come già osservato, durante il periodo di preavviso ferie e permessi maturano normalmente, quindi l’azienda deve pagare anche i ratei maturati durante il preavviso, se non consente la fruizione di queste ulteriori assenze.

note

[1] Art. 10 RDL 1825/24.


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