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Prelievo di sangue venoso: rischi della procedura

24 Dicembre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 24 Dicembre 2018



La valutazione dello stato di salute di una persona richiede una visita medica e talvolta l’esecuzione di esami strumentali alcuni dei quali, come il prelievo venoso di sangue, sono minimamente invasivi e possono comportare dei rischi.

Abbiamo un familiare col diabete? Forse è meglio se controlliamo la nostra glicemia. Siamo preoccupati dalla possibilità di avere il colesterolo alto? Sarebbe opportuno fare un esame del sangue per verificare se i valori del nostro colesterolo sono nella norma. È programmato un intervento chirurgico? Prima si deve eseguire un prelievo di sangue per valutare le condizioni fisiche dell’individuo. La prescrizione di molti farmaci richiede la valutazione preventiva di alcuni esami di laboratorio. Perciò sia che si debba definire il quadro clinico, sia per valutare le condizioni cliniche del paziente, nella pratica medica è imprescindibile prescrivere una serie di accertamenti laboratoristici che si ottengono mediante un prelievo di sangue venoso. In questo articolo risponderemo alla domanda prelievo di sangue venoso: rischi della procedura?.

Il prelievo di sangue venoso

Il prelievo di sangue venoso è una metodica che consiste nel prelevare un campione di sangue venoso per essere analizzato. Il prelievo di sangue può essere eseguito dai medici, dagli infermieri e dagli ostetrici. Figure professionali quali i biologi necessitano di una formazione specifica e di un’abilitazione, le vigilatrici d’infanzia possono effettuare esclusivamente prelievi pediatrici.

Il prelievo di sangue venoso è un’indagine che viene svolta presso un laboratorio, pubblico, privato o convenzionato, che viene allestito allo scopo e necessita di autorizzazione specifica. Tuttavia, il prelievo venoso di sangue può essere eseguito anche a domicilio, infatti è una procedura che necessita dell’utilizzo di strumenti facilmente trasportati in una borsa di medie dimensioni.

Il prelievo di sangue venoso viene eseguito:

  • preferibilmente la mattina;
  • è consentita l’assunzione di acqua;
  • il digiuno (da almeno otto ore) è sempre raccomandato, ma risulta indispensabile per alcuni esami (glicemia, emocromo) mentre per altri esami (dosaggi ormonali, marcatori tumorali) è consentita una colazione leggera;
  • è sconsigliato l’esercizio fisico nelle ventiquattr’ore precedenti;
  • è preferibile non fumare tra il risveglio e il momento del prelievo venoso di sangue;
  • la possibilità di assumere i farmaci la mattina prima di sottoporsi al prelievo deve essere concordata col medico.

È sicuramente una pratica medica frequente e ritenuta altamente sicura tuttavia, avendo una componente umana preponderante rappresentata sia dal prelevatore che dal paziente, il prelievo di sangue venoso non è esente da rischi insiti nella procedura.

Prelievo di sangue venoso: materiali necessari

Prima di eseguire il prelievo, l’operatore verifica la data di scadenza del materiale e deve accertarsi di avere tutto in ordine e a portata di mano.
I materiali necessari al prelievo di sangue venoso sono:

  • cotone bagnato con disinfettante non alcolico: deterge la cute;
  • guanti monouso non sterili;
  • laccio emostatico: induce la stasi venosa;
  • dispositivi per il prelievo: aghi monouso di diverse dimensioni, supporti (camicia), provette sottovuoto; siringhe e provette da riempire manualmente; aghi a farfalla (butterfly);
  • contenitori per taglienti dove inserire gli aghi utilizzati;
  • cerotto.

Nello scegliere il materiale da utilizzare, il prelevatore deve accertarsi che il paziente non presenti allergie o intolleranze ai materiali utilizzati (allergia al lattice dei guanti, al disinfettante, alle sostanze che compongono il laccio emostatico) per evitare il rischio di reazioni allergiche di gravità variabile durante il prelievo di sangue.

Prelievo di sangue venoso: preparazione preliminare all’esame

Il prelevatore deve accertarsi dell’identità del paziente prima di iniziare la procedura. Per evitare il verificarsi di errori nell’identificazione corretta (possibili cause: affluenza di molte persone, scarsa attenzione del paziente digiuno, ritmo elevato richiesto all’operatore) si consiglia di utilizzare un doppio controllo: controllo documento di identità e richiesta verbale del nome. Un’attenzione particolare deve essere prestata alle condizioni fisiche e psichiche del paziente.

L’ansia è un elemento che può condizionare la collaborazione del paziente, per cui è sempre necessario cercare di mettere a proprio agio le persone con un atteggiamento empatico ed accogliente. Lo stato di salute generale deve essere tale da permettere di eseguire l’esame, in caso contrario è meglio posticipare l’accertamento.

L’età e le capacità cognitive sono elementi che condizionano notevolmente la collaborazione del paziente. Quando il prelievo di sangue viene eseguito ai bambini, è consigliabile permettere al genitore di rimanere con il piccolo, spiegare con un linguaggio adatto all’età le fasi del prelievo, non mentire sui tempi necessari e sull’eventuale dolore, preparare il materiale necessario lontano dalla vista del bambino. Terminato il prelievo è consigliabile gratificare il bambino per la collaborazione e il coraggio mostrati. In presenza di deficit cognitivi, cercare di ottenere la fiducia del paziente per massimizzare le capacità di collaborazione.

Il prelievo di sangue si effettua in una vena periferica dell’arto superiore. Si possono utilizzare, in alternativa, le vene del polso e della mano. Le vene dei piedi vengono prese in considerazione solo come ultima possibilità.

La posizione del paziente è:

  • seduto su una sedia con un braccio allungato sopra un tavolo;
  • seduto su una poltrona apposita con il braccio disteso sul bracciolo;
  • sdraiato su un lettino.

La scelta del braccio su cui intervenire è, in linea di massima, indifferente per l’operatore per cui è il paziente a scegliere. Questa prassi può venire disattesa in presenza di condizioni particolari:

  • impossibilità a reperire, attraverso la palpazione, un accesso venoso valido;
  • presenza di lesioni cutanee, processi infiammatori o di ampie cicatrici nei punti di accesso;
  • in prossimità di ematomi;
  • presenza di fistole arterovenose;
  • presenza di linfedema;
  • svuotamento del cavo ascellare;
  • esiti di ictus.

Le vene periferiche del braccio maggiormente utilizzate sono le vene centrali dell’avambraccio (vena cubitale e vena cefalica), vena basilica e vene del dorso del braccio.

Prelievo di sangue venoso: metodo di esecuzione

È buona norma per il prelevatore lavarsi le mani prima di iniziare il prelievo. Nell’eseguire l’esame l’operatore:

  • indossa i guanti;
  • posiziona il laccio emostatico almeno dieci centimetri sopra il punto individuato per il prelievo; il laccio deve essere stretto in maniera tale da determinare stasi venosa senza provocare dolore o interrompere il flusso arterioso; il laccio non deve essere mantenuto in sede per più di un minuto;
  • individua con la palpazione il punto dove eseguire il prelievo. Allo scopo di migliorare la sensibilità, può togliere il guanto e, appena localizzata la vena prescelta, indossarne un altro. Per facilitare la ricerca dei siti d’iniezione si può massaggiare delicatamente in senso opposto al flusso venoso oppure scaldare la parte con un panno caldo. È sconsigliato colpire o battere la parte;
  • provvede alla disinfezione della cute con un tampone imbevuto di disinfettante non alcolico. La detersione della cute deve avvenire in un unico verso. Non effettuare la palpazione dopo aver disinfettato la cute;
  • toglie il cappuccio di protezione dell’ago, lo inserisce (col becco di flauto verso l’alto) con un’inclinazione di 45° per 1-2 centimetri;
  • esegue il prelievo riempendo le provette o la siringa;
  • toglie il laccio emostatico;
  • estrae l’agotampona il punto di iniezione con cotone asciutto e posiziona un cerotto. Consiglia al paziente di tenere premuto il cotone nel punto d’iniezione per almeno cinque minuti senza piegare il braccio;
  • smaltisce il materiale nei contenitori per taglienti.

Nel caso in cui non si riesca a prendere la vena, è consigliabile non accanirsi nel sito di iniezione ma provare ad avanzare e arretrare. Dopo due tentativi falliti si consiglia di inviare, quando possibile, il paziente ad un altro prelevatore, o riprovare dopo un breve lasso di tempo. L’esecuzione del prelievo di sangue venoso presenta dei rischi sia per l’operatore che per il paziente.

Prelievo di sangue venoso: rischi per l’operatore

La procedura del prelievo venoso è gravata, per l’operatore, dal potenziale rischio biologico. L’utilizzo di guanti monouso protegge dall’eventuale contaminazione col sangue del paziente al momento dell’introduzione dell’ago. L’utilizzo di provette sottovuoto esclude l’eventuale contatto col sangue. Quando il prelievo viene eseguito con la siringa, è necessario provvedere, in un secondo momento, al riempimento manuale delle provette con possibile contaminazione.

La procedura del prelievo di sangue venoso espone il prelevatore al rischio di puntura accidentale. A questo scopo, le raccomandazioni generali invitano a non provvedere mai a incappucciare l’ago al termine del prelievo e consigliano di smaltirlo negli appositi contenitori.

Prelievo di sangue venoso: rischi per il paziente

Il prelievo di sangue venoso, pur facendo ormai parte delle indagini di routine, non è esente da rischi per il paziente. Possono verificarsi complicanze in tutte le fasi della procedura:

  • reazioni allergiche: si invita chi deve sottoporsi a un prelievo di sangue, a informare l’operatore in merito a eventuali allergie o intolleranze ai materiali utilizzati;
  • stato ansioso: se si è agitati e preoccupati, si consiglia di non guardare mentre ci si sottopone al prelievo;
  • dolore e sensazione di punture di spilli al momento dell’inserimento dell’ago: si può aver toccato una terminazione nervosa, in tal caso l’operatore interrompe immediatamente l’operazione;
  • ematoma: per evitare lo stravaso di sangue nel sottocute, è indicato, al termine del prelievo, tenere premuto sul sito d’iniezione per almeno cinque minuti, col braccio disteso e sollevato;
  • vertigine e svenimento: possono essere conseguenti all’ansia, al digiuno, all’ipotensione. Far sdraiare immediatamente il paziente oppure, nel caso venga riferito un precedente svenimento, far distendere il paziente prima di eseguire il prelievo venoso;
  • convulsioni, crisi ipertensive e arresto cardiocircolatorio: sono eventi rari che necessitano di primo soccorso da parte del personale sanitario.

Pur essendo ormai entrato nella consuetudine medica, il prelievo di sangue venoso presenta una se pur minima invasività e quindi sono possibili dei rischi, per il prelevatore e per il paziente, in tutte le fasi della procedura.


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