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Donazione tra coniugi in regime di comunione dei beni

12 Nov 2018


Donazione tra coniugi in regime di comunione dei beni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Nov 2018



Ciascun coniuge può donare all’altro denaro oppure un bene. In regime di comunione dei beni il coniuge donante può decidere di rimanere in parte proprietario del bene donato o privarsene del tutto.

Se un coniuge decide di donare all’altro del denaro, oppure un qualsiasi bene mobile o immobile, è innanzitutto opportuno che valuti se devono applicarsi le regole sulla comunione dei beni oppure quelle che riguardano un altro regime patrimoniale (separazione dei beni, comunione convenzionale, fondo patrimoniale). E’ importante conoscere gli effetti di una donazione nei diversi regimi patrimoniali previsti dalla legge, perché da essi dipende la realizzazione della effettiva intenzione del coniuge. Che succede nella donazione tra coniugi in regime di comunione dei beni? Nel caso di comunione dei beni il coniuge donante ha la possibilità di scegliere tra due alternative. Procediamo per ordine e vediamo innanzitutto cos’è la donazione e in che misura è possibile effettuarla.

Cos’è la donazione?

La donazione [1] è un contratto con il quale una persona arricchisce un’altra trasferendogli denaro oppure un bene mobile (es. automobile) o immobile (es. villa o terreno). Questa è la donazione reale. Se invece il donante arricchisce l’altra parte (donatario) assumendo verso di lui un’obbligazione, la donazione si dice obbligatoria. Questo tipo di obbligazione si verifica, per esempio, quando qualcuno si impegna ad effettuare una fornitura. Pensa ad esempio alla promessa fornitura del carburante per la caldaia (a cadenza mensile o semestrale), oppure alla promessa di pitturare annualmente in cancello di ingresso in un fondo di comune proprietà.

La donazione deve avere una caratteristica fondamentale: la liberalità del donante. La liberalità consiste nel fatto che il donante si priva di qualcosa o fa una promessa di arricchimento gratuitamente e quindi senza pretendere in cambio denaro o altre utilità. La forma della donazione è l’atto pubblico, qualunque sia il bene ( mobile o immobile). Pertanto è necessario rivolgersi ad un notaio. Per le donazioni di modesto valore è sufficiente la consegna della cosa. La donazione deve essere accetta per produrre i suoi effetti.

Limiti alla donazione

Non dimenticare che la donazione è un atto che riguarda beni del donante. Il donante può disporre del proprio patrimonio attenendosi ad alcune restrizioni così come accade quando si dispone per testamento (successione testamentaria). La persona che decide di fare testamento a favore di qualsiasi persona, deve conservare una quota del suo patrimonio, calcolata dalla legge, che andrà ai suoi eredi. Questi sono detti legittimari, poiché la legge gli riserva una quota che non si può toccare. Allo stesso modo della successione per testamento, nella donazione il donante può decidere di trasferire beni ad altri ma tenendo conto delle quote legittime riservate ai suoi eredi. E pertanto non può spingersi oltre quel valore. L’erede che sarebbe eventualmente danneggiato da una donazione che lede appunto la sua quota riservata per legge, può agire per tutelare il suo diritto. La legge gli da la possibilità di rivolgersi al tribunale per ridurre il valore di quella donazione lesiva e ottenere la reintegrazione dei beni che gli spettano.

Supponiamo che un genitore è proprietario di una villa del valore di centomila euro ed un’automobile del valore di trentamila euro. Il valore complessivo del suo patrimonio è pari ad euro centotrentamila euro. Se è vedovo ed ha un solo figlio, quest’ultimo ha diritto alla metà e cioè a sessantacinquemila euro. Dell’altra metà il genitore potrà disporre liberamente per testamento a favore di altre persone, oppure effettuando donazioni. Se decide di donare la villa ad un’amica lasciando in successione soltanto l’automobile, lede i diritti del figlio. Infatti con la sola automobile la quota legittima non è rispettata e il figlio può recuperare i rimanenti trentamila rivolgendosi al tribunale. Potrà dunque chiedere alla persona che ha ricevuto la villa di restituirgli la somma che gli consentirà di reintegrare la sua quota.

La donazione può essere revocata?

La donazione può essere revocata per due gravi motivi:

  • ingratitudine del donatario;
  • sopravvenienza di figli.

Si tratta di due motivi di ordine etico e sociale. Infatti essendo la donazione un atto di liberalità sarebbe palesemente ingiusto non consentire al donante di revocare un dono a favore di chi ha assunto atteggiamenti irrispettosi o lesivi nei suoi confronti (è stato appunto ingrato e non merita la donazione). Così anche la legge consente la revoca per la sopravvenienza di figli, poiché si presume o si considera scontato che un donante potrebbe avere l’interesse a donare un bene al proprio figlio in considerazione del forte legame affettivo tra genitore e figlio. Un legame di questo tipo è socialmente considerato più forte rispetto ad altre relazioni affettive. Per sopravvenienza del figlio si considera anche il riconoscimento di un figlio oltre che la nascita.

Quali sono i regimi patrimoniali della famiglia?

Oltre alla comunione legale dei beni, sono previsti i regimi patrimoniali convenzionali (cioè quelli che sono stabiliti da un diverso accordo tra i coniugi): comunione convenzionale, separazione dei beni, il fondo patrimoniale.

Cos’è la comunione legale dei beni?

Se non è stabilito un diverso accordo tra i coniugi, il regime di comunione legale è quello della comunione [2].

Fanno parte della comunione:

  • gli acquisti compiuti dai coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;
  • i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;
  • i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sono stati consumati;
  • le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi;
  • i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita prima del matrimonio, se sussistono al momento dello scioglimento della comunione.

Non rientrano nella comunione e rimangono beni personali di ciascun coniuge:

  • i beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio;
  • i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi siano attribuiti alla comunione;
  • i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge (abiti, orologi, gioielli, etc.);
  • i beni che servono all’esercizio della professione (personal computer, libri, etc.) e comunque tutti gli strumenti di lavoro (attrezzi, macchinari, autocarri, etc.)
  • i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno, nonché la pensione per inabilità al lavoro.

Comunione convenzionale

La comunione convenzionale è quella stipulata per atto pubblico (autentica del notaio), e deve essere annotata al margine dell’atto di matrimonio. Con questo tipo di regime patrimoniale i coniugi stabiliscono quali beni cadono in comunione e quali no.

Separazione dei beni

Qualora invece i coniugi optino per il regime di separazione dei beni, ciascuno conserva la proprietà esclusiva anche dei beni acquistati durante il matrimonio. Sì intende pure per donazione.

Fondo patrimoniale

Quando i coniugi sia prima che durante il matrimonio decidono di vincolare denaro oppure beni mobili o immobili allo scopo di soddisfare i bisogni della famiglia, si dice che costituiscono un fondo patrimoniale.

Regimi patrimoniali della unione civile tra persone dello stesso sesso

Ricorda che a seguito delle novità introdotte dal nostro legislatore, per coniugi si intendono anche persone dello stesso sesso. Persone dello stesso sesso non possono contrarre matrimonio ma possono costituire un’unione civile davanti all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni [3]. Il regime patrimoniale dell’unione civile tra persone dello stesso sesso, in mancanza di diversa convenzione patrimoniale, è costituito dalla comunione dei beni, così come previsto nel matrimonio tra uomo e donna.

La donazione ad uno dei coniugi in regime di comunione dei beni

Fatta la premessa sul concetto di donazione ed esaminati i diversi regimi patrimoniali della famiglia previsti dalla legge, vediamo quali sono gli effetti della donazione ad uno dei coniugi in regime di comunione dei beni. Abbiamo visto che i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione non cadono in comunione, se nell’atto non è specificato che siano attribuiti alla comunione. Per esempio uno zio che vive all’estero decide di donare un appartamento che si trova in Italia. Lo dona alla propria nipote senza specificare nulla. Lei diventa proprietaria esclusiva dell’appartamento.

Supponiamo  un altro esempio. Lo zio dona l’appartamento alla nipote, specificando però che sia attribuito alla comunione dei beni con il marito di lei. In questo esempio anche il marito della nipote diventerà proprietario dell’appartamento. Le diverse scelte operate dal donante sono possibili se i coniugi non hanno scelto altro regime patrimoniale diverso dalla comunione legale. Nel caso di separazione dei beni le regole cambiano. Se lo zio vuole che anche il marito della nipote diventi proprietario deve donare espressamente ad entrambi l’appartamento.

La donazione tra coniugi in regime di comunione dei beni

Chiariti gli effetti della donazione ad uno dei coniugi in regime di comunione legale dei beni, passiamo all’ipotesi di donazione tra coniugi. In regime di comunione dei beni abbiamo visto che non tutti i beni entrano a far parte della comunione. Ciascuno dei due coniugi può essere proprietario esclusivo di un bene immobile o di un bene mobile oppure avere un proprio conto in banca. Detto ciò possiamo dire che nulla vieta a ciascuno dei coniugi di donare un bene personale all’altro. In buona sostanza ciascuno può donare all’altro i beni che non fanno parte della comunione. Fai però attenzione ad un aspetto fondamentale.

Come abbiamo visto, in uno dei paragrafi precedenti, nell’atto di donazione può essere specificato che il bene donato non sia attribuito alla comunione. Pertanto se, ad esempio, tu vuoi donare un’automobile oppure una villa al tuo coniuge, puoi rimanerne in parte proprietario. E’ un aspetto molto importante, perché una donazione senza alcuna specificazione  ti consente di attuare un gesto di liberalità a favore del tuo coniuge conservando in parte la proprietà di un bene che può esserti utile e del quale non vuoi privarti del tutto. Se invece vuoi privarti di un bene trasferendo la proprietà esclusiva al tuo coniuge, specifica questa intenzione nell’atto di donazione.

Cosa succede se faccio la donazione senza pensare agli eredi?

Vi è un altro aspetto da considerare. Nella donazione tra coniugi in regime di comunione dei beni è importante tenere conto delle regole sulla quota dei legittimari (che come abbiamo visto sono i successori ai quali spetta una quota del patrimonio per legge). Perciò se decidi di donare qualcosa al tuo coniuge ed hai figli legittimi o naturali calcola prima il valore del tuo patrimonio.

Così potrai determinare la quota di cui potrai disporre per donazione o per testamento e quella che invece non puoi intaccare perché è riservata ai tuoi figli. In ogni caso i tuoi figli, dopo la tua morte, potranno rivolgersi al tribunale e avranno la possibilità di chiedere la reintegrazione della quota di eredità che gli spetta.

Tieni però presente che, se effettui una donazione prima della sopravvenienza di un figlio, puoi successivamente revocarla per poi donare il bene al figlio sopravvenuto o riconosciuto successivamente. Si tratta della revoca per sopravvenienza del figlio di cui ci siamo occupati in uno dei paragrafi di questo articolo.

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Artt. 177-178 cod. civ.

[3] Art. 1 co. 13 L. 76 /2016.


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