Diritto e Fisco | Articoli

Diffamazione sui social network

4 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2018



Quando la diffamazione corre sul social: tutto quello che c’è da sapere sui commenti facebook e whatsapp. Gruppi chiusi: responsabilità degli amministratori e like ai post.

Le dipendenze non sono solamente quelle da droghe e alcol; oggi, ve n’è una che, sebbene non sia grave come quelle appena enunciate, non è comunque da sottovalutare: quella da internet e, più nello specifico, da social network. I social permettono a chiunque di poter esprimere la propria opinione e di poterla condividere col mondo intero, e questo è un bene; il rovescio della medaglia, però, sta nel fatto che questa eccessiva libertà ha dato coraggio a tante persone che, vigliaccamente, utilizzano il profilo virtuale per sparare a zero contro chiunque, conoscenti e non. Sicuramente avrai sentito parlare degli haters, definiti anche “leoni da tastiera”: sono coloro che, corazzati del proprio account, non risparmiano critiche a nessuno, commenti che spesso sono offensive e che si tramutano in insulti. Ebbene, devi sapere che utilizzare i social network per offendere le persone è un reato bello e buono; anzi, ti dirò di più: non soltanto ingiuriare qualcuno su facebook integra il reato di diffamazione, ma addirittura quello di diffamazione aggravata! Non si tratta di una condotta da sottovalutare, quindi, visto che si rischia una condanna fino a tre anni di reclusione. Ebbene, con questo articolo cercherò di spiegarti tutto quello che c’è da sapere a proposito della diffamazione sui social network: parleremo delle condotte, delle ipotesi di reato, del giudice competente e di tutto quello che consegue al verificarsi di un reato del genere. Sei pronto? Allora cominciamo il nostro viaggio all’interno della diffamazione sui social network.

Diffamazione: cos’è?

L’universo giuridico è complesso e ricco di sfumature; è bene quindi procedere con ordine e spiegare prima i concetti base. Ovviamente, non posso parlarti della diffamazione sui social network se non ti faccio comprendere cos’è il reato di diffamazione. La diffamazione consiste nell’offendere la reputazione di un’altra persona quando questa non sia presente [1]. L’offesa, quindi, deve essere comunicata a terze persone, non al diretto interessato, il quale nemmeno deve assistervi: è questa la grande differenza con l’ex reato di ingiuria [2].  Ed infatti, mentre con l’ingiuria si lede la considerazione che la persona offesa ha di se stessa, con la diffamazione si lede la reputazione che la vittima ha all’interno della società. Per questo motivo essa è ritenuta più grave della semplice ingiuria e, pertanto, a differenza di quest’ultima, la diffamazione è ancora punita con la reclusione.

La diffamazione può essere anche velata: immagina il caso di chi decida di infangare l’onore di un’altra persona senza riferirsi a lei chiamandola per nome, ma facendo capire in maniera chiara a chi ci si riferisce. Perché scatti il reato di diffamazione non è necessario che la vittima sia identificata con il suo nome e cognome: bastano anche indicazioni univoche che tolgano ogni dubbio sul destinatario della frase.

Diffamazione: com’è punita?

Il codice penale punisce il reato di diffamazione con la reclusione fino a un anno oppure, in alternativa, con la multa fino a 1032 euro. Le sanzioni sono più severe nei molteplici casi di diffamazione aggravata che la legge prevede:

  • se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a 2.065 euro. Per fatto determinato deve intendersi un episodio sufficientemente delineato, di modo che possa essere più credibile e, pertanto, possa arrecare un maggior danno al diffamato rispetto ad una diffamazione generica;
  • se l’offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a 516 euro;
  • se l’offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate.

Diffamazione sui social network: quando è reato?

Veniamo ora alla diffamazione sui social network. Come avrai senz’altro già intuito, chi offende la reputazione, la dignità o l’onore di un’altra persona utilizzando i social network (come facebook, per intenderci) non solo si macchia del reato di diffamazione, ma addirittura di diffamazione aggravata; questo accade perché chiunque può leggere l’offesa scritta sul portale. Insultare una persona su un social network equivale a oltraggiarla pubblicamente, come se si utilizzasse la stampa oppure si trovasse in una piazza affollata.

Proprio la dimensione di internet fa sì che il reato sul web sia considerato più grave di quello realizzato in una realtà materiale: più precisamente, l’utilizzo di internet integra l’ipotesi di diffamazione aggravata dall’uso di un mezzo di pubblicità, stante la particolare capacità divulgativa del mezzo telematico. Ciò ha riflessi anche sulla competenza del giudice: giudicare della diffamazione aggravata spetta al tribunale in composizione monocratica, mentre la diffamazione semplice è di competenza del giudice di pace.

Diffamazione sui social network: qual è il giudice competente?

Appurato che la diffamazione sui social network è un’ipotesi di diffamazione aggravata, resta da capire davanti a quale giudice l’imputato si troverà a difendersi. In particolare, due sono le ipotesi che si fronteggiano:

  1. giudice territorialmente competente è quello del luogo ove è avvenuto il reato: in questa circostanza, il processo si celebrerebbe nel posto ove si trovava il reo al momento del fatto, cioè quando ha digitato l’offesa [3];
  2. giudice territorialmente competente è quello del luogo ove si trovava la vittima nel momento in cui ha avuto percezione dell’offesa, cioè quando ha letto gli insulti a lui pubblicamente diretti.

La giurisprudenza oscilla tra i due orientamenti appena richiamati. A rigore, la tesi da accogliere sarebbe la seconda, in quanto il reato di diffamazione si intende consumato (cioè, perfezionato), solamente nel momento in cui la vittima ne ha percezione. In realtà, però, poiché è difficile capire quando concretamente si realizza la lesione all’onore, la Corte di Cassazione preferisce adottare il criterio più sicuro del luogo ove il contenuto offensivo è stato caricato: prevale quindi in giurisprudenza la tesi che individua il giudice competente del reato di diffamazione sui social network in quello del luogo in cui la condotta lesiva si è realizzata, che è il posto dove si trovava il colpevole al momento del fatto [4].

Diffamazione su whatsapp: è reato?

La diffamazione sui social network si può perfezionare anche a mezzo chat o sistemi di messaggistica istantanea, a meno che l’offesa non sia inviata attraverso mail o messaggi diretti a un unico destinatario: in questo caso, non si potrà avere diffamazione ma al massimo ingiuria (oramai depenalizzata). Se invece il messaggio viene inoltrato a destinatari diversi e molteplici, ad esempio attraverso gruppi whatsapp, le cose cambiano: per la giurisprudenza la condotta è più grave, si tratta di diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità e la competenza è del tribunale.

Diffamazione su gruppi chiusi facebook: è reato?

Se bazzichi i social network, sicuramente saprai che è possibile creare dei gruppi selezionati di persone con cui condividere determinati contenuti. Ad esempio, se giochi a calcetto senz’altro avrai un gruppo dove partecipano i tuoi amici e che utilizzate per organizzare le partite. Ebbene, parlare male di una persona all’interno di un gruppo chiuso di facebook è reato?

Nonostante un iniziale orientamento della giurisprudenza di merito piuttosto restrittivo [5], secondo cui i gruppi dei social network costituissero comunque un “ambiente riservato”, inidoneo a cagionare il reato di diffamazione, la giurisprudenza di legittimità praticamente prevalente ha oggi equiparato la diffamazione sul gruppo chiuso a quella fatta attraverso il proprio profilo [6]. Secondo la Corte di Cassazione, infatti, perché si integri il reato di diffamazione è sufficiente la semplice volontà che la frase giunga a conoscenza di più persone, anche soltanto due, il che rende irrilevante la circostanza che in concreto la frase sia letta da mille o anche soltanto da una persona.

Questa tesi ha fatto chiarezza sulla confusione che in parte della giurisprudenza si era creata: molti giudici, infatti, distinguevano a seconda della grandezza dei gruppi e del numero di destinatari, scartando l’ipotesi della diffamazione ogniqualvolta il gruppo chiuso fosse ristretto a pochi membri, oppure il messaggio incriminato fosse visibile solamente ad alcuni (adottando specifiche impostazione di privacy), oppure ancora non fossero presenti tag che consentivano di riferire il messaggio diffamatorio al preteso soggetto leso.

In estrema sintesi, quindi, qualunque messaggio lesivo della dignità o del decoro di una persona, se comunicato anche soltanto a due persone, costituisce diffamazione. Di conseguenza, la frase irrispettosa scritta nei riguardi di una persona e comunicata in un gruppo composto anche di soli tre membri (compreso il diffamatore), può integrare il delitto di diffamazione.

Diffamazione social network: è responsabile l’amministratore?

Sempre a proposito dei gruppi sui social network, è stato posto il problema della responsabilità degli amministratori con riguardo alle frasi diffamatorie postate dai membri dei gruppi. In pratica, il problema è questo: l’amministratore di un gruppo social che non rimuove il commento diffamatorio, è responsabile anche lui? Secondo la giurisprudenza, la responsabilità degli amministratori di un gruppo su social network è da escludere ogni volta che essi non abbiano la possibilità di effettuare un controllo preventivo sul contenuto dei messaggi [7]. In altre parole, se i membri di un gruppo sono liberi di postare qualsiasi messaggio, allora gli amministratori non hanno alcuna responsabilità, in quanto non è possibile chiedere loro di supervisionare l’attività di ogni utente (soprattutto nei gruppi di grandi dimensioni); al contrario, se il messaggio diffamatorio può essere visualizzato da tutti solamente dopo espressa approvazione degli amministratori, allora questi concorrono nel reato di diffamazione aggravata.

Like su facebook: è diffamazione?

Non occorre condividere un commento per diffamare una persona: è sufficiente una semplice adesione alla condotta delittuosa, adesione che può avvenire mostrando il proprio apprezzamento mediante pollici su (cosiddetto “like” o “mi piace”), cuori, sorrisi e altre sciocchezze del genere. In pratica, basta un click per poter incorrere in un concorso nel reato di diffamazione insieme a chi ha scritto il messaggio irriguardoso. In realtà, quanto appena detto non è una certezza, poiché non ci sono ancora significative pronunce a riguardo; ciò che è certo, però, è che sono molti i casi di persone rinviate a giudizio per aver messo un semplice like ad un commento diffamatorio.

note

[1] Art. 595 cod. pen.

[2] Art. 594 cod. pen., oggi abrogato.

[3] Cass., sent. n. 31677/2015.

[4] Cass., sent. n. 8482/2017 del 22.02.2017.

[5] Trib. Gela, sent. n. 550 del 23.11.2011.

[6] Cass., sent. n. 12761/2014.

[7] Trib. Vallo della Lucania, sent. n. 22 del 24.02.2016.

Autore immagine: Pixabay.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI