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Chi emette ricevuta fiscale?

12 Nov 2018


Chi emette ricevuta fiscale?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Nov 2018



La ricevuta fiscale è un documento ufficiale per le transazioni tra uno o più soggetti titolari di Partita IVA, la cui validità è data dalla presenza di alcuni dati specifici, senza la quale il cedente rischia multe salate e perfino la reclusione.

Le nozioni basilari in materia di fisco ci hanno insegnato in questi anni che ad ogni transazione commerciale il venditore deve emettere ricevuta fiscale in favore del cliente. La definizione letta così sembra corretta, ma in realtà vi sono determinati soggetti che non hanno l’obbligo di emettere la ricevuta fiscale. In questa guida andremo quindi a capire: chi emette la ricevuta fiscale?. Quali sono le regole dietro questo importante documento? Ricordiamo inoltre che la ricevuta fiscale è quel documento al quale possono ricorrere anche gli utenti che non vogliono sostenere i costi di gestione di un registratore di cassa, utilizzandola quindi al posto del normale scontrino.

Chi emette la ricevuta fiscale?

La normativa che regola l’emissione delle ricevute fiscali [1] stabilisce che il rilascio di tale documento è previsto:

  • nei casi in cui la transazione commerciale riguarda beni forniti da commercianti autorizzati in locali aperti al pubblico, attraverso la vendita per corrispondenza e a domicilio, in forma ambulante, in spacci interni o attraversi apparecchiature per la distribuzione automatica;
  • negli ambienti in cui si vendono alimenti e bevande come mense aziendali, pubblici esercizi, catene alberghiere o distributori automatici;
  • per le aziende che forniscono servizi di trasporti a persone e cose;
  • nei casi in cui la compravendita riguarda servizi forniti in locali commerciali, a domicilio o in forma ambulante; per gli istituti finanziari e le fiduciarie che forniscono servizi di custodia e amministrazione di titoli;
  • e infine per le attività escursionistiche e turistiche che prevedono viaggi, visite nelle città ed eventi affini.

La maggior parte degli esercizi commerciali con i quali entriamo a contatto nella vita di tutti i giorni rilasciano lo scontrino fiscale a seguito dell’acquisto. Tuttavia, sono diversi i professionisti con cui ci confrontiamo periodicamente che sono obbligati al rilascio della ricevuta fiscale: i più comuni sono i parrucchieri e le lavanderie, ma vi sono anche gli idraulici, i falegnami e gli artigiani in generale.

Come si compila una ricevuta fiscale?

Per compilare correttamente una ricevuta fiscale occorre anzitutto munirsi di appositi blocchi, acquistabili nelle tabaccherie e nelle edicole. Non si tratta di modelli univoci; in commercio ne esistono diversi e devono essere conformi a quanto stabilito dalla specifica normativa [2]. Al momento dell’acquisto il soggetto deve mostrare il proprio numero di partita Iva e una copia della visura camerale (quest’ultimo documento è richiesto solo a coloro che sono obbligati all’iscrizione alla Camera di Commercio nel ruolo di artigiani o commercianti). I blocchi, da soli, non rendono valida una ricevuta fiscale: il soggetto che la emette la deve compilare in maniera corretta, affinché possa ritenersi fiscalmente rilevante.

I dati fondamentali di una ricevuta fiscale sono la numerazione progressiva (che riparte ad ogni nuovo anno solare), la data di emissione (che deve corrispondere a quella in cui è effettivamente avvenuta la transazione commerciale), i riferimenti dell’emittente (che comprendono nome, cognome, eventuale ragione sociale, indirizzo e Partita Iva), la descrizione del bene o servizio oggetto della compravendita e l’importo versato dall’acquirente (compreso di Imposta sul Valore Aggiunto).

Per i soggetti che sono invece esentati dall’IVA (si pensi ad esempio ai medici) la ricevuta fiscale deve essere comprensiva di marca da bollo da 2 euro. In linea di principio la marca da bollo è a carico del “venditore”, ma la normativa vigente non vieta a quest’ultimo di far ricadere il costo all’interno della medesima ricevuta fiscale, attribuendolo quindi al cliente. Una volta compilata correttamente, la ricevuta fiscale deve essere emessa in duplice copia (i blocchi in commercio sono già compresi di carta copiativa).

L’originale deve essere consegnata al cliente, mentre la copia va presentata al commercialista che la inserirà nelle pratiche di contabilità ai fini dell’IVA.

Come si distingue una ricevuta fiscale da quella non fiscale?

Conoscere gli elementi che devono essere inseriti all’interno di una ricevuta fiscale è fondamentale non solo dal punto di vista normativo, ma anche per evitare le furbizie di commercianti pronti ad evadere il fisco senza problemi. All’interno delle normative fiscali, infatti, è prevista anche la ricevuta non fiscale, la cui emissione non è obbligatoria, e che è nata fondamentalmente per regolamentare le transazioni tra privati che non hanno fini commerciali.

Si pensi a tutti quei soggetti che rivendono le proprie cose sugli e-commerce o nei mercatini rionali: il venditore in quel caso emette un documento solo per certificare al debitore l’avvenuto pagamento. Trattandosi di una transazione tra privati non è ovviamente obbligatoria la Partita IVA, quindi la normativa vigente obbliga i contraenti ad apporre la marca da bollo da 2 euro sulle ricevute non fiscali. L’applicazione della marca da bollo, inoltre, è responsabilità di entrambe le parti in causa.

Come si fa a distinguere una ricevuta fiscale da una che non lo è? Semplice, la differenza tra le due sta proprio nella presenza della Partita IVA, così come indicato anche negli appositi testi normativi [3]. Una ricevuta fiscale, come anche indicato in precedenza, è valida solo se, tra le altre cose, è presente la Partita IVA del venditore.

Quali sono i soggetti che non emettono la ricevuta fiscale?

Esistono, poi, alcune categorie professionali che non sono obbligate all’emissione dello scontrino fiscale. Nella maggior parte dei casi riguarda quelle transazioni commerciali sul cui bene o servizio sono applicate delle imposte già a monte: è il caso dei carburanti per l’autotrazione (le famose accise) e dei prodotti acquistabili nei tabacchi e nelle edicole.

Sono esentati dalla ricevuta fiscale anche i distributori automatici a moneta. Altre attività esentate dal rilascio della ricevuta fiscale sono quelle cosiddette “residuali”, il cui giro di affari è davvero minimo: è il caso degli ombrellai, degli arrotini e dei ciabattini.

Caso a parte meritano invece i tassisti: la normativa prevede che i taxi non sono obbligati all’emissione della ricevuta fiscale. Tuttavia, qualora il cliente lo richieda esplicitamente, devono emettere ugualmente ricevuta o scontrino.

Qual è la corretta emissione temporale della ricevuta fiscale?

La maggior parte delle transazioni commerciali hanno una cronologia temporale che solitamente si consuma in un lasso di tempo molto stretto: il cliente entra nel locale commerciale, sceglie il bene e/o il servizio di cui ha bisogno, lo paga al rivenditore e quest’ultimo, di tutta risposta, compila e consegna la ricevuta fiscale nelle modalità che abbiamo visto in precedenza. Tuttavia, vi sono delle transazioni in cui questa cronologia temporale non può essere rispettata: si pensi a tutti quei beni che devono essere prenotati e il cui pagamento è fissato alla consegna.

Come si deve comportare il venditore in quel caso? L’operazione corretta prevede l’emissione di due ricevute fiscali [4]: la prima al momento in cui il cliente pattuisce con il venditore il bene o servizio di cui ha bisogno; la seconda alla consegna della merce, contestualmente al pagamento di quest’ultima. La particolarità in questo caso sarà indicare nella prima ricevuta fiscale che il corrispettivo non è stato pagato, ed in questo modo gli importi indicati non saranno riportati nel registro dei corrispettivi.

Ricordiamo, a tal proposito, che l’inserimento degli importi incassati nel registro dei corrispettivi deve essere eseguito entro il 15 del mese successivo a quello in cui sono datate le transazioni [5].

Tornando al discorso delle due ricevute fiscali emesse, al giorno d’oggi può anche capitare l’inverso: un venditore può esigere il pagamento della merce al momento dell’ordine, per poi consegnarla in un periodo temporale successivo. È una casistica sempre più diffusa, visto che purtroppo non sono pochi i clienti che, a merce ricevuta, non onorano i pagamenti: prendere i soldi in anticipo, quindi, è una semplice tutela del venditore.

La normativa prevede anche in questo caso la doppia ricevuta fiscale, con la differenza che quella emessa alla consegna del bene dovrà semplicemente riportare gli estremi della precedente, mentre la prima (in cui è avvenuto l’incasso) sarà quella inserita negli appositi registri. La realizzazione di due ricevute a prima vista può sembrare un modo per complicarsi la vita, ma dal punto di vista fiscale ha un obiettivo ben preciso: in questo modo il soggetto non dovrà anticipare il pagamento dell’IVA, ma potrà versarla nel primo periodo utile successivo all’incasso.

Quali sanzioni sono previste per la mancata emissione della ricevuta fiscale?

Com’è facilmente ipotizzabile, l’obbligatorietà di emettere ricevuta fiscale comporta anche delle sanzioni per i trasgressori. A norma di legge, la sanzione per una mancata emissione di ricevuta fiscale è imputabile completamente al venditore, mentre non è prevista alcun tipo di “incriminazione” per il cliente finale. Le sanzioni possono essere sia di tipo amministrativo che penale: rientrano nella prima categoria la mancata emissione della ricevuta fiscale e la registrazione di un importo inferiore rispetto a quanto dovuto.

In entrambe le casistiche la sanzione varia dal 100% al 200% dell’IVA evasa, con una multa minima da 516 euro. Ancor più grave per il Fisco è l’emissione di ricevute fiscale per transazioni mai avvenute: in quel caso il soggetto rischia fino ad un massimo di 6 anni di reclusione. Qualora l’importo della ricevuta fiscale “fasulla” non superi i 154.937,07 euro il tetto massimo della reclusione è di 2 anni. Le sanzioni sono così elevate proprio per scoraggiare un fenomeno purtroppo diffuso in Italia come l’evasione fiscale.

note

[1] Art. 22 DPR n.633/72.

[2] D.M. 30/03/1992.

[3] DPR n. 600/73 e DPR n. 633/72.

[4] Art. 6, comma 1, DPR n. 633/72.

[5] DPR n. 695/96 e Art. 15 DPR n. 435/2001.


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