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Cessazione di attività: torna la cassa integrazione

13 Novembre 2018


Cessazione di attività: torna la cassa integrazione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 Novembre 2018



La Cassa Integrazione Guadagni costituisce, da molto tempo, un sostegno importante alle aziende durante i momenti di crisi. Un recente provvedimento adottato dal Governo ha ripristinato la possibilità di utilizzare la Cassa Integrazione Guadagni anche in caso di cessazione di attività aziendale.

In questi lunghi anni di crisi economica molte aziende sono entrate in una situazione di forte sofferenza. Mercati globalizzati sempre più competitivi, difficoltà a ottenere finanziamenti e credito da parte delle banche, tassazione fortemente aumentata, soprattutto a livello locale, regole sul lavoro sempre più incerte e difficoltà a incassare i propri crediti, spesso a causa della burocrazia dgli enti pubblici. Questi e molti altri sono stati i fattori che, più di altri, hanno fatto soffrire le aziende e le hanno portate, in taluni casi, vicino al baratro. La chiusura totale di un’azienda è sempre una sconfitta. Lo è per l’economia e lo è dal punto di vista sociale. Quando un’azienda chiude, infatti, non c’è altra strada che quella del licenziamento collettivo di tutto il personale addetto all’impresa stessa. Per dare un’ultima chance alle imprese in fase di cessazione, in passato, era stata prevista la possibilità, anche in queste situazioni, di accedere alla Cassa Integrazione Guadagni. Il Jobs Act aveva, poi, abolito questa possibilità lasciando aperta solo la strada dei licenziamenti. Ora in caso di cessazione di attività: torna la cassa integrazione. Il Governo ha infatti varato un decreto che ripristina questa forma di tutela.

Cos’è la Cassa Integrazione Guadagni?

La Cassa Integrazione Guadagni è un ammortizzatore sociale, ovvero uno strumento che viene offerto dallo Stato alle aziende che trovano a fronteggiare situazioni temporanee o strutturali di crisi e che, se non ci fossero ammortizzatori sociali di questo tipo, dovrebbero procedere immediatamente al licenziamento di tutto o parte del personale. Per comprendere meglio facciamo un esempio. L’azienda Alfa produce componenti per le automobili. Negli anni 2015 e 2016 ha un fatturato di 200 milioni di euro l’anno.

Nel 2017 il mercato dell’automobile crolla e gli ordini provenienti dalle case automobilistiche all’azienda Alfa si dimezzano. Il fatturato passa da 200 a 100 miloni annui. L’azienda in questo caso deve necessariamente riallineare i costi, anche quelli del personale, al ridotto fatturato e alla ridotta produzione. Dovrebbe licenziare circa la metà del persona operativo, ossia degli operai di produzione. In questo momento interviene la Cassa Integrazione Guadagni che consente alla società di non licenziare nessuno ma di ridurre le ore di lavoro ai dipendenti. In sostanza, visto che sarebbe stato necessario dimezzare gli operai, con la Cassa Integrazione Guadagni l’orario di lavoro degli operai verrà dimezzato così che nessuno sarà lasciato a casa. Gli operai perderanno, però, la metà delo stipendio che gli verrà, in larga parte, restituito appunto dalla Cassa Integrazione Guadagni.

Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Straordinaria

La legge [1] prevede due tipologie diverse di Cassa Integrazione Guadagni. La Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (comunemente detta CIGO) si applica ai lavoratori dell’industria (esclusi i dirigenti) e può essere richiesta dall’azienda all’Inps nel caso di contrazione o sospensione dell’attività produttiva, derivante o da eventi aziendali transitori, non imputabili al datore di lavoro né ai lavoratori, o da situazioni temporanee di mercato.

In particolare le causali che consentono di richiedere la CIGO sono:

  • situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai dipendenti, incluse le intemperie stagionali;
  • situazioni temporanee di mercato.

In presenza di un caso come quelli indicati, il datore di lavoro può decidere di sospendere in tutto o in parte l’attività lavorativa dei propri dipendenti, rivolgendo un’istanza all’INPS al fine di ottenere l’ammissione alla cassa integrazione ordinaria. Per fare un esempio, la CIGO potrà essere richiesta per far fronte ad una riduzione di lavoro determinata da un fattore climatico o stagionale. Nel caso della CIGO, infatti, la riduzione di lavoro non dipende da una questione interna all’azienda ma da eventi transitori ed esterni. La CIGO è caratterizzata dalla temporaneità del problema. La CIGO  è erogata dall’Inps per un periodo massimo di 13 settimane continuative, prorogabile trimestralmente fino a un massimo complessivo di 52 settimane. Terminate le 52 settimane una nuova CIGO potrà essere richiesta solo dopo che sono passate almeno altre 52 settimane di ordinaria attività.

La Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (comunemente detta CIGS) viene invece concessa nei casi di ristrutturazione, riorganizzazione o conversione aziendale; di crisi aziendale di grande rilevanza sociale; di fallimento o altre procedure concorsuali.

In particolare, le causali che consentono ad un’azienda di richiedere la CIGS sono:

  • riorganizzazione aziendale;
  • crisi aziendale, ad esclusione, a decorrere dal 1° gennaio 2016, dei casi di cessazione dell’attivita’ produttiva dell’azienda o di un ramo di essa;
  • contratto di solidarietà.

A differenza della CIGO, il provvedimento può essere adottato a fronte di situazioni di crisi di durata anche lunga, ma anche nel caso in cui la contrazione dell’attività dipenda dalla decisione del datore di lavoro di riorganizzare o ristrutturare la propria attività. In questo caso, dunque, la riduzione del lavoro dipendente da una decisione dell’azienda, come nel caso della scelta di ristrutturare la propria attività, oppure da una profonda crisi aziendale. La CIGS può essere concessa per un periodo massimo di 36 mesi in un quinquennio. La durata massima della CIGS dipendente dalla causale per cui è richiesta. Infatti, se la causale è la crisi aziendale la CIGS è concessa al massimo per 12 mesi. Se la causale è la riorganizzazione aziendale la durata può arrivare a 24 mesi. Se la causale è il contratto di solidarietà la durata può spingersi fino a 36 mesi.

La cessazione dell’attività azienda da diritto alla CIGS?

Il Jobs Act ha escluso, a partire dal 1 gennaio 2016, la cessazione dell’attività aziendale dalle causali che permettono di accedere alla CIGS. Il motivo è semplice. Nella filosofia del Jobs Act concedere un ammortizzatore sociale ad un’azienda ha senso solo se la crisi può essere superata e risolversi. Se, invece, è già programmata la cessazione dell’attività aziendale non ha senso continuare a curare il malato perché ormai non c’è altra strada che il licenziamento del personale. Di recente il Governo è intervenuto in materia [2] ed ha ripristinato, per gli anni 2018, 2019 e 2020, la CIGS per cessazione dell’attività aziendale. In particolare, come chiarito anche dal Ministero del Lavoro in una recente circolare esplicativa [3], il Governo ha introdotto la possibilità di richiedere il trattamento straordinario di integrazione salariale, ossia la CIGS, da parte di azienda che abbiano cessato o stiano per cessare l’attività aziendale.

I requisiti richiesti dal provvedimento del Governo per poter chiedere la CIGS per cessazione di attività aziendale sono:

  • aver cessato o essere in procinto di cessare l’attività aziendale;
  • il fatto che ci siano concrete prospettive di cessione a terzi dell’azienda con conseguente riassorbimento del personale.

In alternativa al secondo requisiti può esserci la possibilità di realizzare interventi di reindustrializzazione del sito produttivo.

Qual è la procedura da seguire per la  CIGS per cessazione di attività aziendale?

Il provvedimento del Governo richiedere che la CIGS per cessazione di attività aziendale venga concessa tramite un accordo in sede governativa e, dunque, presso il Ministero del Lavoro, in presenza del Ministero dello Sviluppo Economico e della Regione interessata. Il Ministero del Lavoro ha chiarito che, durante l’accordo in sede governativa, l’azienda deve dare conto delle concrete prospettive di cessione dell’attività aziendale a terzi. Dovrà, inoltre, essere presentato un piano dettagliato relativo al riassorbimento del personale occupato da parte del soggetto che acquisirà l’azienda. Inoltre, prima di firmare l’accordo al Ministero, occorre verificare che ci siano abbastanza risorse per finanziare l’intervento.

Il provvedimento del Governo prevede, infatti, che la CIGS per cessazione di attività aziendale sia finanziata con lo stesso fondo previsto per pagare la CIGS e, quindi, con le risorse che avanzano in questo fondo. Prima di accettare il piano e firmare l’accordo ci si deve dunque sincerare che ci siano i soldi per erogare l’integrazione salariale ai dipendenti. Una volta stipulato l’accordo in sede governativa, l’azienda deve presentare la domanda di attivazione della CIGS per cessazione di attività aziendale al Ministero del lavoro – Direzione generale ammortizzatori sociali e formazione – divisione IV.

Nell’istanza l’azienda deve allegare:

  • l’accordo firmato in sede governativa;
  • l’elenco dei dipendenti interessati dalla sospensione aziendale;
  • documentazione utile a dimostrare che sussiste la prospettiva concreta di cessione dell’attività aziendale;
  • documentazione utile a dimostrare che sussiste la prospettiva concreta di una reindustrializzazione del sito produttivo;
  • documentazione utile a dimostrare che i dipendenti interessati alla cessazione dell’attività aziendale sono stati introdotti in appositi percorso di politiche attive del lavoro.

Quanto può durare la CIGS per cessazione di attività aziendale?

Il trattamento di integrazione salariale per cessazione di attività aziendale può essere concesso per un massimo di 12 mesi per ognuno degli anni 2018, 2019 e 2020. Si tenga conto che la CIGS per cessazione di attività aziendale  è un ammortizzato sociale che viene concesso in deroga alla CIGS “ordinaria” e dunque, nella concessione di questo trattamento ulteriore, non si devono rispettare i limiti di utilizzo della CIGS.

note

[1] D. Lgs. n. 148/2015.

[2] Art. 44 D. L. n. 109 del 28.09.2018.

[3] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Direzione Generale degli ammortizzatori sociali e della formazione, circolare n. 15 del 4 .10.2018.


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