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Cos’è lo sciopero?

17 Novembre 2018


Cos’è lo sciopero?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Novembre 2018



Dopo essere stato vietato per molti anni, con la Costituzione repubblicana lo sciopero è diventato un diritto dei lavoratori. In alcuni settori, in ogni caso, la possibilità di scioperare è garantita ma con il rispetto di una apposita procedura.

Cos’è lo sciopero? Come viene esercitato? Come è regolato in alcuni settori specifici? I rapporti tra lavoratori e aziende sono stati sempre caratterizzati dal conflitto. Si pensi a ciò che avveniva dopo la rivoluzione industriale. Masse di lavoratori salariati si erano spostate dalle campagne ed erano entrate nelle grandi fabbriche dove, però, non godevano nemmeno dei diritti minimi: orario di lavoro, paga minima garantita, sicurezza sul lavoro, etc. Proprio per cercare di ottenere condizioni di lavoro migliori i lavoratori hanno escogitato, nel corso del tempo, diverse forme per farsi sentire e per lottare. Una di queste forme è lo sciopero. Scioperare significa accordarsi collettivamente per non andare al lavoro come forma di protesta. Lo sciopero è un’azione molto forte contro l’azienda che, all’improviso, si ritrova senza il proprio personale e dunque non può espletare le sue regolari attività quotidiane.

Cos’è lo sciopero?

Lo sciopero consiste nell’astensione collettiva dal lavoro da parte di un gruppo di lavoratori per un periodo definito. Visto che, sul piano individuale, lo sciopero comporta l’assenza del dipendente dal lavoro, il datore di lavoro ha diritto a non pagare lo stipendio durante lo sciopero. Nei primi anni successivi all’unificazione d’Italia lo Stato vietava lo sciopero che era considerato illegittimo. Successivamente la legislazione [1] ha assunto un atteggiamento di tolleranza verso lo sciopero, senza tuttavia arrivare ad affermare la presenza di un vero e proprio diritto allo sciopero.

Durante il ventennio fascista il nuovo codice penale [2] tornava a considerare lo sciopero come reato. Solo con l’avvento della Repubblica e, in particolare, con l’approvazione della Carta Costituzionale lo sciopero veniva considerato un vero e proprio diritto [3]. Dopo l’approvazione della Costituzione, la legge ha cercato di rafforzare il diritto allo sciopero. Non basta infatti dire che lo sciopero è un diritto. Molto spesso i dipendenti, infatti, erano lasciati liberi di scioperare ma poi, anche dopo un certo lasso di tempo, il datore di lavoro si “vendicava” contro gli scioperanti adottando dei provvedimenti negativi nei loro confronti che, sulla carta, non avevano nulla a che fare con lo sciopero ma, nella realtà, erano dei veri e propri atti punitivi contro chi scioperava.

Per mettere un freno a queste pratiche, la legge [4] ha introdotto un esplicito divieto per il datore di lavoro di commettere atti discriminatori  nei confronti dei dipendenti che abbiano partecipato ad uno sciopero. Inoltre, per tutelare il diritto allo sciopero, è stata prevista la possibilità delle organizzazioni sindacali di utilizzare lo strumento della azione giudiziale per la repressione della condotta antisindacale. Cosa significa tutto ciò in concreto? Facciamo un esempio. Il dipendente Tizio partecipa ad uno sciopero. Dopo alcuni giorni il datore di lavoro gli consegna una lettera di trasferimento con cui gli comunica che dovrà andare a lavorare in un’altra sede produttiva molto distante da quella prevista nel contratto di lavoro.

Se è evidente che il trasferimento è un atto punitivo adottato per colpire lo scioperante la legge offre due tutele:

  • Tizio potrà impugnare il trasferimento di fronte al giudice e chiedere che venga dichiarato nullo in quanto vìola il divieto di adottare atti discriminatori determinati dalla partecipazione allo sciopero;
  • le organizzazioni sindacali che hanno organizzato lo sciopero possono considerare il trasferimento di Tizio una condotta antisindacale ed agire di fronte al giudice per chiedere la repressione della condotta antisindacale.

E’ infatti evidente che anche se il trasferimento riguarda la persona di Tizio, quell’atto finisce per colpire anche il sindacato e il diritto di sciopero perché i dipendenti saranno disincentivati a partecipare a futuri eventuali scioperi per paura di ricevere anche loro provvedimenti punitivi come il trasferimento. Secondo la giurisprudenza, la Costituzione non ha creato il diritto allo sciopero, che va considerato già esistente, ma ne ha solo previsto la possibilità di esercizio [5]. La Costituzione italiana ha previsto che fosse la legge a dover disciplinare la regolamentazione del diritto di sciopero. Tuttavia una legge sullo sciopero non è mai stata approvata perché i sindacati non hanno mai accettato che la legge intervenisse in una materia che le parti sociali considerano propria e che intendono dunque regolamentare da soli.

Lo sciopero è un diritto individuale o collettivo?

Non essendoci una legge di riferimento, è stata la giurisprudenza ad esprimere i principali principi sul diritto allo sciopero. Secondo i giudici lo sciopero è considerato un vero e proprio diritto soggettivo che può essere esercitato, però, soltanto in forma collettiva. Sarebbe estremamente dannoso per la produttività ed insostenibile per la stessa organizzazione in fabbrica se ogni singolo lavoratore avesse la possibilità di decidere autonomamente di assentarsi dal lavoro quando lo ritiene opportuno, giustificando il proprio comportamento come addebitabile all’esercizio del diritto di sciopero: peraltro, quando lo sciopero sia proclamato da un sindacato, anche un solo lavoratore può, per pura ipotesi, legittimamente prendervi parte.

Lo sciopero, dunque, non può essere proclamato e effettuato dal singolo lavoratore per rivendicazioni personali. L’assenza del dipendente resterebbe una assenza ingiustificata e non potrebbe proteggersi dietro lo scudo del diritto di sciopero. Lo sciopero, infatti, nasce per rivendicazioni collettive e non individuali dei singoli lavoratori.

Lo sciopero sospende il rapporto di lavoro?

Il contratto di lavoro è un contratto di scambio. Il dipendente si impegna ad andare a lavorare e l’azienda a pagarlo. E’ quindi evidente che lo sciopero rappresenta una sospensione temporale della prestazione lavorativa e, conseguentemente, anche dello stipendio. Nelle giornate di sciopero quindi l’azienda non paga lo stipendio al dipendente. Le giornate di sciopero sono, invece, utili ai fini del calcolo dei contributi previdenziali ed assistenziali (Inps ed Inail). La giurisprudenza ritiene che il datore di lavoro potrà tenere conto degli scioperi effettuati nell’anno ai fini dei conteggi della tredicesima e delle ferie, attuando un percentuale ridimensionamento degli stessi.

Lo sciopero nei servizi pubblici essenziali

Con diverse leggi [6] lo Stato ha cercato di affrontare il delicato tema dell’esercizio del diritto di sciopero nell’ambito dei servizi pubblici essenziali. A tutti noi è capitato di ritardare al lavoro perché la metro era ferma a causa di uno sciopero degli autisti oppure di dover pagare salatamente il taxi perché i mezzi pubblici erano fuori uso a causa dello sciopero del personale. La situazione può essere ancora più delicata se a scioperare è, ad esempio, il personale medico ed infermieristico di un ospedale e questo possa mettere in discussione il diritto di un malato ad essere curato.

In alcuni ambiti è innegabile che l’esercizio del diritto di sciopero rischia di compromettere altri diritti, altrettanto importanti, degli individui. Si pensi al diritto alla salute, il diritto alla libertà di circolazione, il diritto alla sicurezza, il diritto all’istruzione. Se tutti gli addetti ad uno di questi servizi scioperassero insieme un malato che si reca al pronto soccorso potrebbe decedere, le persone non potrebbero muoversi liberamente, etc. Da ciò deriva l’idea di garantire il diritto allo sciopero anche ai dipendenti che operano in questi servizi ma cercando di ridurre al minimo i disagi per i cittadini che fruiscono dei servizi essenziali.

Le leggi approvate dal legislatore, per evitare un eccessivo controllo dello Stato nella materia dello sciopero, affidano ai contratti e agli accordi tra le parti sociali che rappresentano le aziende dei servizi pubblici e i dipendenti dei servizi pubblici il compito di trovare un giusto equilibrio tra i diritti dei dipendenti a scioperare e i diritti di chi riceve quei servizi a non subire eccessive conseguenze dallo sciopero. Allo Stato resta un ruolo di controllo. I contratti e gli accordi raggiunti in materia, infatti, devono essere sottoposti all’approvazione della Commissione di garanzia sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali [7]. Oltre ad approvare i predetti accordo, la Commissione ha anche la funzione di risolvere eventuali conflitti nella messa in atto di azioni a proposito delle quali sia dubbio il rispetto dei criteri di equilibrio fra l’una e l’altra esigenza in gioco.

Lo sciopero articolato o selvaggio è legittimo?

Lo sciopero articolato è una forma di sciopero particolarmente lesiva per l’azienda. I dipendenti non si assentano tutti insieme per un certo periodo ma si alternano. Si alternano solo quelli di un reparto, oppure per alcuni brevi periodo, etc. A seconda dei casi lo sciopero può avvenire a singhiozzo o a scacchiera. Altre forme di sciopero particolarmente lesive sono lo sciopero selvaggio detto anche “a sorpresa” e quello dello straordinario. Queste forme di sciopero mirano a massimizzare il danno prodotto nei confronti dell’azienda. Per un lungo periodo queste forme sono state considerate illegittime dalla giurisprudenza finché la Cassazione [8] ha ammesso tale forme di sciopero purché le stesse producano sì una diminuzione di produzione aziendale ma non incidano sulla capacità produttiva. In sostanza, queste forme di sciopero possono portare ad una momentanea riduzione della produzione ma non possono pregiudicare la capacità di produrre.

Lo sciopero politico è legittimo?

In alcuni casi i sindacati proclamano uno sciopero non per rivendicazioni rivolte all’azienda in cui si sciopera ma per fini diversi. Si pensi ad uno sciopero organizzato perché il Governo ha deciso di modificare una certa normativa sul lavoro. L’azienda non c’entra niente con quella proposta di legge, però subisce gli effetti negativi dello sciopero. Nel codice penale si puniva lo sciopero motivato da fini diversi da quelli contrattuali. Finché la Corte Costituzionale nel 1974 ha dichiarato illegittimo questo articolo aprendo la strada allo sciopero politico, nonché a quello “di solidarietà” o “di protesta”.

note

[1] Codice penale Zanardelli del 1889.

[2] Codice Rocco del 1930.

[3] Art. 40 Cost.

[4] Artt. 15, 16 e 28 L. n. 300/1970.

[5] Cass. sent. n. 1628 del 7.6.1956.

[6] L. n. 146/1990, L. n. 83/2000.

[7] Art. 10 L. 83/2000.

[8] Cass. sent. n. 711 del 30.1.1980.


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