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Rifiutare un lavoro per mantenere la disoccupazione: chi viene a saperlo?

14 Ottobre 2018


Rifiutare un lavoro per mantenere la disoccupazione: chi viene a saperlo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Ottobre 2018



Falsi disoccupati e Naspi: chi rifiuta un’offerta di lavoro perde la disoccupazione. Ma il controllo del Centro per l’impiego è inesistente. 

Quando le leggi sono ben scritte, ci pensa spesso l’amministrazione ad attuarle in modo scorretto tanto da creare discriminazioni e calpestare i diritti più basilari. In altri casi sono le stesse leggi ad essere redatte in modo ambiguo ed arzigogolato; in questo caso, devono intervenire i giudici a interpretarle e a segnarne i confini. Capita infine che una norma sia scritta da chi non conosce (o finge di non conoscere) la realtà dei fatti e pertanto, per non essere calate nel contesto sociale e lavorativo, finiscono per essere tanto astratte da divenire del tutto inutili o ingiuste. È quest’ultimo il caso della Naspi, l’assegno di disoccupazione che eroga l’Inps a chi ha perso il lavoro anche se per malafede o colpa propria (leggi Assegno di disoccupazione senza andare a lavorare). Sono tante le “stranezze” che girano intorno alla Naspi tant’è che si parla spesso di riforma dei centri per l’impiego. Oggi però vogliamo concentrarci su un aspetto allarmante. Come noto si perde la disoccupazione se si rifiuta un’offerta di lavoro. Ma le offerte avvengono sempre con trattativa privata. E questo fa sì che il Centro per l’impiego non venga mai a conoscenza né dell’offerta né del rifiuto. Il che significa che è possibile conservare la Naspi fino a scadenza e non subire mai la decadenza anche quando si vuol dolosamente restare disoccupati. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire chi viene a sapere se si rifiuta un lavoro per mantenere la disoccupazione.

Quando si perde la Naspi

Il disoccupato che percepisce la Naspi deve partecipare ad iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o ad altre iniziative di politica attiva organizzate dai centri per l’impiego. La mancata partecipazione a più di una di queste “missioni” o ai lavori di utilità sociale comporta la perdita dell’assegno di disoccupazione.

La legge poi stabilisce [1] la perdita della Naspi in caso di rifiuto ingiustificato di un’offerta di lavoro congrua. In tal caso si perde anche lo stato di disoccupazione (è tuttavia possibile registrarsi nuovamente al sistema informativo unitario delle politiche del lavoro decorsi 2 mesi).

Si può stanare un falso disoccupato?

Quando si può rifiutare un’offerta di lavoro

È possibile rifiutare l’offerta di lavoro in caso di giustificato motivo, cioè [2]:

  1. documentato stato di malattia o di infortunio;
  2. servizio civile e richiamo alle armi;
  3. stato di gravidanza, per i periodi di astensione previsti dalla legge;
  4. gravi motivi familiari documentati o certificati;
  5. casi di limitazione legale della mobilità personale;
  6. ogni comprovato impedimento oggettivo o causa di forza maggiore, documentati o certificati cioè ogni fatto o circostanza che impedisca al soggetto di accettare l’offerta di lavoro congrua.

L’offerta di lavoro si definisce congrua sulla base dei seguenti parametri:

  • durata dello stato di disoccupazione;
  • coerenza tra l’offerta di lavoro e le esperienze e competenze maturate;
  • distanza del luogo di lavoro dal domicilio e tempi di trasferimento mediante mezzi di trasporto pubblico;
  • entità della retribuzione dell’offerta di lavoro (per i soggetti percettori di NASPI).

Parametri per valutare l’offerta 

Durata dello stato di disoccupazione (1)

fino a 6 mesi

dai 6 ai 12 mesi 

oltre 12 mesi 

Coerenza con i profili professionali corrispondenza a quanto concordato nel patto di servizio personalizzato, con specifico riferimento all’area (o alle aree) di attività, nell’ambito del processo di lavoro del settore economico professionale individuato rientrante nelle aree di attività comprese nel processo di lavoro del settore economico professionale di riferimento o in aree di attività afferenti ad altri processi del settore economico professionale in cui vi è continuità dei contenuti professionali rispetto alle esperienze e competenze comunque maturate, come definite nel patto di servizio rientrante in una delle aree di attività comprese in tutti i processi di lavoro descritti nel settore economico professionale o in aree di attività afferenti ad altri settori economico professionali in cui vi sia continuità dei contenuti professionali rispetto alle esperienze e competenze comunque maturate, come definite nel patto di servizio
Distanza dal domicilio  (2) ·  non più di 50 Km dal domicilio del lavoratore·  raggiungibile in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici ·  non più di 50 Km dal domicilio del lavoratore·  raggiungibile in 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblici ·  non più di 80 Km dal domicilio del lavoratore·  raggiungibile in 100 minuti con i mezzi di trasporto pubblici
Entità della retribuzione (per i percettori di NASPI) superiore al 20% dell’indennità percepita nell’ultimo mese (al netto dei contributi a carico lavoratore) superiore al 20% dell’indennità percepita superiore al 20% dell’indennità percepita

Se rinuncio a una offerta di lavoro chi lo viene a sapere?

Veniamo ora all’errore commesso da chi ha scritto la legge sulla Naspi. Per comprenderlo facciamo un esempio.

Mario ha appena perso il lavoro. Ha rubato in azienda e il datore lo ha licenziato. Perciò si è presentato all’Inps e ha ricevuto l’assegno di disoccupazione: la collettività lo manterrà nei successivi mesi.

Mario si gode il suo bell’assegno mentre passeggia per la città. Un giorno lo incontra Giovanni il quale gli dice: «Sto cercando qualcuno da assumere per fare delle consegne a domicilio. Vuoi guadagnarti il pane? Ti dò 800 euro al mese per 6 ore di lavoro al giorno». Mario, che non ha alcuna formazione alle spalle, rifiuta il posto. Pensa che, se dovesse accettare, perderebbe l’assegno di disoccupazione e, per giunta, dovrebbe tornare ad alzarsi presto la mattina. Cosa che non gli va per niente a genio.

Dopo qualche giorno, Mario – davvero fortunato – incontra Luca. Questi gli offre un posto come addetto al magazzino: «Ti dò 900 euro al mese». Mario si fa di nuovo i calcoli. Sa che la Naspi, ancora per poco, è più alta e che se, accettando un lavoro dipendente, supera 8.000 euro all’anno perde l’assegno dell’Inps. E così rifiuta di nuovo l’offerta.

In entrambi i casi, sia Giovanni che Luca non sono ovviamente andati a raccontare la loro storia al Centro per l’impiego, con il risultato che Mario continua a godere indisturbato della sua bella Naspi, senza che nessuno dichiari la decadenza.

E qui sta il problema. Chi ha scritto la norma non ha considerato che il 99% delle offerte di lavoro avviene con contatti personali e il Centro per l’impiego è quasi sempre tagliato fuori. Non viene cioè a sapere del fatto che un disoccupato ha ricevuto un’offerta di un posto e questi poi l’ha rifiutata. Né tantomeno conosce le ragioni del rifiuto che possono essere – come nell’esempio di Mario – per opportunità e non per giusta causa.

Sono rare le ipotesi in cui il Centro per l’impiego trova lavoro a qualcuno. E sarà probabilmente sempre così. Chi mai va a riferire agli uffici ispettivi delle offerte di lavoro rifiutate dai dipendenti disoccupati? Risultato: il disoccupato per convenienza si mimetizza perfettamente con il disoccupato involontario per necessità. Ed è così che si butta il denaro pubblico.


note

[1] Art. 25 D.Lgs. 150/2015.

[2] Art. 8 DM 10 aprile 2018


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