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Diritti del cane e del suo padrone

11 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 novembre 2018



Hai un cane ma non sai bene quali siano i suoi diritti, quale animale, e neppure i tuoi, quale padrone. A dispetto di quanto si dica, rimarrai sorpreso di sapere come la legge tiene a cuore gli animali.

Hai fatto la tua scelta ed hai acconsentito ad un quadrupede peloso di entrare nella tua vita. Come quel vecchio detto che fa “donne e motori, gioie e dolori”, preparati, anche in questo caso, a ricevere tanto piacere dal condividere la tua esistenza con un cane quanto numerose scocciature da parte di chi ti sta accanto. Può sembrare strano, infatti, ma per quanto progresso scientifico e tecnologico abbia potuto raggiungere l’uomo, per tanto è rimasto ancorato a livello spirituale, mentale e sentimentale, all’epoca della scoperta del fuoco. E, quindi, ben presto ti ritroverai a discutere con chi si lamenta del fatto che il tuo cane abbaia. O sentirai sul tuo collo gli occhi di chi ti osserva per vedere se raccogli le deiezioni dell’animale e se porti la bottiglietta di acqua per ripulire le urine. Ma siamo solo all’inizio. Avrai modo di scontrarti con chi lamenterà che: conduci il cane con il guinzaglio troppo lungo o troppo corto; dai da mangiare in sovrabbondanza o in misure ridotte; porti il cane nell’autobus, sulla spiaggia, nel parco, per strada, sul treno, sul traghetto e chi più ne ha, più ne metta. Ed ancora, tratti l’animale come se fosse una persona capace di provare sentimenti: e quindi non va bene. Tratti l’animale da… animale: e quindi sei un insensibile. Sali le scale del condominio col tuo cane, e sei reo di averle “sporcate”. Usi l’ascensore con l’animale, e sei responsabile della “puzza” nell’abitacolo. Insomma, il senso della convivenza è qualcosa di ancora lontano dall’umano del XXI° secolo. Nei rapporti con i suoi simili, così come con gli animali. Ecco perché è importante che tu sia preparato sui diritti del cane e del suo padrone.

I diritti del cane

La sensibilità verso l’essere vivente, che sia un uomo o un animale o una pianta, non è da tutti. Ed, infatti, è (quasi) scientificamente provato che la madre degli imbecilli è sempre incinta. Perché proprio questo termine, così aggressivo? Si badi bene che non è una offesa ma una semplice constatazione di un fatto.

Il termine imbecille, appunto, discende dal latino imbecillis, variante del più comune imbecillus, che indica la persona che ha limitata capacità di discernimento e di buon senso e, dunque, che è “debole” mentalmente . “Ma cosa c’entra?”, obietterai. C’entra, c’entra, se si pensa che il famoso naturalista e biologo britannico Charles Darwin, già nel 1800, aveva capito, e ne diffondeva la notizia, che l’essere che sopravvive su questa terra non è il più forte (leggi bene, come il più ricco, quello più violento, quello con entrature potenti, quello più furbo) bensì colui che, esercitando la propria flessibilità di fronte ai mutamenti, si adatta più velocemente ai cambiamenti. E la convivenza con terzi (siano essi altre persone od animali) porta con sé, inevitabilmente, la necessità di piccoli cambiamenti. Chi non ne è all’altezza, diventa il nemico di turno. Ebbene, così accade nel rapporto tra chi ha un cane e chi si incontra con quest’ultimo: condòmini che vivono nello stesso stabile, cittadini che si incontrano nei parchi pubblici o nei bus o per strada o lo stesso vicino della villetta in cui vivi.

Insomma, si dovrebbe abitare su di una isola deserta per non sentire i “tromboni” che buttano fuori suoni, parlando, senza aver connesso prima la spina al cervello. O al semplice buon senso. Ecco perché quando si affronta l’argomento della convivenza, l’introduzione sullo stato di fatto dell’essere umano deve necessariamente precedere qualunque trattazione. Che gli animali abbiano dei diritti è la legge stessa che lo enuncia: da anni esiste la carta dei diritti degli animali, nota agli esperti del settore come la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia firmata a Strasburgo nel 1987 ma ratificata in Italia nel 2010 [1]. La parte più importante di questa normativa si legge in un passaggio in cui viene riconosciuto che esiste un obbligo ad educare, sin dall’infanzia, i bambini a rispettare ed amare gli animali. Una sorta di “dichiarazione di intenti” che, in realtà, tocca il cuore del problema. Ma andiamo oltre e vediamo come possono essere riassunti, in termini semplici ma diretti, i diritti del cane.

Diritto del cane al rispetto e all’amore

Il cane non è un essere umano, quindi, non è corretto usare nastrini, scarpette, pigiami, finanche tutine ed oggettistica varia che trasforma il cane in un “cicciobello” di peli. Il cane è un animale ed ha diritto ad essere trattato come tale. Anche le malsane abitudini di far mangiare il cane in un piatto, magari sul tavolo, è atteggiamento da scongiurare e biasimare: non è così che si realizza il rispetto di un animale, ma portando riguardo a quelle che sono le sue peculiari abitudini da… quadrupede! Il cane non è neppure una divinità, quindi, si dovrebbero evitare i collari con cristalli Swarovski o profumi costosi o baby cap (cappellini!) per cani. Non è questo di cui lui (non tu) ha bisogno. Il cane non è un oggetto: quindi, non va sbatacchiato e tirato da una parte all’altra, non deve essere lasciato in balìa dei bambini piccoli né alla mercé delle persone sconosciute. Non è un oggetto, quindi, con l’età avanzata non va “cestinato” con una siringa o buttato a morire in un angolo (quanto prima e preferibilmente senza acciacchi).

Il cane non è una “cosa”: quindi non si può abbandonare in mezzo ai boschi o nei campi o sull’autostrada o buttato, con un sacco di plastica chiuso sul suo capo, nel torrente più vicino. Perché l’egoismo è un boomerang che torna sempre indietro. Ecco, tutto questo dimostra cosa vuol dire rispettare il cane e, cioè, rispettare la sua libertà di manifestare le caratteristiche comportamentali specifiche della sua razza. Di contro, è dovere del padrone fornirgli ciò di cui necessita ma rispettando la sua natura, non stravolgendola.

Diritto del cane alla dignità

Questo è un diritto strettamente correlato a quello del “rispetto”: è evidente, infatti, che si rispetta l’animale se si tutela la sua dignità. Ma quest’ultima è anche qualcosa in più. Si riconosce il diritto alla dignità del proprio cane, intanto, se lo si registra all’anagrafe canina: operazione, tra l’altro, obbligatoria anche per legge. La finalità della registrazione è sia quella di aiutare il proprietario a ritrovare il proprio cane, in caso di smarrimento o furto, sia quella di collegare l’animale ad un padrone di cui lo stesso è responsabile.

Come dire altrimenti, con un esempio: la dichiarazione all’anagrafe canina è come l’obbligo di dichiarare che si è padre o madre del neonato, per assumersi diritti e doveri dipendentim da questo fatto. La registrazione si effettua all’ASL presso l’anagrafe canina che si trova in ogni comune, dove viene rilasciato un libretto, relativo al beniamino, contenente il suo codice identificativo. In altri termini, è come il codice fiscale per gli uomini anche se nessun microchip (per il momento) è obbligatorio innestare nel bimbo appena nato mentre al cane sì. Ed ancora: si rispetta la dignità del cane se non lo si sottopone a timori psicologici o maltrattamenti.

Ad esempio, punire l’animale, se ha fatto la pipì in casa, spegnendogli la sigaretta sulla pelle non è dare educazione al cane ma maltrattarlo e, quindi, violare la sua dignità. Se lascio il cane legato ad un corpo fisso per tutta la giornata: non sto “tenendo un cane” ma lo sto violentando e, quindi, ledendo nella sua dignità.

Diritto del cane alla salute

Il cane ha diritto ad essere libero dalla fame e dalla sete. Deve essere curato, se sta male, ed ha diritto a vivere in un ambiente fisico adeguato: lasciarlo marcire, legato, sotto un camion o in una gabbia od in uno stanzino, non è rispettare il suo diritto alla salute. Abbandonare il cane, che altrimenti “sporca”, sul terrazzo di casa, per tutto il giorno, non è portare rispetto alla sua salute psico-fisica. Anche disinteressarsi dell’animale, non provvedendo a portarlo a passeggio ogni giorno o non giocando un po’ con lui durante l’arco della giornata è una violazione della sua salute psico-fisica. Non è poi tanto diverso da quel padre o quella madre che non si prendono cura del proprio figlio, anche a sera, quando ritornano dal lavoro, ad esempio, non parlando con lui di ciò che ha fatto durante la giornata o non dandogli il bacio della buona notte.

Diritto del cane a correre

Il cane non è fatto per stare in casa, a poltrire sul divano. Quello è normalmente il marito… Il cane non deve rimanere rinchiuso in un giardinetto, grande un metro per uno. Né deve essere relegato su di un terrazz (l’abbiamo già detto). Il cane ha diritto a correre così come, evidentemente, ha diritto ad essere lasciato libero in aree allo stesso riservate. Sulla spiaggia pubblica come nei giardini pubblici. Basta solo attrezzarsi, come accade nelle Nazioni più civili dove, accanto all’area dedicata ai minori, vi sono spazi recintati dove i padroni dei cani possono lasciarli liberi, sempre sotto controllo, facendoli socializzare con gli altri pelosi.

Diritto del cane di abbaiare

Il cane abbaia: ebbene sì! Non muggisce, non miagola e neppure barrisce. Abbaia. Banalmente. Ed ha diritto a farlo: se si avvicina un estraneo al “suo territorio”, che sia la porta di casa o il giardino. Il cane ha diritto ad abbaiare se qualcuno lo prende in giro o gli fa il verso. Ha diritto a farlo quando le sirene dell’ambulanza suonano per l’emergenza del caso o quando il vicino suona il clacson o urla. Il cane ha diritto ad abbaiare perché è nella sua natura. Diverso è il caso dell’abbaio continuo, di giorno o di notte: se così è, ed il padrone non interviene, vuol dire che il cane vive un disagio o non è stato educato. Nell’uno e nell’altro caso, è giusto che il “papà umano” ne paghi le conseguenze, come lo è il versare una somma a titolo di risarcimento del danno perché il vicino non riesce a dormire la notte. Ma la stessa cosa accadrebbe se il proprio figlio suonasse il pianoforte ogni giorno ed anche durante la nottata: il risultato e la ragione giuridica non cambia.

Diritto del cane a seguire il padrone

Il cane ha diritto di prendere l’aereo, l’autobus ed il traghetto assieme al suo padrone. Tra cane ed uomo, nel rapporto ideale a cui tutti dovremmo tendere, si crea un legame di affetto non di proprietà né, peggio ancora, di schiavitù. Se ti viene impedito di portare il tuo beniamino con te, ad esempio, in un mezzo privato “per motivi di igiene” ma poi viene consentito, ad un altro passeggero, di viaggiare per tutto il tempo con le sue sporche scarpe sul sedile di fronte, beh, c’è qualcosa che non va e contro cui occorre fare reclamo.

Diritto del cane a non essere abbandonato

Il diritto a non essere abbandonato è connaturato in ogni essere senziente: nel bambino, nella donna innamorata, nel cane come nell’uomo anziano. L’abbandono è negazione di affetto ed anche sconfessione di umanità. Se si abbandona un cane, poi, si commette un reato. Così come se lo si maltratta. O lo si sfrutta, negando il dovuto riguardo alla sua natura di essere senziente.

I diritti del padrone del cane

Ed arriviamo ad un altro capitolo: quello dei diritti del proprietario di un cane che, anche se non tutti cristallizzati in norme giuridiche, rappresentano il diritto “vivente”, quello che, anche solo il buon senso od il senso civico, consigliano.

Diritto del padrone del cane a non subire molestie

Se il vicino bussa in continuazione alla tua porta lamentando qualunque cosa faccia il tuo cane, anche quella più banale come, ad esempio, “il cane abbaia ogni qualvolta viene il postino ed a me da’ fastidio”, così interferendo nella tua vita privata e di relazione, forse sta commettendo un reato. Quello della molestia e disturbo [2] che si ha quando, per biasimevole motivo o petulanza, qualcuno si intromette ripetutamente nella tua sfera di libertà. È evidente, infatti, che un cane abbaia all’arrivo del postino che è un estraneo e cessa allorquando quest’ultimo si allontana dalla proprietà (che coincide con la sua casa).

Diritto del padrone ad avere il cane con sé

A parte il discorso per i non vedenti, che hanno il diritto intangibile di essere seguiti dal proprio cane in ogni loro spostamento ed anche nei locali ove, normalmente, un cane non potrebbe entrare (si pensi, ad una macelleria o ad un alimentari dove l’animale non entra per motivi di igiene), anche il proprietario comune ha diritto di vivere la propria libertà con il beniamino.

E, quindi, non è possibile, ad esempio, vietare ad alcuno di salire su di un mezzo pubblico col proprio cane se questo, come legge prescrive, è condotto al guinzaglio e con la museruola. Così come la politica di molte capitanerie di porto che vietano l’accesso dei cani, soprattutto d’estate, sulla spiaggia, giustificando cioè con la “ragione di igiene” risulta essere, di fatto, una violazione della libertà di una persona. Ma vi è di più: le ordinanze in parola dovrebbero essere affisse (e rimanere tali) per tutto il periodo del divieto.

Esiste, infatti, il diritto del cane, che è giuridicamente “tua proprietà”, a stare in spiaggia soprattutto se:

  • sei sulla battigia della spiaggia pubblica ed hai con te paletta (per le feci) ed una bottiglietta di acqua (per la pipì). Ricorda che la battigia è la linea immaginaria della spiaggia su cui batte ripetutamente l’onda e che è pubblica;
  • non sono esposti dei cartelloni o manifesti contenenti l’ordinanza di divieto di accesso ai cani;
  • non è la capitaneria di porto o la polizia municipale ad invitare ad allontanarti col cane. I bagnini ed i privati non hanno potere in tal senso e se continuano, nonostante l’osservazione di quanto appena esposto, potrai denunciarli per il reato di molestie;
  • non vengono riferiti, in assenza di cartelloni, gli estremi della ordinanza che vieta l’accesso dei cani sulla spiaggia, anche se a fare ciò è un vigile urbano. Chiedi (lui è obbligato a risponderti) e prendi nota della sua matricola e deposita una denuncia per omissione di atti di ufficio o per qualunque altro reato la autorità giudiziaria ravvedesse in quella condotta (a tal proposito, è d’obbligo il consiglio del legale!).

Diritto del padrone del cane a non essere minacciato

Le prime avvisaglie di minaccia pervengono al padrone di un cane quando quest’ultimo è di “noia” a qualcuno o quando si vuole fare ritorsione contro il padrone.  Ad esempio: il vicino che lamenta che il cane abbaia spesso, potrebbe esprimersi con le magiche parole: “se lo sento di nuovo, lo ammazzo” oppure “te lo avveleno”. Ecco, questa condotta può integrare il reato di minaccia [3] che si ha quando qualcuno minaccia ad altri un danno ingiusto. Oppure, laddove ciò accadesse, potrebbe ipotizzarsi il reato di uccisione di animali [4] che punisce chi si macchia di azioni di crudeltà o senza alcuna necessità contro un animale. Cosa che, ovviamente, non si realizza quando, ad esempio, siamo costretti ad uccidere un cane rabbioso che si avventa per azzannarci, avendo reagito, in questo caso, per legittima difesa, cioè per salvare se stessi o altri.


note

[1] L. n. 201/2010.

[2] Art. 660 cod. pen.

[3] Art. 612 cod. pen.

[4] Art. 544 bis cod. pen.


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1 Commento

  1. E I DIRITTI DI VIVERE TUTTI NELL’IGIENE PER STAR BENE ?
    PER CUI GLI ANIMALI DEBBONO VIVERE NEL LORO ABITAT NATURALE NON IN CASA,E’ ADDIRITTURA QUALCUNO LI PORTA PURE A LETTO,SUI DIVANI, ECC.,ECC.,NON E’ GIUSTO,OGNUNO DEVE VIVERE NELL’UMANA CIVILTA’.
    A ME PIACCIONO GLI ANIMALI,PERO’ VEDERLI SOFFRIRE PERCHE’ GLI VIETANO DIVERTIRSI CON CONSIMILI DISOIACE,

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