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Prescrizione contravvenzioni

4 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2018



Come funziona la prescrizione delle contravvenzioni? Quanto tempo ci vuole perché una contravvenzione si prescriva?

Se sei appassionato di cronaca giudiziaria saprai senz’altro cos’è la prescrizione: quasi tutti gli imputati la attendono come una terra promessa, una meta che, una volta raggiunta, è capace di lavare le loro colpe e di liberarli dal giogo del procedimento penale. In realtà, la prescrizione non è il miglior modo di terminare un processo: se è vero che l’imputato non verrà condannato, il proscioglimento non sarà “pieno”, nel senso che la prescrizione non può essere equiparata all’assoluzione. La prescrizione, infatti, impedisce al giudice di entrare nel merito dell’imputazione e gli impone di dichiarare immediatamente estinto il reato senza nulla dire circa la colpevolezza o l’innocenza della persona sottoposta a procedimento. Proprio per questo motivo, l’ordinamento dà la possibilità di rinunciare alla prescrizione a coloro che vogliano dimostrare a tutti gli effetti la loro innocenza: si tratta, in altre parole, dei casi in cui l’imputato non si accontenta di un mero “non doversi procedere”, ma ambisce ad un’assoluzione piena, cioè ad una sentenza che gli dica che non è responsabile del fatto contestatogli. Devi sapere, inoltre, che il calcolo della prescrizione penale varia a seconda del reato commesso e, a propria volta, a seconda che si tratti di delitto o di contravvenzione. Cosa significa? Qual è la differenza? Se vuoi scoprirlo, prosegui nella lettura: ti dirò cos’è e come funziona la prescrizione delle contravvenzioni.

Prescrizione penale: come funziona?

Secondo il codice, la prescrizione estingue il reato decorso il tempo corrispondente al massimo della pena edittale stabilita dalla legge e comunque un tempo mai inferiore a sei anni, se si tratta di delitto, e a quattro anni, se si tratta di contravvenzione, anche se puniti con la sola pena pecuniaria [1].

In poche parole, per capire quando un reato si prescriverà, sarà necessario far riferimento alla pena massima prevista dalla legge per il reato stesso. Ad esempio, il peculato è punito con la pena da quattro a dieci anni e mezzo di reclusione: questo vuol dire che il delitto di peculato si prescriverà decorsi dieci anni e mezzo dal fatto; la concussione, invece, è punita con la reclusione da sei a dodici anni: si prescriverà, quindi, in dodici anni.

I delitti che sono puniti con una pena inferiore ai sei anni, invece, si prescriveranno sempre in sei anni: è questa la soglia minima posta dalla legge. Così, ad esempio, il furto semplice, pur essendo punito al massimo con tre anni di reclusione, si prescriverà comunque in sei anni. Per le contravvenzioni, invece, il termine di prescrizione non è mai inferiore a quattro anni.

Prescrizione reati: come si calcola?

I tempi di prescrizione dei reati possono subire delle modifiche a seguito di alcune vicende: si tratta della sospensione e dell’interruzione. Secondo la legge, il decorso del termine di prescrizione resta bloccato in presenza di alcune cause (ad esempio, rinvio dell’udienza chiesto dall’imputato o dal suo difensore): in queste circostanze, la prescrizione rimane “congelata” e continua a riprendere al cessare della causa di sospensione stessa.

L’interruzione, invece, fa ricominciare daccapo i tempi di prescrizione: in altre parole, mentre la sospensione stoppa il decorso del termine per poi cominciare di nuovo da dove era terminato, l’interruzione riavvolge il nastro della prescrizione, che riprende ex novo. La legge, però, dice che in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere [2]: in pratica, un normale delitto che si prescrive in sei anni vedrebbe aumentato il tetto a sette anni e mezzo (6 anni + ¼ = 7 anni e mezzo), mentre una contravvenzione si prescriverebbe in cinque anni (4 + ¼ = 5 anni).

Delitti e contravvenzioni: differenze

I reati si distinguono in delitti e contravvenzioni. I delitti e le contravvenzioni si differenziano a seconda della specie di pena prevista dal codice penale: i delitti sono quei reati per cui è prevista la pena dell’ergastolo, della reclusione o della multa, mentre le contravvenzioni sono quei reati per cui è prevista la pena dell’arresto e/o dell’ammenda. Ad esempio, la guida in stato di ebbrezza è punita al massimo con l’arresto: si tratta a tutti gli effetti di un reato contravvenzionale, il cui termine di prescrizione è pari a quattro anni.

Prescrizione contravvenzioni: cosa succede?

La prescrizione delle contravvenzioni impedisce la produzione degli effetti penali. Cosa significa? L’imputato che beneficia della prescrizione è colpevole o innocente? È bene fare chiarezza. L’imputato prosciolto per prescrizione non è né colpevole né innocente, poiché la prescrizione impedisce al giudice di scendere nel merito della vicenda e, quindi, di potersi pronunciare concretamente sulla colpevolezza o innocenza dell’imputato.

La prescrizione delle contravvenzioni, poi, non esonera il giudice dall’esprimersi sul risarcimento spettante alla costituita parte civile: secondo la legge, se la prescrizione matura dopo che ci sia già stata una condanna in primo grado, il giudice d’appello dovrà comunque esprimersi sul risarcimento, pur in assenza di conseguenze penali per il reo [3].

La sentenza di proscioglimento per prescrizione, inoltre, non ha alcuna efficacia nel giudizio civile o amministrativo e non è equiparata ad una sentenza di condanna agli effetti delle iscrizioni nel casellario giudiziale: ciò significa che la fedina penale resterà pulita.

note

[1] Art. 157 cod. pen.

[2] Art. 161 cod. pen.

[3] Art. 578 cod. proc. pen.

Autore immagine: Pixabay.com


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