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Danno morale: cos’è?

15 Ott 2018


Danno morale: cos’è?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Ott 2018



Quando vengono risarciti i danni patrimoniali e non patrimoniali. Il danno morale spetta solo se c’è prova del danno e se la lesione riguarda un diritto costituzionale o un bene fondamentale della persona.

Qualcuno ti ha danneggiato: ha distrutto la tua auto, è entrato nel tuo giardino di casa, non ha liberato l’appartamento che gli avevi dato in affitto nonostante la scadenza del contratto, ti ha diffamato in pubblico, ha registrato una conversazione segreta, è andato a dire in giro che non paghi i debiti, ha causato delle infiltrazioni di acqua che hanno provocato macchie di umidità sulle pareti del tuo appartamento, ti ha screditato ingiustamente agli occhi del datore di lavoro e coi colleghi, non ha rispetto gli accordi presi con una scrittura privata. È tua intenzione chiedergli il risarcimento ricorrendo al giudice. Per l’occasione hai incaricato un avvocato di difenderti e di rappresentare le tue ragioni per ottenere il “massimo”. Quando gli hai conferito il mandato, gli hai chiesto espressamente: «Voglio anche risarciti i danni morali», ma probabilmente, quando hai pronunciato questa frase, non sapevi quale fosse il reale significato giuridico del termine. Cos’è il danno morale? Cosa si intende quando parliamo di danni non patrimoniali? Si tratta di una voce di risarcimento tutt’altro che scontata. Per come facile intuire, essendo di difficile quantificazione perché non collegato a un elemento certo e fisso (come invece un danno materiale per la distruzione di un oggetto), il danno morale è sottoposto a dei limiti molto stringenti. Non tutti infatti possono chiedere il risarcimento del danno morale e difficilmente i giudici lo concedono a priori, senza cioè la prova di un pregiudizio serio. In altri termini i danni morali scattano solo quando l’illecito è particolarmente grave e compromette dei diritti fondamentali della persona.

Di tanto parleremo in questo articolo. Se vuoi infatti capire più a fondo cos’è il danno morale e come funziona, sei capitato nel posto giusto: con termini semplici e (come del resto nostra abitudine) senza ricorrere alle consuete definizioni giuridiche, cercheremo di spiegarti cosa si intende con questo termine e quando è possibile rivendicare il risarcimento fuori o dentro il tribunale. Ma procediamo con ordine.

Come ottenere un risarcimento del danno?

Innanzitutto chiariamo come ottenere un risarcimento del danno. Partiamo da un esempio. Alessandro fa dei lavori nel proprio giardino che creano delle crepe sul muro di contenimento della proprietà di Antonio. Nulla vieta ai due di trovare un accordo e di concordare un indennizzo per la riparazione dell’opera danneggiata. Tuttavia, quando non è possibile raggiungere un’intesa, al danneggiato non resta che difendersi attraverso il tribunale.

Per il risarcimento del danno è competente soltanto il giudice civile. Vuol dire che bisogna incaricare un avvocato affinché notifichi una citazione al responsabile e, davanti al tribunale, si celebri un regolare processo (una “causa”).

Non si deve quindi proporre una querela o una denuncia per avere il risarcimento, a meno che il comportamento del danneggiante costituisca anche un reato e si voglia ottenere la sua punizione con una sanzione penale; si pensi a Romolo che diffama pubblicamente Edoardo.

Ma anche quando l’illecito è costituito da un reato, nulla vieta di bypassare il processo penale e di ricorrere direttamente in via civile per il risarcimento. Così Romolo, piuttosto che querelare Edoardo e attendere la fine del processo penale, potrà direttamente rivolgersi al giudice civile per avere il risarcimento. In quella sede dovrà ovviamente dimostrare sia il fatto (la diffamazione) che il danno subìto.

Se invece Romolo decidesse di agire penalmente, dovrebbe prima attendere l’esito della causa penale, al termine della quale il giudice condannerà il responsabile a una “provvisionale” ossia a una sorta di acconto da pagare in favore del danneggiato; ma per la quantificazione definitiva e totale del danno, Romolo dovrà fare una seconda causa in via civile. Insomma due processi diversi. Ecco perché, specie per i danni di piccolo conto, è preferibile ricorrere direttamente in via civile.

Quanti tipi di risarcimento esistono?

In base all’attuale orientamento della giurisprudenza (sancito nel 2008), le forme di risarcimento sono due:

  • il risarcimento dei danni patrimoniali. Questi si distinguono in: a) lucro cessante; b) danno emergente;
  • il risarcimento dei danni non patrimoniali. Questi sono costituiti prevalentemente dal: a) danno morale; b) danno biologico.

Non si può quindi spiegare cosa sono i danni morali se prima non analizziamo queste categorie.

Danni patrimoniali: cosa sono?

Quando una persona danneggia un bene di un’altra persona, quest’ultima subisce innanzitutto una lesione al proprio patrimonio, lesione che deriva sia dalla perdita di valore del bene danneggiato, sia dalla somma necessaria alla sua riparazione. È il danno patrimoniale. Esso può essere facilmente quantificato tenendo conto del valore dell’oggetto prima dell’illecito e del prezzo necessario a riportare (laddove possibile) le cose com’erano prima. Ad esempio, in caso di incidente stradale, il danneggiato ha diritto a ottenere un risarcimento pari alla spesa per il meccanico. Il risarcimento però non potrà essere superiore al valore dell’auto anteriore al sinistro. Questo è il cosiddetto danno emergente, quello cioè per i soldi che si spendono per ripristinare il bene leso. Allo stesso modo, una persona che provoca uno sfregio sul volto di un’altra dovrà pagarle l’intervento di chirurgia plastica.

Alcune volte la riparazione non è possibile. Così bisogna risarcire il valore del bene anteriore al danno, non invece quello necessario a riacquistare un bene nuovo (limite imposto per evitare speculazioni). Ad esempio, Tizio brucia la macchina di Caio già vecchia di 10 anni; il valore da risarcire sarà quello del mezzo usato e non nuovo. Si pensi anche al caso di una persona che subisce un’invalidità permanente a seguito di una caduta dal motorino: trattandosi di un danno che non può più essere “riparato”, l’assicurazione dovrà risarcire tutte le conseguenze che l’infortunato ha riportato, tra spese mediche future, interventi chirurgici e fisioterapici, riduzioni della capacità lavorativa e quindi delle possibilità di guadagno.

Qui interviene anche la voce del lucro cessante che è quella della perdita di ricchezza conseguente al danno. Si pensi a una fognatura che danneggia un albergo costretto così a chiudere per alcuni mesi. Il risarcimento valuta le possibili entrate che sono state perse e che si sarebbero avute se non vi fosse stato l’illecito. Si pensi anche a un agente di commercio che non può lavorare per una settimana a causa della ruota di un’auto salitagli sul piede.

Dunque il danno emergente è costituito dalle perdite economiche subite e che si subiranno a seguito dell’illecito; il lucro cessante è invece costituito dai mancati guadagni determinati dall’illecito.

Entrambi hanno una caratteristica in comune: essere collegati al patrimonio, ossia al portafogli, del danneggiato. Il che comporta anche una facile quantificazione degli stessi. Di norma avviene sulla base di fatture, prove di pagamento, preventivi di spese future, contratti disdetti, ecc.

Danni non patrimoniali: cosa sono?

Come dice la parola stessa, i danni non patrimoniali sono quelli che non sono direttamente collegati con il portafogli della vittima. Se una persona diffama un’altra e questa, per la depressione, resta un mese chiusa a casa subisce sicuramente un danno alla persona ma che non ha dirette ripercussioni sulla sua ricchezza (a meno che non sia costretta a rinunciare al lavoro, nel qual caso si deve considerare anche il danno patrimoniale). Se una persona ferisce con un’arma da sparo un’altra in prossimità dell’inguine e questa perde la capacità di procreare figli, subisce un danno non patrimoniale ma comunque rilevante. Se un tale minaccia un altro, dicendogli che prima o poi lo ucciderà, quest’ultimo subisce uno stress non al portafogli ma comunque alla persona. Se dall’appartamento del piano di sopra provengono rumori incessanti che impediscono di dormire la notte, è chiara la valenza non patrimoniale di tali danni.

In tutti questi casi siamo quindi in presenza di danni non patrimoniali.

Coi “danni non patrimoniali” bisogna andarci cauti: non essendo facilmente identificabili e quantificabili è facile che, attraverso questi, vengano chiesti dei risarcimenti eccessivi o non dovuti. Non si può chiedere il risarcimento del danno non patrimoniale solo perché, per qualche ora, il vicino di casa ha acceso il barbecue costringendoci a chiudere le finestre. Come vedremo a breve, pertanto, la giurisprudenza ha dettato dei limiti al risarcimento del danno non patrimoniale.

Danni morali: cosa sono?

All’interno dei danni non patrimoniali, la categoria principale è costituita dai danni morali. Di cosa si tratta? Come abbiamo già spiegato in Cosa sono i danni morali, si tratta della sofferenza interiore e psicologica che il danneggiato è costretto a subire in conseguenza del fatto illecito altrui: esso consiste nel cosiddetto patema d’animo, nel perturbamento psichico o il pregiudizio arrecato alla dignità o integrità morale dell’individuo.

Così facendo, però, abbiamo aperto le porte a una definizione così soggettiva del danno da scardinare ogni certezza del diritto. Ad esempio, se io strappo una cartolina del vicino questi potrebbe sostenere di essere particolarmente attaccato a quel ricordo tanto da prendere un risarcimento di diverse migliaia di euro. Il che è inaccettabile. Ecco perché la Cassazione ha imposto due fondamentali limiti al risarcimento del danno morale. Li vedremo qui di seguito.

Quando può essere risarcito un danno morale?

I danni morali possono essere risarciti innanzitutto solo se c’è la prova del danno. Non basta la sola prova dell’illecito (ad esempio il fatto che Tizio ha diffamato Caio) e non è invece necessaria la prova dell’entità del danno (ad esempio, se la lesione subita da Caio è di 100euro o di 10mila euro). Ma va dimostrato il danno in sé (ad esempio, Caio, a seguito della diffamazione, è rimasto chiuso in casa, è stato deriso dagli amici, non è andato a lavorare, ha perso il posto di lavoro, ecc.). Facciamo un altro esempio. Mario fa chiasso durante la notte svegliando Giuseppe che abita di sotto. Giuseppe, oltre a ottenere un ordine di cessazione delle molestie, potrebbe chiedere il risarcimento solo dimostrando di aver subito un danno conseguente all’insonnia, danno riscontrabile ad esempio con un certificato medico che attesti l’insonnia, la debolezza, la depressione, la difficoltà di concentrazione sul lavoro, ecc.

In secondo luogo, per ottenere il risarcimento del danno morale è necessario che l’illecito abbia leso:

  • un diritto tutelato dalla costituzione
  • o comunque un bene essenziale della vita.

Il che significa che l’illecito deve avere una certa gravità. Non per qualsiasi illecito quindi si può ottenere i danni morali. Spettano i danni morali per chi ferisce una persona visto che la salute è un bene tutelato dalla costituzione; e così per chi ne lede la privacy (la riservatezza è anch’essa un diritto costituzionale). Stesso discorso se una persona deride pubblicamente un’altra, essendo l’onore un bene essenziale della vita. Ma se Luigi ruba a Giuseppe un paio di scarpe e Giuseppe non dimostra di essere rimasto scalzo per un giorno intero, subendone un pregiudizio alla possibilità di movimento, quest’ultimo non avrà diritto al risarcimento dei danni morali.

Non si deve pertanto ritenere che ogni turbamento psicologico debba essere risarcito. Lo stress per la paura di arrivare tardi a un incontro o per aver ricevuto un accertamento fiscale illegittimo non è equiparabile a quello subìto da un malato per una diagnosi errata (si pensi al medico che riferisca la presenza di un male incurabile mentre invece non è vero). Secondo la Cassazione, quindi, i semplici disagi o gli inconvenienti della vita quotidiana non possono essere oggetto di risarcimento del danno morale. Ad esempio non può essere risarcito il danno per un taglio di capelli sbagliato o per un tacco di scarpa rotto in un tombino che abbia costretto una donna a zoppicare fino a casa; non può essere risarcito il danno di chi riceve un atto di citazione infondato o una cartella di pagamento illegittima che viene poi annullata dal giudice. Si tratta di pregiudizi della normale quotidianità e il “vivere” porta sempre con sé un margine di rischio. Questo rischio, seppur derivante da un altrui illecito, non può essere oggetto di risarcimento.

Per quantificare il danno morale il giudice di solito ricorre al criterio della cosiddetta “equità”: non essendovi degli elementi certi su cui basarsi deve affidarsi al proprio prudente apprezzamento e definire una somma che, in base al proprio giudizio, si deve ritenere congrua. Chiaramente ciò ampia di molto i poteri del singolo magistrato, specie quello di primo grado, non essendo tale valutazione suscettibile di riesame in Cassazione.

Cos’è il danno biologico

Arriviamo infine al danno biologico. Questo consiste in un danno alla salute che comporta una perdita di una funzione del corpo umano, perdita che può essere temporanea (ad esempio: un arto fasciato per dieci giorni) o definitiva (ad esempio una riduzione della capacità di torsione della spalla a seguito di un incidente stradale). Per quantificare tale danno esistono delle tabelle del danno biologico. In esse viene dato un valore ad ogni punto di invalidità, rapportato anche all’età del danneggiato; sulla scorta di questo valore viene definito quindi il risarcimento.

Invece il danno morale coincide con una sofferenza di natura passeggera, quale turbamento subito sia al momento dell’incidente che in occasione delle cure e della convalescenza dalla malattia ma che poi è destinato a passare. Tale pregiudizio va riconosciuto indipendentemente dall’ipotesi in cui il soggetto leso abbia anche subito un danno biologico di natura fisica o psichica.

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Autore immagine: 123rf com


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