Proroga Ape sociale per gli esuberi

15 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Ottobre 2018



L’anticipo pensionistico a carico dello Stato potrebbe essere prorogato, ma finanziato dai fondi di solidarietà e riservato ai lavoratori in esubero.

L’Ape sociale potrebbe essere prorogata al 2019, ma con delle importanti modifiche: in particolare, in base alle proposte più recenti, la proroga dell’Ape sociale dovrebbe riguardare i lavoratori in esubero, ed essere sostenuta dalle aziende e dai fondi di solidarietà. Le nuove proposte non prevedono più, dunque, la sostituzione dell’Ape sociale da parte del prepensionamento per gli esuberi sino a 5 anni, né la sostituzione dell’Ape sociale con la Quota 100 per gli esuberi: si prevede invece proprio la proroga dell’Ape sociale, ma dedicata ai lavoratori in esubero, cioè che rischiano il licenziamento per riduzione dell’attività. Non è ancora stato chiarito, però, se a beneficiare dell’Ape sociale saranno le stesse categorie che ne fruiscono attualmente (disoccupati, caregiver, invalidi e addetti ai lavori gravosi), con l’aggiunta dello status di lavoratore in esubero, oppure se ne potranno beneficiare tutti gli esuberi che possiedono i requisiti di età e contributivi prescritti, a prescindere dalla categoria di appartenenza.

Non si conoscono ancora, inoltre, i fondi che sosterranno questi nuovi pensionamenti: si parla dell’istituzione di tre nuovi fondi di solidarietà, Industria, Commercio e Artigianato, finanziati dai contributi versati dalle aziende. C’è anche chi propone di destinare Fondimpresa al sostegno degli interventi di prepensionamento. Ma procediamo per ordine, e cerchiamo di capire, dopo aver ricordato come funziona l’Ape sociale, come potrebbe funzionare la proroga dell’Ape sociale per gli esuberi e che cosa potrebbe succedere nel 2019 con la riforma pensioni.

Come funziona l’Ape sociale

L’Ape sociale è un assegno mensile, a carico dello Stato, che può essere richiesto a partire dai 63 anni di età e che sostiene il lavoratore fino al perfezionamento del requisito d’età per la pensione di vecchiaia (dal 2018 pari a 66 anni e 7 mesi per tutti, dal 2019 pari a 67 anni), sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi (in pratica, per chi matura la pensione di vecchiaia dal 2019 il requisito di accesso si sposta a 63 anni e 5 mesi). L’assegno è calcolato allo stesso modo della futura pensione, ma non può superare 1.500 euro mensili: si perde se ci si rioccupa, con un reddito superiore a 8mila euro annui (se si è dipendenti o collaboratori), o ai 4800 euro (per i lavoratori autonomi). L’Ape sociale cessa al raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Chi ha diritto all’Ape sociale

Possono accedere all’Ape sociale, nello specifico, i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria ( che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla gestione Separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

I beneficiari dell’Ape sociale devono possedere almeno 30 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps; le donne con figli hanno diritto a uno sconto sul requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due anni) se appartengono a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria; perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione e che non si siano rioccupati (il trattamento non spetta, dunque, a chi non ha percepito la Naspi o un sussidio analogo); dal 2018, possono accedere all’Ape sociale anche i lavoratori disoccupati:
    • il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni (questo requisito potrebbe essere alleggerito);
    • che sono stati rioccupati con un contratto di lavoro subordinato, con i voucher o col contratto di prestazione occasionale o il libretto famiglia per non più di 6 mesi complessivamente;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;a partire dal 2018, sono inclusi tra gli assistiti che danno luogo al beneficio dell’Ape sociale anche i familiari, parenti o affini, entro il secondo grado; in questo caso, però, è necessario che il coniuge, o l’unito civilmente, e i parenti di primo grado (cioè figli o genitori) conviventi con la persona affetta da handicap in situazione di gravità si trovino in una delle seguenti situazioni:
  • abbiano compiuto i 70 anni di età;
  • risultino anch’essi affetti da patologie invalidanti (occorre fare riferimento alle patologie a carattere permanente che attualmente consentono al lavoratore dipendente di fruire del congedo per gravi motivi familiari; è necessario che la patologia sia documentata e che la documentazione sia inviata alla competente unità operativa, complessa o semplice);
  • siano deceduti o mancanti (si considera l’assenza naturale o giuridica, ad esempio il divorzio);
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi (contando tutti i periodi non coincidenti maturati presso le gestioni Inps; anche in questo caso, le donne con figli hanno diritto a uno sconto sul requisito contributivo pari a un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due anni) per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori gravosi: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni, o per 7 anni nell’ultimo decennio, un’attività lavorativa particolarmente rischiosa o pesante, che deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • professori di scuola pre-primaria;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • pescatori;
    • lavoratori marittimi;
    • operai agricoli;
    • operai degli impianti siderurgici.

Questi lavoratori possono inoltre avere accesso, così come tutte le categorie di destinatari dell’Ape sociale, alla pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi, se possiedono almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento del 19° anno di età.

Inoltre, gli appartenenti a queste categorie, se non già beneficiari dell’Ape sociale, e se possiedono almeno 30 anni di contributi, hanno diritto al blocco del requisito di età per la pensione di vecchiaia.

Ape sociale per chi ha contributi esteri

Recentemente, l’Inps ha chiarito che, nel requisito contributivo utile all’Ape sociale, pari come abbiamo visto a 30 o 36 anni, possono essere inclusi i contributi per il lavoro all’estero in Paesi europei o convenzionati con l’Italia, purché il lavoratore ne chieda la totalizzazione.

Viene a cadere, dunque, la precedente indicazione dell’Inps, che escludeva proprio i contributi esteri dal totale della contribuzione utile al diritto all’Ape sociale.

Ape sociale donne 

L’Ape donne, o Ape rosa, è una novità introdotta dalla legge di Bilancio 2018 che consiste nella possibilità di accedere all’Ape sociale, per le donne con figli, con uno sconto di 1 anno di contributi per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’ape sociale, per chi ha da 2 figli in su, è dunque accessibile:

  • con 28 anni di contributi per le appartenenti alle prime tre categorie di lavoratrici tutelate (disoccupate, caregiver e invalide);
  • con 34 anni di contributi per le addette ai lavori faticosi e rischiosi

Come si calcola l’Ape sociale?

L’Ape sociale è calcolata allo stesso modo della futura pensione, ossia col sistema retributivo (sino al 2011), misto o contributivo. L’importo massimo dell’assegno mensile non può, però, eccedere i 1500 euro. Per approfondire: Come si calcola la pensione.

Ape sociale: proroga 2019 per gli esuberi

La legge di Bilancio 2018 aveva previsto l’estensione dell’Ape sociale a coloro che maturano i requisiti richiesti dalla misura entro il 31 dicembre 2019. Si tratta, però, di una possibilità prevista dalla finanziaria, per la quale è necessario un successivo intervento legislativo. Ad oggi, non si sa ancora se l’Ape sociale sarà prorogata: le più recenti proposte prevedono che la proroga sia sostenuta dai nuovi interventi che riguardano il prepensionamento degli esuberi.

In particolare, i costi della proroga dell’Ape sociale dovrebbero essere finanziati dai fondi di solidarietà. Oltre ai fondi esistenti, come quelli del settore del Credito, dovrebbero essere istituiti tre fondi esuberi, Industria, Commercio e Artigianato, destinati ai lavoratori dipendenti delle aziende dei tre settori.

Questi fondi saranno finanziati dallo 0,30% a carico del monte redditi, composto da contributi previdenziali che attualmente vengono versati, da lavoratori e datori di lavoro, con finalità varie, ad esempio per sostenere la formazione continua.

I fondi dovrebbero offrire l’uscita lavorativa anticipata dal lavoro a chi non rientra nelle categorie dei lavoratori precoci o delle donne con figli, in cambio di due giorni di lavori di pubblica utilità. Inoltre, la proroga dell’anticipo pensionistico per gli esuberi dovrebbe essere estesa a tutte le categorie dei beneficiari dell’Ape sociale: disoccupati, caregiver, invalidi dal 74%, addetti ai lavori gravosi.


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