Diritto e Fisco | Articoli

Quanto perde chi va in pensione prima?

26 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Ottobre 2018



Quali sono e come si calcolano le penalizzazioni per chi decide di uscire dal lavoro prima dell’età per la pensione di vecchiaia?

Il lavoratore, per pensionarsi, non è obbligato ad aspettare il compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, ma può fruire di diversi tipi di pensione anticipata. Alla pensione anticipata ordinaria, difatti, si affiancano la pensione anticipata contributiva, l’Ape, la pensione di anzianità in regime di totalizzazione, e si affiancherà presto anche la nuova pensione quota 100. Ma quanto perde chi va in pensione anticipata? La risposta dipende sia dalla tipologia di pensionamento che si richiede, dato che in alcuni casi possono essere applicate delle penalizzazioni percentuali o il ricalcolo contributivo, sia da l’anticipo rispetto all’età pensionabile. Anche se per il tipo di pensione richiesta non sono previste penalizzazioni nel calcolo, difatti, uscire dal lavoro prima comporta comunque un minor versamento di contributi, che si traduce in un assegno più basso. La penalizzazione, però, dipende dal sistema di calcolo utilizzato, e può essere minima se la maggior parte delle annualità è calcolata con il sistema retributivo. Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come funziona il calcolo della pensione, vediamo, in merito alla pensione anticipata, quanto perde chi esce prima.

Come funziona il calcolo retributivo della pensione

Per grandi linee, il calcolo retributivo della pensione si basa sulle ultime annualità di reddito, o di stipendio, e sulle settimane contribuite nelle varie quote. Il sistema di calcolo può differire a seconda della gestione previdenziale di appartenenza.

Per quanto riguarda la generalità degli iscritti alle gestioni previdenziali dell’Inps, il calcolo retributivo si applica, sino al 31 dicembre 2011, ai lavoratori che possiedono almeno 18 anni di contributi accreditati alla data del 31 dicembre 1995.

Per chi possiede meno di 18 anni al 31 dicembre 1995 il calcolo retributivo si applica invece sino a tale data, e non sino al 31 dicembre 2011: in questi casi si parla di calcolo misto della pensione.

Il sistema di calcolo retributivo, per i dipendenti del settore privato, iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti dell’Inps, è basato sugli ultimi stipendi percepiti ed è diviso in due quote:

  • la quota A, che si basa sugli ultimi 5 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane di contributi possedute al 31 dicembre1992;
  • la quota B, che si basa sugli ultimi 10 anni di stipendio, rivalutati, e sul numero di settimane possedute:
    • al 31 dicembre 2011 per chi possiede almeno 18 anni al 31 dicembre 1995;
    • al 31 dicembre 1995 per chi possiede almeno 18 anni al 31 dicembre 1995.

Per approfondire: Calcolo retributivo della pensione

Come funziona il calcolo contributivo della pensione

Il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Il calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, sino al 31 dicembre 1995 (valida solo per chi ha optato per il calcolo interamente contributivo, oppure per il computo, per l’opzione donna o per la totalizzazione);
  • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B, bisogna:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva prevista dall’Inps per le altre categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

Per determinare la Quota A della pensione, in caso di opzione per il sistema contributivo, computo o totalizzazione, il procedimento è più complicato.

Per approfondire: Calcolo contributivo della pensione

Quanto si perde con la pensione anticipata nella quota retributiva di pensione?

Se si decide pensionarsi prima fruendo di un’uscita dal lavoro anticipata, anche senza penalizzazioni, il lavoratore “perde” solitamente parte dell’assegno. La perdita è piuttosto semplice da calcolare per quanto riguarda la quota di pensione soggetta al sistema contributivo.

Per quanto riguarda la quota retributiva di pensione, non è facile quantificare la perdita, e non è detto che questa ci sia.

Innanzitutto, per chi smette di lavorare adesso non potrebbe esserci una perdita, nella quota retributiva, basata sulle settimane lavorate, dato che le settimane da quantificare si fermano, come osservato, al 31 dicembre 2011 al massimo (al 31 dicembre 1995 per gli assoggettati al calcolo misto). Il lavoratore, paradossalmente, potrebbe essere penalizzato nella quota retributiva se continua a lavorare: è il caso di chi chiede il part time negli ultimi anni di lavoro. Se non si tratta di un part time agevolato, che dà luogo al versamento della contribuzione piena, la retribuzione pensionabile si abbassa e la quota di pensione retributiva viene penalizzata di conseguenza.

Per capire se pensionarsi in anticipo incide sulla quota retributiva, quindi, è opportuno fare una stima dei redditi o stipendi futuri: in questo modo, si può verificare se dalla permanenza al lavoro deriverebbe un aumento o una diminuzione della retribuzione media pensionabile (cioè della media degli stipendi degli ultimi 5 o 10 anni, per gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti).

Quanto si perde con la pensione anticipata nella quota retributiva di pensione: esempi

Facciamo un esempio semplice per capire meglio:

  • il lavoratore, pensionandosi oggi con la pensione anticipata, ha una retribuzione media pensionabile pari a 20mila euro annui, e 20 anni di contributi assoggettati al calcolo retributivo, con un’aliquota del 2% annuo; ottiene dunque una quota retributiva di pensione annua pari a 8mila euro;
  • il lavoratore decide di attendere la pensione di vecchiaia; chiede, però, un part time, e la sua retribuzione media pensionabile scende a 15mila euro annui; gli anni della quota retributiva restano sempre 20, e l’aliquota del 2% non cambia; restando al lavoro ottiene dunque una quota retributiva di pensione annua pari a 6mila euro, e perde 2mila euro all’anno;
  • ipotizziamo, invece, che dalla permanenza al lavoro derivi una promozione, che determini l’innalzamento della retribuzione media pensionabile a 25mila euro annui; gli anni della quota retributiva restano sempre 20, e l’aliquota del 2% non cambia; restando al lavoro ottiene una quota retributiva di pensione annua pari a 10mila euro, e guadagna 2mila euro all’anno;

Quanto si perde con la pensione anticipata nella quota contributiva di pensione

È più semplice calcolare a quanto ammonta la perdita nel calcolo contributivo della pensione. Procediamo subito con un esempio pratico:

  • il lavoratore ha uno stipendio lordo (imponibile contributivo Inps) pari a 30mila euro;
  • ogni anno, sono accreditati ai fini della pensione 9.900 euro di contributi (in quanto l’aliquota contributiva per la generalità dei dipendenti è il 33%);
  • se il lavoratore decide di pensionarsi 5 anni prima, perde 49.500 euro di contributi (per comodità, non stiamo considerando la rivalutazione dei contributi);
  • ipotizzando che il lavoratore si pensioni a 62 anni, questi 49.500 euro di contributi si traducono in 2.773,98 euro annui in meno di pensione, ossia in circa 213 euro al mese di pensione in meno: moltiplicando il montante contributivo di 49.500 per il coefficiente di trasformazione per chi si pensiona a 67 anni, difatti (5,604% dal 2019), otteniamo 2.773,98 euro, la pensione annua persa a causa del mancato trattenimento in servizio, che si traduce in 213,38 euro al mese (2.773,98 : 13 mensilità);
  • se consideriamo anche la perdita relativa all’applicazione di un coefficiente di trasformazione più basso, la decurtazione della pensione è ancora più evidente: ipotizzando che il montante contributivo già cumulato dal lavoratore sia pari a 200mila euro, questa parte di montante si traduce in una pensione pari a:
  • 9580 euro annui, per chi si pensiona a 62 anni, col coefficiente di trasformazione del 4,79% (200.000 x 4,79%), pari a 736,92 euro al mese;
  • 11.208 euro annui, per chi si pensiona a 67 anni, col coefficiente di trasformazione del 5,604% (200.000 x 5,604%), pari a 862,15 euro al mese;
  • il lavoratore che si pensiona 5 anni prima perde dunque, nella quota contributiva, un totale di 338,61 euro mensili (la differenza dovuta all’applicazione del diverso coefficiente di trasformazione, più la differenza dovuta al minor versamento di contributi.

È questo quanto accadrà, con tutta probabilità, a chi si pensiona 5 anni prima con quota 100, salvo che non siano introdotte ulteriori penalizzazioni, come un taglio percentuale o il ricalcolo contributivo. Bisogna però considerare che la penalizzazione sarebbe minore in caso di stipendi o redditi bassi.

Quanto si perde con il ricalcolo interamente contributivo della pensione?

Alcune tipologie di pensione anticipata, come la pensione anticipata contributiva e l’opzione donna, in cambio dell’uscita dal lavoro prima del compimento dell’età pensionabile richiedono il calcolo interamente contributivo della prestazione.

Come mai il calcolo contributivo della pensione è considerato penalizzante rispetto al calcolo retributivo?

Come abbiamo osservato, il calcolo retributivo si basa sulla retribuzione pensionabile media, cioè su una media degli ultimi redditi, o dei redditi più elevati, a seconda della gestione di appartenenza (ogni gestione previdenziale ha un sistema di calcolo differente), rivalutati, e sul numero di settimane di contributi accreditate (o sui mesi, sugli anni, o sulle giornate, sempre a seconda della gestione) in determinati periodi.

Il calcolo contributivo si basa invece sul solo ammontare dei contributi accreditati, rivalutati (con coefficienti di rivalutazione e di rendimento più bassi rispetto al retributivo), e sull’età pensionabile. Solitamente, dunque, questo sistema di calcolo dà luogo a una pensione più bassa, anche del 20-25%, rispetto al sistema retributivo.

Il ricalcolo contributivo, in ogni caso, non risulta sempre penalizzante: ci sono, ad esempio, delle situazioni in cui la retribuzione pensionabile negli ultimi anni crolla, e fa risultare più conveniente il sistema contributivo rispetto a quello retributivo.

Quanto si perde con l’Ape volontario?

L’Ape volontario, cioè l’anticipo pensionistico che si può richiedere dai 63 anni di età, corrisponde a una percentuale della pensione e comporta una penalizzazione sul futuro trattamento, a differenza dell’Ape sociale, che corrisponde alla futura pensione e non comporta penalizzazioni sul trattamento che si percepirà raggiunta l’età pensionabile.

L’Ape volontario, difatti, è ottenuto grazie a un prestito. Il prestito deve essere restituito in 20 anni, e comporta una penalizzazione media del 5% della pensione per ogni anno di anticipo, considerando anche il credito d’imposta: questo è quanto emerge sulla base delle stime effettuate utilizzando il simulatore Inps per l’Ape volontario, uno strumento presente nel sito dell’Inps che serve al calcolo dell’Ape volontario ed a stimare il peso dell’anticipo sulla futura pensione.

Per approfondire: Calcolo dell’Ape.

Taglio delle pensioni anticipate alte

Chi si è pensionato da giovane, o comunque con un’età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia, rischia la riduzione della pensione, se il trattamento supera un determinato ammontare. In particolare, potrebbe essere interessato dal nuovo taglio delle pensioni d’oro, o meglio delle pensioni alte, chi percepisce un trattamento che supera i 4500 euro netti al mese: è quanto previsto dal recente disegno di legge sul taglio degli assegni d’oro, che prevede la riduzione dei trattamenti attraverso l’applicazione di appositi coefficienti di penalizzazione. Il taglio delle pensioni alte può superare, a seconda dei casi, il 23% del trattamento: la penalizzazione non è determinata dal ricalcolo contributivo della pensione, ma dal rapporto tra il coefficiente corrispondente all’età per la pensione di vecchiaia e quello corrispondente all’età del pensionamento.

Per approfondire: Taglio pensioni d’oro.

Aggiornamento: in base alla più recente proposta di taglio delle pensioni d’oro, sarebbero sempre penalizzate tutte le pensioni nette superiori a 4500 euro mensili, ma a prescindere dall’età del pensionamento, e con un contributo di solidarietà sino al 18%.

Per approfondire: Taglio pensioni d’oro 2019.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI