Pensioni: proroga opzione donna 2019

4 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2018



La pensione agevolata con opzione donna è stata inserita nel ddl di bilancio: possono uscire dal lavoro le dipendenti con almeno 58 anni di età e le autonome con un minimo 59 anni di età.

La proroga dell’opzione donna è sempre più vicina: è quanto emerge dal disegno di legge di bilancio, approvato il 15 ottobre 2018 e presentato nel relativo comunicato stampa del Consiglio dei ministri [1]. La proroga dell’opzione riguarderà, però, le lavoratrici che avranno compiuto almeno 58 anni di età, se dipendenti, o 59 anni se autonome, salvo il blocco dell’adeguamento dei requisiti per la pensione alla speranza di vita. Nessuna  modifica del requisito contributivo, che resta fermo a 35 anni di versamenti. Vanno in pensione, dunque, i vecchi requisiti di 57 o 58 anni di età.  Ma procediamo per ordine, e facciamo il punto sulle pensioni: proroga opzione donna 2019, come si esce dal lavoro col regime sperimentale per le donne, quali sono gli attuali requisiti e come cambieranno in base al disegno di legge di bilancio.

Che cos’è l’opzione donna?

L’opzione donna, o regime sperimentale per le donne, è una particolare pensione di anzianità agevolata, introdotta per la prima volta dalla Legge Maroni [2]. Grazie al regime sperimentale, le donne possono pensionarsi anticipatamente in cambio del ricalcolo contributivo della pensione.

Quali sono gli attuali requisiti per l’opzione donna?

Per potersi pensionare oggi con opzione donna devono essere rispettati precisi requisiti:

  • per le lavoratrici dipendenti, è necessario aver raggiunto 57 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo, detto finestra, pari a 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome, è necessario aver raggiunto 58 anni di età e 35 anni di contributi al 31 dicembre 2015; dalla data di maturazione dell’ultimo requisito alla liquidazione della pensione è prevista l’attesa di un periodo di finestra pari a 18 mesi.

In pratica, possono ottenere la pensione le dipendenti che hanno compiuto 57 anni e le autonome che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2015, se possiedono 35 anni di contributi entro la stessa data.

Quali sono i nuovi requisiti per l’opzione donna?

Con la proroga di opzione donna, il requisito contributivo, pari a 35 anni di versamenti, resterà lo stesso, mentre cambieranno i requisiti di età, salvo blocco dell’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita. Nel caso in cui scattino gli adeguamenti, i requisiti di età saranno pari a:

  • 58 anni per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni per le lavoratrici autonome.

La pensione con opzione donna è penalizzante?

In cambio dell’uscita anticipata dal lavoro, il trattamento spettante con opzione donna è calcolato col sistema contributivo: questo metodo di calcolo è basato sui contributi effettivamente accreditati e risulta normalmente sfavorevole rispetto al sistema di calcolo retributivo, che invece si basa sulla media degli ultimi stipendi o redditi.

Non esiste una penalizzazione fissa, perché il calcolo della pensione dipende da numerose variabili, tuttavia si parla di un taglio della pensione pari al 25-30% (raramente si supera il 30%, in alcuni casi il calcolo contributivo può addirittura risultare vantaggioso), rispetto al trattamento calcolato col sistema retributivo.

Come si calcola la pensione con opzione donna?

Nello specifico, il calcolo contributivo, utilizzato con opzione donna, non si basa sugli ultimi stipendi o retribuzioni percepite come il sistema retributivo, ma sui contributi effettivamente versati nel corso dell’attività lavorativa, rivalutati e trasformati in rendita da un coefficiente che aumenta all’aumentare dell’età pensionabile.

Il sistema di calcolo contributivo si divide in due quote:

  • la quota A, sino al 31 dicembre 1995 (si tratta di una quota contributiva di pensione prevista solo per chi ha optato per il calcolo interamente contributivo, oppure per il computo o per la totalizzazione);
  • la quota B, dal 1° gennaio 1996 in poi.

Per ricavare l’assegno di pensione corrispondente alla Quota B, bisogna:

  • accantonare, per ogni anno, il 33% della retribuzione lorda corrisposta dal 1996 (il 33% è l’aliquota valida per la generalità dei lavoratori dipendenti), oppure l’aliquota contributiva prevista dall’Inps per le altre categorie di lavoratori;
  • rivalutare i contributi accantonati ogni anno, in base alla media mobile quinquennale della crescita della ricchezza nazionale, ovvero all’incremento del Pil nominale, che comprende anche il tasso di inflazione che si registra anno per anno;
  • sommare i contributi rivalutati, ottenendo così il montante contributivo;
  • moltiplicare il montante contributivo per il coefficiente di trasformazione, una cifra espressa in percentuale che varia in base all’età, ottenendo così la quota B di pensione.

Per determinare la Quota A della pensione, quota che sussiste solamente in caso di opzione per il sistema contributivo, computo o totalizzazione, il procedimento è più complicato.

Il complesso meccanismo dovrebbe risultare più semplice spiegato in questo modo:

  • si prendono le 10 retribuzioni annue precedenti il 1996 (o le retribuzioni 1993-1995 per i dipendenti pubblici);
  • si applica l’aliquota contributiva pensionistica riferita all’epoca del versamento (quella del 1995, ad esempio, era pari al 27,12% per la generalità dei dipendenti);
  • si rivalutano i contributi così ottenuti, sulla base della media quinquennale del Pil nominale;
  • si ricava una media annua di contribuzione (capitalizzata) dividendo il totale della somma complessivamente accantonata per 10 (o per 3, per i dipendenti pubblici);
  • si moltiplica il risultato ottenuto per il numero complessivo degli anni di anzianità, valutati però ponderandoli con il rapporto tra l’aliquota contributiva vigente in ciascun anno e la media delle aliquote contributive vigenti nei 10 (o 3) anni precedenti quello in cui viene esercitata l’opzione;
  • si ottiene, così, il montante contributivo della quota A, che deve essere moltiplicato per il coefficiente di trasformazione per trasformarsi in quota A di pensione.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, il procedimento di calcolo della quota A presenta delle peculiarità, descritte nell’informativa Inpdap del 2001 [3].

Si possono, in alternativa, sommare i due montanti contributivi, della Quota A e della Quota B, per giungere al montante contributivo totale, che viene poi trasformato in rendita dal coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età pensionabile.

Il procedimento può cambiare a seconda della particolare gestione previdenziale in cui si possiedono i contributi.

Domanda opzione donna

Chi ha raggiunto, entro le date indicate, i requisiti attualmente ancora in vigore per l’opzione, può pensionarsi utilizzando questo particolare regime, anche adesso: l’Inps ha difatti chiarito che anche a questo speciale regime si applica la cristallizzazione dei requisiti, un principio, generalmente valido in materia previdenziale, che consente di ottenere la pensione con un previgente regime se entro le date previste sono stati raggiunti i requisiti, anche se successivamente la legge è cambiata.

Per chi maturerà i nuovi requisiti previsti nella proroga, nulla si sa riguardo alla data a partire dalla quale potrà essere inviata la domanda. Va sottolineato che la proroga, per oggi, è inserita nel disegno di legge di bilancio: bisogna quindi valutare che cosa sarà disposto nella legge di bilancio 2019 che sarà approvata.

note

[1] Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 23/2018.

[2] L. 243/2004.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

8 Commenti

  1. Sarebbe auspicabile sapere se il requisito dei 58 o 59 anni, in luogo dei 57 o 58 anni, sia da ‘possedere’ al 31 dicembre 2018 o al 31 dicembre 2019. Così da sapere chi può essere interessato a questa proroga, posto che, nel primo caso, possono accedere le donne nate nel 1960 e nel 1959. Escluse tutte le altre, a prescindere da ogni altro elemento.
    Grazie

    1. Buonasera, purtroppo il comunicato del Consiglio dei ministri non specifica entro quale data debbano essere maturati i requisiti, confidiamo che l’informazione sia resa nota il prima possibile. Per avere certezze, ad ogni modo, è necessario attendere l’approvazione definitiva della legge di Bilancio 2019.

  2. Mia Moglie compie 58 anni a Settembre 2019 con 36 anni di contributi usufruisce della legge 104/92 3 gg mensile x assistenza al suocero non convivente è infermiera professionale c/o struttura sanitaria privata puo godere dell’opzione donna e quanto sara penalizzante? grazie

  3. Avrò sessanta anni a Febbraio 2019 e 32 anni di contributi, riscattando 3 anni di laurea potrei accedere all’Opzione Donna?

  4. Ho 37 anni di contribuzione che pero’ non vogliono riconoscermi perche 5 anni li ho versati al fondo clero. Non mi sembra giusto. Ho 59 anni e vorrei andare in pensione con l’opzione donna

  5. Al 31.12.2018 ho 37 anni di lavoro e 60 anni di eta’. Ma non mi vogliono riconoscere i contributi versati al fondo clero. Perche? Non e’ giusto

  6. ho 57 anni fatti ad agosto 20018, ho 36 anni di contributi senza malattia, posso rientrare nella opzione donna, sono del 1961

  7. Ho 62 anni ed ho maturato 36 anni di contributi nel 2018 potrò usufruire dell’opzione donna nell’anno 2019 ? Grazie

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI