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Licenziamento non scritto: posso contestarlo?

16 Ottobre 2018


Licenziamento non scritto: posso contestarlo?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 Ottobre 2018



Licenziamento orale: non c’è termine per l’impugnazione nei 60 giorni, ma è applicabile solo il termine dei 180 giorni per il deposito del ricorso in tribunale.

Durante una lite, il tuo datore di lavoro ti ha detto che sei licenziato. Ti ha così intimato di non farti più vedere. Hai preso la palla al balzo: in azienda non stavi più bene e anche lo stipendio veniva pagato con ritardo e in modo irregolare. Quale migliore occasione per farsi pagare la disoccupazione dallo Stato e, nel frattempo, trovare un’occasione di lavoro più stimolante! Senonché, dopo qualche mese, conosci un avvocato il quale, dopo aver sentito la tua storia, ti elenca i tuoi diritti conseguenti al fatto di essere stato licenziato oralmente. Difatti, dopo quello scontro verbale avuto con il capo, questi non si è mai preoccupato di inviarti una raccomandata a casa, con la lettera di licenziamento formale. Ti chiedi però se sei ancora nei termini per contestare il licenziamento. Sono ormai trascorse diverse settimane e la legge dà solo 60 giorni all’ex dipendente per impugnare il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro. Ti rivolgi di nuovo al legale e gli chiedi: posso contestare il licenziamento non scritto? C’è ancora tempo per farlo? Ecco qual è, in proposito, l’orientamento della Cassazione espresso peraltro pochi giorni fa [1].

Licenziamento orale: è valido?

La legge dice che il licenziamento deve essere per forza scritto. Non dice in che forma deve essere fornita tale comunicazione, se cioè con raccomandata, lettera consegnata a mano, email o sms. L’importante però è che non avvenga in forma verbale (leggi Licenziamento orale: giurisprudenza). In quest’ultimo caso il licenziamento è inesistente, ossia come mai avvenuto, e il lavoratore avrà diritto alla reintegra sul posto.

Di recente la Cassazione ha aperto le maglie alla possibilità di licenziare anche tramite un messaggio in chat come WhatsApp o con email. L’importante è che il datore di lavoro possa dimostrare l’invio del provvedimento. Così, ad esempio, se il dipendente dovesse impugnare il licenziamento ricevuto sul cellulare, deducendo che la forma non è quella appropriata, non farebbe altro che ammettere di aver ricevuto la comunicazione, così convalidandola. In buona sostanza, la contestazione sana qualsiasi vizio di comunicazione inviata con mezzi telematici.

Licenziamento verbale o dimissioni?

Si è posto spesso il problema, dinanzi all’assenza ingiustificata del dipendente, di stabilire se il rapporto si è sciolto per via di un licenziamento verbale o di una volontaria astensione del lavoratore (dimissioni volontarie), poi seguita da un ripensamento. Immaginiamo ad esempio che il datore di lavoro e il dipendente litighino e che il primo dica al secondo di non farsi più vedere; il lavoratore, per non essere da meno, ribatte che non ha alcuna intenzione di proseguire il rapporto a quelle condizioni. Così non si presenta più in azienda. Cosa si deve ritenere in questo caso: che vi sia stato un licenziamento verbale (nel qual caso sarebbe illegittimo) o una dimissione del lavoratore (nel qual caso la risoluzione del rapporto di lavoro ha effetto)? Secondo la Cassazione spetta al datore di lavoro dimostrare le dimissioni del dipendente: circostanza tutt’altro che facile. Ragion per cui, se il dipendente non presenta il modulo di dimissioni online, il datore di lavoro farà bene a inviargli una raccomandata a.r. chiedendogli di rientrare immediatamente sul posto, a pena di licenziamento. Se il lavoratore non farà seguito all’invito potrà essere licenziato senza problemi.

Entro quanto tempo impugnare il licenziamento?

La legge stabilisce che il dipendente ha 60 giorni di tempo per contestare il licenziamento [2]. La contestazione deve avvenire con una lettera raccomandata spedita in azienda o consegnata a mano al datore e da questi controfirmata oppure con una email di posta elettronica certificata. Il termine decorre dal giorno in cui il lavoratore ha avuto comunicazione di licenziamento ossia da quando ha ricevuto la missiva con il licenziamento. La contestazione del dipendente non deve specificare le ragioni per cui questi ritiene illegittimo il provvedimento del datore. Provveduto a ciò, l’interessato deve rispettare un secondo termine: nei successivi 180 giorni, deve avviare la causa, ossia deve depositare il ricorso in tribunale contro il suo ex datore di lavoro. Se non lo fa decade dalla possibilità di ottenere la reintegra sul posto.

Ebbene, nel caso di licenziamento orale, la Cassazione ha già detto che il dipendente non perde il diritto a impugnare il licenziamento se fa scadere il primo termine dei 60 giorni, potendo inviare la contestazione anche in un successivo momento dal giorno in cui gli è stato comunicato verbalmente il recesso o potendo anche agire direttamente in tribunale, senza cioè la preventiva contestazione scritta. Del resto, non avendo questi mai ricevuto la lettera di licenziamento, il termine dei 60 giorni non può mai partire. Tuttavia, una volta che il lavoratore avrà deciso di inviare la raccomandata all’azienda contenente la contestazione del licenziamento, avrà da quel momento 180 giorni per avviare la causa in tribunale e depositare il ricorso [3]. Quindi nel caso di licenziamento orale si applica solo il secondo dei due termini (quello dei 180 giorni per depositare il ricorso dalla lettera di impugnazione e non quello dei 60 giorni per l’invio della contestazione medesima).

In caso di licenziamento orale, mancando la lettera scritta del datore di lavoro da cui la legge fa decorrere il termine di decadenza, il lavoratore può agire per far valere l’inefficacia dei licenziamento senza l’onere della previa impugnativa stragiudiziale del licenziamento stesso, con la conseguenza dell’assoggettabilità al solo termine prescrizionale.

note

[1] Cass. sent. n. 25561/2018.

[2] Art. 6 legge n. 604/1966: «1. Il licenziamento deve essere impugnato a pena di decadenza entro sessanta giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, ovvero dalla comunicazione, anch’essa in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idoneo a rendere nota la volontà del lavoratore anche attraverso l’intervento dell’organizzazione sindacale diretto ad impugnare il licenziamento stesso.

2. L’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di centottanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale in funzione di giudice del lavoro o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato, ferma restando la possibilità di produrre nuovi documenti formatisi dopo il deposito del ricorso. Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo.»

[3] Cass. sent. n. 22825/2015.


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