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Calcio per bambini: fa bene?

7 novembre 2018


Calcio per bambini: fa bene?

> Donna e famiglia Pubblicato il 7 novembre 2018



Il calcio come sport per bambini fa bene? È presto detto: fa molto bene allo sviluppo psico-sociale e muscolo-scheletrico del bambino. Attenti, però, agli svantaggi.  

Calcio sì o calcio no?Il calcio per bambini: fa bene? Scegliere uno sport per bambini è senza dubbio una grande responsabilità del genitore il quale dovrà tenere conto di diversi fattori prima di iniziare il proprio figlio all’attività sportiva. Dovrà considerare le inclinazioni del bambino, cosa questi ama fare e come ama o amerebbe trascorrere il tempo libero. Inoltre dovrà valutare anche i risvolti fisici e motori di una determinata attività sportiva. Il calcio, in quanto sport nazional-popolare, riscuote parecchio successo tra genitori e bambini ma non è uno sport completo a tutto tondo tale da garantire l’armonioso sviluppo dei più piccoli. Eppure sono tantissime le scuole-calcio e numerosi sono i bambini che vorrebbero iscriversi. Giocare a calcio è una prerogativa di molti bimbi soprattutto italiani in quanto è lo sport più praticato e seguito al mondo. Infatti ben 3 miliardi di persone sostengono il calcio a vario titolo: sia come tifosi che come giocatori a vario livello. È per questo che occorre valutare i pro e i contro di tale attività onde poter scegliere, in maniera informata e completa, se praticarlo o no.

 I vantaggi del calcio per bambini

Il momento del gioco per i bambini segna il loro sviluppo psico-fisico. Ed è proprio attraverso la palla che c’è il loro primo approccio ludico. La palla stimola il movimento ed il coordinamento di braccia e gambe tirandola a sé o spingendola. Infatti è un gioco fondamentale tanto da non mancare mai nel “corredo giocattoli” di un bambino il quale ha sin da subito familiarità con quest’oggetto.

In particolare il gioco del calcio offre un ventaglio di vantaggi, primo fra tutti lo sviluppo della muscolatura inferiore unito all’elasticità muscolare e allo sviluppo osseo. Infatti giocare a calcio rende agili, scattanti e vigorosi soprattutto negli arti inferiori. Inoltre l’allenamento calcistico alterna l’allenamento aerobico a quello anaerobico offrendo una maggiore protezione contro le malattie cardio-vascolari prevenendo anche l’obesità: più ossigeno e meno massa grassa. Altro vantaggio da tenere in considerazione è la fortissima socializzazione! Avrai sicuramente in mente immagini di bimbi felici, di tutte le nazionalità e di tutte le estrazioni sociali, rincorrere un pallone. Il calcio è un gioco di squadra davvero potente sotto il profilo della tessitura di rapporti interpersonali e dell’inclusione sociale.

Grazie al calcio i bambini imparano presto il rispetto delle regole di gioco, il rispetto dell’avversario, il rispetto della figura del capitano, lo spirito di gruppo e il rispetto dell’allenatore, figura guida e maestra. Anche la costanza nell’allenamento favorisce il senso di responsabilità del bambino. Pertanto, in sintesi: forte socializzazione, rispetto delle regole e del gioco di gruppo, impegno, miglioramento muscolo-scheletrico e prevenzione delle malattie cardio-vascolari sono i vantaggi indiscussi del gioco del calcio.

Gli svantaggi del calcio per i bambini

E veniamo ora alla nota dolente, ovvero agli svantaggi di questo sport. Il calcio è uno sport asimmetrico nel senso che tende a far sviluppare soltanto la parte bassa del corpo. I bambini, invece, dovrebbero sviluppare in modo armonico tutto il corpo. Per giocare a calcio è richiesto un forte senso di coordinamento fisico ma non è richiesto un altrettanto sviluppo delle braccia, per esempio, mentre è richiesta una buona forza nelle gambe e a furia di tirar calci queste si sviluppano più intensamente.

Inoltre un altro svantaggio del calcio è l’elevata traumaticità. In altre parole, giocando a calcio il bambino ha più probabilità di infortunarsi sia per contatto con altri giocatori, sia cadendo o slogandosi una caviglia. Spesso i bambini non sanno ancora come cadere o affrontare uno scontro fisico ed è abbastanza comune che ritornino a casa dopo gli allenamenti o dopo una partita con una caviglia gonfia o con un ginocchio molto dolorante, nella migliore delle ipotesi.

Tuttavia l’aspetto traumatico del calcio non si limita solo agli scontri fisici o alle cadute ma si estende anche alle vertebre che sono interessate da una forte e costante sollecitazione tale da provocare, specie nei portieri ed in particolare in età adulta, ernie del disco. Ma niente paura: è necessario avere l’accortezza di fare sempre stretching dopo le partite, anche quelle disputate in giardino o in cortile. Il calcio ha, come visto, il merito di essere uno sport aggregante ed uno sport che può essere praticato davvero ovunque e da chiunque. Questo aspetto, tuttavia, mostra anche la faccia svantaggiosa del calcio: la socializzazione negativa.

In altri termini, in quanto gioco non controllato e di strada, potrebbe mettere in contatto i bambini con persone con scarso spirito sportivo, violente, maleducate e impertinenti. Tale aspetto potrebbe essere meno sentito all’interno di scuole calcio o di associazioni in cui viene effettuata una certa selezione a monte. Un altro problema legato al calcio è lo spirito di emulazione di falsi miti da parte dei bambini. Questi ultimi sono ottimi osservatori e se è vero che l’educazione passa attraverso l’esempio, il calcio offre alcuni modelli proprio da non seguire. I calciatori spesso si consegnano alla stampa come miti dalla vita agiata e dissoluta, senza spirito di sacrificio, immersi in una realtà in cui tutto si può fare e avere come denaro, donne, automobili, sostanze stupefacenti e lussi sfrenati.

La vita di un calciatore è dedizione e sacrificio e solo così si può accedere ad alti livelli ed è bene che questo messaggio arrivi ai piccoli amanti del calcio proprio dai grandi campioni.

Quando si inizia a giocare a calcio?

Si comincia a giocare a calcio già a partire dai 3 anni. In tali casi, però, l’allenamento che si andrebbe a fare non è finalizzato all’agonismo o alla partita domenicale ma allo svolgimento di esercizi propedeutici all’attività calcistica. Gli esercizi dovrebbero riguardare tutto il corpo e non solo la parte inferiore del bambino. L’obiettivo è quello di garantire uno sviluppo corporeo completo per favorire coordinamento, resistenza, forza, elasticità e velocità. Nel mini calcio il numero dei giocatori è minore, le porte sono più piccole, il campo è ridotto e non ci sono ruoli. Lo scopo è proprio quello di divertirsi e di fare attività fisica che sia imprescindibilmente volta al benessere psico-fisico del bambino.

L’allenamento vero e proprio comincia verso i 7 o 8 anni, età in cui il bambino apprende anche schemi e tattiche di gioco. L’agonismo, poi, viene praticato dai 10 ai 12 anni. In questa fascia d’età il bambino non solo riesce a coordinarsi bene a livello neuro-muscolare, ma sa dosare forza, resistenza e velocità.

Quanto costa giocare a calcio?

 Il calcio è uno sport democratico in quanto tutti possono praticarlo ed in qualunque posto. Basta avere una palla e si gioca ovunque: per strada, al parco, in uno spiazzo, in un campo, nel cortile di casa o, per i più piccoli, in casa stessa. La palla non deve essere per forza di un buon cuoio: è sufficiente anche un normale pallone in gomma. Se i bambini hanno modo e fantasia, riescono anche a costruire delle porte con dei mezzi di fortuna ed il gioco è fatto.

Tuttavia un conto è organizzare una partitella in cortile ed un conto è praticare il calcio come sport che non è proprio a costo zero. Tale richiesta è particolarmente forte e sentita in Italia dove fioccano numerose scuole calcio. Oltre i costi mensili per l’iscrizione a tali scuole, alla squadra di quartiere, all’oratorio o ad associazioni dilettantistiche, ci sono le spese per i completi, per il borsone, per le scarpe da calcio (da cambiare anche con una certa frequenza) e per il trasporto dei bambini impegnati, di domenica in domenica, in campi di gioco diversi e spesso lontani dalla propria città o dal proprio paese.

I costi di iscrizione alle scuole-calcio vanno dai 200 ai 400 euro mensili. A questi costi bisogna aggiungere anche quelli per l’iscrizione a eventuali tornei o a campus estivi. Le spese aumentano per le iscrizione a scuole calcio prestigiose o alle accademie dove si studia e si impara a giocare a calcio. Ma questo è davvero solo per benestanti.

I genitori dei “baby calciatori”

È abbastanza pacifico che la maggior parte dei bambini che pratica un determinato sport lo fa perché spinto o indirizzato dalle passioni dei genitori. In Italia sono moltissimi i tifosi di calcio e moltissimi i genitori che sperano nella carriera calcistica del figlio. Sono affascinanti le storie di moltissimi giocatori blasonati che, partendo da zero ed in povertà, con costanza, allenamento e anche un pizzico di fortuna, sono arrivati a livelli altissimi. Pensiamo a Cristiano Ronaldo, Ronaldo, Ronaldinho, George Best: questi i casi più famosi a livello internazionale. Dando uno sguardo all’Italia pensiamo ad Antonio Cassano o a Totò Schillaci. Le storie di questi giocatori sono vere e proprie favole moderne che fanno sperare le nuove leve del calcio ma soprattutto i genitori che vorrebbero vedere i loro figli segnare goal in Serie A.

I primi sostenitori dei “baby calciatori” sono proprio i genitori che, dalle tribune, li seguono in ogni partita, li incoraggiano ad ogni allenamento, li motivano e li spronano negli spogliatoi. Alcune volte anche troppo, oserei dire! Non sono rari i casi di litigi tra genitori sugli spalti dove, forse, l’agonismo è sentito ancor più che in campo. Eppure questo tipo di fanatismo non fa bene allo sport e non fa bene ai figli in quanto mostra solo un pessimo esempio ed una falsa sportività.

Credere nelle capacità dei propri bambini è un ottimo modo per incentivare l’autostima. L’importante, però, è non creare delle false aspettative nei figli e bisogna sempre essere attenti alle loro reali inclinazioni. Spesso la volontà dei padri o delle madri non coincide con quella dei figli che, anche se bambini, sanno bene come preferiscono spendere le loro energie ed il loro talento. Chiaramente sotto la supervisione e l’attenzione genitoriale, sia chiaro. Inoltre solo un giocatore su 5 mila arriva in serie A. Questo è un dato importante da considerare prima di sborsare tanto denaro per i vivai calcistici senza aver preso in considerazione sia il talento che le vere propensioni dei figli.

Calcio e divertimento

Alla luce di quanto detto il calcio risulta essere uno sport che fa bene ai bambini con le dovute accortezze: bisogna affiancare degli esercizi per la parte superiore del corpo all’allenamento calcistico vero e proprio. O al più bisogna accertarsi che la scuola calcio o l’a.s.d. si preoccupino di garantire al bambino un allenamento completo. Tuttavia ciò che fa stare davvero bene il bambino è lo spirito e l’entusiasmo con i quali si approccia a qualsiasi attività. Il divertimento è d’obbligo quando si parla di pargoli e l’agonismo va messo sicuramente da parte per dare maggior spazio all’aspetto ludico di uno sport. In questa prospettiva il calcio risulta uno sport divertente e da intraprendere, aperto sia ai bambini che alle bambine (non sono rari in Italia casi di squadre femminili o miste di calcio).

La condivisione dei propri progressi con il resto della squadra è un modo per rinsaldare i rapporti e sperimentare la convivenza e la condivisione all’interno di un gruppo. Si impara non solo ad esultare per un goal ma anche a metabolizzare la delusione di una sconfitta e mettere a disposizione della squadra il meglio di sé. Ecco, in questo senso il calcio offre davvero un insegnamento davvero importante: saper vincere e saper perdere, cadere e rialzarsi (non solo in senso metaforico), dare il meglio di sé ed essere consapevole dei propri limiti, saper organizzare la propria zona o il proprio spazio e mettersi a disposizione della squadra. In questo senso ed in quest’ottica il calcio è uno sport da provare almeno una volta nella vita!

Di VALENTINA CALASSO


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