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Internet delle cose: cos’è?

8 novembre 2018


Internet delle cose: cos’è?

> Tech Pubblicato il 8 novembre 2018



Viviamo in un’epoca di grande cambiamento e la Rete non è più popolata soltanto da persone, ma anche da oggetti. Scopriamo pregi e difetti di questo nuovo mondo.

La macchina ti avverte se c’è traffico sulla strada che stai per percorrere? Le lampadine si accendono da sole quando arriva la sera o quando entri in una stanza buia? Se la risposta a queste domande è affermativa, significa che vivi appieno la grande rivoluzione che è l’IoT (Internet delle cose) e magari nemmeno lo sai. La locuzione Internet delle cose (Internet of things) è stata coniata nel 1999 e descrive un contesto tecnologico nel quale gli oggetti acquisiscono la capacità di connettersi (con l’ambiente, con la Rete e con gli utenti), scambiano dati e arrivano a compiere azioni in piena autonomia. Le applicazioni dell’IoT sono molteplici e tutte promettono di facilitare la vita agli utenti. Internet delle cose: cos’è? Quali sono i vantaggi e i pericoli di questo nuovo scenario?

Fantascienza? No, realtà!

L’IoT è un sistema complesso, composto da hardware, software e oggetti, diventati smart, grazie alle tecnologie abilitanti. Perché l’IoT funzioni è necessario che gli oggetti riescano a interagire con l’ambiente, acquisire dati e poi comunicarli ai sistemi di analisi; gli oggetti più evoluti riescono a compiere autonomamente delle azioni. Se ti sembra fantascienza, sappi che quotidianamente utilizzi oggetti smart, dandone per scontato il funzionamento. Facciamo un piccolo inventario, partendo dalle abitazioni, sempre più smart grazie alla domotica (l’IoT applicato alle case).

Oggi a tua disposizione hai l’impianto di riscaldamento che monitora la temperatura esterna e l’orario, ti fa trovare la casa calda quando rientri e mantiene il calore costante. E che dire delle nuove lavatrici, come la Candy Smart Touch, in grado di valutare il carico di biancheria e consigliare il programma di lavaggio adatto? Attraverso l’app Candy simplyFi sei in grado di controllare e avviare il programma di lavaggio da tablet o smartphone. Stessa cosa in cucina, dove trovi elettrodomestici che decidono il programma di cottura dei cibi, come il Cookeo di Moulinex o il frigorifero Samsung Family Hub Refrigerator che può controllare se il latte è finito e persino ordinarne l’acquisto per non lasciarti senza. Continuiamo questo inventario, uscendo da casa per andare al lavoro: grazie al portachiavi smart come Filo, sai sempre dove hai dimenticato le chiavi, mentre la macchina, se superi limiti di velocità o consumi ottimali, riduce autonomamente l’andatura e ti aiuta a parcheggiare quando arrivi a destinazione (nei modelli più nuovi parcheggia da sola).

L’IoT del tempo libero e della salute

I campi di applicazione dell’Internet delle cose sono davvero molti, e non si limitano alla casa e alla macchina. Anche il tuo tempo libero è pervaso di oggetti smart, come l’orologio Suunto Spartan Ultra con funzioni outdoor, in grado di monitorare i  passi mentre corri, misurare il battito cardiaco e la pressione sanguigna e aiutarti a migliorare la tua forma fisica.  Monitorare i parametri vitali è anche una questione di salute e l’IoT applicato a questo tema (eHealt) propone strumenti in grado di controllare i valori dei pazienti, senza obbligarli a lunghi ricoveri in ospedale; in caso di variazioni, il sistema di controllo attiva automaticamente le procedure adeguate alla situazione. Tutto ciò si traduce in una migliore prestazione sanitaria e in un risparmio sui costi ospedalieri.

Come funziona l’internet delle cose?

Gli oggetti che compiono azioni e che ti sembrano normali, in realtà sono frutto di un grande lavoro e dell’impiego di diverse tecnologie. Essi diventano smart grazie a sensori e captano le informazioni dall’ambiente, mentre la connessione alla Rete permette loro di comunicare questi dati al sistema di controllo. Questo processo è possibile grazie a connessioni senza fili (come wifi, GPRS, GSM, Blutooth) e i dati sono immagazzinati nel cloud, esattamente come le fotografie che conservi su Google Foto. La tecnologia del cloud computing è fondamentale in questo settore, perché offre una grande velocità di calcolo e i server nel cloud sono capaci di ricevere, archiviare e processare in tempo reale l’enorme quantità di dati (Big Data) che arriva dagli oggetti smart.

Il Data mining (tecnologia specifica per l’estrazione di dati), interviene nella fase di archiviazione ed estrazione mirata delle informazioni; grazie a questa tecnologia è possibile utilizzare solo i dati che servono per uno specifico scopo. Infine, un’applicazione, facile da usare, dalla grafica accattivante, ti permette di pensare che tutto questa tecnologia non esista e che basti cliccare su on o off per accendere o spegnere magicamente qualcosa.

L’importanza di essere smart

Oltre all’aspetto divertente di avere un aspirapolvere come Roomba, che se va in giro da solo per la casa evitando gli ostacoli, l’Internet delle cose offre notevoli vantaggi. Poter monitorare impianti a distanza (centraline, ascensori, sistemi di sicurezza) permette di risparmiare sui costi di sopralluogo e, soprattutto su quelli di manutenzione. Le aziende di norma fanno manutenzione su base cronologica, annuale o mensile, mentre grazie all’IoT è possibile fare interventi solo quando serve, perché il sistema monitora costantemente la situazione e avvisa in caso di malfunzionamento (sistema adottato dal Comune di Bergamo per monitorare i pannelli ad energia solare). Se le lampadine si accendono da sole quando entriamo in una stanza e si spengono quando usciamo, si evita di lasciare inutilmente accesa la luce, si risparmia sui costi di energia e si fa anche del bene all’ambiente.

In agricoltura i sistemi IoT possono monitorare il terreno e stabilire quando attivare l’irrigazione e quando serve concimazione. Monitorare mezzi, merci e uomini, come fa l’Industria 4.0, porta a ottimizzare i costi, eliminare gli sprechi, gestire meglio magazzino e approvvigionamento delle materie.

Il rovescio della medaglia dell’IoT

Come tutte le cose belle, anche l’IoT presenta delle criticità e degli aspetti negativi. Gli oggetti smart sono riconosciuti univocamente dalla Rete attraverso un ID e hanno una loro identità (si parla di identità digitale degli oggetti, al pari dell’identità digitale delle persone fisiche e di quelle giuridiche). Se immagini questi oggetti come vivi e in Rete, non ti stupisce che soffrano di fragilità sul fronte della privacy e su quello della sicurezza.

La tutela della privacy è un tema noto: tutti questi dati che sono captati, conservati e poi filtrati, chi li gestisce? Per quanto tempo? Perché? Finché utilizzi lo smartphone per sapere quanti chilometri hai percorso, hai dato esplicita autorizzazione al trattamento dei tuoi dati all’app, ma chi ha autorizzato il contatore intelligente, che registra i tuoi consumi e li trasmette al gestore oppure al semaforo smart, che ti scatta una fotografia mentre attraversi in un determinato luogo e a una certa ora? Chi usa i servizi IoT non ne è sempre consapevole ed è fondamentale disciplinare questa materia, per tutelare gli utenti e promuovere lo sviluppo futuro dell’Internet delle cose.

Anche la sicurezza è un problema serio, qualcuno potrebbe entrare nei tuoi oggetti e controllarli. Forse non è grave che un hacker si introduca nel tuo frigorifero, ma pensa agli effetti potenzialmente disastrosi, se controllasse la tua automobile o i semafori. Privacy e sicurezza sono i limiti che sino ad ora hanno rallentato la diffusione dell’IoT, che incontra resistenze, soprattutto nei settori critici. I produttori di oggetti smart e il legislatore sono impegnati proprio su queste tematiche, per garantire lo sviluppo dell’Internet delle cose, attraverso sistemi più sicuri, e una normativa appropriata.

Il lato oscuro dell’Iot

Gli aspetti negativi non riguardano soltanto questioni tecniche o normative; gli oggetti, sempre più smart, compiono azioni in piena autonomia e la robotica ha compiuto passi da gigante; in alcuni casi i robot sono in grado di sostituirsi all’uomo. Se questo evita che un artificiere rischi la vita per disinnescare una bomba, è altrettanto vero che, allo stesso modo, le macchine si potrebbero sostituire all’uomo in ogni campo.

L’Industria 4.0 pone questa questione. Sviluppata in Germania, grazie all’IoT è possibile monitorare merci, mezzi e uomini, migliorando le performance aziendali e riducendo i costi, ma è anche possibile che la presenza dell’uomo diventi non necessaria nel processo di produzione. L’Internet delle cose ci può facilitare la vita, ma come evitare che le macchine rendano superflua la nostra presenza sui luoghi di lavoro? Come tutte le grandi rivoluzioni tecnologiche, anche questa impone un cambiamento in tutti settori della vita dell’uomo.

Internet delle cose e opportunità

Gli aspetti meno luminosi dell’IoT non devono oscurare le potenzialità di business che ci vengono offerte. Se da un lato l’industria manifatturiera sembra mettere in pericolo il lavoro, l’Internet delle cose offre molte possibilità d’inserimento. Forse spariranno gli operai dalle fabbriche, ma proviamo a guardare le cose da un altro punto di vista. Servono persone in grado di sviluppare sistemi di comunicazione sicuri, così come servono progettisti per gli oggetti smart, che sappiano programmarne il funzionamento e poi servono tecnici in grado di monitorare, elaborare, filtrare i dati e poi ancora, che dire delle interfacce grafiche, le applicazioni, che permettono all’utente finale di governare con estrema semplicità i servizi IoT?

Se puoi pensarlo, puoi farlo

L’unico limite dell’Internet delle cose è la fantasia e l’uomo ha sempre dimostrato di avere una fantasia senza limiti. L’Internet delle cose è nata come idea e in poco tempo è diventata realtà, proponendo applicazioni semplici, in grado di fare rilevazioni ambientali, ma non di compiere azioni (applicazioni consolidate); in seguito sono state sviluppate applicazioni più ricche di funzioni e gli oggetti sono diventati sempre più smart, in grado di compiere azioni in completa autonomia (applicazioni sperimentali); infine, esiste una terza categoria, quella delle applicazioni embrionali, tutte da inventare.

Recentemente su un social network è comparso un post in cui un’azienda proponeva un cuscino che, se accarezzato per un po’ di tempo, faceva le fusa come un gatto e c’è un prototipo di smartphone cui è stato aggiunto un “dito” che ti accarezza la mano mentre sei al telefono. Il futuro è pieno di opportunità, basta saperle cogliere!

Di TERESA TITTA TRUA


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