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Il certificato di debenza in caso di cessione d’azienda per debiti fiscali

14 Novembre 2018


Il certificato di debenza in caso di cessione d’azienda per debiti fiscali

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Novembre 2018



Il certificato di debenza è un importante accorgimento da utilizzare in caso di cessione d’azienda per sapere se ci sono debiti fiscali e conoscerne l’ammontare.

Non tutti sanno che, in caso di cessione d’azienda, sia chi la cede (cedente) sia chi la riceve (cessionario) sono entrambi obbligati verso il Fisco per i debiti maturati dall’azienda ceduta. Infatti, per le norme fiscali [1] chi riceve un’azienda è obbligato verso l’erario, insieme a colui che gliela ha venduta, per tutti i debiti tributari riferiti all’anno in cui è avvenuta la cessione ed ai due anni precedenti. La responsabilità si estende anche agli interessi ed alle sanzioni, anche se queste fossero riferite a violazioni commesse in epoca antecedente, purchè siano state contestate dal Fisco nell’anno in corso o nel biennio precedente alla cessione. Ad esempio, per una cessione realizzata nel 2018, sarebbe possibile richiedere all’acquirente sanzioni relative all’anno 2012, purchè esse siano state validamente contestate al cedente nel 2016. Il fisco, in questo modo, estende notevolmente la sua garanzia, potendosi rivalere non soltanto verso il soggetto che ha ceduto l’azienda – la cui responsabilità per il pagamento dei debiti tributari comunque permane – ma anche nei confronti dell’acquirente, nonostante egli non possa ritenersi a conoscenza e tanto meno responsabile di violazioni avvenute in un’epoca nella quale egli non possedeva ancora l’azienda e ne era del tutto estraneo. La norma, tuttavia, pone al Fisco qualche debole limite: innanzitutto l’amministrazione finanziaria dovrà cercare in prima battuta di recuperare il dovuto dal cedente, e solo se egli risulterà insolvente potrà rivolgersi direttamente al cessionario; inoltre, la responsabilità di quest’ultimo è contenuta entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo di azienda ceduto, e non può mai oltrepassare tale importo. In questo articolo ti spiegheremo il certificato di debenza in caso di cessione d’azienda per debiti fiscali.

Lo scopo del certificato di debenza: perché serve?

Proprio per garantire il cessionario da “sorprese” riguardanti debiti precedenti e ad egli sconosciuti, dei quali il Fisco potrebbe un domani richiedergli il pagamento, esiste l’utile strumento del certificato di debenza. Esso è un documento ufficiale, rilasciato, su richiesta dell’interessato, dagli Uffici finanziari competenti (innanzitutto l’Agenzia delle Entrate ma anche gli altri Enti impositori per i tributi di propria competenza), e che attesta l’eventuale esistenza di debiti ed il loro esatto ammontare, indicando anche la ragione e gli estremi della pretesa tributaria, cioè ad esempio il numero preciso della cartella esattoriale o dell’avviso di accertamento, il tipo di imposta -IVA, IRES, IRAP, ecc. – il periodo cui si riferisce, la data di iscrizione a ruolo e della notifica. Proprio per queste sue caratteristiche il certificato di debenza viene anche chiamato, nella pratica, “certificato dei carichi pendenti fiscali”.

Se il certificato risulta negativo, l’acquirente dell’azienda potrà stare tranquillo: egli infatti saprà, per attestazione ufficiale che proviene dall’Amministrazione finanziaria, che non vi sono debiti tributari da saldare per i periodi pregressi alla cessione. Se invece il certificato indicasse la debenza di determinate somme, egli ne verrà a conoscenza in tempo, cioè prima di stipulare l’atto di cessione, e potrà far valere le proprie ragioni e preoccupazioni verso il cedente, dal quale potrebbe ottenere, ad esempio, il pagamento dei debiti prima della cessione, oppure una diminuzione del prezzo di vendita, o altre garanzie.

Una tutela ulteriore del cessionario consiste, poi, nel fatto che, se esistessero debiti tributari ulteriori ma non riportati nel certificato, egli non ne risponderebbe, e l’unico obbligato al loro pagamento rimarrebbe il cedente. Infatti, gli uffici dell’amministrazione finanziaria verificano ai loro atti l’esistenza di debiti tributari alla data di richiesta del certificato, ma potrebbe accadere che un debito precedente emerga – per vari motivi, come ad esempio un accertamento eseguito in seguito – solo successivamente alla richiesta e all’avvenuto rilascio del certificato; in tali casi è giusto che il cessionario rimanga estraneo a quei debiti tributari, emersi soltanto dopo che la cessione dell’azienda si è realizzata.

E’ indispensabile avere il certificato per liberarsi dai debiti tributari?

Il certificato di debenza è l’unico modo pienamente sicuro per avere la certezza di non dover pagare i debiti tributari che l’azienda ceduta potrebbe aver maturato prima della cessione, o quantomeno di conoscerne preventivamente l’esatto ammontare.

Non sarebbe sufficiente, ad esempio, munirsi di una dichiarazione di assenza di debiti tributari rilasciata dal cedente, neppure se essa fosse espressa e formale, cioè contenuta nell’atto di cessione: in tal caso essa avrebbe valore soltanto tra le parti contraenti, ma non certo per il Fisco, che rimarrebbe libero di rivolgersi anche al cessionario per ottenere il pagamento di quanto dovuto, salva la possibilità per quest’ultimo di farsi rimborsare – ma solo dopo l’avvenuto pagamento – dal cedente, e farsi risarcire anche gli eventuali danni.

Chi non si fosse premunito richiedendo il certificato di debenza non avrebbe riparo dalla pretesa del Fisco neppure richiamandosi alle norme stabilite dal Codice civile [2] innanzitutto perché la normativa fiscale prevale, nella sua specifica materia, rispetto a quella civilistica, ed inoltre perché anche la normativa civile prevede che l’acquirente dell’azienda commerciale risponde insieme al cedente dei debiti (non solo fiscali, ma di qualsiasi natura) anteriori, se essi risultano dai libri contabili obbligatori. La norma civile, quindi, non fornisce adeguata tutela in ambito fiscale, perché le violazioni tributarie, per loro natura, non emergono certo dalla contabilità ufficiale, e quindi ben potrebbero rimanere ignote all’acquirente [3].

Quando il certificato di debenza non basta

Se l’Amministrazione finanziaria dovesse accertare, anche in epoca successiva, che la cessione dell’azienda è avvenuta in frode dei crediti tributari, il certificato di debenza non avrebbe più alcun valore e non potrebbe proteggere il cessionario dall’obbligo di pagamento: infatti l’intera operazione di cessione risulterebbe realizzata allo scopo di evadere il pagamento delle imposte, ed il Fisco ben dovrà tutelarsi, garantendosi anche sul patrimonio del cessionario. In caso di contestazione di reati tributari, la cessione d’azienda si presume realizzata in frode al fisco, ed anche in tal caso il certificato di debenza non sarebbe di alcuna utilità per fornire la prova contraria.

Di PAOLO REMER

note

[1] Art. 14 del D.Lgs. n.472/1997.

[2] Art. 2560 cod. civ.

[3] Cass. sent. n.17264 del 13.04.2017.


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