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Prescrizione arricchimento senza causa

10 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2018



Quando si prescrive l’azione di arricchimento senza causa? Quando un arricchimento è ingiustificato? In cosa consiste l’indennizzo?

La prescrizione è una vicenda estintiva dei diritti: significa che, trascorso un determinato periodo di tempo, il diritto non può più essere fatto valere in tribunale. Ad esempio, se hai prestato dei soldi a un tuo amico e hai lasciato trascorrere molti anni prima di chiedere la restituzione, il tuo diritto di credito potrebbe essere andato prescritto. La prescrizione è istituto conosciuto nell’intero mondo giuridico, non solo nel diritto civile: anche le cartelle di pagamento si prescrivono, così come i tributi e i reati. Ma perché esiste la prescrizione? A cosa serve? Ti rispondo subito: l’ordinamento giuridico ritiene inutile che un diritto “dimenticato” dal suo titolare possa essere conservato dopo un certo lasso di tempo. È un po’ come se scattasse una punizione: se non ti interessi più della tua posizione giuridica, allora tanto vale che questa venga eliminata. Anche in ambito penale vale la stessa cosa: se hai commesso un crimine tanto tempo fa e, nel frattempo, non sei stato ancora punito, è ingiusto che tu ti porti addosso per sempre l’etichetta di imputato. Proprio perché istituto generale, la prescrizione si applica anche all’azione di arricchimento senza causa. Di cosa si tratta? Come ti spiegherò, l’arricchimento senza causa è un particolare istituto giuridico che consente di essere indennizzati nel caso in cui ci si sia impoveriti a favore di altri. Non hai compreso? Non fa nulla: se proseguirai nella lettura, ti dirò cos’è questa azione e ti parlerò della prescrizione dell’arricchimento senza causa.

Arricchimento senza causa: cos’è?

L’arricchimento senza causa si verifica ogni volta che un soggetto, senza l’esistenza di una giusta causa, si è arricchito ai danni di un’altra persona. Da tale situazione deriva l’obbligo di indennizzare, cioè di pagare, colui che ha subito l’impoverimento, sempre però nei limiti dell’arricchimento ottenuto [1].

Arricchimento: quando è senza causa?

Quando l’arricchimento è senza causa? Manca una giusta causa quando non c’è un titolo che renda la prestazione dovuta al soggetto che si è arricchito: così, ad esempio, se coltivi un terreno che, erroneamente, credevi fosse tuo ma, in realtà, era del tuo vicino, allora potresti esercitare l’azione di arricchimento senza causa contro di lui per ottenere un giusto indennizzo. In effetti, la legge parla di indennizzo e non di risarcimento perché il pregiudizio che ti è stato causato non è dipeso dalla colpa di terzi, ma da un tuo comportamento.

Indennizzo: in che misura?

Se eserciti l’azione di arricchimento senza causa (in latino: actio de in rem verso) devi sapere che ciò che ti spetta non può superare l’arricchimento di cui ha beneficiato il terzo. Mi spiego meglio: riprendendo l’esempio fatto nel paragrafo precedente, se la tua semina ha impoverito te di cento euro e arricchito il proprietario del fondo di venti euro, questi potrà indennizzarti nei limiti di quanto ha guadagnato, e cioè solamente di venti.

La legge specifica che, se l’arricchimento ha avuto per oggetto una cosa determinata, chi l’ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste ancora al tempo dell’esercizio dell’azione. Esempio: se sei un artigiano e, per errore, consegni ad una persona il frutto del tuo lavoro, questi è tenuto a restituirtelo se, nel momento in cui glielo richiedi, esiste ancora. In caso contrario, si provvederà all’indennizzo, sempre nei limiti dell’arricchimento (se v’è stato).

Arricchimento senza causa: quando si può esercitare?

La legge dice che l’azione di arricchimento senza causa è proponibile solamente quando il danneggiato non può esercitare nessun’altra azione [2]. In pratica, l’arricchimento senza causa è un’azione residuale, nel senso che rappresenta l’ultima spiaggia per chi ha subito un impoverimento. Facciamo un esempio: hai deciso di acquistare un’auto nuova a rate; poiché il finanziamento è molto lungo, dimentichi che dopo quarantotto mesi hai estinto il tuo debito e continui a pagare fino al cinquantesimo mese. In pratica, hai pagato due rate che non spettavano alla concessionaria. In ipotesi come queste, la legge ti consente di chiedere la restituzione delle somme proponendo un’apposita azione di indebito oggettivo. Ebbene, poiché disponi già di questo rimedio, non potrai esercitare l’azione di arricchimento senza causa, anche se avrai lasciato prescrivere l’azione volta alla restituzione dell’indebito. Questo perché la legge ti aveva già dato la possibilità di agire diversamente per farti giustizia.

Ovviamente, lo stesso dicasi per tante altre vicende, tra le quali ti ricordo solamente quella del risarcimento danni: se un’auto ti tampona, dovrai chiedergli il risarcimento per responsabilità extracontrattuale, esercitando la relativa azione entro cinque anni dal danneggiamento. Se non lo fai, poi non potrai ripiegare sull’azione di arricchimento senza causa.

Secondo una tesi minoritaria, invece, l’azione di arricchimento senza causa potrebbe essere esercitata anche in presenza di altre possibili forme di tutela. Si tratta, però, di un orientamento piuttosto isolato in dottrina.

Arricchimento senza causa: quando si prescrive?

Giungiamo ora al punto nodale: quando si prescrive l’azione di arricchimento senza causa? Il codice civile non dice nulla a riguardo: nel silenzio legislativo, perciò, deve ritenersi operante il termine di prescrizione ordinario pari a dieci anni. Questi decorrono dal momento in cui è avvenuta la condotta con cui, contestualmente, una persona si è impoverita mentre l’altra si è arricchita.

Invece, per la tesi minoritaria secondo cui l’azione di arricchimento senza causa può essere esercitata anche quando sia possibile fare ricorso ad altri rimedi, i dieci anni decorrerebbero dal momento in cui l’azione principale si è prescritta. Quindi, ad esempio, se puoi far valere il tuo credito esercitando la normale azione di risarcimento danni contrattuale, che si prescrive anch’essa in dieci anni, allora il decennio necessario a far prescrivere l’azione di arricchimento senza causa decorre dal momento in cui si è prescritta l’azione principale, cioè quella contrattuale.

note

[1] Art. 2041 cod. civ.

[2] Art. 2042 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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