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Prescrizione cartelle anteriori al 2010: vanno pagate?

17 Ottobre 2018


Prescrizione cartelle anteriori al 2010: vanno pagate?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Ottobre 2018



Quando non pagare la cartella esattoriale ormai prescritta: i debiti per bollo auto, Irpef, Iva, Imu, Tari, Tasi, multe stradali e contributi Inps/Inail.

La notizia della rottamazione ter e della pace fiscale, ma soprattutto la cancellazione annunciata dal Governo delle mini cartelle per debiti iscritti a ruolo fino al 2010, ha riportato a galla il vecchio problema della prescrizione dei debiti tributari. Il dubbio che molti contribuenti si pongono è sull’effettiva utilità di una misura che cancella le iscrizioni a ruolo avvenute così tanto tempo fa. Come funziona la prescrizione delle cartelle anteriori al 2010? Vanno pagate? Cercheremo di fare chiarezza nelle seguenti righe.

Cartelle di pagamento: quando vanno in prescrizione?

Il condono delle cartelle anteriori al 2010 sta suscitando ampie polemiche tra chi ha già pagato. La norma approvata dal consiglio dei ministri infatti cancella i debiti, a prescindere dalle condizioni economiche del contribuente, a condizione che questi non abbia già versato all’erario o al Comune le somme iscritte a ruolo. Chi invece ha adempiuto ai propri doveri non può chiedere la restituzione degli importi. Il punto è che molti ritengono che le cartelle anteriori al 2010 siano prescritte e, quindi, non vadano pagate a prescindere dall’eventuale sanatoria che verrà confermata dal Parlamento. Ma non è così. Per comprendere la ragione bisogna partire dall’origine e spiegare quando vanno in prescrizione le cartelle di pagamento.

Non esiste una norma che stabilisca la prescrizione delle cartelle di pagamento. A detta delle Sezioni Unite della Cassazione, le cartelle esattoriali cadono in prescrizione entro gli stessi termini del tributo o della sanzione richiesta. Quindi, per ogni importo c’è una prescrizione diversa. In particolare:

  • se la cartella richiede il pagamento di imposte erariali (Irpef, Iva, Irap, imposta di registro o di bollo, canone Rai, ecc.) la prescrizione è di 10 anni (esiste qualche giudice che, per l’Irpef e l’Iva ritiene che il termine sia di 5 anni ma al momento si tratta di un orientamento minoritario);
  • se la cartella richiede il pagamento di imposte locali (Imu, Tasi, Tari) o di sanzioni amministrative (multe stradali), la prescrizione è di 5 anni;
  • se la cartella richiede il pagamento di contributi previdenziali o assistenziali dovuti all’Inps o all’Inail, la prescrizione è di 5 anni;
  • se la cartella richiede il pagamento del bollo auto, la prescrizione è di 3 anni.

Per stabilire se la cartella è caduta in prescrizione bisogna avere a riferimento la data di consegna della stessa al contribuente o quella del ritiro della busta all’ufficio postale. 

Cos’è l’interruzione della prescrizione

Attenzione però: la prescrizione può essere interrotta da qualsiasi atto che sollecita il pagamento degli importi iscritti a ruolo. In pratica, se il contribuente riceve una di queste raccomandate (o anche una pec) il termine di prescrizione ritorna a decorrere da capo a partire dal giorno successivo alla consegna della nuova diffida. Ad esempio, un debito per un bollo auto che si prescrive nel 2019, si prescriverà invece nel 2021 se nel 2018 l’automobilista riceve una intimazione di pagamento o un fermo amministrativo.

Quindi, affinché la prescrizione operi è necessario che, nell’arco del relativo termine (quello che abbiamo indicato nel paragrafo precedente, diverso a seconda del tipo di debito) l’agente della riscossione non invii al debitore alcun sollecito o atto di esecuzione forzata. Interrompono la prescrizione anche le misure cautelari come il preavviso di fermo e di ipoteca.

Succede spesso che l’esattore invii, dopo la prima notifica della cartella, ulteriori cartelle riepilogative della posizione del contribuente. Si tenga peraltro conto che la cartella “scade” dopo un anno: al tredicesimo mese, cioè, l’agente per la riscossione non può più avviare un pignoramento a meno che notifichi un ulteriore atto chiamato “intimazione di pagamento”. Quest’ultimo – che invita a pagare entro 5 giorni dal suo ricevimento – ha una durata ancora più ridotta: 180 giorni. Anche in questo caso, però, l’esattore potrà sempre notificarne uno successivo prima di agire con l’esecuzione forzata.

Cartelle anteriori al 2010: sono prescritte?

Veniamo al dubbio da cui siamo partiti: le cartelle precedenti al 2010 vanno pagate o sono prescritte? La risposta è molto semplice: la cartella è caduta in prescrizione solo se sono decorsi i termini e, in questo frangente, l’esattore non ha inviato alcun sollecito. Dunque, ammesso che non sia stata spedita alcuna diffida di pagamento, con riferimento alle cartelle notificate nel 2010, si sono prescritte:

  • a fine 2013, quelle del bollo auto; 
  • a fine 2015, quelle relative a multe stradali, tributi locali (tassa sulla spazzatura, Tasi, Imu) e contributi dovuti all’Inps e all’Inail. 

Invece per le cartelle relative a debiti come Irpef e Irap, la prescrizione scatta solo a partire dal 2021. 

Se invece il contribuente ha ricevuto una qualsiasi diffida di pagamento la prescrizione slitta in avanti. Bisognerà cioè calcolare, come data iniziale, quella successiva al giorno di ricevimento della diffida e, come data finale, quella corrispondente alla relativa prescrizione (10, 5 o 3 anni dopo).


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1 Commento

  1. More solito, ASSOLUTAMENTE CHIARO e comprensibile da uno come me che NON è un’aquila in materia, specialmente fiscale!!! Grazzzzieeee…

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