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Investimenti finanziari: regole per diversificare il Portafoglio

31 Ottobre 2018


Investimenti finanziari: regole per diversificare il Portafoglio

> Cultura e società Pubblicato il 31 Ottobre 2018



Negli investimenti finanziari la diversificazione è d’obbligo per ridurre i rischi: in questo articolo scopriremo le regole per diversificare il nostro Portafoglio.

La tutela dei nostri risparmi passa attraverso una parola chiave: diversificazione. Viviamo in tempi difficili caratterizzati da turbolenze dei mercati e continui rischi di crisi dietro l’angolo. La volatilità dei mercati finanziari non risparmia nessun settore, neppure quelli che un tempo erano ritenuti immuni da oscillazioni delle quotazioni. I cambi delle valute, come il rapporto tra il dollaro e l’euro, registrano un andamento continuamente variabile, che viene influenzato dalle economie ma anche dalle tensioni politiche internazionali. Le quotazioni dei titoli azionari negli ultimi anni hanno attraversato i pesanti ribassi iniziati con la crisi mondiale del 2008, per poi riprendere a salire costantemente nell’ultimo triennio, ma l’incertezza sul futuro andamento delle quotazioni è l’unica certezza di cui disponiamo. Anche qui, vi sono stati mercati borsistici di alcuni Paesi che hanno sofferto di più ed altri che hanno risentito di meno della medesima crisi economica. Neppure i mercati obbligazionari, a partire dai titoli di stato, sono rimasti immuni: l’abbassamento della crescita economica, dell’inflazione e dei tassi di interesse, ne hanno movimentato in modo sensibile le quotazioni, sicché chi si trovi a dover vendere un BOT od un BTP prima della scadenza potrebbe avere serie sorprese e vedere sfumare il rendimento atteso, che non è affatto garantito come sembrerebbe. In compenso, oggi un qualsiasi privato investitore può accedere con estrema facilità a tutti i mercati quotati mondiali, semplicemente disponendo di un personal computer, un collegamento internet ed un conto dedicato: sono moltissimi ormai gli operatori del settore che offrono piattaforme per poter investire con tutta comodità da casa propria, a qualsiasi ora e con pochi clic. In questo articolo cercheremo di darti le informazioni necessarie su investimenti finanziari: regole per diversificare il Portafoglio.

Titoli: dove concentrare gli investimenti?

In questo panorama variegato e complesso, diventa fondamentale conoscere cosa comprare, quanto tenerlo in portafoglio e quando rivenderlo, ma le possibilità sono migliaia, come è agevole constatare dall’esame di un qualsiasi listino, azionario o obbligazionario, che contiene lunghe liste di titoli di vario genere. Non tutti i titoli sono “semplici”, bensì molti i quali, come i fondi comuni di investimento o gli Etf, sono dei “pacchetti” che contengono al loro interno un paniere di titoli di vario genere; altri ancora sono titoli “derivati”, nei quali non si investe direttamente nei sottostanti titoli di base ma solo sulle loro oscillazioni finanziarie, che in questo modo possono essere pesantemente amplificate sia al rialzo sia al ribasso.

Concentrare i propri investimenti su un singolo titolo, o su un singolo emittente, o anche su un singolo mercato, è estremamente pericoloso: basterebbe una crisi locale – della singola azienda in cui si è investito, dello specifico istituto creditizio al quale abbiamo affidato i nostri soldi, o anche di un’intera specifica nazione, come è accaduto nel recente passato alla Grecia ed all’Argentina – per vedere precipitare il valore dei nostri investimenti, a volte in maniera irrimediabile.

La cronaca, purtroppo, è ricca di esempi in tal senso, e gli investitori che avevano affidato i loro risparmi ad un’unica fonte hanno perso molto o addirittura tutto.

Come gestire il rischio finanziario attraverso la diversificazione?

Il termine rischio ci spaventa, ma in ambito finanziario è una componente inevitabile. Qualsiasi investimento, anche quello apparentemente più sicuro, presenta un certo grado di rischio, seppur basso.  Di norma, gli investimenti in titoli azionari sono considerati più rischiosi di quelli obbligazionari, ma l’esame di decenni di quotazioni storiche dimostra che anche le obbligazioni comportano, a volte, il rischio di perdere l’intero capitale investito. E’ importante, dunque, essere innanzitutto consapevoli che ad ogni rendimento atteso corrisponde un certo grado di rischio.

L’attuale normativa ci aiuta nella scelta, in quanto impone di profilare in apposite classi di rischio tutti i prodotti acquistati presso gli istituti finanziari, in modo che l’investitore sia debitamente informato delle loro caratteristiche e preavvertito della possibilità di perdere il valore. Chi preferisce operare mediante il “fai da te”, selezionando direttamente i titoli da acquistare, dovrà esaminare, prima di procedere, quantomeno la solidità dell’emittente o della società quotata, verificare la serie storica delle quotazioni per vedere se vi sono stati crolli o cedimenti in passato, ed anche stabilire se il contesto economico in cui quell’emittente o impresa si inserisce sia solido o meno ed abbia buone prospettive di sviluppo.

Ad esempio, i titoli delle industrie alimentari sono meno esposti al rischio di improvvisi ribassi di quanto non lo siano i titoli tecnologici o industriali, che sono più soggetti all’andamento dei cicli economici; oppure, in ambito obbligazionario, un Paese considerato tradizionalmente solido da un punto di vista finanziario, come gli USA o la Germania, avrà titoli di stato con rendimenti più sicuri (e dunque anche più bassi) di quelli di Stati meno industrializzati ed evoluti e con economie più deboli, come il Venezuela o la Turchia.

Tuttavia, a minor rischio corrisponderà, inevitabilmente, un minore rendimento: i mercati finanziari, infatti, scontano le aspettative, e sono disposti a pagare un premio minore proprio agli investimenti più tranquilli e che garantiscono con buona probabilità i rendimenti attesi. Il pericolo nascosto per il risparmiatore, allora, diventa quello di perdere opportunità di rialzo in determinati settori che si sono voluti evitare, considerandoli troppo rischiosi, ma che invece hanno registrato un notevole e rapido sviluppo.

E’ il caso, ad esempio, dei titoli delle aziende che operano nell’informatica, nelle comunicazioni digitali e nell’e-commerce, come Amazon, Google, Facebook, che in pochi anni hanno visto moltiplicare il loro valore.

La diversificazione è quindi lo strumento che i risparmiatori hanno a disposizione sia per evitare i massimi rischi – quelli per loro intollerabili, come la perdita del capitale investito, che va ben oltre il mancato conseguimento dei guadagni sperati – sia per partecipare allo sviluppo economico di determinate aree, economiche o geografiche, che potrebbero offrire apprezzabili rendimenti nel corso del tempo.

Come diversificare il proprio portafoglio  di investimenti?

La domanda più comune che i risparmiatori digiuni di cultura finanziaria rivolgono al loro esperto di riferimento (funzionario di banca, consulente finanziario, sportellista postale, ecc.) è: come investire un capitale di 10.000, o di 100.000, o un milione di euro? Spesso la risposta che si ottiene è la proposta di investire tutto in “prodotti della casa”, ossia quelli offerti dalla banca o dal diverso istituto di credito al quale ci si è rivolti.

Non sempre è una scelta saggia, a meno che non si tratti di prodotti che “spalmano” il rischio complessivo, ossia lo distribuiscono ripartendo la cifra investita su mercati e tipi di titoli tra loro diversi e, possibilmente, senza interrelazioni o interferenze reciproche, di modo che l’andamento negativo di un settore non influenzi anche gli altri.

Ad esempio, i titoli azionari delle maggiori società nordamericane (indice S&P 500) sono relativamente indipendenti da quelli dei mercati emergenti situati nell’area dell’Asia Pacifico: i primi sono le principali e più affermate aziende degli Stati Uniti d’America, i secondi comprendono titoli meno maturi, di società più piccole ed operanti in un’area del mondo più instabile.

Un portafoglio azionario ben diversificato, quindi, comprenderà al suo interno in adeguata percentuale titoli di entrambi i settori, in modo da ridurre il rischio complessivo dell’investimento. Lo stesso criterio vale per i settori economici: ad esempio, i titoli automobilistici e quelli energetici sono strettamente correlati tra loro, perché una crisi energetica colpirebbe di riflesso anche il settore auto, mentre è difficile che da essa derivi una contrazione dei consumi alimentari o nel settore dei beni di lusso e dell’alta moda.

Anche nel campo delle obbligazioni, un portafoglio ben diversificato comprenderà titoli, sia pubblici sia privati che non superino un determinato livello di “rischio Paese” o “rischio emittente”, escludendo quelli con tasso nominale molto alto, ad esempio oltre il 15% annuo, ma con un elevatissimo rischio di insolvenza e dunque di perdita dell’investimento fatto.

In questa fase di illustrazione delle proposte di investimento, il risparmiatore dovrà ben informarsi per conoscere come, in cosa e dove saranno destinati i suoi soldi, ed ottenere risposte chiare e soddisfacenti. Anche a tal proposito la normativa richiede che l’investitore abbia ben compreso il significato dell’investimento che si accinge a compiere.

I migliori gestori del risparmio, infatti, tendono innanzitutto a verificare il profilo di rischio dell’investitore, che si misura, principalmente, in base alla sua tolleranza alle perdite (esempio: saresti disposto a veder scendere il valore del tuo investimento del 20% in un anno a fronte della possibilità di guadagno del 100% in cinque anni? Se la risposta è no, evita l’investimento azionario) e considerano anche la sua necessità di rientrare in possesso del capitale investito: un orizzonte temporale lungo, oltre i dieci anni, consente di investire una quota maggiore in prodotti di tipo azionario, che offrono la possibilità di un buon rendimento nel lungo periodo, mentre un orizzonte breve farà evitare quegli investimenti più volatili nell’andamento delle quotazioni e così caratterizzati dal rischio di cadute, che provocherebbe pesanti perdite se si dovesse liquidarli quando esse hanno raggiunto il punto più basso; in tali casi saranno preferiti gli investimenti in titoli obbligazionari che hanno un rendimento complessivo più contenuto ma anche meno rischi di cedimenti improvvisi.

Le cose da ricordare a proposito di diversificazione

Diversificare significa cercare di ridurre il rischio dei propri investimenti senza comprometterne la redditività. Il rischio è sempre presente in qualsiasi investimento, ma una buona diversificazione può contribuire a diminuirlo.

Chi investe direttamente sui mercati, scegliendo da solo i titoli che andranno a comporre il suo portafoglio, dovrà disporre di una elevata cultura finanziaria, altrimenti sarà meglio rivolgersi ai professionisti del risparmio gestito, che svolgono un lavoro specializzato e rivolto ad offrire ai risparmiatori la massima diversificazione possibile dei propri investimenti. La diversificazione non è una scelta che si compie una volta per tutte, al momento dell’investimento iniziale: è, invece, un processo dinamico, che richiede di “rimodulare” la composizione del proprio portafoglio in relazione a quanto accade sui mercati nel corso del tempo.

Questo non significa inseguire tutte le tendenze dei mercati giorno per giorno, ma piuttosto, almeno due volte l’anno, ribilanciare il proprio portafoglio quando si nota, ad esempio, che la componente azionaria, a seguito di una forte crescita dei mercati, è aumentata di parecchio, e quindi l’iniziale ripartizione risulterebbe sbilanciata in assenza di un riequilibrio, che in questo caso consisterebbe nel travasare sull’obbligazionario una parte dei guadagni ottenuti sull’azionario, in modo da ripristinare la proporzione voluta (50%-50%, oppure 60%-40%, 70%-30%ecc.). Anche qui, chi si è affidato al risparmio gestito anziché al fai da te beneficerà di questo servizio che consente di mantenere la rotta di investimento tracciata per il proprio portafoglio durante l’intera durata del percorso e nonostante i movimenti dei mercati.

In conclusione, i risparmi di chi non diversifica sono molto più esposti ai rischi rispetto a quelli di chi ha operato una buona diversificazione iniziale e la ha mantenuta nel corso del tempo: egli, anziché concentrare tutto il proprio capitale su pochi elementi, avrà investito in una pluralità di titoli differenti, per area geografica, settore economico, valuta, tipologia, e ogni eventuale discesa delle quotazioni di alcuni di essi potrà più facilmente compensarsi con la salita, o il mantenimento, degli altri. Egli, inoltre, avrà anche una maggior probabilità di ottenere rendimenti più elevati, perché avrà partecipato ad un raggio più ampio di opportunità offerte dai mercati mondiali.


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