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Lo sai che? Stop al redditometro: secondo il giudice lede il diritto di spendere il proprio denaro

Lo sai che? Pubblicato il 22 febbraio 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 febbraio 2013

Secondo il Tribunale di Pozzuoli, il redditometro limita la libertà del contribuente e lede il diritto delle famiglie a poter gestire autonomamente il proprio reddito

Stop al nuovo redditometro introdotto dalla recente normativa [1]: secondo una sentenza del Tribunale civile di Napoli, sezione distaccata di Pozzuoli, il nuovo strumento sul quale puntava tanto l’Agenzia delle Entrate per il recupero dell’evasione determina “la soppressione definitiva del diritto del contribuente e della sua famiglia ad avere una vita privata, a poter gestire autonomamente il proprio denaro, a essere sottoposto all’invadenza del potere esecutivo, senza dover dare spiegazioni e subire intrusioni su aspetti anche delicatissimi della propria vita privata, l’educazione e mantenimento della prole, la propria vita sessuale”.

Con questa pronuncia il giudice ha ordinato all’Amministrazione finanziaria “di non intraprendere alcuna ricognizione, archiviazione o comunque attività di conoscenza o utilizzo dei dati’” di “cessarla se iniziati” e di “distruggere tutti i relativi archivi” se già formati.

Per un approfondimento della sentenza: Stop redditometro: per il tribunale di Napoli viola la privacy e la libertà del contribuente

note

[1] Art. 22 del decreto legge n. 78/2010, alla quale il decreto del 24 dicembre 2012 dà piena attuazione.


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3 Commenti

  1. Una sentenza conformata ai principi generali, anche di rango costituzionale, e ispirata anche al buon senso.

    Speriamo che, insieme alla Cassazione già pronunciatasi sulla questione, si crei un solco interpretativo che costringa il Legislatore ad intervenite su questo istituto assurdo del Redditometro e delle sue logiche.

    L’inutilità, ed anzi la dannosità, di un Redditometro così concepito si appalesa ancor più grave laddove si osservi che la gran parte di ciò che viene imputato alla evasione dei “piccoli” soggetti (singoli cittadini, piccole attività economiche, etc.) ha una rilevanza marginale rispetto al vero problema in sé, ovvero la malversazione del danaro pubblico attraverso la politica e le mafie, laddove circolano i veri grandi capitali in grado di cambiare le sorti di un Paese.

    Ometto valutazioni politiche (come il fatto di dover partire prima dall’alto nel recuperare evasione e sprechi, anziché dal basso, dal cittadino debole e dalla piccola attività artigianale) perché non è questa la sede.

    Complimenti agli autori/admin di questo sito per la costante alta qualità del servizio.

  2. Da un post in Face Book B. B. I giudici devono giudicare anche col cuore quando gli altri il cuore se lo sono venduto.
    Io.Grazie B. B. ta. Non è solo questione di cuore. Il giudice ha l’obbligo sancito dalla costituzione (art. 3 2° co. ) d’interpretare le leggi per salvaguardare i poveri, i derelitti etc contro i potenti soverchanti (stato compreso) per realizzare un’uguaglianza vera e non a chiacchere nel popolo.

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