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Malato oncologico e diritto all’invalidità

17 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Nov 2018



Sono stata operata nel 2012 per una neoplasia al seno, mi hanno eseguito una quadrectomia con protesi, linfonodo sentinella negativo nessuna cura post-operazione. Adesso mi devo rioperare per una capsula. Sono una dipendente a tempo indeterminato, ho qualche diritto lavorativo? Ho diritto all’invalidità?

L’ordinamento giuridico predispone una serie di norme, tutele e trattamenti speciali per far fronte alle particolari esigenze del malato oncologico, con l’obiettivo di consentirgli, nonostante la malattia, di svolgere tutte le attività di cui si occupava prima di ammalarsi, o quantomeno la maggior parte di esse. 

Il malato oncologico è infatti innanzitutto riconosciuto come invalido civile, a prescindere da qualunque requisito contributivo o assicurativo. 

In particolare, le tabelle ministeriali di valutazione prevedono tre categorie di invalidi per malattie oncologiche, contraddistinte dalla diversa percentuale di gravità della malattia: 

– per neoplasie (tumore maligno) a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale: 11%; 

– per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale: 70%; 

– per neoplasie a prognosi negativa o probabilmente sfavorevole nonostante asportazione chirurgica: 100%. 

Per essere collocati in una di queste tre categorie e ottenere le conseguenti agevolazioni, è necessario fare domanda di riconoscimento dello stato di invalidità presso l’Ufficio Invalidi Civili della Asl di residenza, indicando nella relativa richiesta, oltre al riconoscimento dell’invalidità civile, che si vuole usufruire anche dei benefici previsti dalla legge 104/92 sull’handicap (benefici concessi e riconosciuti particolarmente in ambito lavorativo). 

Se il tumore e le terapie ad esso connesse non consentono di essere autonomi nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), si può infine richiedere il riconoscimento di un sostegno economico, detto indennità di accompagnamento. 

In particolare, tale riconoscimento è automatico se la chemioterapia è in atto, per i periodi necessari alla sua effettuazione, tenuto conto degli effetti fortemente debilitanti che questo trattamento comporta. 

Ciò premesso, nel caso di specie, si osserva quanto segue. 

Con riguardo alla possibilità di ottenere il riconoscimento dell’invalidità, è necessario innanzitutto che la lettrice presenti apposita domanda alla Asl del luogo in cui risiede. Verrà dunque sottoposta a visita medica, all’esito della quale, se le verrà riconosciuta una adeguata percentuale di invalidità, la stessa potrà beneficiare delle agevolazioni previste in materia lavorativa dalla L. 104/92 e, in caso di aggravamento della malattia o sottoposizione a terapie salvavita, dell’indennità di accompagnamento erogata dall’Inps. Dal punto di vista lavorativo, le agevolazioni in caso di nuovo intervento, che sia però collegato ad una recidiva del tumore precedentemente diagnosticato alla lettrice (o a nuovo tumore) ed alla necessità di eseguire cicli di chemioterapia, sono le seguenti. 

Innanzitutto, se l’attività da lei svolta lo consente, la lettrice può chiedere all’azienda di lavorare da casa nella forma del telelavoro. La richiesta di telelavoro, se accolta dal datore, deve essere formalizzata in un accordo scritto nel quale devono essere riportate le attività da espletare e le modalità di svolgimento, le mansioni, gli strumenti di telelavoro, i rientri periodici in ufficio e le riunioni cui presenziare, l’eventuale termine della modalità di telelavoro e la relativa reversibilità con il rientro in ufficio su richiesta del datore di lavoro o del dipendente. 

Altrimenti, sempre con riferimento alle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, la lettrice può chiedere di passare al part-time provvisorio, fino a quando il miglioramento delle condizioni di salute non le consentirà di riprendere il normale orario di lavoro o, comunque, può accordarsi con datore, circa gli orari da rispettare. 

Oltre a ciò, la legge prevede espressamente il divieto di trasferimento ad altra sede a distanza di più di 50 km dal proprio domicilio. 

Ancora, la lettrice ha diritto di effettuare visite mediche senza utilizzare ferie o permessi; di passare a mansioni più adatte alla sua condizione fisica e al suo stato di salute; di ottenere un periodo anche lungo di aspettativa non retribuita. 

Infine, in caso di patologie gravi, debitamente certificate dalla Asl o da una struttura convenzionata, che richiedano terapie salvavita (come, ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia), la lettrice può ottenere che non vengano conteggiati nei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital e i giorni di assenza dovuti alle terapie che predette, senza subire tagli di stipendio. 

Qualora poi venisse riconosciuto dalla commissione Asl alla lettrice lo status di “handicap grave”, ella potrebbe altresì chiedere di essere trasferita nella sede di lavoro più vicina al suo domicilio. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Valentina Azzini


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