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Quando chiedere il ridimensionamento del compenso ad un professionista

23 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Novembre 2018



Ho chiamato uno studio di architetti per un progetto di uno showroom di 23 mq e, dopo aver ricevuto da loro il preventivo (800 euro) ed una bozza di progetto, ho accettato senza firmare né il preventivo né la lettera di  incarico. Dopo due mesi si sono ripresentati con il  progetto definitivo che era al 90% uguale alla bozza, ma poi non si sono più fatti sentire. Non sono rimasto soddisfatto del loro lavoro, ma non voglio non pagare. Vorrei però che fosse ridimensionato il compenso, come già detto anche a loro. Qualora non accettassero il ridimensionamento ed io decidessi di non pagare, in cosa incorrerei? Quale potrebbe essere un congruo compenso”.

Il fatto che il lettore non abbia sottoscritto alcun preventivo rende molto difficoltoso per gli architetti dimostrare che sia stato pattuito un compenso, o sia stato conferito un incarico da parte dello stesso.

Difatti, in un eventuale controversia giudiziale, potrebbero dimostrare l’esistenza di tale accordo solo con prove testimoniali di qualcuno che abbia assistito alla discussione, prove che in tema di contratti sono ammesse a discrezione del Giudice.

Infatti, l’art. 2721 del codice civile stabilisce che la prova per testimoni dei contratti non è ammessa quando il valore dell’oggetto eccede 2,58 euro. Tuttavia l’autorità giudiziaria può consentire la prova oltre il limite anzidetto, tenuto conto della qualità delle parti, della natura del contratto e di ogni altra circostanza.

Se l’intento del lettore è quello di pagare un compenso ridimensionato al lavoro svolto, così riconoscendo l’attività effettuata dai professionisti, ma non l’importo indicato nel preventivo, il consiglio è quello di confermare solo l’esistenza dell’incarico da lui conferito, senza fare alcun riferimento al preventivo ricevuto.

Questo perché, altrimenti, diverrebbe onere del lettore, in caso di controversia, dimostrare quali erano le richieste avanzate all’atto dell’incarico e, quindi, le difformità con la soluzione finale del progetto per così pretendere un compenso ridotto, rispetto a quello pattuito.

Con riguardo alla determinazione del “congruo” compenso, in mancanza di un accordo tra le parti (preventivo sottoscritto), occorrerà fare ricorso alle tariffe o agli usi di quella categoria di professionisti; in mancanza anche di questi, la determinazione sarà demandata al giudice, che deve tuttavia obbligatoriamente acquisire il parere  dell’associazione professionale a cui il professionista appartiene (Cassazione civile, sez. lav., 27/03/2018, n. 7575).

Le tariffe sono stabilite da un regolamento del Ministero della Giustizia del 2016: esse fanno riferimento al valore dell’opera da realizzare e alla categoria catastale, oltre al grado di complessità e a tutti gli studi di fattibilità. Ovviamente, non conoscendo il contenuto delle carte progettuali e il valore dell’opera da realizzare, non è possibile indicare al lettore un parametro economico su cui basarsi per analizzare un congruo compenso.

Il consiglio che gli si può dare è di procedere con una conversazione informale coi professionisti.

Rilevare come non sia mai stato sottoscritto alcun preventivo, ma che però intende pagare per il progetto, se i compensi dovessero essere ridimensionati rispetto a quanto indicato nel preliminare, poiché non contento del lavoro svolto.

Tutto questo solo oralmente, come mera discussione informale.

In alternativa, il lettore potrebbe invitare i professionisti a riformulare il progetto indicando gli aspetti per i quali egli non è rimasto soddisfatto.

Nel caso in cui i professionisti non dovessero accettare, allora non rimarrebbe che negare l’esistenza di quel preventivo, o di qualsiasi altro incarico, di cui il lettore non ha mai sottoscritto alcun documento.

A questo punto, per i professionisti non sarebbe conveniente introdurre un giudizio di recupero crediti, poiché privi di qualsiasi documentazione che possa collegare la persona del lettore alla redazione di quei progetti. E pensare di dimostrare tale collegamento con prove testimoniali diverrebbe prova molto ardua.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla


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