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Separazione e potestà disgiunta del nuovo partner sul figlio

23 Novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Novembre 2018



La mia ex moglie si è da poco sposata col suo compagno e nostro figlio minore non ha avuto ancora il tempo di metabolizzare questo matrimonio frettoloso e il trasferimento presso la casa del suo patrigno/genitore sociale. Il carattere autoritario e geloso di quest’ultimo sta creando problemi al piccolo. Con la mia ex abbiamo intrapreso un percorso di mediazione familiare, ma siamo in disaccordo sull’esercizio della potestà disgiunta. Posso impedire alla mia ex di affidare il minore nei tempi a lei dedicati senza la sua presenza e senza il mio consenso al suo nuovo marito, così come le consiglia il suo avvocato, che peraltro è stato avvisato della situazione? Una sentenza della Corte di Cassazione (n°11848 del 2017) ha stabilito che in caso di affidamento congiunto i figli possono essere collocati presso il padre se manifestano turbamento per la tendenza della madre a coinvolgere eccessivamente il nuovo compagno nella loro vita.

Prima di rispondere al quesito, è opportuno valutare alcuni contenuti della documentazione allegata dal lettore.

In particolare, dai predetti documenti, emerge in modo abbastanza evidente che l’ex del lettore tende ad esercitare la responsabilità genitoriale in modo non condiviso ma

tendenzialmente esclusivo. Ciò è dimostrato – ad avviso dello scrivente – da due attestazioni: la questione inerente lo psicologo e quella riguardante la residenza.

Come è possibile leggere nella Raccomandata indirizzata al lettore e redatta dal legale della sig.ra, questi veniva avvisato della volontà – della sua ex – di sottoporre il loro figlio

a seduta psicologica salvo – poi – fargli pervenire gli eventuali aggiornamenti su tale visita.

Come giustamente sottolineato dal lettore – però – per sottoporre il figlio minorenne a seduta psicologica, occorre, necessariamente, il consenso di entrambi i genitori. In mancanza, l’ex, viola o avrebbe violato, la legge.

Per quanto attiene, invece, la questione riguardante il cambio di residenza dell’ex del lettore, anche con riferimento a questa circostanza la sig.ra è venuta meno agli obblighi previsti dalla legge. In particolare, il genitore presso cui è collocato il figlio, deve sempre comunicare all’altro genitore la modifica della residenza. La comunicazione è sempre obbligatoria, anche se la nuova abitazione è vicina o – comunque – non troppo lontana dalla precedente. Anzi, se la nuova residenza dista svariati chilometri dalla precedente, è addirittura necessario il consenso dell’altro genitore poiché detto trasferimento inciderebbe – ovviamente – sul suo diritto di frequentazione del figlio. Per esempio, se la distanza è pari a 20 km, sussiste l’obbligo di comunicazione (presente, comunque, anche in caso di distanza inferiore). Se la distanza è 300 km, occorre il consenso.

Anche con riferimento – dunque – alla residenza, l’ex del lettore ha dimostrato di non prendere in considerazione i suoi legittimi diritti di padre.

Un’altra singolarità che si è potuto notare leggendo la documentazione allegata dal lettore, riguarda le reiterate e-mail destinate alla sua ex e la conseguente tesi della possibile configurabilità del reato di molestie sostenuta dal collega. Tale tesi, infatti, appare totalmente smentita da recenti sentenze della Corte di cassazione. Tra le altre, la sentenza 27 maggio 2017, n. 22157 afferma chiaramente che “Non commette il reato di molestie il padre che contatta insistentemente l’ex al solo fine di avere notizie del proprio figlio minore e, in generale, di poter esercitare i propri diritti di genitore”. La Corte è giunta a questa conclusione in quanto “la condotta dell’uomo, in tal caso, non è finalizzata a creare disagi all’ex ma solo ad esercitare i propri diritti di padre”.

Per quanto riguarda, invece, la domanda principale oggetto della richiesta in esame, ossia la possibilità – o meno – per uno dei genitori, di delegare il proprio diritto di frequentazione del figlio minore a persone terze (in tal caso, il nuovo compagno e la sua famiglia), occorre differenziare l’ipotesi di una delega “continua” da quella di “delega occasionale”.

Nel regime di affidamento condiviso, l’esercizio della responsabilità genitoriale spetta ad ogni genitore, di conseguenza ognuno di essi può utilizzare come meglio crede il tempo che ha diritto di trascorrere con il figlio: può portarlo a fare sport, lasciarlo a giocare da amici, portarlo dai nonni ecc… Il tutto, però, deve essere fatto con moderazione. Se, appunto, la delega è solo occasionale, la legge e la giurisprudenza non prevedono alcuna limitazione, anche qualora si tratti di delega al nuovo compagno e/o alla di lui famiglia.

Se, tuttavia, questa delega è non occasionale ma costante, quasi da configurare una sorta di “cessione a terzi” della propria frequentazione con il figlio, allora l’altro genitore può adire il Tribunale, sottolineando il proprio parere contrario alle continue deleghe dell’altro genitore e – in tale sede e con tali motivazioni – chiedere la collocazione del figlio presso di lui.

A questo proposito, un’importante sentenza della Corte di cassazione (n. 648/2003), ha tolto l’affidamento di figli minori ad un genitore, conferendo – così – l’affidamento all’altro, in quanto, il primo, aveva ripetutamente delegato la gestione dei bimbi ai nonni ed alla baby-sitter. La Corte ha così affidato i figli all’altro genitore in perché maggiormente presente e, dunque, ritenendo più conforme all’interesse dei minori l’affidamento ad una figura maggiormente presente.

Ne consegue che, anche nel caso di specie, è necessario verificare l’esatta entità della delega perpetrata dalla ex: se, questa, è occasionale, purtroppo il lettore non può opporsi alla stessa. Se, invece, è ripetuta (per esempio, il bambino rimane tutti i pomeriggi con i nonni o con il nuovo compagno ecc…), allora potrebbero esserci elementi significativi per un ricorso presso il Tribunale ed una conseguente richiesta di collocamento del minore presso il lettore.

Infine, sicuramente, la questione sopra analizzata è peggiorata dai suoi dubbi circa l’esistenza di una possibile sindrome di alienazione parentale, oggi largamente riconosciuta dalla giurisprudenza. Per verificare l’esistenza della PAS, sicuramente sarà di grande aiuto lo psicologo che – da quanto è possibile capire – vedrà il figlio del lettore. Se emergeranno sintomi di PAS, il lettore potrà rivolgersi al Tribunale per chiedere l’affidamento esclusivo di suo figlio, nonché il risarcimento dei danni patiti da lui stesso e dal minore.

Ricapitolando:

il lettore ha il diritto di essere informato su tutto ciò che riguarda suo figlio: scelte scolastiche, scelte riguardanti la cura e la salute, quelle sportive. Ha diritto di essere consultato per l’eventuale sottoposizione del minore a sedute psicologiche e di essere avvisato in caso di cambio di residenza.

Con riferimento alla gestione del figlio ad opera di terze persone, per verificare se il lettore ha la possibilità d’intervenire legalmente e di opporsi alla stessa, è necessario poter stabilire se tale gestione avvenga in modo sporadico/occasionale o costante e ripetuto. In quest’ultimo caso, il lettore ha il diritto di opporsi e di rivolgersi al Tribunale per chiedere che suo figlio sia collocato presso di lui in quanto genitore maggiormente presente.

A questo eventuale ricorso, il lettore potrebbe ben allegare le sue preoccupazioni inerenti la sindrome di alienazione genitoriale che – se comprovata – potrà portare all’affido esclusivo ed al risarcimento dei danni nei confronti suoi e del minore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Sara Soresi 


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