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Intolleranza al lattosio: cause e sintomi

22 Ott 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 22 Ott 2018



L’intolleranza al lattosio è un disturbo che si manifesta con sintomi sgradevoli e non consente a chi ne soffre di digerire in maniera adeguata tutti quegli alimenti che contengono il lattosio.

Se hai dolori addominali, nausea, vomito, diarrea e/o pancia gonfia è bene che tu ti rivolga ad un medico, in quanto con molta probabilità potresti essere intollerante al lattosio. Se conosci bene i sintomi, riesci a difenderti al meglio. Cos’è l’intolleranza al lattosio? Si tratta dell’incapacità di digerire in modo corretto lo zucchero contenuto nel latte, il lattosio. Qual è la causa dell’intolleranza al lattosio? L’origine del problema è nell’intestino tenue. Per essere digerito dall’organismo, il lattosio deve essere suddiviso nei due zuccheri semplici di cui è composto: galattosio e glucosio. Scissione che avviene grazie all’enzima lattasi che ha il compito di semplificare l’assimilazione degli alimenti e rendere il lattosio digeribile. Il deficit di questo enzima, vale a dire la carenza parziale o la totale mancanza, non consente la corretta digestione del lattosio che, di conseguenza, fermenta nell’intestino crasso. Quali alimenti può mangiare e quali deve evitare chi soffre di intolleranza al lattosio? A seconda della gravità dell’intolleranza bisogna escludere dalla dieta, in modo totale o parziale, gli alimenti che contengono lattosio e alcuni farmaci e integratori alimentari in cui il lattosio è presente come eccipiente. Nella concezione comune, chi presenta questa intolleranza dovrebbe eliminare, o quantomeno ridurre, il consumo di tutti i formaggi. Eppure, non è proprio così. Non bisogna rinunciare a tutti i formaggi, in quanto si potrebbe arrivare ad un carenza di calcio nella dieta, con tutti i rischi che ne comporta la sua conseguente insufficienza nel sangue. Ovviamente, dipende dai diversi casi e dalla gravità dell’intolleranza. Ecco perché è importante la diagnosi. Quali test occorre fare per diagnosticare l’intolleranza al lattosio? I test più comuni sono il test del respiro (H2 breath test o hydrogen breath test ) ed il test genetico. In questo articolo, cercherò di darti tutte le informazioni necessarie sul tema intolleranza al lattosio: cause e sintomi.

Quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio?

I sintomi dell’intolleranza al lattosio sono numerosi. Ecco i più frequenti: dolori addominali, nausea, vomito, pesantezza di stomaco, stanchezza, irritabilità, capogiri, mal di testa, gonfiore, digestione lenta, coliche, diarrea, stitichezza, meteorismo, flatulenza, insonnia, prurito e irritazioni cutanee. Questi sintomi compaiono dopo aver mangiato alimenti che contengono lattosio, ma possono cambiare da un soggetto all’altro, in quanto dipendono dalla gravità dell’intolleranza e dal pasto ingerito.

Quali sono gli alimenti da escludere dalla propria dieta quotidiana?

Nell’industria alimentare, il lattosio viene usato come conservante e addensante. Si consiglia sempre di leggere con attenzione le etichette dei vari prodotti, in particolare dei cibi in scatola e dei surgelati. Per evitare tristi inconvenienti, dovrai escludere dalla tua dieta quotidiana i seguenti alimenti:

  • latte di pecora, capra, asina, bufala, vaccino;
  • formaggi freschi e “molli” come mozzarella, certosa;
  • burro;
  • besciamella e salse preparate con panna, latte e/o altri derivati;
  • biscotti con latte, burro e/o derivati;
  • creme di pasticceria;
  • gelati;
  • torte con latte, burro e/o derivati;
  • cioccolato al latte o parzialmente fondente;
  • pane al latte, grissini, crackers, fette biscottate con latte e/o derivati;
  • piatti di carne con aggiunta di panna o latte e derivati;
  • purea di patate;
  • pasta al latte, lasagne con panna o besciamella.

Quali sono gli alimenti che si possono mangiare?

Ormai, in commercio, sugli scaffali del supermercato puoi trovare numerosi prodotti preparati senza lattosio come:

  • latte vaccino privo di lattosio (delattosato), latte e derivati di origine vegetale;
  • yogurt senza l’aggiunta di creme di latte o altre lavorazioni;
  • prodotti lattiero-caseari senza lattosio (delattosati);
  • budini e gelati di soia;
  • fette biscottate senza latte e derivati;
  • formaggi stagionati come pecorino, provolone, Parmigiano Reggiano, Grana Padano, emmenthal, groviera;
  • salumi ed insaccati;
  • carne: pollo, coniglio, tacchino, maiale, cavallo, manzo;
  • tofu;
  • frutta;
  • verdura.

Intervista al Dr. Giuseppe Pisano

Per avere maggiori informazioni sull’argomento, abbiamo intervistato il Dr. Giuseppe Pisano, nutrizionista e patologo clinico.

Cos’è l’intolleranza al lattosio?

E’ una forma di incapacità più o meno grave della nostra mucosa intestinale, parte assorbente dell’intestino (duodeno-digiuno) di digerire lo zucchero lattosio (disaccaride) presente all’interno di molti alimenti come quelli caseari. La causa è una ipoespressione o un difetto enzimatico di un enzima che si chiama lattasi che si trova espressa in particolari cellule definite enterociti dell’orletto a spazzola. E’ un catalizzatore biologico che rompe il legame glicosidico fra glucosio e galattosio che costituiscono il lattosio.

Quali sono le cause dell’intolleranza al lattosio?

È molto comune nella popolazione europea avere una forma di intolleranza. Da adulti, fisiologicamente, si assiste ad una riduzione dell’enzima lattasi sulla mucosa intestinale dell’orletto a spazzola, ciò determina una forma di intolleranza definita secondaria, che può essere associata ad una clinica del paziente più leggera e talvolta asintomatica.

Perché si parla di intolleranza primaria, secondaria e transitoria?

La forma primaria, per lo più genetica, è ereditabile, ciò significa che in una famiglia ci sono più membri che presentano tale intolleranza. Si può presentare in età precoce (pediatrica) con lo svezzamento del bambino con il latte di mucca che contiene chiaramente lo zucchero lattosio. La secondaria, detta anche acquisita, è tipica dell’adulto ed è correlata ad altre patologie acute come infezioni ed infiammazioni (colite, morbo di Chron, enteriti, etc.). Può regredire con la risoluzione della patologia originaria. La forma terziaria, molto rara, è una forma genetica che causa un difetto funzionale all’enzima lattasi caratterizzata da un’insorgenza precoce (già nel lattante) e permanente di digerire il lattosio. In tali casi, bisogna escludere totalmente il lattosio dalla dieta, perché esso non può essere digerito. Questa classificazione viene fatta in base al meccanismo eziopatogenetico alla base dell’intolleranza. Si parla di diversa espressione dell’enzima lattasi, andiamo da un’ipoespressione alla totale mancanza dell’enzima. Chiaramente l’entità del deficit è correlato alla sintomatologia del paziente intollerante.

Test del respiro (breath test): cos’è e come funziona?

Il test del respiro, definito breath test, è il test standard. Viene somministrato lo zucchero lattosio al paziente in forma liquida e, nel tempo, si misura con le esalazioni del respiro, la quantità di idrogeno, H2 gassoso, prodotto dalla fermentazione batterica (della flora intestinale). Esiste un diagramma che correla la quantità di H2 rilasciato con l’esalato con la forma di intolleranza.

Cos’è il test genetico?

Quando si fa riferimento al test genetico non si fa riferimento alla ricerca di una mutazione, come nel caso di alcuni geni di suscettibilità che possono provocare ad esempio il cancro della mammella. L’intolleranza al lattosio è un disturbo molto comune e, come spiegato in precedenza, ci sono diverse forme. Alcuni consigliano il test genetico per discriminare la forma genetica rara, cioè quella terziaria, da altre forme di intolleranza al lattosio. Scoprire all’interno di una famiglia se c’è un soggetto intollerante alla nascita è molto semplice. Ci sono più soggetti affetti e, quindi, il test genetico si potrebbe anche evitare. Non parliamo solo di una mutazione, ma di un polimorfismo. Per polimorfismo si intende una variante allelica molto frequente all’interno della popolazione. Diciamo che la cosa necessaria non sta nel gene stesso della lattasi, ma sta a monte del gene. Questo polimorfismo è associato ad un diverso livello di trascrizione del gene stesso. Chi presenta un polimorfismo particolare, che viene definito CC, è associato a bassa trascrizione del gene e una lattasi che non viene prodotta. Il fatto che non venga prodotta è quasi normale nella vita adulta, per cui questo polimorfismo sembrerebbe essere associato, se presente in doppia copia CC, a bassi livelli di lattasi. E’ affidabile come test, ma non lo consiglio. Non si parla di mutazione genetica, ma solo di polimorfismo.

Intolleranza al lattosio: diagnosi

La diagnosi è sia clinica sia strumentale. Talvolta, un’attenta raccolta dati del paziente è sufficiente per un primo orientamento diagnostico. Chiaramente, il breath test darà la conferma della forma di intolleranza.

Quali sono i rimedi?

E’ possibile risolvere la problematica con una dieta ad esclusione, rimuovendo dall’alimentazione il lattosio. In alcuni casi, è possibile somministrare al paziente intollerante l’enzima mancante. Questo attraverso degli integratori che, presi prima dei pasti, possono agire sul substrato lattosio digerendolo e sostituendo così l’enzima mancante. E’ consigliabile attuare questa strategia in maniera sporadica.

Quale terapia seguire?

In alcune forme secondarie con blanda manifestazione clinica, è possibile allenare l’intestino all’esposizione del lattosio con piccole somministrazioni di lattosio giornaliere. In altre forme di intolleranza più gravi, è possibile la somministrazione supplementativa di enzima lattasi con degli integratori comuni facilmente reperibili in farmacia o in parafarmacia.

Si può guarire dall’intolleranza al lattosio? Come ci si può “disintossicare”?

E’ possibile che l’intestino del paziente intollerante al lattosio si alleni in maniera progressiva e graduale all’introduzione di questo zucchero. Questa strategia può essere svolta solo in pazienti con forme di intolleranza meno gravi come quella secondaria. Nella forma terziaria non è possibile l’attuazione di questa strategia nutrizionale, essendo una forma genetica permanente.

L’intolleranza al lattosio può provocare carenza di calcio? Perché?

Non esiste una correlazione fra l’assorbimento del lattosio e la carenza di calcio, ma in molte forme di infiammazioni intestinali, derivati da forme colitiche ad esempio, l’irritabilità della mucosa intestinale crea un deficit assorbitivo di molti micronutrienti e oligoelementi come anche il calcio. Anche l’esclusione dei formaggi del latte dalla dieta determina un depauperamento dello stesso calcio nell’organismo.

Consiglia di assumere integratori di lattasi?

In commercio, gli integratori contenenti enzimi sono veramente tanti come quelli per l’intolleranza al lattosio. In forme clinicamente gestibili di intolleranza al lattosio, come quella primaria e secondaria ne consigliamo l’utilizzo seppur sporadico.


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