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Truffa per assegno circolare falso: quando la banca è responsabile?

23 Nov 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Nov 2018



Ho venduto un camper, sono andato in banca con l’acquirente per far verificare l’assegno circolare e dopo l’ok della banca ho effettuato il passaggio di proprietà, consegnato il camper e versato l’assegno. Dopo 24 ore l’assegno è risultato falso (assegno di “CHE BANCA” di filiale inesistente). Il cassiere della mia banca aveva effettuato i controlli cercando su internet il numero di telefono della banca e dopo aver chiamato ed ottenuto il benefondi, aveva avvallato l’ok di assegno buono e aveva riconsegnato l’assegno all’acquirente. Quest’ultimo potrebbe a questo punto avere sostituito l’assegno. Da una verifica successiva, pare anche che il numero di telefono che appare in internet non corrisponda alla banca “CHE BANCA” . Dopo la denuncia ai carabinieri ho scoperto che l’acquirente è uno zingaro italiano. La cifra che ho perso è di 28.000 euro. Ho qualche possibilità di chiedere alla banca un risarcimento, non avendomi detto che la sicurezza di un assegno circolare si conosce solo dopo l’ok dell’altra banca? 

Si risponderà al quesito in esame esponendo un caso praticamente identico ad esso, deciso dall’Arbitro Bancario Finanziario di Napoli (decisione N. 436 del 19.01.2017). Anche lì si trattava della verifica di un assegno circolare: recatosi presso la propria banca, il ricorrente chiedeva che venisse verificata la regolarità del titolo; l’istituto di credito provvedeva telefonando alla banca emittente. Acquisito il parere positivo, la transazione veniva conclusa, salvo poi scoprire che l’assegno fosse falso e che il ricorrente era incorso in una vera e propria truffa. Per farla breve, l’Abf deputato alla risoluzione stragiudiziale delle controversie ha dato ragione al ricorrente, dichiarando gli intermediari (cioè la banca di fiducia e la presunta emittente) tenuti in solido al risarcimento del danno nella misura dei 2/3 dell’importo facciale dell’assegno. 

Secondo questa decisione, se è vero che «la banca girataria per l’incasso non risponde del pagamento del titolo nel caso in cui “l’alterazione non sia palese o visibile in base alle conoscenze del bancario medio, che non deve disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per la rilevazione delle falsificazioni, né deve essere un esperto grafologo” (Cass. civ. Sez. I, 15 luglio 2005 n. 15066; di recente, Cass. civ. Sez. I, 3 maggio 2016, n. 8731», è anche vero che la banca che ha negoziato il titolo (cioè, l’istituto di credito di fiducia) avrebbe dovuto espletare il suo mandato con la dovuta diligenza; cosa che non è stata fatta, visto che, per controllare la bontà dell’assegno, il funzionario si era limitato ad effettuare una telefonata, senza nemmeno chiedere la trasmissione di una conferma scritta e identificare con modalità più sicure il funzionario competente a dare l’informazione voluta. 

Responsabile, secondo l’Abf, anche la banca presunta emittente la quale, nonostante avesse ritenuto di essere stata essa stessa imbrogliata, in quanto la chiamata effettuata dal funzionario era stata intercettata e deviata altrove, «non può rendere pubblico il proprio riferimento telefonico e, allo stesso tempo, declinare ogni responsabilità per informazioni che, attraverso l’infrastruttura telefonica di cui è dotata e soggetta al suo stretto controllo, vengano fornite alla clientela e agli intermediari con i quali essa entra in contatto». 

Alla luce di questa decisione (non l’unica, peraltro), si ritiene a parere dello scrivente che il lettore abbia buone possibilità di ottenere un risarcimento, anche perché l’operatore della sua banca ha agito in maniera davvero superficiale, addirittura cercando il numero in internet! Il risarcimento potrebbe essergli decurtato nel caso in cui l’arbitro (o il giudice) dovesse ravvisare nella condotta del lettore una scarsa diligenza: ad esempio, dalle modalità della compravendita/truffa si potrebbe evincere che, se avesse adoperato la dovuta accortezza, avrebbe potuto evitare l’imbroglio (il mio è solo un esempio, non conoscendo nei dettagli la vicenda). 

Si ricorda, infine, che nel procedimento penale che verrà intrapreso nei confronti dei truffatori il lettore potrà costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento del danno da parte degli autori del reato. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva


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