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Conto corrente: il Fisco rinuncia al controllo?

30 Agosto 2017


Conto corrente: il Fisco rinuncia al controllo?

> Business Pubblicato il 30 Agosto 2017



Lo strumento di controllo in questi ultimi anni è in calo. Ma qual è la spiegazione?

Il Fisco sembra mollare la presa sui controlli sui conti corrente. I numeri sembrerebbero confermare negli ultimi anni un calo dei controlli evidente: nel 2016 gli accertamenti in banca sono scesi del 43,9% fermandosi a 2.773 contro i 5.426 del 2015. Il gap appare ancora più evidente rispetto a cinque anni fa. In un quinquennio si registra un calo drastico (meno 86,7%, da 11.872 del 20113 a 2.773 dello scorso anno).

Perché i controlli diminuiscono? La ragione è semplice: aumenta la collaborazione di aziende e contribuenti.

Il Fisco controlla tutto?

Il controllo fiscale per eccellenza è sull’evasione totale o parziale del «nero»: la scarsa quantità di movimenti in uscita dal proprio conto corrente, o nel caso delle aziende una scarsità di movimento nei conti dedicati all’attività, suonerebbero come un campanellino d’allarme. Gli istituti bancari e finanziari hanno l’obbligo di trasmettere al Fisco (ove venga richiesto) tutti i dati relativi ai correntisti e alle loro operazioni finanziarie, depositi e prelievi, buoni fruttiferi, fondi pensione, cassette di sicurezza, titoli e obbligazioni, finanziamenti.

Perché il Fisco rinuncia al controllo?

Probabilmente la ragione deve essere ritrovata nel sempre più ampio uso della compliance fiscale (si legga, tra gli altri, L’Agenzia vicina alle imprese: cos’è la cooperative compliance). Il nuovo approccio usato dalle Entrate che ormai notificano con avvisi bonari gli «errori» commessi dal contribuente, hanno permesso negli anni di aumentare il ritorno dei proventi derivanti dal controllo, riducendo al contempo l’invasività del controllo stesso: su 19 miliardi di euro recuperati nello scorso anno ben il 72% della cifra, circa 14 miliardi, derivano da saldi di errori o dimenticanze dei contribuenti.

A dare una maggiore spinta per l’ottenimento di questo risultato ha contribuito non poco il processo di digitalizzazione della Pubblica Amministrazione: l’incrocio dei dati di fornitori di servizi e consumatori ha portato ad avere un database tale da permettere alert preventivi molto pertinenti che hanno quindi portato il contribuente a “collaborare volontariamente” con l’Agenzia.

Cosa fare se ricevo dal Fisco un avviso bonario errato?

Per sapere come regolarsi nel caso in cui si riceva un avviso bonario sbagliato in tutto o in parte, consigliamo di dare uno sguardo al nostro approfondimento Avvisi bonari: se sono errati cosa fare?

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Autore immagine: Pixabay.com


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