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Come evitare la visita fiscale in malattia

19 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Ottobre 2018



Esonero dalla visita fiscale e assenza giustificata dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità: quando è possibile evitare il medico dell’Inps?

Stai male e il medico ti ha assegnato delle giornate di assenza dal lavoro per malattia. Tuttavia, non sei tranquillo: ti tormenta il pensiero della visita fiscale. In realtà, non hai paura del medico dell’Inps in sé, ma temi che il medico passi quando non ci sei, perché, anche se stai male, non ce la fai a stare chiuso in casa: col forte mal di testa che ti ritrovi, hai bisogno di uscire a fare una passeggiata. Devi, poi, sbrigare delle commissioni urgenti, andare urgentemente in farmacia, passare dal medico…Possibile che non sia previsto un esonero dalla visita fiscale in questi casi? Devi sapere che la visita fiscale è un problema anche per chi sta molto male: pensiamo alla situazione in cui si trova il lavoratore con la febbre alta, a letto, solo in casa: se suona il medico dell’Inps, non ha nemmeno la forza di andargli ad aprire, quindi rischia pesanti sanzioni per l’assenza alla visita fiscale anche se è presente nel proprio domicilio durante le fasce di reperibilità. Ma è lo stesso anche per il lavoratore che è in casa nell’orario della visita fiscale e non sente suonare il campanello. Insomma, il passaggio del medico dell’Inps è fonte di problemi per la maggior parte dei lavoratori, non solo per i furbetti che utilizzano la malattia per prendersi un weekend di ferie. Ma come evitare la visita fiscale in malattia? Si può, semplicemente, chiedere al medico curante che emette il certificato di malattia di indicare l’esonero dalla visita fiscale?

Il medico curante può esonerarmi dalle visite fiscali?

Il medico curante può segnalare, nel certificato medico da inviare all’Inps, la presenza di una delle cause di esonero dalla visita fiscale. Attenzione, però: si tratta di casi tassativi, al di fuori dei quali il medico non ha discrezionalità per disporre l’esonero dagli accertamenti Inps.

Chi è esonerato dalla visita fiscale?

In base a quanto specificato dall’Inps [1], l’esonero dalla visita fiscale vale per i lavoratori dipendenti del settore privato assenti a causa di:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita comprovate da idonea documentazione sanitaria;
  • patologie collegate all’invalidità riconosciuta che ha determinato una riduzione della capacità lavorativa in misura pari o superiore al 67%.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, i casi di esonero dal rispetto delle fasce di reperibilità sono indicati da un apposito decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione [2]:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • malattia per la quale sia stata riconosciuta la causa di servizio (solo per patologie ascritte alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto in materia [3], o per patologie rientranti nella Tabella E dello stesso decreto);
  • malattie connesse alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%.

Possono mandarmi la visita fiscale se sono esonerato?

L’Inps, nei casi di esonero dalla visita fiscale, può comunque effettuare controlli sui certificati, e il datore di lavoro può segnalare l’opportunità di particolari verifiche.

Quando è giustificata l’assenza alla visita fiscale?

In alcuni casi, pur non spettando l’esonero, l’assenza dalla visita fiscale può essere considerata giustificata. In particolare, l’assenza può essere giustificata in caso di:

  • ricovero ospedaliero;
  • assenza durante le fasce di reperibilità dovuta a giustificato motivo.

Nello specifico, sono considerati giustificati motivi di assenza durante le fasce di reperibilità:

  • i casi di forza maggiore;
  • le situazioni che abbiano reso imprescindibile ed indifferibile la presenza del lavoratore altrove;
  • la concomitanza di visite, prestazioni e accertamenti specialistici se si dimostra che le stesse non potevano essere effettuate in ore diverse da quelle corrispondenti alle fasce orarie di reperibilità;
  • ogni serio e fondato motivo che renda ragionevole l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio.

Assenza alla visita fiscale giustificata: esempi

Ecco alcuni esempi pratici in cui l’assenza alla visita fiscale è considerata giustificata:

  • ritiro di radiografie collegate alla malattia in atto;
  • trattamenti terapeutici urgenti, come iniezioni;
  • visita presso l’ambulatorio del medico, in caso di orario di ricevimento inconciliabile con le fasce di reperibilità;
  • visita presso l’ambulatorio del medico per far constatare l’eventuale guarigione della malattia, per riprendere il lavoro;
  • visita presso un medico specialista, in caso di cure dentistiche urgenti;
  • effettuazione di un ciclo di cure presso un istituto convenzionato;
  • urgenza di recarsi in farmacia;
  • svolgimento di attività di volontariato non realizzabile in tempi diversi da quelli delle fasce orarie;
  • visita a un familiare stretto ricoverato in ospedale, quando l’orario di visita ai degenti coincide con le fasce di reperibilità;
  • assistenza necessaria prestata dal lavoratore in ospedale al familiare stretto in gravi condizioni.

Che differenza c’è tra esonero e giustificazione dell’assenza dalla visita fiscale?

Fai bene attenzione a non confondere i casi di esonero dalla visita fiscale, dai casi in cui l’assenza è giustificata.

Nei casi di esonero il medico fiscale dell’Inps non può passare, mentre nei casi di assenza giustificata può passare ma, se non sei reperibile, non ti viene comminata alcuna sanzione disciplinare e non perdi il trattamento di malattia. Devi comunque presentare la documentazione che prova che si tratti di un’assenza giustificata. Inoltre, devi preavvertire l’azienda dell’assenza dal tuo domicilio durante le fasce di reperibilità.

Come comunicare l’assenza alla visita fiscale?

Il contratto collettivo, o il contratto di lavoro individuale, o il regolamento aziendale, possono prevedere l’obbligo, per il lavoratore in malattia, di comunicare all’azienda o all’amministrazione l’allontanamento durante le fasce orarie di reperibilità . La comunicazione può avvenire, purché risulti tempestiva ed efficace, con diverse modalità: sms, telefono, mail, fax, etc.

Se risulti assente alla visita fiscale e non hai inoltrato la comunicazione, puoi subire delle sanzioni disciplinari anche se l’allontanamento è dovuto ad un giustificato motivo.

Come avvertire l’Inps dell’assenza alla visita fiscale?

Comunicare al datore di lavoro l’allontanamento dal proprio domicilio durante le fasce di reperibilità è consigliabile anche se non è previsto alcun obbligo in tal senso, dal contratto collettivo o individuale, o dal regolamento dell’azienda: il datore, difatti, comunica l’assenza all’Inps, tramite gli appositi servizi telematici dell’istituto.
Resta fermo il fatto che il lavoratore debba fornire un’idonea documentazione giustificativa, anche se ha comunicato l’assenza.

Non è possibile che il lavoratore avverta direttamente l’Inps dell’assenza: l’istituto può essere contattato dal lavoratore, invece, quando cambia l’indirizzo di reperibilità o ci si deve spostare all’estero. Per saperne di più: Assenza visita fiscale, comunicazioni all’Inps.

Quali sono le conseguenze dell’assenza alla visita fiscale ingiustificata?

Se il lavoratore si allontana ingiustificatamente dal domicilio, durante le fasce di reperibilità, e risulta assente:

  • alla prima visita fiscale: perde qualsiasi trattamento economico per i primi 10 giorni di malattia;
  • alla seconda visita fiscale: oltre alla precedente sanzione, si riduce del 50% il trattamento economico per il periodo di malattia residuo;
  • alla terza visita fiscale: l’erogazione dell’indennità Inps viene interrotta da quel momento e fino al termine del periodo di malattia; in pratica, la malattia non è riconosciuta ai fini della corresponsione dell’indennità.

In ogni caso, l’assenza del lavoratore alla visita fiscale è un’inadempienza sia verso l’Inps, che verso il datore di lavoro: questi ha infatti il diritto di ricevere regolarmente la prestazione lavorativa, perciò ha il diritto di controllare l’effettiva esistenza della causa che impedisce lo svolgimento dell’attività.

Il lavoratore può essere sanzionato, in relazione alla gravità della situazione, anche con il licenziamento per giusta causa, a prescindere dalla presenza o meno dello stato di malattia. In ogni caso, le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate al comportamento tenuto complessivamente dal dipendente nel corso dell’intero rapporto lavorativo.

note

[1] Inps Circ. n. 95/2016.

[2] DM n.206/2017.

[3] Dpr n. 834/1981.


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