Diritto e Fisco | Articoli

A chi non spetta la disoccupazione

19 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Ottobre 2018



Naspi e Dis-coll: quali sono i lavoratori che non hanno diritto all’indennità di disoccupazione?

Il tuo rapporto di lavoro è terminato? Devi sapere che non in ogni caso hai diritto all’indennità di disoccupazione, ora Naspi. Non ne hai diritto, ad esempio, se ti dimetti volontariamente (a meno che non si tratti di dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità). Nessun diritto alla disoccupazione anche in caso di risoluzione consensuale del contratto di lavoro (salvo non si tratti di risoluzione nell’ambito della procedura di conciliazione, o per trasferimento).

Niente Naspi, inoltre, se sei un dipendente pubblico assunto a tempo indeterminato, oppure un lavoratore agricolo (ma in questi casi ti spetta un altro tipo di indennità di disoccupazione). La disoccupazione non ti spetta, inoltre, se vai in pensione. Se sei un collaboratore, ti spetta invece, sussistendone i requisiti, l’indennità di disoccupazione Dis-coll.

Ma quali sono i requisiti per la disoccupazione per i dipendenti e i collaboratori? Oltre allo stato di disoccupazione, sono richiesti dei requisiti contributivi minimi, ed un minimo di giornate lavorate (per la Naspi).

Devi inoltre sapere che sia la Naspi che la Dis-coll si possono perdere facilmente: basta rifiutare un’offerta di lavoro congrua, non partecipare alle iniziative predisposte dal centro per l’impiego più volte, oppure superare determinati limiti di reddito per dire addio al sussidio.

Ma procediamo per ordine, e vediamo a chi non spetta la disoccupazione.

Che cos’è la Naspi?

La Naspi è l’indennità di disoccupazione che spetta ai lavoratori dipendenti: normalmente, è pari al 75% del reddito imponibile degli ultimi 4 anni; ha un importo massimo, però, di 1.314,30 euro mensili (per approfondire: Calcolo Naspi).

La durata della Naspi è pari alla metà delle settimane contribuite (che non abbiano già dato luogo a un trattamento di disoccupazione) degli ultimi 4 anni, sino a un massimo di 24 mesi. In parole semplici, chi ha lavorato per un anno ha diritto a 6 mesi di disoccupazione, chi ha lavorato per 2 anni ha diritto a un anno di Naspi, chi ha lavorato per 3 anni ad un anno e mezzo, chi ha lavorato per 4 anni a 2 anni di disoccupazione; chi ha lavorato per oltre 4 anni ha comunque diritto a un massimo di 2 anni di Naspi.

Chi ha diritto alla Naspi?

Per aver diritto alla Naspi è necessario soddisfare precisi requisiti, oltre ai requisiti necessari per ottenere lo stato di disoccupazione (per sapere chi ha diritto allo stato di disoccupazione: Come si ottiene lo stato di disoccupazione).

In particolare, ai fini del diritto alla Naspi sono necessari:

  • il possesso di almeno 13 settimane di contributi da lavoro dipendente negli ultimi 4 anni;
  • il possesso di almeno 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

In particolare, il diritto alla Naspi si acquista in tutti i casi in cui si perde involontariamente il lavoro, indipendentemente dalla durata del rapporto e dal motivo del licenziamento: non ha dunque importanza che il contratto lavorativo sia terminato a causa di un licenziamento disciplinare o per giusta causa o, ancora, durante il periodo di prova. Il lavoratore, in tutti questi casi, acquista comunque lo stato di disoccupazione e la relativa indennità.

La domanda di Naspi deve essere presentata entro 68 giorni dalla perdita dell’occupazione, pena la decadenza.

Chi non ha diritto alla Naspi?

Lo stato di disoccupazione e la Naspi non si ottengono, però, nel caso in cui il rapporto lavorativo si sciolga di comune accordo, cioè nei casi di risoluzione consensuale (a meno che la risoluzione non sia conseguente a una procedura di conciliazione, o a un trasferimento) e nel caso in cui sia il lavoratore a cessarlo per dimissioni: fanno eccezione le sole dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità (sia per il padre che per la madre, sino a un anno dalla nascita del bambino).

Nessun diritto alla Naspi anche per i pensionati, perché l’indennità di disoccupazione è incompatibile con la pensione. In passato, l’assegno di disoccupazione si perdeva non appena si iniziava a percepire la pensione: la legge Fornero di riforma del mercato del lavoro [1], però, ha stabilito che la disoccupazione si perde non appena si maturano i requisiti per la pensione, anche se non si percepisce alcun assegno dall’Inps. Questa disciplina è stata confermata, dapprima, da una nota del Ministero del lavoro [2], poi confermata da una circolare Inps [3], e infine ripresa dalla legge che ha istituito la Naspi [4].

Tuttavia, l’incompatibilità della Naspi vale soltanto per quanto riguarda le pensioni dirette (di vecchiaia, anticipata, di anzianità…) e l’assegno ordinario d’invalidità. Non è incompatibile la pensione di reversibilità, né lo è la pensione d’invalidità civile: bisogna però rispettare le soglie massime di cumulo dei redditi.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, questi hanno diritto alla Naspi solo se assunti a tempo determinato. Per approfondire: Naspi dipendenti pubblici.

I lavoratori del comparto agricolo non hanno diritto, nella generalità dei casi, alla Naspi, ma all’indennità di disoccupazione per i lavoratori agricoli. Per approfondire: Domanda disoccupazione agricoltura.

I lavoratori parasubordinati non hanno diritto alla Naspi, ma alla Dis Coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori.

Chi perde la Naspi?

Attenzione, poi, ai casi in cui si può perdere lo stato di disoccupazione e la Naspi.

Non ha diritto al trattamento:

  • chi supera, con un nuovo lavoro subordinato o parasubordinato, 8000 euro annui di reddito;
  • chi supera, con un nuovo lavoro autonomo, 4800 euro annui;
  • chi non si presenta più volte alle convocazioni del centro per l’impiego;
  • chi non partecipa più volte alle iniziative di politica attiva del lavoro;
  • chi rifiuta un’offerta di lavoro congrua.

Per saperne di più: Come si perde la disoccupazione?

Che cos’è la Dis-coll?

Anche i lavoratori parasubordinati, o collaboratori (cococo) hanno diritto alla disoccupazione, alla pari dei lavoratori dipendenti: l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, che si chiama Dis-coll, è diventata una misura strutturale a partire dal 2017. Per ottenerla sono sufficienti 3 mesi di contributi versati alla gestione Separata (per la precisione, il requisito contributivo di tre mesi viene riferito all’anno solare, dal 1° gennaio al 31 dicembre, che precede il termine del rapporto).

La Dis-coll ammonta al 75% dell’imponibile previdenziale relativo all’anno in corso ed all’anno precedente, diviso per il numero di mesi di contributi, o loro frazione. In ogni caso, l’indennità non può superare, come la Naspi, 1.314,30 euro mensili.

I requisiti da soddisfare sono però diversi rispetto a quelli richiesti ai lavoratori subordinati. Inoltre, non tutti i lavoratori parasubordinati hanno diritto alla Dis-coll.

Chi ha diritto alla Dis-coll?

Possono beneficiare della Discoll, nel dettaglio, i lavoratori parasubordinati iscritti alle Gestione separata dell’Inps in modo esclusivo. Si tratta dei cosiddetti cococo o collaboratori, che versano l’aliquota complessiva del 34,23% all’Inps.

L’accesso alla Discoll  è consentito anche ai lavoratori pubblici, agli assegnisti e ai dottorandi: i cococo impiegati presso le pubbliche amministrazioni, in quanto non esclusi dalla normativa, possono dunque beneficiare regolarmente della disoccupazione per i parasubordinati.

Chi non ha diritto alla Dis-Coll?

Non hanno diritto a percepire la disoccupazione, invece, coloro che non risultano iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, cioè i parasubordinati iscritti ad altre casse: questi, difatti, non versano l’aliquota aggiuntiva dello 0,72%, ma scontano un’aliquota pari al 24%.

Niente Dis-coll anche per i lavoratori autonomi.

Per quanto riguarda i pensionati, va chiarito che, anche se svolgono un lavoro parasubordinato e sono iscritti, per questo, alla gestione Separata, non hanno diritto all’indennità di disoccupazione Dis-coll. Come gli iscritti anche ad altre casse, difatti, scontano l’aliquota ridotta del 24%, nella quale non è compresa l’assicurazione contro la disoccupazione. Inoltre, la legge che ha istituito Naspi e Dis-coll [4] prevede l’incompatibilità di entrambe le prestazioni con la pensione.


note

[1] Art. 2, Co. 40, lett. c) L. n. 92/2012.

[2] Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nota Prot. 29/0002862/P del 25/6/2014.

[3] Come chiarisce, oltre alla Nota Ministeriale, la Circolare Inps n. 180/2014

[4] D.lgs. 22/2015.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI