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Editoriali Perché gli italiani non vogliono votare

Editoriali Pubblicato il 24 febbraio 2013

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> Editoriali Pubblicato il 24 febbraio 2013

Esasperati dall’odio e dalla frustrazione, gli italiani non vogliono più votare. Partiamo da questo dato, dimenticando se sia giusto o meno, insensato o addirittura incivile. Gli italiani – di fatto – non vogliono più votare.

Nell’antica Grecia si diceva che chi non si occupa di politica fa ugualmente una scelta politica perché serve chi è al potere. Ciò nonostante, il nostro popolo ha imparato ad accontentarsi di cortei e satira politica, forse perché è più sensato ridicolizzare cose serie che spacciare per serie cose ridicole.

Se così è, allora abbiamo perso. Tutti quanti. La vera politica è infatti proprio questo: l’arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda.

Il clima da campagna elettorale è l’esasperazione di un contorno senza la pietanza: un concitato ribollire e parlare e promettere e congelare tutto il resto, mentre i problemi della gente non si fermano. Ebbene, gli italiani hanno smesso di credere a questa farsa.

Come spingerli, allora, nell’urna?

Dentro un teatro, quando le luci sono spente, si alza un tale che strilla: “Al fuocooo” mentre fugge verso l’uscita. Gli spettatori si alzano. La maggior parte raggiunge l’atrio. Altri, più accorti, si guardano intorno alla ricerca delle porte d’emergenza. Pochissimi restano fermi, aspettando che la folla venga evacuata. Uno, uno soltanto, cerca di capire da dove viene il fuoco, per guadagnare la via opposta.

Ma nessuno di questi ha davvero visto il fuoco. Hanno solo sentito l’allarme.

Il controllo sociale si gestisce attraverso la paura: ai politici serve per controllare la popolazione, ai legali per fare le cause, ai medici per aumentare le visite, ai media per catturare l’audience.

La società moderna funziona così: è una grande industria di paure: dalla guerra termonucleare, alla minaccia batteriologica; dal pericolo nero a quello rosso; dalla aviaria alla mucca pazza; dal disboscamento dell’Amazzonia all’estinzione del Panda gigante. Quante di queste paure sono vere? Ricordo la battaglia contro il DDT, accusato di essere dannoso per la salute, ma il cui bando riaccese focolai di malaria per il ritorno dei parassiti.

Ecco cos’è la paura: quando qualcuno grida “al fuoco” e tutti scappano senza averlo visto.

La gente non vota per amore, ma per paura” sostiene Anthony Hopkins, nel film “Nixon”, di Oliver Stone. In una nota campagna controculturale, durante il ballottaggio tra due presidenti americani, qualcuno affiancò le due foto e vi scrisse sotto: “per fortuna, vincerà uno solo!”

È così. Diego Parasole ironizzava: “Abbiamo dei politici che gli dai sei mesi da amministrare il Sahara e, dopo, la sabbia ti tocca andare a comprarla a Taiwan!”. Del resto, la politica è l’unica professione senza una formazione specifica.

Gli elettori – dicevamo – si sentono traditi. Dimenticano però un’equazione banale. Lo Stato è una riproduzione, in scala, della base che lo ha prodotto. Il Parlamento è lo specchio del popolo in un determinato momento storico, proprio perché dal popolo stesso è formato. Prendi a caso, da una folla, 630 persone e, per una legge statistica, ne riprodurranno gli stessi ideali e debolezze.

Così, alla fine, la regola è che, se uno Stato è corrotto, è perché il suo popolo è corrotto. Ognuno ha il governo che si merita.


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6 Commenti

  1. “Le masse sono abbagliate piu’ facilmente da una grande bugia che da una piccola”. Lo disse Mussolini nel 1922 e credo che sia una delle poche cose sui cui tutti i politici concordano, visto che da sempre c’è la gara a chi la spara più grossa

  2. L’intervento di Bisio a Sanremo è stato improntato proprio su questa riflessione: il Parlamento è formato da una accolita di malfattori, bugiardi, ignoranti e perdigiorno? Vero. E il paese reale? E’ uguale. Il nostro paese non è migliore delle sue rappresentanze. Oggi esprimiamo questo perchè, ainoi, siamo questo.

  3. Io oggi vado a votare, lo faccio scegliendo il meno peggio, quello che mi sembra meno furfante degli altri e le cui parole mi sembrano meno vuote e più concrete. Si, perchè se è vero che la politica è l’arte di fare grandi discorsi, io credo che la politica non serva a un bel niente. Anzi, credo che sia la rovina del nostro paese. Ci vogliono buoni amministratori, non buoni politici, perchè dei grandi discorsi non ce ne facciamo nulla. Serve concretezza.

  4. Sono andata a votare perchè è un mio diritto e un mio dovere.Mi sento frustata e non sono contenta del voto che ho dato.Mi piace sia la persona che il partito per i quali ho dato la preferenza,ma sono sicura che il mio voto andrà perso….. comunque ormai è fatta! Grazie per questi articoli e per i commenti che ci permetti di fare sul tuo portale!

  5. Anch’io sono andato a votare alle elezioni, e da questo mio primo voto nazionale ho imparato una sola cosa: se votare avesse un utilita, un senso, non ce lo farebbero fare. Ho votato illudendomi che.potesse esistere un gruppo politico onesto, che la grave situazione in cui si trova ormai il nostro paese potesse cambiare qualcosa, ma e stata, appunto, solo un illusione. Un cittadino puo fare pressione sul proprio comune, forse perfino sulla propria Regione, ma non su uno stato completamente lontano dal suo popolo e dai problemi che questo afronta ogni giorno… ed e per questo che probabilmente, finche non cambiera qualcosa, io alle elezioni nazionali non votero.

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