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Omesso versamento del mantenimento: spetta il risarcimento danni

18 Ottobre 2018


Omesso versamento del mantenimento: spetta il risarcimento danni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Ottobre 2018



L’ex moglie deve essere risarcita dei danni morali per non aver potuto contare sull’assegno mensile imposto dal giudice.

Se il tuo ex marito non ti ha versato il mantenimento e per questa ragione lo hai denunciato ai carabinieri in modo da assistere, felicemente, alla sua condanna per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, sappi che, oltre alle mensilità arretrate, ti dovrà versare anche un indennizzo. Non lo sapevi? Sì, stando a una recente sentenza del tribunale di Roma, per l’omesso versamento del mantenimento spetta il risarcimento. Vuoi saperne di più? Ti invito a leggere queste righe.

Il processo penale, la condanna e il risarcimento del danno

Se è vero che chi rompe paga, a maggior ragione è vero che chi commette un reato deve anche risarcire le conseguenze del suo misfatto. Facile sarebbe altrimenti cavarsela con un processo penale che quasi sempre si conclude con la prescrizione o, magari, con una sanzione pecuniaria di poche migliaia di euro. E così, oltre alla pena, ci sono anche gli effetti civili scaturenti dalla propria condotta o, che dir si voglia, i danni provocati alla vittima. Ecco che allora, per fare prima, il codice ha previsto la costituzione di parte civile, un modo che ha la parte lesa per partecipare al processo penale e ottenere un anticipo sul risarcimento, la cosiddetta “provvisionale”, in attesa poi di avere il resto con una causa autonoma dal giudice civile. Il risarcimento del danno in caso di reato funziona proprio così. E non fanno eccezione neanche i reati commessi ai danni della propria ex moglie o dei figli cui non sia stato versato l’assegno di mantenimento. A spiegare esattamente come vanno le cose è la sentenza del tribunale di Roma [1].

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

Commette reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare la persona che fa mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori o al coniuge. La pena prevista è, congiuntamente, quella della reclusione fino ad un anno e della multa da 103 a 1.032 euro. Il reato è perseguibile a querela, ma quando è commesso a danno di minori diventa procedibile d’ufficio.

Il genitore può far mancare i mezzi ai figli minorenni o inabili al lavoro. La tutela riguarda anche i figli adottivi e, si ritiene, anche il minore in stato di affidamento. Si discute quando i figli possano essere definiti “inabili al lavoro”, la Cassazione nega che tali possano considerarsi i figli maggiorenni studenti, mentre la giurisprudenza di merito, almeno in un caso, sostiene che con tale espressione il legislatore faccia riferimento anche alla condizione di disoccupazione involontaria (Pret. Lecce 5 aprile 1996);

Il coniuge può far mancare tali mezzi all’altro coniuge, anche se è intervenuta separazione, purché la separazione non gli sia stata addebitata con sentenza passata in giudicato. Per il coniuge divorziato, invece, sono previsti altri strumenti a condizione che a suo favore sia stato disposto il pagamento di un assegno;

Perché si configuri il reato, devono sussistere i seguenti elementi:

  • la vittima deve versare in stato di bisogno; rispetto ai figli minori lo stato di bisogno è insito nel fatto stesso che si tratta di soggetti che non possono procurarsi un reddito proprio;
  • il colpevole deve avere la concreta capacità di fornire i mezzi di sussistenza. Se invece si trova nell’impossibilità assoluta e incolpevole di somministrare tali mezzi (disoccupato non per sua colpa), non c’è reato;
  • la mancata assistenza deve avere l’effetto di far mancare totalmente o parzialmente i mezzi di sussistenza. La nozione penalistica di mezzi di sussistenza (diversa da quella di mantenimento in senso civilistico) comprende tutto ciò che attiene ai bisogni elementari dell’esistenza (vitto, abbigliamento, abitazione, medicinali, ecc.); le spese per l’istruzione dei figli (Cass. SU 31 gennaio 2013 n. 23866); altri beni importanti per il beneficiario anche se relativi ad esigenze qualificabili come secondarie o complementari alla vita quotidiana; gli strumenti che consentono, in rapporto alle reali capacità economiche e al regime di vita del soggetto obbligato, un pur contenuto soddisfacimento delle altre complementari esigenze della vita quotidiana come i libri di istruzione per i figli minori, i mezzi di trasporto, i canoni per luce, gas, riscaldamento.

Si può avere il risarcimento del danno se non si paga il mantenimento?

In caso di omesso pagamento dell’assegno di mantenimento, l’ex moglie ha diritto ad ottenere il risarcimento anche dei danni morali subiti. Così ha affermato il tribunale di Roma. Ma quali danni morali? La madre che si trova senza soldi per mandare avanti la famiglia e i figli subisce uno stato di ansia e preoccupazione, un turbamento psichico transitorio e soggettivo conseguente proprio al fatto di reato. Viene dunque a concretizzarsi il danno morale risarcibile in presenza di reato.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 17144/18 del 12.09.2018.

Tribunale di Roma, sez. I Civile, sentenza 11 – 12 settembre 2018, n. 17144

Giudice Ciani

Ragioni di fatto e di diritto della decisione

Con atto di citazione ritualmente e tempestivamente notificato, (omissis…) in proprio e in qualità di genitore esercente la responsabilità sui figli (all’epoca tutti minorenni) (omissis…) (tale dovendosi intendere la dicitura “anche in nome e per conto dei figli …” di cui all’epigrafe dell’atto di citazione), conveniva in giudizio, dinanzi all’intestato Tribunale, l’ex coniuge (omissis…) per ivi sentirlo condannare al risarcimento dei danni patiti per la violazione degli obblighi di mantenimento oltre che per la lesione della sua dignità e del suo onore, nella misura di Euro 64.000,00 o nella diversa misura ritenuta di giustizia.

Premesso di aver contratto matrimonio con (omissis…) il 29 novembre 1997 e che in costanza di matrimonio erano nati quattro (omissis…), deduceva l’attrice che con sentenza n. 18491 del 2012 il Tribunale di Roma pronunciava lo scioglimento del matrimonio contratto tra le parti ponendo a carico del l’obbligo di corrisponderle a titolo di assegno divorzile la somma mensile di Euro 1000,00 e a titolo di contributo per il mantenimento dei figli con lei conviventi la ulteriore somma mensile di Euro 2,000.00 a far data dall’ottobre 2012, oltre al 50% delle spese straordinarie afferenti i figli; che con decreto del 12 dicembre 2014 il medesimo Tribunale modificava le ridette condizioni ponendo a carico del convenuto l’obbligo di corrispondere all’istante la somma mensile di Euro 600,00 a titolo di assegno divorzile e la somma mensile di Euro 350,00 per ciascuno dei figli (omissis…) nonché di provvedere direttamente al mantenimento della figlia (omissis…) che il (omissis…) si era reso sistematicamente inadempiente a tali obblighi di mantenimento nonché a quello di corrispondere il canone di locazione dell’immobile abitato dalla medesima e dai figli, il cui relativo contratto era stato sottoscritto da entrambi, di talché la stessa aveva ricevuto intimazione di sfratto per morosità; che, inoltre, il (omissis…) aveva posto in essere condotte lesive della dignità e dell’onore dell’attrice, offendendola e minacciandola financo di morte; in ragione di ciò la stessa esponente aveva sporto denuncia nei confronti del (omissis…) ed aveva intrapreso azione esecutiva per il recupero dell’ingente credito vantato nei confronti del medesimo; che, infine, tale situazione aveva cagionato all’istante un danno morale quantificabile in Euro 2000,00 per ogni mese di inadempimento a decorrere dall’ottobre 2012.

Non si costituiva in giudizio, sebbene ritualmente evocato, (omissis…) che veniva, pertanto, dichiarato contumace.

Acquisita la documentazione prodotta dall’attrice e sentito il teste (omissis…), all’udienza del 6 giugno 2018 il giudice tratteneva la causa in decisione con termine di giorni sessanta per il deposito della comparsa conclusionale.

La domanda attorea è fondata e merita di essere accolta nei limiti di seguito esposti.

Premesso che è onere del convenuto provare l’adempimento delle obbligazioni sul medesimo gravanti in virtù della sentenza di scioglimento del matrimonio tra le parti (Trib. Roma, n. 18491 del 2012 – doc. all. n. 1 all’atto di citazione), come successivamente modificata con decreto dell’intestato Tribunale del 23 dicembre 2014 (doc. all. n. 2 all’atto di citazione), onere non assolto essendo il (omissis…) rimasto contumace, mette conto evidenziare che l’inadempimento di quest’ultimo agli obblighi di mantenimento dei tigli e di corresponsione dell’assegno divorzile all’ex coniuge è comprovato dal contenuto dei messaggi prodotti dall’attrice (doc. all. n. 3 all’atto di citazione), contenenti anche minacce, nonché dall’atto di pignoramento presso terzi notificato dalla (omissis…) successivamente alla notifica, l’8 agosto 2014, dell’atto di precetto per il mancato pagamento dell’assegno divorzile e dell’assegno di mantenimento per i figli da ottobre 2012 a giugno 2014 (doc. all. n. 6 all’atto di citazione).

Orbene, a norma dell’art. 12 sexies della legge n. 898 del 1970 e successive modificazioni “Al coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione dell’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della presente legge si applicano le pene previste dall’art. 570 c.p.”, norma che prevede e punisce il delitto di “Violazione degli obblighi di assistenza familiare”.

A ciò aggiungasi che l’unico teste escusso nel corso del giudizio, (omissis…) carabiniere, compagno dell’attrice, ha confermato che l’attrice ha ricevuto sul cellulare più volte e almeno in data 22 luglio 2013 e 13 ottobre 2013 messaggi di minaccia di farla morire di fame da parte del (omissis…) a seguito dei quali la stessa aveva attacchi di panico.

Alla stregua delle illustrate emergenze istruttorie deve correttamente ritenersi che la condotta posta in essere dai convenuto integra gli estremi del reato di cui all’art. 12 sexies cit. oltre che del delitto di minaccia (art. 612 c.p.c.) e che trattasi di condotte idonee ad ingenerare nella vittima uno stato di ansia e preoccupazione, un turbamento psichico transitorio e soggettivo conseguente proprio al fatto di reato, come, peraltro, confermato nel caso specifico dal teste escusso, turbamento in cui si sostanzia il così detto danno morale, risarcibile a mente del disposto dell’art. 2059 c.c. in presenza di un reato anche se accertato incidentalmente.

Tale pregiudizio non può che essere liquidato in via equitativa ai sensi dell’art. 1226 c.c. e tenuto conto della gravità dei fatti e delle illustrate emergenze istruttorie nonché del protrarsi negli anni della condotta del convenuto che, oltre a costringere l’attrice ad agire esecutivamente, l’ha anche esposta unitamente ai figli ad uno sfratto per morosità, appare equo quantificarlo in complessivi Euro 20.000,00 attuali (Euro 5.000.00 in favore dell’attrice e di ciascuno dei tre figli in nome dei quali la stessa ha agito).

Su tale somma, liquidata all’attualità e già rivalutata, decorrono e sono dovuti gli interessi legali a far data dalla pubblicazione della presente sentenza.

Le spese di lite, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza e dovranno essere corrisposte dal (omissis…) all’erario ai sensi dell’art. 133 del D.P.R. 115 del 2002, stante l’ammissione dell’attrice al beneficio del patrocinio a spese dello Stato.

P. Q. M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando nella causa civile in primo grado iscritta al n. 40592/2015 R.G.A.C., disattesa ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione, così decide:

condanna il convenuto al pagamento, in favore di (omissis…) per i titoli di cui in parte motiva, della somma di Euro 20,000,00, oltre interessi legali a far data dalla pubblicazione della presente sentenza;

condanna il convenuto al pagamento, in favore dell’erario, delle spese di lite liquidate in complessivi Euro 2,417,50 per compenso professionale, oltre IVA, CPA e rimborso spese forfettarie (15%) come per legge.

Roma, 11 settembre 2018.


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