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Autovelox: multa e ricorso per segnalazione inadeguata

19 Ottobre 2018


Autovelox: multa e ricorso per segnalazione inadeguata

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Ottobre 2018



Distanza tra autovelox e cartello segnalatore: metri e chilometri che devono esserci tra l’avviso del controllo elettronico della velocità e la postazione con l’autovelox.

Ormai gli automobilisti lo sanno: uno dei motivi che garantisce l’accoglimento del ricorso contro la multa autovelox è l’assenza di una adeguata segnaletica stradale con l’avviso del possibile controllo elettronico della velocità. Si tratta di quel famoso – e obbligatorio – cartello stradale fissato prima della postazione della polizia che ha lo scopo di consentire un rallentamento dell’auto senza frenate improvvise (frenate che potrebbero altrimenti costituire un pericolo superiore allo stesso eccesso di velocità). In verità, dal 2015 si è aperto anche un altro filone di contestazione: quello della mancata taratura dell’apparecchio, un’operazione che non solo deve essere fatta almeno una volta all’anno, ma della quale deve essere dato atto nel verbale stesso (in modo da mettere al corrente l’automobilista dell’attendibilità dell’apparecchio). Una recente ordinanza della Cassazione [1] è tornata sull’argomento della multa e ricorso per segnalazione inadeguata dell’autovelox fornendo ulteriori chiarimenti. 

Distanza tra cartello e autovelox

Il problema posto all’attenzione dei giudici è quale deve essere la distanza tra il cartello e l’autovelox. Parliamo ovviamente del cartello con su scritto «Attenzione: controllo elettronico della velocità», quello senza il quale la multa è già di per sé nulla, a prescindere dall’andatura effettiva del mezzo. Anche se vai a 200 all’ora, quindi, il verbale viene cancellato se non c’è il cartello, se il cartello è coperto dalla vegetazione o poco visibile (magari perché oscurato da altri avvisi) o se non è posto a una distanza regolamentare. 

Quanto alla distanza regolamentare, sono in realtà due: quella minima e quella massima. Vediamole qui di seguito.

Distanza minima tra il cartello e l’autovelox

Se è vero che il cartello serve a consentire un graduale rallentamento dell’auto, senza frenate improvvise, è necessario che tra il segnale e l’autovelox vi sia sufficiente spazio per garantire una decelerazione lineare. In caso contrario, la funzione dell’avviso verrebbe frustrata e si potrebbero verificare facilmente tamponamenti a catena. Il punto però è che non esiste una legge che stabilisca qual è la distanza minima tra il cartello e l’autovelox. Così sono stati i giudici a stabilirlo. In pratica, bisogna tenere conto del tipo di strada e dell’andatura che su di essa è presumibile tenere. La Cassazione ha genericamente detto che è necessario un adeguato anticipo tra il segnale e l’apparecchio. Il che significa che nei centri urbani – dove si procede a velocità non superiore a 50 km/h – la frenata richiede meno spazio rispetto a un’autostrada e, quindi, il cartello può essere posizionato a una distanza inferiore rispetto al rilevamento elettronico.

Secondo la Cassazione è in astratto sufficiente una distanza minima di 400 metri tra autovelox e segnale. Ma va comunque verificato se in concreto tale distanza sia adeguata ai luoghi e la visibilità garantita ai conducenti.

Alla luce di ciò, la Corte ritiene valida la multa per eccesso di velocità se il segnale che avvisa della presenza dell’autovelox è posto a ben 400 metri dall’apparecchio. Ecco il ragionamento seguito dai giudici supremi.

La validità delle multe irrogate per eccesso di velocità rilevata mediante autovelox, «è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione fissa di rilevazione sia stata preventivamente segnalata». I segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono, pertanto, essere installati con «adeguato anticipo rispetto al luogo dove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento»; la distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario «che non ci sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima, né assume rilievo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la stessa strada».

Nel momento in cui l’automobilista propone un ricorso contro la multa autovelox, il giudice deve accertare che la distanza della postazione dall’avviso sia adeguata per le caratteristiche della strada e/o comunque, che la specifica segnaletica sia ben visibile.

Distanza massima tra il cartello e l’autovelox

Discorso opposto vale per la distanza massima tra il cartello e l’autovelox. Quando l’automobilista scorge il cartello con l’avviso del controllo elettronico della velocità è portato a rallentare immediatamente, ma più passa il tempo e più tende a distrarsi e, magari, a riprendere un’andatura più “allegra”. Ci si dimentica, dopo un po’, della presenza del segnale, sicché è bene che il titolare della strada ne installi un secondo. Ebbene, fino a 4 km di distanza non è necessario reiterare l’avviso; per cui le multe entro questo raggio di azione sono valide. Superato questo limite ci deve essere un nuovo avviso di «controllo elettronico della velocità». 

La Cassazione ha anche detto che tale cartello non va ripetuto dopo ogni intersezione. Con la conseguenza che chi si immette su una strada principale da un’arteria secondaria dovrà prestare molta attenzione alla presenza di autovelox che, nel suo caso, potrebbero non essergli segnalati.

note

[1] Cass. ord. n. 25993/18 del 17.10.2018.

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 12 luglio – 17 ottobre 2018, n. 25993

Presidente Lombardo – Relatore Scalisi

Fatti di causa e ragioni della decisione

D.P. , con ricorso del 15 luglio 2010, interponeva opposizione dinanzi al Giudice di Pace di Isernia, avverso il processo verbale di contravvenzione n. (omissis) , elevato dalla Polizia Municipale del Comune di Sesto Campano, per violazione dell’art. 142/8 del C.d.S..

Il Comune di Sesto Campano si costituiva ritualmente in giudizio contestando la domanda, producendo documentazione a sostegno della propria tesi difensiva, formulando, altresì, richieste istruttorie e concludeva per il rigetto della opposizione con vittoria di spese e competenze del giudizio.

Il Giudice di Pace, con ordinanza resa fuori udienza, disattendeva la richiesta di prova testimoniale articolata dall’Ente Comunale e con sentenza n. 462 del 2012, accoglieva l’opposizione e annullava il verbale di contravvenzione impugnato.

Avverso questa sentenza interponeva appello il Comune di Sesto Campano, ribadendo la legittimità del verbale di contestazione e, chiedendo la riforma integrale della sentenza del Giudice di Pace.

D.P. non si costituiva.

Il Tribunale di Isernia con sentenza n. 32 del 2017 rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. Secondo il Tribunale di Isernia l’appello andava rigettato perché il Comune non aveva rispettato le norme dettate in materia di segnalazione della postazione autovelox. Infatti, il Prefetto di Isernia aveva emanato un decreto che intimava al Comune di adeguarsi alla normativa introdotta in materia dal DL 11 del 2007, che imponeva di segnalare le postazioni di controllo per il rilevamento della velocità sulla rete stradale con segnali stradali di indicazione e con segnali stradali luminosi.

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta dal Comune di Sesto Campano per un motivo. D.P. in questa fase non ha svolto attività giudiziale.

1.- Il Comune di Sesto Campano lamenta: la violazione e falsa applicazione dell’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. violazione e falsa applicazione di norme di diritto, in relazione all’art. 2697 cod. civ. omessa o insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, ex art. 360, primo comma, n. 5 cod. proc. civ. ed in relazione all’art. 245 cod. proc. civ. Secondo il ricorrente sia il Giudice di Pace che il Tribunale avrebbero ritenuto di non ammettere la prova testimoniale tempestivamente richiesta senza alcuna motivazione.

E di più, secondo il ricorrente, il Giudice del merito avrebbe errato nel ritenere che la segnaletica, per poter utilmente spiegare i suoi effetti di avvertimento, avrebbe dovuto essere posta a congrua distanza dalla successiva postazione fissa di rilevazione della velocità ed, anche, ben visibile.

Su proposta del relatore, il quale riteneva che il motivo formulato con il ricorso potevano essere dichiarato fondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375, comma 1, n. 1), c.p.c., il Presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.

Rileva il collegio che il ricorso è fondato, in tal senso, trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c..

1.1.- In via preliminare, va dichiarata inammissibile, per genericità, la censura relativa all’ammissione della prova testimoniale dovendo considerare che il vizio di motivazione per omessa ammissione della prova testimoniale o di altra prova può essere denunciato per cassazione, solo nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e, quindi, ove la prova non ammessa, ovvero, non esaminata in concreto sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare, con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la “ratio decidendi” venga a trovarsi priva di fondamento.

1.2.- Fondata è, invece, la censura relativa alla violazione di legge. Come è stato già detto da questa Corte in altra occasione (Cass. 7949 del 2017) la validità delle sanzioni amministrative irrogate per eccesso di velocità, accertato mediante “autovelox”, è subordinata alla circostanza che la presenza della postazione fissa di rilevazione della velocità sia stata preventivamente segnalata. Con l’avvertenza, comunque, che la circostanza che, nel verbale di contestazione di una violazione dei limiti di velocità accertata mediante “autovelox”, non sia indicato, se la presenza dell’apparecchio fosse stata preventivamente segnalata mediante apposito cartello non rende, peraltro, nullo il verbale stesso, sempre che di detta segnaletica sia stata accertata o ammessa l’esistenza.

1.2.- Va, altresì aggiunto che, come considerato da questa Corte (Cass. Sez. 2, 12/05/2016, n. 9770, in motivazione; Cass. Sez. 6 – 2, 15/11/2013, n. 25769), ai sensi dell’art. 2, d.m. 15 agosto 2007 i segnali stradali e i dispositivi di segnalazione luminosi devono essere installati “con adeguato anticipo” rispetto al luogo ove viene effettuato il rilevamento della velocità, e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento, in relazione alla velocità locale predominante. La distanza tra i segnali o i dispositivi e la postazione di rilevamento della velocità deve essere valutata in relazione allo stato dei luoghi; in particolare, è necessario che non vi sia tra il segnale e il luogo di effettivo rilevamento una distanza superiore a quattro km, mentre non è stabilita una distanza minima, né assume rilevo la mancata ripetizione della segnalazione di divieto dopo ciascuna intersezione per gli automobilisti che proseguano lungo la medesima strada.

1.3.- A maggior chiarezza va qui osservato che né la legge, né il DL n. 117 del 2007, né altra normativa successiva, indica le caratteristiche che debba avere il segnale di avvertimento perché ciò che conta è che si tratti di strada sottoposta a rilevazione elettronica della velocità e che la sussistenza di una apparecchiatura di rilevamento della velocità, sia segnalata agli utenti, nei termini di cui si è detto, con qualunque strumento purché sia adeguato e comunque, visibile, indipendentemente, però che si tratti di dispositivo luminoso, o di un cartello stradale verticale od orizzontale e/o di cartello verticale luminoso a luce intermittente. D’altra parte, lo stesso art. 2, del DL n. 117 del 2007 al comma 6 bis specificando che “(…) Le postazioni di controllo sulla rete stradale per il rilevamento della velocità devono essere preventivamente segnalate e ben visibili, ricorrendo all’impiego di cartelli o di dispositivi di segnalazione luminosi conformemente alle norme stabilite nel regolamento di esecuzione del presente codice (….)”, lascia ampia libertà, nella scelta dello strumento segnaletico utilizzando, proprio la disgiunzione “o”: o cartelli o dispositivi luminosi.

Ora, nel caso in esame, il Tribunale di Isernia ha ampiamente disatteso questi principi. Risulta dalla stessa sentenza, e sembra un dato pacifico, che la sussistenza dell’apparecchiatura di controllo elettronico della velocità, di cui si dice, era pubblicizzata con segnaletica stradale verticale e tale segnaletica era stata posta ad una distanza di 400 metri (dall’Autovelox). Piuttosto, il Tribunale di Isernia avrebbe potuto accertare che la distanza rilevata (di 400 metri) non era adeguata per le caratteristiche della strada di che trattasi e/o comunque, che la specifica segnaletica non era ben visibile, epperò tali accertamenti non sembrano siano stati effettuati, nonostante, le chiare indicazioni contenute nel verbale di contestazione.

In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata per una nuova valutazione, alla luce dei principi qui espressi al Tribunale di Isernia, in persona di altro Magistrato, il quale provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Isernia, in persona di altro Magistrato, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio di cassazione.

 


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