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Dopo 6 mesi di lavoro mi spetta la disoccupazione?

28 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Ottobre 2018



Disoccupazione a seguito di un rapporto di lavoro stagionale semestrale: in quali casi il lavoratore ha diritto alla Naspi?

La stagione estiva è terminata, e con lei è terminato, purtroppo, anche il tuo rapporto di lavoro. Terminato il periodo turistico, trovare un nuovo impiego, per te, non è semplice: ti chiedi dunque se dopo 6 mesi di lavoro ti spetta la disoccupazione.

Hai sentito dire che la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, si calcola in modo differente rispetto alle vecchie indennità Aspi e Mini Aspi, Ds e Ds a requisiti ridotti: in particolare, sai che la durata della disoccupazione dipende unicamente dai contributi versati e dal periodo lavorato, non anche da altri parametri, come l’età.

Effettivamente è proprio così: la Naspi dipende dalle settimane contribuite e dalle giornate di lavoro nell’anno, e non ha una durata differente in base all’età.

Se hai lavorato come collaboratore, invece, ti spetta un’altra indennità di disoccupazione, la Dis-coll.

L’indennità di disoccupazione, in entrambi i casi, spetta però al possesso di determinati requisiti: non basta aver lavorato per un determinato periodo, ma bisogna anche essere assicurati contro la disoccupazione presso l’Inps, aver perso involontariamente l’impiego ed acquisire lo stato di disoccupazione, aver presentato la domanda d’indennità entro una precisa scadenza.

Facciamo chiarezza, e vediamo in quali casi, dopo 6 mesi di lavoro, spetta la disoccupazione.

Quali sono i requisiti per ottenere la Naspi?

Per il diritto all’indennità di disoccupazione Naspi sono sufficienti 13 settimane di contributi versate negli ultimi 4 anni, purché non abbiano già dato luogo a un periodo di disoccupazione indennizzata. Facciamo un esempio per capire meglio: se il lavoratore ha alle spalle 6 mesi di contributi, corrispondenti a 26 settimane, ma, di queste, 20 settimane sono relative a un rapporto di lavoro intervenuto precedentemente, che ha già dato luogo a una precedente indennità di disoccupazione, il lavoratore ha solo 6 settimane utili ai fini Naspi.

Per il diritto alla Naspi sono poi necessarie 30 giornate di effettivo lavoro nell’anno.

La Naspi si ottiene, comunque, solo se l’interessato è in stato di disoccupazione: deve, cioè, aver perso l’impiego involontariamente ed aver reso la Did, la dichiarazione d’immediata disponibilità (al lavoro ed agli interventi di politiche attive del lavoro: formazione, orientamento, riqualificazione…), all’Inps (online o tramite patronato), al centro per l’impiego o presso il portale Anpal.

I lavoratori stagionali e a termine hanno diritto alla disoccupazione?

Il lavoratore può perdere involontariamente l’impiego anche se non è stato licenziato: è il caso dei lavoratori a termine, in somministrazione o stagionali, che ottengono la disoccupazione comunque, anche se il rapporto è cessato per scadenza del termine e non per licenziamento.

Hanno inoltre diritto alla Naspi senza licenziamento:

  • i lavoratori che si dimettono per giusta causa o durante il periodo tutelato di maternità (sino a un anno di vita del bambino);
  • i lavoratori il cui impiego cessa per risoluzione consensuale nell’ambito di una procedura di conciliazione, o per trasferimento(se la nuova sede dista oltre 50 chilometri dalla residenza del lavoratore, oppure risulta mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici).

Quanto dura la Naspi dopo 6 mesi di lavoro?

Se hai lavorato per 6 mesi, devi sapere che la Naspi, nella generalità dei casi, spetta per la metà della durata del periodo contribuito, a prescindere dal tipo di contratto di lavoro, a termine o a tempo indeterminato: dovresti dunque aver diritto a 3 mesi di Naspi.

A questo punto, però, è importante fare alcune precisazioni.

Per quanto riguarda il calcolo delle settimane di contributi nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali (risultano dunque penalizzati i lavoratori part time).

Questa disposizione non si applica ai lavoratori domestici, agli operai agricoli (che hanno diritto, nella generalità dei casi, a una differente indennità di disoccupazione, non alla Naspi) e agli apprendisti.

Ai fini del diritto alla Naspi, contano anche le settimane di contributi dovute ma non versate dal datore di lavoro, in base al principio dell’automaticità delle prestazioni.

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto di 13 settimane di contributi negli ultimi 4 anni, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali, comprensivi della quota disoccupazione (Ds, Aspi, Naspi), versati durante il rapporto di lavoro subordinato;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio del congedo risulta già versata o dovuta contribuzione;
  • i periodi di congedo parentale indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in Paesi comunitari o convenzionati con l’Italia;
  • i periodi di assenza dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età, nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Sono invece considerati neutri (cioè devono essere “saltati” e si devono cercare ulteriori periodi a ritroso nei 4 anni precedenti) i seguenti periodi:

  • malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • cassa integrazione straordinaria e ordinaria con sospensione dell’attività a zero ore (Cig e Cigs a zero ore);
    assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che assiste un familiare con handicap in situazione di gravità (Legge 104).

Bisogna poi sottrarre le settimane che hanno già dato luogo, negli ultimi quattro anni, ad una prestazione di disoccupazione (Naspi, Aspi, Mini Aspi, Dso, etc.). Secondo la normativa, infatti, non è possibile utilizzare le settimane per le quali l’indennità di disoccupazione è già stata liquidata, con la conseguenza che queste settimane vanno tolte dal calcolo, riducendo la durata massima del nuovo sussidio.

A quanto ammonta la Naspi per chi ha lavorato 6 mesi?

L’ammontare dell’indennità di disoccupazione mensile non dipende dalla durata del periodo di lavoro, ma dalla retribuzione media.

Per la precisione, l’importo della Naspi si ottiene:

  • sommando gli imponibili previdenziali (in busta paga, sotto la voce imponibile Inps) degli ultimi 4 anni, comprensivi degli elementi continuativi e non continuativi e delle mensilità aggiuntive;
  • dividendo il risultato per le settimane di contribuzione, indipendentemente dalla verifica del minimale; nel calcolo sono considerate tutte le settimane, indipendentemente dal fatto che esse siano interamente o parzialmente retribuite;
  • moltiplicando il tutto per 4,33.

Se l’importo ottenuto è pari o inferiore a 1.208,15 euro, l’indennità ammonta al 75% di questo importo; se è superiore si aggiunge anche il 25% della differenza tra l’imponibile e 1.208,15 euro. La Naspi non può mai superare, comunque, 1.314,30 euro mensili.

L’indennità diminuisce del 3% al mese a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Il calcolo è lo stesso indipendentemente dalla tipologia di contratto subordinato, a termine, stagionale o a tempo indeterminato: non ha infatti importanza che gli ultimi 4 anni siano lavorati per intero, in quanto il calcolo si basa sulla media degli imponibili previdenziali.

A quanto ammonta la Naspi per chi ha lavorato 6 mesi part time?

Per i lavoratori che hanno avuto un contratto di lavoro a tempo parziale il calcolo della Naspi è lo stesso appena illustrato: come base, deve essere sempre considerata la retribuzione utile degli ultimi 4 anni (nei quali risulteranno periodi a retribuzione ridotta, a causa del part-time) e va sempre tenuto conto della percentuale del 75% dell’imponibile medio mensile.

In buona sostanza, se per un lavoratore part time risulta un imponibile medio mensile, con riferimento agli ultimi 4 anni, pari a mille euro, la Naspi sarà pari a 750 euro mensili, che spetteranno in base alla durata calcolata. Se in base alla durata calcolata risultano, oltre ai mesi interi, frazioni di mese, l’importo mensile spettante va diviso per 30 e moltiplicato per il numero di giornate della frazione di mese: ad esempio, se spettano 45 giorni di Naspi, si ha diritto a 750 euro per 30 giorni + 375 euro per gli ulteriori 15 giorni.

Disoccupazione per chi ha lavorato 6 mesi come collaboratore

Se il tuo lavoro semestrale non era un impiego subordinato, ma parasubordinato, cioè una collaborazione o co.co.co., hai comunque diritto alla disoccupazione, ma non alla Naspi: l’indennità di disoccupazione per i collaboratori, difatti, si chiama Dis-coll.

Nel dettaglio, la disoccupazione Dis-coll spetta ai collaboratori, agli assegnisti ed ai dottorandi titolari di borse di studio: queste categorie hanno diritto alla disoccupazione Dis Coll e pagano alla gestione Separata il 34,23% dei compensi come contributi (di cui 1/3 a loro carico e 2/3 a carico del committente).

La Discoll è riconosciuta ai lavoratori che soddisfano congiuntamente i seguenti requisiti:

  • siano in stato di disoccupazione al momento della presentazione della domanda;
  • possano fare valere almeno tre mesi di contributi nel periodo che va dal 1° gennaio dell’anno civile precedente la cessazione della collaborazione sino alla cessazione stessa (accredito contributivo di tre mensilità).

Per la precisione, il requisito contributivo di tre mesi viene riferito all’anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre) precedente al termine del rapporto: si tratta di una stabilizzazione di quanto già previsto dalla normativa preesistente.

Se hai lavorato come collaboratore per 6 mesi, hai dunque diritto alla Dis-coll.

Per approfondire: Dis-coll, disoccupazione per collaboratori.



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