Quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione

29 Ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 Ottobre 2018



Ecco quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione NASpI. Brevi linee guida su come conteggiare i mesi di lavoro

Il tuo rapporto di lavoro si è interrotto involontariamente e non sai se hai tutti i requisiti puoi fare domanda di disoccupazione NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’Impiego) perché magari hai lavorato soltanto per pochi mesi. Pensare di non avere diritto all’indennità di disoccupazione NASpI a priori è sbagliato. E ti spiego anche il perché. La norma che regola il nuovo istituto della disoccupazione [1] stabilisce un criterio molto esiguo per quanto riguarda la durata del rapporto di lavoro che dà diritto di percepire la NASpI. Il tempo di assunzione, tra l’altro, influisce anche sulla durata complessiva dell’indennità di disoccupazione come andremo ad illustrare nel proseguo di questo articolo.

A questo punto sorge spontanea una domanda: ma quanti medi di lavoro servono per avere la disoccupazione? Basta lavorare anche quattro o 5 mesi soltanto per chiedere all’Inps (Istituto nazionale per la previdenza sociale) la disoccupazione NASpI? Per comprendere quanti mesi di lavoro minimo di servono per avere diritto alla disoccupazione NASpI, ti invito a prenderti cinque minuti di tempo per leggere questo articolo e che spero ti aiuterà a comprendere meglio il meccanismo della disoccupazione.

Che cos’è la disoccupazione NASpI?

La disoccupazione NASpI è una prestazione economica che dal 1° maggio 2015 tutela gli eventi di interruzione involontaria dei rapporti di lavoro. Essa attua, dunque, i principi della Costituzione [2] che sancisce i diritti dei lavoratori ad essere tutelati in caso di disoccupazione conseguente alla perdita del lavoro.

La nuova NASpI, che sostituisce già da oltre tre anni ormai la vecchia ASpI e mini-ASpI (Assicurazione sociale per l’Impiego), è rivolta ai lavoratori subordinati, cioè dipendenti del settore privato. Ricordiamo, a tal proposito, che la disoccupazione NASpI non opera:

  • per i lavoratori della Pubblica Amministrazione;
  • così come per gli operai agricoli a tempo determinato e indeterminato (in breve Otd e Oti);
  • e per i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale.

Che cos’è la Dichiarazione di immediata disponibilità?

Prima di illustrare nel dettaglio cosa s’intende per disoccupazione involontaria, occorre puntualizzare che i lavoratori che intendono chiedere la disoccupazione NASpI all’Inps sono tenuti a dichiarare al Centro per l’impiego lo status di disoccupato. In altri termini, il Centro per l’impiego accoglie la domanda dell’ormai ex lavoratore di rendersi disponibile a cercare un lavoro e di essere quindi ricollocato nel mercato del lavoro.

In conseguenza di tale atto, il funzionario del Centro per l’impiego deve rilasciare al richiedente un documento denominato “Dichiarazione di immediata disponibilità” (in breve “DID”). Si tratta di un documento fondamentale per avere diritto alla disoccupazione NASpI, in quanto se l’Inps da una verifica incrociata dai propri sistemi telematici con quelli dell’Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro) non dovesse rinvenire tale documento darà esito negativo alla pratica di istanza presentata dal lavoratore.

Cosa s’intende per disoccupazione NASpI involontaria?

Detto ciò è importante comprendere cosa s’intende per disoccupazione NASpI involontaria e quando si realizza tale fattispecie, poiché rappresenta un aspetto dirimente per la spettanza o meno della disoccupazione NASpI.

Pertanto, la disoccupazione NASpI non spetta nelle ipotesi in cui il rapporto di lavoro sia cessato a seguito di dimissioni o risoluzione consensuale, salvo i casi di seguito specificati:

  • dimissioni nel periodo tutelato: in tal caso il lavoratore ha diritto all’indennità nelle ipotesi di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità, che da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento del primo anno di vita del figlio;
  • dimissioni per giusta causa: riguarda il caso in cui un lavoratore viene indotto a dimettersi per colpe attribuibile al datore di lavoro in conseguenza di alcuni suoi atteggiamenti non tollerabili. Si pensi semplicemente ad esempio al caso in cui il datore di lavoro ritarda i pagamenti di molte mensilità oppure assume comportamenti che si concretizzano in situazioni di mobbing o vessatorie;
  • risoluzione consensuale: tre sono i casi nei quali è possibile chiedere la disoccupazione NASpI per risoluzione consensuale:
  1. se intervenuta nell’ambito della procedura conciliativa presso l’Ispettorato territoriale del lavoro (Itl);
    • nell’ipotesi di licenziamento con accettazione dell’offerta di conciliazione proposta dal datore di lavoro entro i termini di impugnazione stragiudiziale del licenziamento (ossia sessanta giorni dalla comunicazione in forma scritta del licenziamento)
    • qualora intervenga a seguito del rifiuto del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda distante oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici.

Quali requisiti bisogna avere per chiedere la disoccupazione NASpI?

Per chiedere la disoccupazione NASpI il lavoratore che si è visto interrompere definitivamente il suo rapporto di lavoro, conseguente ad un atto involontario come appena illustrato, deve essere in possesso principalmente di tre requisiti:

  1. essere in stato di disoccupazione;
  2. far valere, nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione;
  3. far valere trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione?

Tralasciando il primo requisito, ossia lo stato di disoccupazione, che come abbiamo appena illustrato deve essere conseguente ad un evento involontario, il secondo e terzo punto stabiliscono dettagliatamente quanti mesi di lavoro servono per avere la disoccupazione?

Il secondo dei tre requisiti afferma che è necessario avere almeno tredici settimane di contribuzione contro la disoccupazione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione, che in mesi corrisponde a circa 3 mesi e mezzo. Quindi, per chi non arriva almeno a 3 mesi e mezzo di contributi accreditati, verificabili dal proprio estratto contributivi Inps, nei quattro anni precedenti la domanda di disoccupazione, non potrà chiedere la disoccupazione NASpI.

Ai fini del diritto sono valide tutte le settimane retribuite, purché per esse risulti, anno per anno, complessivamente erogata o dovuta una retribuzione non inferiore ai minimali settimanali. Da notare che in tali casi può essere fatta valere anche la contribuzione dovuta effettivamente dal datore di lavoro ma non ancora versata: ciò in conseguenza del fatto che si applica il principio della c.d. automaticità delle prestazioni.

Quali periodi si considerano utili ai fini della disoccupazione NASpI?

Ai fini del perfezionamento del requisito richiesto, si considerano utili:

  • i contributi previdenziali;
  • i contributi figurativi accreditati per maternità obbligatoria se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale purché regolarmente indennizzati e intervenuti in costanza di rapporto di lavoro;
  • i periodi di lavoro all’estero in paesi comunitari o convenzionati ove sia prevista la possibilità di totalizzazione;
  • i periodi di astensione dal lavoro per malattia dei figli fino agli 8 anni di età nel limite di cinque giorni lavorativi nell’anno solare.

Particolare è il caso del lavoratore che ha alternato peridi di lavoro nel settore agricolo e non; in tali casi, i periodi sono cumulabili ai fini del conseguimento della indennità di disoccupazione NASpI purché nel quadriennio di osservazione risulti prevalente la contribuzione non agricola e sempre che la relativa domanda sia presentata nel termine di sessantotto giorni rispetto alla cessazione dell’ultimo rapporto di lavoro anche se avvenuto in agricoltura.

 Quali periodi non sono considerati utili ai fini della disoccupazione NASpI?

Di converso, non sono considerati utili i periodi di lavoro:

  • all’estero in Stati con i quali l’Italia non abbia stipulato convenzioni bilaterali in materia di sicurezza sociale.

Inoltre, non valgono ai fini del raggiungimento delle 13 settimane di contribuzione, i seguenti periodi coperti da contribuzione figurativa:

  • la malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • la cassa integrazione straordinaria e ordinaria (Cigs e Cigo) con sospensione dell’attività a zero ore;
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.

 Disoccupazione NASpI: ulteriori requisiti per il diritto alla NASpI

Come terzo e ultimo requisito per avere diritto alla disoccupazione NASpI, vi è l’obbligo di eseguire trenta giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei dodici mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Con il termine “giornate di effettivo lavoro” s’intende l’effettiva presenza al lavoro a prescindere dalla loro durata oraria. Tali periodi sono facilmente rinvenibili dal flusso mensile Uniemens che il Consulente del lavoro invia per conto del datore di lavoro tramite i servizi telematici dell’Inps, i quali sono contraddistinti dal codice “S”.

Tuttavia, esistono degli eventi che neutralizzano il requisito delle trenta giornata e che determinano quindi un ampliamento del periodo di dodici mesi, vale a dire:

  • la malattia e infortunio sul lavoro nel caso non vi sia integrazione della retribuzione da parte del datore di lavoro (ovviamente nel rispetto del minimale retributivo);
  • la cassa integrazione straordinaria e ordinaria (Cigs e Cigo) con sospensione dell’attività a zero ore;
  • assenze per permessi e congedi fruiti dal lavoratore che sia coniuge convivente, genitore, figlio convivente, fratello o sorella convivente di soggetto con handicap in situazione di gravità.

Infine, per quanto concerne i periodi di assenza dal lavoro per maternità obbligatoria, occorre precisare che se all’inizio dell’astensione risulta già versata o dovuta contribuzione ed i periodi di congedo parentale, si determina un ampliamento del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate.


[1] Artt. 1 e ss. del Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22

[2] Art. 38 Costituzione.


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