Sospensione disoccupazione per nuovo lavoro

4 novembre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2018



È prevista la sospensione della disoccupazione NASpI in caso di svolgimento di nuovo lavoro. Ecco cosa accade alla NASpI in tali casi

Sei titolare dell’indennità di disoccupazione NASpI (Nuova assicurazione sociale per l’impiego) e vorresti intraprendere un nuovo lavoro perché magari ti è capitata un’occasione lavorativa che non puoi rifiutare. In questi casi la domanda sorge quasi spontanea: cosa accade alla mia disoccupazione NASpI se accetto un nuovo lavoro? La risposta alla domanda non è così scontata come sembra e può variare a seconda ad alcuni parametri che andremo ad illustrare nel seguente articolo.

Infatti, la sospensione della disoccupazione NASpI per nuovo lavoro dipende innanzitutto se parliamo di lavoro subordinato o lavoro autonomo. Inoltre, occorre considerare anche il reddito complessivo che il percettore della disoccupazione NASpI intende trarre dal nuovo lavoro che intraprenderà da lì a poco. Quindi, i due fattori principali da tenere conto sono sicuramente la natura del rapporto di lavorativo e il reddito che si andrà a percepire in conseguenza dello svolgimento del lavoro. Ma quando e come si verifica la sospensione della disoccupazione NASpI per nuovo lavoro? Ecco tutto quello che devi sapere non solo sulla sospensione, ma anche in merito alla decurtazione e decadenza della disoccupazione NAspI.

Disoccupazione NASpI: quando si verifica la sospensione per nuovo lavoro?

Come noto ormai, i sostegni al reddito del Jobs Act [1] che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi tre anni stabiliscono che laddove un lavoratore si trova senza lavoro in conseguenza dell’interruzione involontaria del rapporto di lavoro, può chiedere all’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) l’indennità di disoccupazione NASpI.

La finalità del sostegno economico non è quella si sostenere il disoccupato in maniera passiva, e non si inquadra dunque come una misura meramente assistenzialistica. Infatti, per poter ricevere la disoccupazione NASpI il lavoratore deve dapprima recarsi presso il Centro per l’impiego e farsi lasciare la Dichiarazione di immediata disponibilità (DID), che attesta la volontà dello stesso di rendersi disponibile a lavorare e quindi ricollocarsi nel mercato del lavoro, e successivamente rendersi partecipe alle misure di politica attiva previste dall’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive del lavoro.

Si tratta di adempimenti di assoluta priorità, in quanto un rifiuto (o più rifiuti) potrebbero causare la sospensione della disoccupazione NASpI o peggio, in alcuni casi, addirittura la decadenza del sostegno economico.

Le sanzioni, infatti, si attiveranno in base a un meccanismo di condizionalità. Nel senso che saranno graduali: si parte dalla riduzione del sostegno economico, fino ad arrivare alla decadenza della prestazione e quindi dello status di disoccupato.

Ma quando scattano le sanzioni? I casi e gli eventi sono molteplici. Per esempio, il caso che si verifica maggiormente è la mancata presenza del percettore della disoccupazione NASpI agli appuntamenti concordati preso il Centro per l’impiego, senza che lo stesso ne dia giustificato motivo. Altro caso potrebbe essere la mancata accettazione di un’offerta congrua di lavoro, a meno che non ne sia impedito per cause di forza maggiore.

Disoccupazione NASpI: cos’è il meccanismo di condizionalità?

Ma vediamo più da vicino quando si verificano gli eventi di sospensione ma anche di riduzione o decadenza del sostegno al reddito.

Abbiamo appena detto che le sanzioni si articolano secondo un meccanismo graduale, che prevede in determinate circostanze:

  • la completa o parziale decurtazione della NASpI;
  • ovvero, la sospensione o decadenza della stessa.

Più nel dettaglio è possibile affermare quanto segue:

  • in caso di mancata presentazione, in assenza  di  giustificato motivo,  alle  convocazioni, agli   appuntamenti   stabiliti con i Centri per l’impiego, ovvero alle iniziative di orientamento, si produce:
  • la decurtazione di un quarto di una mensilità, in caso  di prima mancata presentazione;
  • la decurtazione di una  mensilità,  alla  seconda  mancata presentazione;
  • la decadenza  dalla   prestazione   e   dallo   stato   di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione;
  • in caso di mancata partecipazione, in assenza di  giustificato motivo, alle  iniziative  di  carattere  formativo  o  di riqualificazione  o  altra  iniziativa  di  politica  attiva   o   di attivazione, si produce:
  • la decurtazione  di  una  mensilità,  alla  prima  mancata partecipazione;
  • la decadenza  dalla   prestazione   e   dallo   stato   di disoccupazione, in caso di ulteriore mancata presentazione;
  • in caso  di  mancata  accettazione  di  un’offerta  di  lavoro congrua, in  assenza  di giustificato motivo, si ha la decadenza dalla prestazione.

Quando si riduce la disoccupazione NASpI per nuovo lavoro?

In via generale, la legge stabilisce che in caso di nuovo lavoro il lavoratore può mantenere la disoccupazione NASpI di un importo ridotto all’80%, a condizione che lo stesso comunichi all’Inps entro 30 giorni il reddito presunto che pensa di trarre dalla nuova attività lavorativa.

La comunicazione da effettuare all’Istituto previdenziale è fondamentale per verificare con esattezza la soglia di reddito che il lavoratore pensa di percepire dall’instaurazione del rapporto di lavoro. Da essa, infatti, dipende – come vedremo in seguito – la cumulabilità della NASpI con altri redditi di lavoro subordinato o autonomo.

È dunque possibile individuare diverse casistiche, a seconda se il rapporto di lavoro instaurato sia di tipo subordinato o autonomo.

Quando si sospende la disoccupazione NASpI per nuovo lavoro?

Partendo dalla cumulabilità della NASpI con i redditi derivanti da nuovo lavoro subordinato, i fattori che incidono sulla sospensione, riduzione o decadenza è il reddito che si andrà a percepire e la durata del lavoro da svolgere.

Riassumendo brevemente:

  • si ha la decadenza della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto è superiore a sei mesi;
  • si ha la sospensione d’ufficio della NASpI, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito superiore a 8.000,00 euro e il contratto non sia superiore a sei mesi.
  • si ha la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro subordinato il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 8.000,00 euro

Dunque, qualora il percettore della NASpI intraprende un nuovo lavoro di tipo subordinato, la sospensione d’ufficio si verifica allorquando lo stesso percepisce un reddito che supera l’importo di 8.000 euro, ed a condizione che il contratto non sia superiore a sei mesi. Altrimenti di produce la decadenza della prestazione.

Per l’individuazione del periodo di sospensione si considera la durata di calendario del rapporto di lavoro, prescindendo da ogni riferimento alle giornate effettivamente lavorate. In ogni caso, il ripristino della prestazione avviene d’ufficio ed è ininfluente l’eventuale cessazione anticipata per dimissioni del lavoratore.

Si precisa infine che la sospensione dell’indennità e la sua ripresa avvengono anche nel caso di un lavoro a tempo determinato della durata massima di sei mesi intrapreso in uno stato estero, sia si tratti di Stati appartenenti all’Unione europea sia si tratti di Stati extracomunitari.

Cosa fare in caso di sospensione della disoccupazione NASpI per nuovo lavoro subordinato?

Laddove il lavoratore percettore di disoccupazione NASpI si impiega in una nuova occupazione, il cui reddito che ne deriva è inferiore a 8.000 euro, si mantiene la prestazione ridotta alle seguenti condizioni:

  • il percettore deve comunicare all’INPS, entro un mese dall’inizio dell’attività, il reddito annuo previsto;
  • il datore di lavoro deve essere diverso dal datore di lavoro per il quale il lavoratore prestava la sua attività quando è cessato il rapporto di lavoro che ha determinato il diritto alla NASpI. In altri termini, non deve presentare rispetto ad essi rapporti di collegamento o di controllo ovvero assetti proprietari sostanzialmente coincidenti.

Qualora il lavoratore non effettua la comunicazione all’Inps, e laddove il rapporto di lavoro sia inferiore a sei mesi, si applica l’istituto della sospensione; mentre per i rapporti di durata superiore a sei mesi o a tempo indeterminato si applica l’istituto della decadenza.

Quando si sospende la disoccupazione NASpI per nuovo lavoro autonomo?

Diverso è il caso invece della sospensione della disoccupazione NASpI per nuovo lavoro autonomo di impresa individuale o parasubordinata. In quest’ultimo caso, infatti, si realizza:

  • la riduzione della NASpI all’80% del reddito previsto, se dal rapporto di lavoro autonomo il lavoratore percepisce un reddito inferiore a 4.800,00 euro.

Anche in tal caso, è necessario informare preventivamente l’Inps entro un mese dall’inizio dell’attività, o entro un mese dalla domanda di NASpI se l’attività era preesistente, dichiarando il reddito annuo che il lavoratore prevede di trarne.

La riduzione sarò ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi. Se il lavoratore è esonerato dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, il beneficiario è tenuto a presentare all’INPS un’apposita autodichiarazione che attesti il reddito ricavato dall’attività lavorativa entro il 31 marzo dell’anno successivo.

NASpI: come si calcola la riduzione?

Come abbiamo appena avuto modo di vedere, la legge prevede che la NASpI è ridotta di un importo pari all’80% del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data in cui termina il periodo di godimento dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno. La riduzione di cui al periodo precedente è ricalcolata d’ufficio al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Per chi non presenta la dichiarazione dei redditi potrà presentare direttamente all’Inps una autodichiarazione nella quale indicare il reddito ricavato dall’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale entro il 31 marzo dell’anno successivo. In caso contrario, ossia in caso di mancata presentazione dell’autodichiarazione, il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale.

note

[1] Art. 1 del Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22.


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