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Lavoro precario: la pensione minima copre i mancati contributi

31 Agosto 2017
Lavoro precario: la pensione minima copre i mancati contributi

Si alza l’assegno di garanzia e si riducono i coefficienti per andare prima in pensione. I primi dettagli.

In pensione con un assegno minimo per i giovani e maggiori garanzie per l’uscita dal mercato del lavoro a 66 anni e 7 mesi anche per chi ha avuto carriere disseminate di lavori precari o discontinui. Di questo si è discusso al tavolo di confronto tra Governo e Sindacati che ha riguardato il tema delle pensioni di garanzia e dell’uscita anticipata per anzianità.

Pensioni di garanzia per i giovani: come funzionano?

Il meccanismo di salvaguardia è rivolto ai giovani che hanno iniziato a versare i contributi dal primo gennaio 1996 in poi e che avranno dunque pensioni generate interamente attraverso il sistema contributivo.

L’assegno previsto potrebbe essere portato alla quota di 600/620 euro mese e arrivare, se cumulato con la pensione contributiva a 650/680 euro. Per avere maggiori dettagli sulle proposte in campo suggeriamo di leggere il nostro approfondimento Pensione minima ai giovani: come funziona.

In pensione a 66 e 7 mesi: modifica dei requisiti?

Per conseguire la pensione di vecchiaia con 66 anni e 7 mesi di contributi, è necessario poter ottenere, in base a quanto versato nel tempo, almeno un assegno di 672 euro (ovvero un importo pari a una volta e mezza l’assegno minimo attuale).

L’obiettivo del tavolo di triangolazione è quello di ridurre questo tetto, portando il coefficiente che determina l’uscita dal mercato del lavoro per anzianità da 1,5 (una volta e mezza l’assegno sociale, appunto) a 1,2. Questo permetterebbe di andare in pensione con un assegno minimo di 537 euro al mese.

Questa modifica permetterebbe anche a chi ha avuto carriere discontinue di usufruire dell’uscita anticipata (senza arrivare alla quota di 70 anni e 7 mesi).


note

Autore immagine: Pixabay.com


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