Diritto e Fisco | Editoriale

Chi governerà l’Italia?

26 febbraio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 febbraio 2013



Chi governerà l’Italia? Il Governo ovviamente. La risposta, per quanto banale, ha invece una sua drammatica giustificazione.

Nelle moderne democrazie, le due camere del Parlamento sono nate come organi rappresentativi del popolo e dei nobili per controllare gli atti del re, cui invece spettava il compito di governare. Cadute poi le monarchie, al sovrano si è sostituito lo Stato-apparato e, al suo vertice, il Governo per come noi lo conosciamo. Così, oggi tutta l’attuale dialettica politica si consuma tra quest’ultimo e le due Camere [1], con una netta distinzione: al Parlamento spetta la funzione “creativa” della legge, mentre al Governo residua un ruolo esecutivo [2].

Questa è la favola raccontata ancora dai libri di educazione civica. In realtà, il sovrano esiste e controlla le due Camere.

L’ultimo rapporto sull’attività del Parlamento nella XVI legislatura (aprile 2008-dicembre 2012) è sconcertante e dimostra come, su 387 leggi approvate nel corso dell’intera vita della legislatura, ben 297 sono nate per mano del Governo e solo 90 su iniziativa parlamentare: in barba alla regola che assegna la funzione legislativa ai rappresentanti del popolo.

Non è tutto. Se si guarda alle proposte di legge avviate in Parlamento, quelle approvate e divenute leggi sono solo l’1%!

È però limitativo spiegare questo fenomeno con la tradizionale pigrizia dei nostri parlamentari e la loro “attitudine” a delegare piuttosto che a decidere, assumendosi le responsabilità. Si potrebbe anche dire che le estreme differenze e i conflitti all’interno delle Camere impediscono di trovare accordi anche sulle questioni essenziali per la vita del popolo.

Dall’altro lato, però, il Governo – come un tempo il sovrano – ha usato un’arma di ricatto per controllare il Parlamento e far approvare le proprie volontà: si tratta del “voto di fiducia”, quello strumento con cui l’esecutivo subordina, alla mancata approvazione dei propri decreti, le dimissioni e, quindi, il probabile scioglimento delle stesse Camere. Ebbene, di questo strumento è stato fatto un uso smodato: ben il 50% delle leggi nate per mano del Governo sono state approvate grazie all’imposizione della fiducia.

Un’arma di ricatto? Non proprio. Al contrario, si è trattato di un cinico modo di far leva sui tornaconti e sugli interessi personali dei parlamentari. I principi cadono come castelli di carte difronte alla possibilità di lasciare la poltrona e tornare a casa.

Sembra di rivedere le corse automobilistiche americane degli anni ’60, quando le due auto si sfidavano l’una di fronte all’altra, in gran velocità, per vedere chi delle due avrebbe sterzato per prima. Puntualmente, a spostare i propri principi è sempre il Parlamento che, pur di non abbandonare Roma, preferisce votare “si!”, abdicando ai proclami elettorali (complice anche il voto segreto nelle Camere). E così il Parlamento torna a essere controllato dal governatore di turno.

Ecco perché, chiunque vinca le elezioni non conterà quanto chi siederà sul trono del re.

note

[1] Ormai svuotate della funzione di rappresentati di due ceti diversi, con l’unica eccezione, forse, per l’Inghilterra dove ancora esiste la Camera dei Lord.

[2] Come noto, il Governo può sostituirsi eccezionalmente al Parlamento, emanando leggi, nelle due ipotesi del decreto legge (ossia nei soli casi in cui vi sia una necessità e urgenza e salva comunque la successiva conversione del Parlamento entro 60 giorni) e del decreto legislativo (ossia entro una cornice ben definita delegatagli dal Parlamento in via preventiva, nei casi in cui il Parlamento non abbia le competenze tecniche o il tempo per decidere su determinate questioni particolarmente particolareggiate).

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1 Commento

  1. Questa è “educazione civica” ma nelle scuole non ha diritto ad entrare,potrebbe risvegliare gli animi assopiti dall’ignoranza!

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