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Posso impedire al mio ex di vedere il figlio?

21 Ottobre 2018


Posso impedire al mio ex di vedere il figlio?

> Cultura e società Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Affidamento condiviso, esclusivo e diritto di visita: quali relazioni per il padre che si disinteressa del minore e lascia la madre da sola?

Dopo un breve periodo di convivenza, tu e il tuo compagno vi siete lasciati. Lui se n’è andato dopo che avevate messo al mondo il vostro primo figlio. Un pessimo padre, a tuo avviso, che non merita più di vedere il figlio. Del resto, avendoti lasciata solo con il piccolo, spetterà ora a te prendertene cura e provvedere alle sue esigenze, dargli da mangiare, cambiargli il pannolino, cullandolo la sera, portandolo all’asilo, provvedendo alle spese. Le spese…già. Ci sono soprattutto le spese. E di queste, lui non ne ha mai voluto sentire parlare; così, ad aiutarti sono stati i tuoi genitori. Bene, ora che hai incaricato un avvocato di fare un ricorso al giudice per regolamentare il mantenimento e le visite del piccolo – che, guarda caso, solo ora il padre rivendica in un sospetto slancio di genitorialità – gli chiedi con intenti vendicativi: posso impedire al mio ex di vedere il figlio? Vediamo cosa prevede al riguardo la legge.

Subito dopo la separazione, con chi vanno i figli?

Di solito, quando a separarsi è una coppia sposata, i due continuano a vivere sotto lo stesso tetto fino alla prima udienza davanti al Presidente del Tribunale. Quest’ultimo li slega definitivamente dal dovere di coabitazione (che solo il matrimonio, e non un’unione di fatto, comporta). I coniugi però, con un accordo preferibilmente scritto, possono trovare un’intesa, autorizzandosi reciprocamente a vivere separati ancor prima di incontrarsi in tribunale.

Fino all’udienza, quindi, i figli restano con entrambi i genitori. Poi sarà il tribunale a decidere. In particolare la decisione viene presa in due tempi diversi. Inizialmente è il presidente del Tribunale a dettare i provvedimenti provvisori sul mantenimento, sull’affidamento e sui giorni di visita, provvedimenti che avranno valore per tutto il tempo che intercorrerà fino alla fine della causa (il che potrebbe richiedere anni). Quando poi uscirà la sentenza definitiva, sarà questa a fissare le regole che varranno per il futuro.

Se i figli sono maggiorenni possono scegliere autonomamente con quale genitore vivere, altrimenti è il tribunale che decide per loro, eventualmente sentendoli (se hanno più di 12 anni).

Invece, nel caso della coppia di fatto, quindi non sposata, i figli restano sempre con la madre. Per i genitori, però, non c’è il dovere di coabitazione, dovere che consegue solo al matrimonio; per cui i due possono anche vivere subito separati. La figura della madre però resta sempre caratterizzata da una maggiore importanza perché la sua persona resta un riferimento stabile nei primi anni di vita del minore: a lei gli oneri e gli onori. Anche in questo caso, però, la situazione sarà regolamentata dal tribunale ordinario. Prima il presidente del Tribunale (in via temporanea) e poi la sentenza definitiva del giudice (in via definitiva) decideranno in merito all’assegnazione dei minori, alle visite del padre e al mantenimento.

Vediamo singolarmente questi aspetti.

Separazione: posso ottenere l’affidamento esclusivo?

La battaglia sui figli si concentra, prima ancora che sul mantenimento, sull’affidamento e sulle visite. Si aggiunge poi il problema della casa: in quale abitazione e con quale genitore i figli vanno a vivere? Tutte queste domande hanno risposte diverse e non sempre collegate. Si tratta infatti di capire tre diversi concetti: quello di collocamento, quello di affidamento e quello relativo al diritto/dovere di visita. Cerchiamo allora di distinguere le cose e di comprendere, nel pratico, di che stiamo parlando. Solo all’esito di queste spiegazioni potremo chiarire se la madre può impedire all’ex di vedere il figlio.

Cos’è il collocamento dei figli

Il giudice decide con quale dei due genitori i figli debbano convivere. Di solito c’è la preferenza per la madre (e anche gli stessi figli, in gran parte dei casi, preferiscono la mamma), almeno fino al completamento degli studi e alla maggiore età (momento a partire dal quale i figli possono decidere autonomamente).

Il collocamento è quindi solo un concetto di fatto: esso fissa la residenza e l’abituale dimora dei bambini. Il collocamento dei figli non significa però avere l’affidamento esclusivo. Come stiamo infatti per vedere, l’affidamento è tutt’altra cosa.

Cos’è l’affidamento

L’affidamento è la decisione, che spetta al giudice, con cui vengono attribuiti ai genitori i doveri e i diritti sui minori. Vi rientrano le scelte quotidiane sulla loro educazione, crescita, salute, sull’organizzazione delle giornate e delle vacanze, sull’istruzione e sulle spese da sostenere. In caso di affidamento congiunto, tali decisioni devono essere prese da entrambi i genitori di comune accordo (il genitore convivente coi figli può prendere da solo le decisioni che appaiono urgenti o necessarie, senza consultare l’altro). Invece nell’affidamento esclusivo, la scelta è di un solo genitore, quello con cui i figli vivono.

La regola vuole che l’affidamento sia sempre congiunto e solo in casi rari e particolarmente gravi sia esclusivo.

Quando c’è affidamento congiunto e quando esclusivo?

La scelta sull’affidamento viene presa dal giudice avendo a riferimento solo ed unicamente l’interesse del minore e non anche quello dei genitori. E poiché è necessario a una sana crescita del bambino stare tanto col padre quanto con la madre, l’affidamento deve essere sempre preferibilmente congiunto.

Un pessimo marito o compagno può essere un ottimo genitore: è questo il principio sposato dalla giurisprudenza. Quindi l’uomo che tradisce la compagna o che va via di casa sul più bello può ottenere l’affidamento condiviso. Più difficilmente lo otterrà l’uomo più volte denunciato per violenze, percosse, stalking e altri gravi reati anche non contro la famiglia (si pensi a un trafficante di droga o a un terrorista).

Solo quando uno dei due genitori si è macchiato di gravi colpe verso il minore (ad esempio lo picchia, lo aggredisce verbalmente, se ne disinteressa del tutto) o tiene dei comportamenti potenzialmente lesivi per la sicurezza del piccolo (fa uso di droghe pesanti tanto da essere spesso in stato di incapacità di intendere e volere) perde l’affidamento del figlio.

Nei casi ancora più gravi si può perdere anche la potestà genitoriale, che è l’ultimo gradino per poter esercitare un minimo potere decisionale sul minore (si pensi al padre che commette atti sessuali sulla figlia o sul figlio).

Di solito, la regola vuole il collocamento dei figli presso la madre e l’affidamento condiviso.

Cos’è il diritto/dovere di visita?

L’ultimo gradino è il calendario delle visite che il genitore non convivente coi figli (quello cioè presso cui i minori non sono stati collocati) deve rispettare per vederli. A stabilire i giorni, gli orari e le cadenze nelle feste e nelle vacanze estive è sempre il giudice. Ai genitori però è dato anche trovare un accordo, di volta in volta, in difformità da quanto previsto dal giudice.

Al dovere di visita non si può scappare. Anzi, il genitore che non va a trovare i figli e si dimostra assente può essere citato da questi ultimi, una volta raggiunti i 18 anni, per risarcimento del danno conseguente alla perdita della figura genitoriale.

Il giudice può ordinare le visite – e di fatto succede quasi sempre – anche in caso di affidamento esclusivo. E ciò perché il figlio deve tenere, quanto più possibile, contatti significativi sia con entrambi i genitori che con le rispettive famiglie (i nonni e gli zii). Si chiama diritto alla bigenitorialità: secondo la giurisprudenza e la psichiatria infantile è un elemento necessario per far crescere, nel modo più sereno possibile, un bambino.

Quindi anche un padre finito in carcere o in libertà vigilata può avere il diritto a vedere il proprio figlio; e la madre non può negarglielo.

Si può impedire al padre di vedere i figli?

Ecco perché il giudice, di regola, fisserà sempre il diritto del padre di vedere i figli, anche quando questi perde l’affidamento condiviso. Solo se il tribunale decide che gli incontri tra il padre e i figli sono dannosi per questi ultimi la madre potrà – anzi dovrà – impedire i punti di contatto. Fuori da tali ipotesi, la donna che fa in modo che i figli rifiutino il padre, sino quasi a odiarlo, impedendo loro di vederlo o avvallando le loro richieste di non incontrarlo, è gravemente responsabile e, oltre a una condanna al risarcimento del danno, può rischiare anche la perdita del collocamento e dell’affidamento condiviso.


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3 Commenti

  1. Buona sera,

    ma se fosse il contrario?
    Es.: Due conviventi decidono di separarsi e la mamma lascia la casa “coniugale”. Va ha vivere dai suoi genitori per 8 mesi e poi dopo va a vivere da sola in un appartamento.
    Dalla separazione ad oggi il bambino vive con entrambi in base alle loro esigenze lavorative (pari al 50% ca uno) senza nessun intervento di tribunali e giudici.
    Per il mantenimento il Padre ha sempre provveduto in maniere sostanziale sia quantitativamente che qualitativamente nonostante difficoltà economiche varie.
    Oggi la Mamma pretende dal Padre, su richiesta del suo avvocato, la cifra di €. 400,00 per il mantenimento e minaccia di portarlo in Tribunale….
    TESTUALI PAROLE: “Le faccio infine presente che il Sig. Rossi , non contribuisce che
    > saltuariamente al mantenimento del figlio minore , configurandosi cosi
    > il reato di cui all’art 570 cp n 2 per cui , per la tutela del bambino ,
    > salvo sue indicazioni per un accordo congiunto , depositerò ricorso ex
    > art 316 bis cc.
    Ora mi chiedo…che senso ha rompere equilibrio del bambino, che oggi è sereno, facendo una richiesta che non trova verità?
    Il Padre ancora oggi provvede sia economicamente che affettivamente al bambino garantendogli lo stesso tenore di vita che aveva in precedenza.
    Grazie per l’attenzione.

  2. Questo articolo a senso unico, cioè pensato e scritto nell’unica direzione ove è il padre quello alle quali vengono affidate le ragioni della separazione, mi indigna.
    E mai possibile che ad oggi, nonostante una legge che mette madre e padre su una bilancia nettamente a favore della prima, non si cerchi di requilibrare i pari diritti e i pari doveri?
    I padri devono essere solo contattati quando devono versare cospicui assegni?
    E’ vergognoso che si continui a pensare che la colpa sia solo di uno o solo dell’altro, le storie finiscono perchè spesso le colpe sono da entrambe le parti, ma per convenienza ( vedasi avvocati senza scrupoli ) spesso si montano denunce, querele, diffamazioni e quant’altro al solo fine di screditare una persona per ottenere qualcosa da lui.
    Madri e padri stessi dirittti e stessi doveri.
    Leonardo (PD)

  3. Salve,
    quando invece la madre abbandona la casa (di proprietà 100/100 del padre) affidatale dal giudice e insieme alla bambina vanno a vivere in un’altra dimora, lasciando all’incuria la casa coniugale ed in totale abbandono (e a rischio crollo), c’è una sanzione penale? Anche perchè ha sottratto alla minore a vivere nella sua casa natale….
    Da considerare che il padre sta in affitto presso terzi.

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