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Pratica forense: vale il dottorato di ricerca?

21 Ottobre 2018


Pratica forense: vale il dottorato di ricerca?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Il titolo di dottore di ricerca consente di ridurre il periodo di tirocinio legale ai fini del calcolo dei 18 mesi per l’esame di abilitazione e di acquisizione del titolo di avvocato?

Subito dopo la laurea in giurisprudenza hai voluto proseguire la carriera universitaria. Il professore di diritto, valutati i meriti che hai dimostrato durante il corso di studi e in occasione della seduta per la discussione della tesi, ha accettato di averti accanto come suo collaboratore. Hai così iniziato come semplice “volontario” per poi ottenere un contratto di esercitatore didattico. Seguendo il naturale percorso accademico, hai partecipato a una serie di concorsi per ottenere l’assegno di ricerca. Alla fine, sei riuscito nel tuo intento e ora possiedi il titolo di dottore di ricerca. Senonché stai valutando di intraprendere anche la carriera di libero professionista. L’università non ti consente di ottenere lo stipendio necessario per vivere e vorresti anche sposarti. Devi assolutamente prendere il titolo di avvocato e aprire un tuo studio. Ma per fare questo c’è bisogno di svolgere il tirocinio presso un altro professionista, tirocinio per il quale non hai molto tempo. Ricominciare tutto da capo peraltro ti sconforta. Così ti chiedi pratica forense: vale il dottorato di ricerca? La questione è stata risolta da una recente decisione del Consiglio Nazionale Forense [1]. Il Cnf risponde a un quesito posto dall’Ordine degli avvocati di Roma con cui era stato chiesto se sia ragionevole la possibilità di riconoscere un anno di pratica forense a fronte del conseguimento del titolo di dottorato di ricerca in materie giuridiche, in via alternativa ed equivalente al diploma di specializzazione per le professioni legali.

Quanto dura il tirocinio legale?

La legge di riforma dell’ordinamento forense [2] stabilisce contenuti e modalità per tirocinio. In particolare si stabilisce che il tirocinio deve durare 18 mesi (un anno e mezzo); può essere svolto contestualmente ad attività di lavoro subordinato pubblico e privato, purché con modalità e orari idonei a consentirne l’effettivo e puntuale svolgimento e in assenza di specifiche ragioni di conflitto di interesse.

Si può interrompere il tirocinio per valide ragioni. Ma se l’interruzione avviene per oltre sei mesi, senza alcun giustificato motivo, anche di carattere personale, scatta la cancellazione dal registro dei praticanti. È ovviamente salva la possibilità di chiedere nuovamente l’iscrizione nel registro, che può essere deliberata previa nuova verifica da parte del consiglio dell’ordine della sussistenza dei requisiti stabiliti dalla presente legge.

Dove svolgere la pratica forense?

La pratica forense ai fini della partecipazione all’esame di avvocato può essere svolta

  • presso un avvocato, con anzianità di iscrizione all’albo non inferiore a cinque anni;
  • presso l’Avvocatura dello Stato o presso l’ufficio legale di un ente pubblico o presso un ufficio giudiziario per non più di dodici mesi;
  • per non più di sei mesi, in altro Paese dell’Unione europea presso professionisti legali, con titolo equivalente a quello di avvocato, abilitati all’esercizio della professione;
  • per non più di sei mesi, in concomitanza con il corso di studio per il conseguimento della laurea, dagli studenti regolarmente iscritti all’ultimo an- no del corso di studio per il conseguimento del diploma di laurea in giurisprudenza sempre che vi sia un accordo tra l’università e l’ordine.

In ogni caso il tirocinio deve essere svolto per almeno sei mesi presso un avvocato iscritto all’ordine o presso l’Avvocatura dello Stato.

Diplomi, titoli di dottore di ricerca ed equiparazioni

Il diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali è valutato ai fini del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno.

Vediamo ora se il titolo di dottore di ricerca può consentire una riduzione della pratica forense.

Il Consiglio Nazionale Forense ricorda che la norma relativa ai contenuti e modalità di svolgimento del tirocinio non è applicabile in via analogica. Pertanto il diploma di specializzazione per le professioni legali – conseguito presso scuole riconosciute, finalizzato al compimento del tirocinio per l’accesso alla processione forense per la durata di anno – non può ricomprendere anche il periodo di dottorato di ricerca.

Ne consegue che, allo stato attuale, la nostra legge non riconosce il titolo di dottorato di ricerca come periodo di pratica forense.

note

[1] Consiglio Nazionale Forense parere n. 26 del 23 maggio 2018.

[2] Art. 41, comma 9, l. n. 247/2012

Il COA di Roma chiede se è possibile equiparare, ai fini della pratica forense, anche alla luce della L. 247/2012, art. 41 e del D.M. 70/2016, il diploma di specializzazione per le professioni legali al dottorato di ricerca in materie giuridiche con sostituzione, quindi, di un anno della pratica forense con il conseguimento del titolo di dottore di ricerca.

Pubblicato il 18 ottobre 2018

La risposta e nei seguenti termini.

Il comma 9 dell’art. 41 della L. 247/2013 dispone che il diploma conseguito presso le scuole di specializzazione per le professioni legali, di cui all’art. 16 del decreto legislativo 17 novembre 1997, n. 398 e successive modificazioni, è valutato ai fini del compimento del tirocinio per l’accesso alla professione di avvocato per il periodo di un anno.

La disposizione, di natura eccezionale, non è suscettibile di interpretazione analogica, né estensiva e al quesito posto dal COA va data pertanto risposta negativa.

Consiglio nazionale forense (rel. Salazar), parere del 23 maggio 2018, n. 26


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