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Alzheimer: come aiutare la memoria

23 Ottobre 2018 | Autore:


> Salute e benessere Pubblicato il 23 Ottobre 2018



Viviamo sempre più a lungo e dovremmo prestare attenzione ad alcuni disturbi (perdita di memoria e di concentrazione) che potrebbero non essere segni dell’età che avanza ma sintomi iniziali di una demenza.

Capita a tutti di incontrare per strada una persona e di non ricordarne il nome. A volte, durante una conversazione, ci sfugge una parola eppure il concetto l’abbiamo ben presente e sappiamo esprimerlo, magari conosciamo anche qual è la prima lettera e siamo in grado di scartare le altre parole simili. Appena entrati in casa poggiamo le chiavi e quando andiamo a recuperarle non sappiamo più dove le abbiamo messe, ricordiamo bene il gesto ma non il luogo dove è stato compiuto. Esperienze del genere fanno vacillare le certezze sulla qualità della nostra memoria, insinuano dubbi sullo stato di salute della nostra mente e inducono a chiedersi: avrò l’Alzheimer? Le patologie degenerative a carico del sistema nervoso centrale comportano una perdita di memoria. Alzheimer: come aiutare la memoria? Vediamo prima cos’è la memoria e come funziona.

La memoria

La memoria è una funzione intellettiva complessa del nostro cervello. Possiamo definirla come la capacità della nostra mente di conservare parti degli episodi del passato, di inquadrarli nel tempo e nello spazio, di elaborarli, confrontarli, riprodurli e utilizzarli nell’organizzazione del presente e del futuro.

La memoria presenta un elevato grado di organizzazione necessario a rintracciare velocemente le informazioni, ma al tempo stesso non può essere minuziosa e particolareggiata perché questo renderebbe estremamente farraginosa la sua funzione. Non esiste nel nostro cervello una zona deputata alla memoria, vengono coinvolte diverse zone cerebrali (ippocampo, sistema limbico, amigdala, lobo frontale) e i ricordi vengono conservati attraverso connessioni inter-neuronali. Gli impulsi che ci colpiscono attraverso i sensi (vista, udito, gusto, olfatto, tatto), a livello cerebrale vengono decodificati e filtrati.

La memoria è un processo dinamico in cui si riconoscono tre fasi che non si susseguono necessariamente in progressione:

  • codifica: gli stimoli vengono inseriti, con l’ausilio dell’attenzione e della percezione, tra il materiale precedentemente archiviato;
  • ritenzione: attraverso questa funzione si ha la possibilità di immagazzinare informazioni;
  • recupero: possibilità di recuperare l’informazione immagazzinata.

Abbiamo vari tipi di memoria:

  1. La memoria episodica consente di mantenere il ricordo degli episodi della nostra vita o di situazioni di cui siamo venuti a conoscenza. Può essere suddivisa in:
  • memoria a breve termine: riguarda i fatti avvenuti di recente;
  • memoria a lungo termine: è relativa agli avvenimenti del passato;
  1. La memoria semantica attiene al significato delle parole ed è un patrimonio che appartiene a persone che parlano la stessa lingua;
  2. La memoria procedurale ci permette di svolgere le azioni che compiamo giornalmente in quanto sappiamo:
  • come vanno eseguite determinate azioni e lo scopo per il quale vanno effettuate: vestirsi, cucinare;
  • come si usano gli oggetti impedendoci di confondere la funzionalità: spazzolino, penna.

Le alterazioni della memoria comportano:

  • aprassia: incapacità di compiere degli atti volontari (in assenza di lesioni motorie) per carenza di memoria procedurale (aprire una porta, accendere la luce);
  • afasia: alterazione del linguaggio (sostituzione di una parola con un’altra di significato simile, utilizzare una parola sbagliata;
  • agnosia: incapacità di riconoscere gli oggetti.

I processi degenerativi cerebrali comportano un deficit di tutte le funzioni cognitive e quindi anche alterazione della memoria.

La malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è una malattia degenerativa del sistema nervoso centrale, si manifesta con un quadro di demenza che comporta il deterioramento delle capacità cognitive e comportamentali dell’individuo. Costituisce la più frequente forma di demenza. Non è ancora nota la causa che, nella demenza di Alzheimer, determina i danni cerebrali costituiti dalla formazione di placche neuritiche con distruzione delle cellule cerebrali.

Sono stati individuati dei fattori di rischio:

  • età: la probabilità di ammalarsi di Alzheimer aumenta con l’età;
  • sesso: apparentemente sembra più colpito il sesso femminile, ciò potrebbe essere conseguenza del fatto che la vita media è più lunga nelle donne infatti, a parità di età, la percentuale di uomini e donne colpiti è la stessa;
  • familiarità: esiste una predisposizione familiare su base genetica;
  • ereditarietà: mutazioni genetiche cromosomiche (cromosoma 1, 14, 21) costituiscono un fattore di rischio;
  • sindrome di Down (trisomia 21): i pazienti affetti da sindrome di Down presentano una frequenza elevata (75%) di avere una diagnosi di demenza fin dall’età di quarant’anni;
  • traumi cranici: è assodata la correlazione tra i traumi cranici (pugilato) e il manifestarsi della demenza di Alzheimer.

Sono stati messi in evidenza dei fattori di protezione per la demenza:

  • personalità: la capacità di gestire gli avvenimenti della vita senza stress rappresenta un fattore protettivo;
  • livello di istruzione: si è evidenziata una correlazione tra basso livello di istruzione e demenza;
  • FANS (antinfiammatori non steroidei): l’assunzione a basse dosi riduce la probabilità di ammalarsi di Alzheimer;
  • stile di vita: alimentazione corretta e attività fisica riducono il rischio.

La diagnosi di malattia di Alzheimer si basa sulla visita medica e su accertamenti strumentali (RMN, TAC, SPECT) che permettono di porre diagnosi di malattia di Alzheimer probabile, infatti la diagnosi certa di malattia di Alzheimer è autoptica e si fonda sull’analisi post-mortem dei tessuti cerebrali.

Malattia di Alzheimer: problemi di memoria

Nella demenza di Alzheimer il sintomo più eclatante è la perdita di memoria. La malattia ha un andamento peggiorativo nel corso degli anni e ciò comparta che i sintomi, dapprima sfumati, siano sempre più evidenti e manifesti. Nelle fasi iniziali della malattia di Alzheimer viene interessata soprattutto la memoria recente con associate alterazioni di personalità e depressione.

Il paziente non ricorda gli avvenimenti recenti e per sopperire al disagio può inventare storie (confabulazione). Inizialmente il deficit di memoria comporta non ricordare dove si trovano oggetti di uso quotidiano (chiavi, borsa, occhiali), dimenticare il gas acceso, perdersi in ambienti nuovi.

Col progredire della malattia il deterioramento cognitivo si accentua compromettendo le azioni quotidiane (guidare l’auto, leggere, gestire il denaro). Si ha incapacità ad acquisire informazioni aggiuntive, sono presenti alterazioni del comportamento e disorientamento nel tempo e nello spazio per cui il malato tende a perdersi in ambienti nuovi e talvolta anche tra le pareti domestiche (non riesce a trovare il bagno), non sa più i nomi di figli e nipoti o tende a confondere le persone (attribuendo a un congiunto il nome di un altro familiare), a non sapere in quale giorno o stagione ci si trovi.

La fase terminale è caratterizzata dalla grave compromissione delle capacità intellettive che rendono il paziente totalmente dipendente dagli altri. La terapia medica nella malattia di Alzheimer è prevalentemente di tipo sintomatico e permette di controllare i sintomi cognitivi, non è in grado di arrestare la malattia ma può rallentarne la progressione.

Malattia di Alzheimer: supporto alla memoria

La demenza di Alzheimer è una malattia cronica progressiva che si avvale oltre che di una terapia farmacologica, anche di un trattamento riabilitativo di tipo non farmacologico. Quest’approccio non può evidentemente ripristinare le capacità perdute del paziente, ma ha lo scopo di potenziare le funzioni residuali rallentando la progressione della malattia. Il tipo di intervento e l’entità della stimolazione devono essere calibrati secondo le capacità residue dell’individuo per evitare che programmi terapeutici molto intensi o troppo deboli creino degli squilibri emotivi.

Inoltre, essendo la malattia di Alzheimer una patologia con un’evoluzione peggiorativa, il tipo di intervento riabilitativo andrà calibrato ai differenti bisogni del paziente nelle diverse fasi della malattia. I programmi riabilitativi sono rivolti a trattare i deficit cognitivi, sensoriali, i sintomi depressivi, le alterazioni del ritmo sonno-sveglia, i deficit motori, le alterazioni dell’alimentazione.

La riabilitazione cognitiva dei deficit mnesici si avvale di numerose tecniche:

  • terapia di riorientamento nella realtà (ROT): è l’intervento più diffuso nella riabilitazione del paziente affetto da demenza e trova indicazione nelle fasi iniziali della malattia. Consiste nell’effettuare ripetute stimolazioni (verbali, visive, scritte, musicali) per rinforzare le informazioni di base. Possono essere effettuate sia individualmente che in gruppo;
  • memory training: stimolano le competenze motorie e sensoriali migliorandone l’esecuzione;
  • tecniche di spaced-retrieval: tecnica che aiuta l’identificazione degli oggetti, l’associazione nome-faccia;
  • ausili mnesici esterni: vengono utilizzati strumenti quali diari, suonerie per migliorare l’organizzazione delle attività quotidiane;
  • terapia di reminiscenza: trova indicazione nella fase iniziale e intermedia della malattia, utilizza la tendenza dell’anziano a ricordare gli episodi del passato per stimolare le capacità mnesiche residue rendendo il ricordo consapevole. Questa tecnica migliora l’autostima del paziente;
  • terapia di validazione: è indicata nelle fasi intermedie e avanzate di demenza di Alzheimer. Si avvale di un terapista che ascolta il racconto della realtà del paziente entrando in contatto empatico con lui. La terapia può essere effettuata sia singolarmente che in gruppo e migliora l’autostima del paziente che si sente accettato;
  • terapia di rimotivazione: viene prescritta nelle fasi iniziali, stimola i pazienti ad affrontare tematiche afferenti alla realtà quotidiana per mantenere vivo l’interesse agli stimoli esterni.

La demenza di Alzheimer è una malattia per la quale al momento non esiste una cura definitiva. Sicuramente i protocolli riabilitativi associati alla terapia farmacologica sono un supporto, nella demenza di Alzheimer, per aiutare la memoria.


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