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Chi fa l’aborto dopo tre mesi?

2 novembre 2018


Chi fa l’aborto dopo tre mesi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2018



Interruzione volontaria di gravidanza oltre il primo trimestre. Chi e in quali circostanze può abortire quando sono trascorsi 90 giorni dall’inizio della gravidanza. Iter da seguire.

Hai scoperto di essere incinta e non ti senti pronta? I medici hanno riscontrato che il feto è affetto da qualche patologia grave e questo ti ha fatto sorgere dei dubbi? La gravidanza mette la tua stessa vita in pericolo? Se ti trovi in una di queste circostanze, ti stai certamente chiedendo quanto tempo hai per effettuare la scelta delle scelte: proseguire la gravidanza o interromperla. La prima cosa da considerare è se rientri ancora nei primi 90 giorni di pueperio previsti dalla legge sull’aborto [1] per l’interruzione volontaria di gravidanza o se hai oltrepassato questo limite. Se rientri nel primo trimestre abortire sarà più semplice. Se, invece, hai superato il primo trimestre, dovrai dimostrare di trovarti in situazioni particolari previste dalla legge. Si tratta di condizioni gravi e che mettono la tua salute e il tuo benessere in grave pericolo. Se riesci a dimostrarle, anche grazie al certificato di un medico o di uno psichiatra, puoi ancora esercitare il diritto all’aborto. Chi fa l’aborto dopo tre mesi? Vediamo insieme quali sono queste circostanze.

Interruzione volontaria di gravidanza: cosa dice la legge?

L’interruzione volontaria della gravidanza si differenzia da quella spontanea, che avviene, appunto, senza la volontà della donna, per cause mediche. Può capitare, infatti, che una donna scopra di essere incinta e venga destabilizzata da questo evento al punto da ipotizzare di interrompere la gravidanza. Se ti trovi in questa circostanza probabilmente ti stai chiedendo se abortire sia legale o meno e quale siano i tuoi diritti. In Italia, la c.d. legge sull’aborto è stata introdotta nel 1978.

Prima l’aborto era considerato sempre un reato. Questa legge ha finalmente riconosciuto il diritto della donna ad interrompere la gravidanza, quando proseguirla inficia eccessivamente il suo benessere. Per benessere non si intende soltanto lo stato di salute fisico, ma anche un buon equilibrio psicologico.

Vi sono alcune circostanze, infatti, in cui una donna può vivere molto male la gravidanza. Questo capita ad esempio quando non ha un solido rapporto di coppia o una stabilità economica. Vi sono poi casi ancora più gravi, come quando la gravidanza deriva da una violenza sessuale. In circostanze di questo tipo può succedere che la donna viva la gravidanza come un peso e che intenda interromperla. Questa legge garantisce alla donna l’esercizio di questo diritto e stabilisce che tutto avvenga nel rispetto della sua privacy.

Diritto del feto alla vita o della donna a decidere del proprio corpo?

Quella dell’aborto è da sempre questione molto controversa. Ci sono persone e professionisti che mettono al primo posto il diritto del feto alla vita. Questi sono contrari all’aborto in qualsiasi caso, per ragioni religiose o etiche. Altri, invece, mettono al primo posto il diritto della donna ad abortire e decidere in autonomia del proprio corpo.

La gravidanza comporta un grave scombussolamento sul piano fisico, emotivo e psicologico. Inoltre, cambia la vita della donna in modo importante. Non di rado incide sulla sfera lavorativa e su quella delle relazioni sociali. Senza considerare i disturbi e i rischi medici a cui si espone ogni donna che attraversa una gravidanza e che deve affrontare il parto.

Per questo giungere ad un compromesso tra due diritti tanto fondamentali è molto complesso. La legge cerca di bilanciare tra queste due esigenze in due modi. Innanzitutto fissa un limite temporale. Entro 90 giorni dall’inizio della gravidanza per la donna abortire è sempre possibile e l’iter è più semplice.

Trascorsi i primi 90 giorni, i requisiti che la legge richiede per consentire l’interruzione la gravidanza diventano più rigidi e il percorso è più complicato. In sintesi devono ricorrere delle motivazioni importanti per giustificare questa decisione. In questo modo si può evitare che la l’aborto venga utilizzato come sistema anticoncezionale o come un vero e proprio sistema di regolazione delle nascite. Si tratta invece di un rimedio estremo a cui far ricorso in circostanze molto particolari che possano arrecare grave pregiudizio alla donna.

Abortire entro i 90 giorni

La legge prevede che una donna entro i 90 giorni può interrompere la gravidanza per sua volontà. È sufficiente che lei dichiari che portare avanti la gravidanza metterebbe gravemente a rischio la sua salute o turberebbe il suo equilibrio emotivo e psicologico. Questo può avvenire per varie ragioni, come a causa di problemi familiari e personali o legati al modo in cui è iniziata la gravidanza.

Un altro motivo può essere il rischio fondato che il feto sia portatore di una malattia grave. I motivi che possono destabilizzare una donna sono soggettivi e variano in base alla propria personalità. Per questo il più delle volte è sufficiente che sia la donna stessa a considerare una determinata situazione impeditiva per la prosecuzione della gravidanza.

Se è questo il tuo caso, il medico e l’ospedale sono tenuti a garantirti l’esercizio di questo diritto. È sufficiente rivolgerti al tuo medico di base o al tuo ginecologo di fiducia e spiegare le tue intenzioni. Loro potranno farti qualche domanda per comprendere meglio cosa ti porta ad una decisione di questo tipo. Il senso di questo confronto è quello di farti sentire ascoltata in un momento così delicato della tua vita e di accertarsi che la tua decisione sia solida.

Alla fine del colloquio sono tenuti a rilasciarti un certificato che potrai presentare alla struttura ospedaliera in cui vorrai fare l’aborto. L’ospedale dovrà garantirti l’esercizio di questo diritto dopo 7 giorni dall’emissione del suddetto certificato. Se per un motivo fondato e grave ritieni di dover procedere prima di una settimana, puoi richiedere al medico di rilasciarti un certificato in cui sia espressa la condizione di urgenza.

Abortire dopo i 90 giorni: quando è legale?

Trascorsi 90 giorni da inizio gravidanza la donna può invece ricorrere all’aborto solo per motivi terapeutici. Per questo si parla di aborto terapeutico. Per capire se hai realmente sforato questo limite devi innanzitutto fare i calcoli nella maniera corretta, magari facendoti aiutare dal tuo ginecologo di fiducia.

Considera che il calcolo va fatto a partire dall’inizio del tuo ultimo ciclo mestruale. Se hai fatto il conteggio esatto e quindi sei certa di aver superato il periodo previsto dalla legge devi schiarirti le idee su cosa dice la legge a riguardo. Non ti è preclusa la possibilità di interrompere la gravidanza ma devi dimostrare l’esistenza di due circostanze specifiche. La prima è un pericolo grave per la tua salute e per la tua vita. La seconda è che il feto soffre di una malformazione che potrebbe compromettere il tuo equilibrio psichico.

Non è sufficiente che il feto abbia una malformazione, ma occorre che tale situazione ti arrechi un serio danno. Per motivarlo non basta la tua opinione, ma occorre che uno psicologo o uno psichiatra rilevi e certifichi questo nesso causale.

L’aborto dopo 90 giorni è lecito fino al parto?

Il limite di 90 giorni di cui abbiamo parlato è una data che serve a distinguere i casi in cui l’aborto è sempre concesso da quelli in cui bisogna dimostrare la sussistenza di motivi gravi. Questo però non vuol dire che puoi ricorrere all’aborto anche se sei all’ultimo trimestre di gravidanza o sei prossima al parto.

Qual è allora il limite entro cui puoi interrompere la gravidanza se stai rischiando la vita o la salute mentale? La legge non dà una risposta precisa. Parla genericamente del periodo in cui il feto sarebbe in grado di vivere anche al di fuori del ventre materno. Questa definizione non è univoca e può variare da caso a caso.

Secondo una serie di studi le probabilità che il feto sopravviva ad un parto pretermine aumentano sensibilmente dopo la ventiquattresima settimana di gravidanza. Puoi, quindi, considerare questa soglia come limite massimo entro cui ricorrere all’aborto.

Posso abortire se il padre del bambino o il medico non sono d’accordo?

Non di rado la decisione di interrompere la gravidanza può creare dissidi nella cerchia intima della donna. Ad esempio, se il padre del bambino non vuole che tu abortisca cosa devi fare? Sicuramente è preferibile essere sincera con lui sulle cause della tua decisione e cercare di far comprendere il tuo disagio. Ma se sei certa della tua decisione e non riuscite a trovare un punto di incontro, nemmeno lui può impedirti di farlo.

Secondo la legge, infatti, il padre non può esprimere alcun diritto sul feto, poiché non si può obbligare la donna ad affrontare gravidanza e parto contro la sua volontà. Alle volte è il medico a cui la donna si rivolge a non essere d’accordo.

Se ti sei venuta a trovare in una situazione simile la prima cosa da fare è capire se si tratta di un obiettore di coscienza. In questo caso la legge prevede che il medico non possa essere costretto né a rilasciare il certificato né ad eseguire l’intervento. Anche un medico obiettore deve comunque farti sentire accolta e non giudicata. Ed anche lui è tenuto ad eseguire l’intervento se non farlo metterebbe la tua vita in pericolo. Dopo aver spiegato i motivi per cui non può aiutarti deve indirizzarti ad una struttura presso cui tu possa procedere serenamente all’interruzione di gravidanza. Se invece il medico non è obiettore non può ostacolare la tua volontà ed è tenuto in ogni caso a fornirti il certificato che chiedi.

Posso abortire se sono minorenne e ho superato i 90 giorni?

Se sei minorenne e vuoi interrompere la tua gravidanza devi innanzitutto sapere se rientri nei 90 giorni di gestazione. Se sei ancora nel primo trimestre hai bisogno del consenso all’aborto di entrambi i tuoi genitori. Se invece non vuoi coinvolgerli oppure loro hanno già espresso il loro disaccordo, puoi recarti da sola presso un consultorio. Qui farai un colloquio con uno psicologo o un assistente sociale e in seguito riceverai il certificato, come accade con le donne maggiorenni.

Tuttavia, vista la tua età, il certificato sarà inviato anche al giudice tutelare. Questi ti convocherà per ascoltare le tue motivazioni e sarà lui a decidere entro 5 giorni cosa fare. In ogni caso la tua privacy verrà rispettata. Se invece hai superato i 90 giorni di gestazione per te valgono le stesse regole previste per le donne che hanno superato i 18 anni.

Come si esegue l’aborto?

Se hai avuto la disponibilità del tuo ginecologo a rilasciare il certificato e hai trovato un ospedale disponibile ad eseguire l’aborto, puoi cominciare ad informarti sui modi in cui questo verrà eseguito. Esistono due modi: quello chirurgico e quello farmacologico.

Generalmente l’aborto chirurgico si effettua in giornata in regime di day hospital. Potrai optare tra anestesia totale e parziale. L’intervento dura pochi minuti e consiste nell’inserimento di una cannula nell’utero e nell’aspirazione del contenuto. Resterai qualche ora in osservazione e poi verrai dimessa. Se invece sei ancora entro i 49 giorni di gravidanza puoi ricorrere all’aborto farmacologico.

In questo caso dovrai assumere due pillole nell’arco di tre giorni. Solitamente la terapia si assume in regime di ricovero, ma se preferisci puoi invece tornare a casa dopo che ti è stata somministrata la prima compressa e tornarvi dopo 72 ore per prendere l’ultima. Le pillole causeranno l’eliminazione del feto dal tuo utero. Trascorsi 15 giorni dovrai tornare in ospedale per una visita di controllo.

Di ROSANNA PIERLEONI

note

[1] L. n. 194 del 22.05.1978.


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