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Titolare effettivo

2 novembre 2018


Titolare effettivo

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2018



La definizione di titolare effettivo ha subito alcune modifiche con la pubblicazione della IV Direttiva Antiriciclaggio: vediamole nei dettagli.

Il riciclaggio del denaro è uno dei grandi problemi della nostra società, perché permette alle organizzazioni criminali di ripulire i proventi di attività illecite per poi investirli in svariati settori, creando un danno alla collettività sia dal punto di vista sociale che economico. È per questo motivo che da anni il Dipartimento del Tesoro del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha creato il Decreto Antiriciclaggio, uno strumento normativo in grado di frenare il riciclo di denaro sporco. Con la pubblicazione ufficiale della IV Direttiva Antiriciclaggio [1], avvenuta nel 2017 sono state apportate alcune modifiche a questo decreto, in particolar modo attorno alla figura del Titolare Effettivo. In queste guida, quindi, chiariremo il concetto di titolare effettivo e analizzeremo tutti le figure che possono essere considerate tali.

Qual è la definizione esatta di titolare effettivo?

Come anticipato, una delle modifiche principali introdotte dalla IV Direttiva Antiriciclaggio è proprio nella definizione di titolare effettivo. Nel nuovo testo, infatti, si definisce titolare effettivo “la persona fisica o le persone fisiche, diverse dal cliente, nell’interesse della quale o delle quali, in ultima istanza, il rapporto continuativo è instaurato, la prestazione professionale è resa o l’operazione è eseguita. Nel caso in cui il cliente sia un soggetto diverso da una persona fisica, è titolare effettivo la persona fisica o le persone fisiche che, in ultima istanza, possiedono o esercitano il controllo diretto o indiretto sul cliente [2]. Anche se non sono chiaramente esplicitate all’interno del testo, insieme alla figura della titolare effettivo hanno avuto un’evoluzione pure i concetti di controllo diretto e controllo indiretto. La prima definizione riguarda quelle casistiche in cui il titolare effettivo è rappresentato da una persona fisica la cui quota di partecipazione è superiore almeno al 25%; la seconda casistica riguarda invece le società che svolgono il ruolo di titolare effettivo (a loro volta controllate da una o più persone fisiche, o in alternativa da più società appartenenti ad un’unica persona fisica), la cui quota sia anche in questo caso superiore al 25%. La necessità di avere sempre un rimando ad una o più persone fisiche che hanno il controllo effettivo delle società in questione era stata esplicitata dalla Banca D’Italia già nel lontano 2013. A tal proposito, la normativa ha chiarito anche tutte le possibili figure che possono ricoprire il ruolo di titolare effettivo.

Quali figure possono ricoprire il ruolo di titolare effettivo?

All’interno della nuova direttiva in materia di antiriciclaggio, il legislatore ha inteso specificare nella maniera più dettagliata possibile tutte le figure che possono assumere il ruolo di titolare effettivo. Come già anticipato, quando la figura protagonista è una società, sono da considerarsi titolari effettivi tutte le persone fisiche che attraverso il concetto di controllo diretto o indiretto possiedano una quota all’interno di un’entità giuridica superiore al 25%; in alcuni casi può essere un titolare effettivo anche quella persona fisica che ha una partecipazione inferiore a quanto stabilito, a patto che sia dimostrabile che controlla in altro modo la società in oggetto.

Qualora i soggetti in questione siano invece entità giuridiche che amministrano fondi, come ad esempio le fondazioni, sono da considerarsi titolari effettivi: i futuri beneficiari, se sono già stati indicati, che potranno godere almeno del 25% del patrimonio della fondazione; in assenza di determinazione dei futuri beneficiari, tutte le persone fisiche nei cui interessi agisce l’entità giuridica o in ultima istanza le persone fisiche che possono dimostrare di avere un controllo (diretto o indiretto) sul 25% del patrimonio amministrato dalla società.

E se si trattasse di una società di capitali?

Le società di capitali sono, per propria natura, entità giuridiche non immediatamente riconducibili ad una o più persone fisiche. Tuttavia, la normativa vigente è in grado di identificare il titolare effettivo anche in questa tipologia di entità giuridica: del resto, è proprio in casi del genere che i concetti di controllo diretto e indiretto dimostrano la propria utilità.

Qualora la situazione riguardi quindi una società di capitali, sono da considerarsi titolari effettivi le persone fisiche che possono dimostrare di avere un controllo, diretto o indiretto, su almeno il 25% del capitale del cliente, sia attraverso controllate che per interposta persona.

Se fosse invece impossibile risalire in maniera univoca alle persone fisiche che esercitano un controllo diretto o indiretto sulla società di capitali? In questo tipo di entità giuridiche tale casistiche non sono affatto rare.

Tuttavia, abbiamo la risposta anche a questa casistica: nella suddetta ipotesi, sono da considerarsi titolari effettivi le persone fisiche che possono godere di particolari vincoli contrattuali o che possano esercitare un’influenza dominante sui voti esercitabili durante un’assemblea ordinaria. E se nemmeno in questo caso è possibile individuare in maniera evidente delle figure precise, sono da considerarsi titolari effettivi le persone fisiche che hanno poteri di direzione o amministrazione della società.

E se il cliente fosse una persona giuridica privata?

Esistono alcuni casi in cui il cliente non è una o più persone fisiche, ma una vera e propria persona giuridica privata. In quel caso, ove esistano i presupposti stabiliti dall’apposita normativa in materia di persona giuridica privata [3] , è da considerarsi il titolare effettivo il fondatore della medesima.

Nei casi in cui il fondatore o i soci fondatori non siano più in vita, la titolarità effettiva passa automaticamente ai beneficiari, a patto che siano individuati o facilmente individuabili.

Qualora sia impossibile individuare con certezza i beneficiari, sono da considerarsi i titolari effettivi di una persona giuridica privata tutte le persone fisiche che ricoprono un ruolo di direzione o di natura amministrativa.

Esistono casi particolari nei quali individuare il titolare effettivo?

Per rendere più comprensibile quanto esplicitato sinora circa la figura del titolare effettivo, possono venirci in soccorso degli esempi pratici.

Ad esempio: quale figura può considerarsi il titolare effettivo di una parrocchia? La risposta, effettuando una serie di ragionamenti, è molto più semplice di quanto si possa pensare. Una parrocchia è considerata nell’ordinamento italiano una persona giuridica pubblica. Secondo la normativa che regola gli enti e i beni ecclesiastici in Italia, un ente viene riconosciuto come personalità giuridica dietro domanda di chi lo rappresenta, con il benestare delle autorità ecclesiastiche competenti [4].

Una volta riconosciuto lo status di persona giuridica, gli enti ecclesiastici devono essere iscritti al registro delle persone giuridiche. Partendo da queste premesse, quindi, una parrocchia rientra perfettamente in tale descrizione: non solo ha un proprio patrimonio, ma è riconosciuta civilmente anche attraverso uno specifico codice fiscale. Come se fosse una qualsiasi società, inoltre, è dotata di un rappresentante legale, nonché amministratore unico: il parroco. Di conseguenza, quindi, possiamo affermare che il titolare effettivo di una parrocchia è proprio il parroco.

Il condominio, invece, è un’istituzione di carattere privato non iscritto alla registro delle persone giuridiche. Questa specifica è importante, perché in passato si è discusso molto sulla possibilità di riconoscere tale tipo di personalità anche ai condomini, ma una sentenza della Corte di Cassazione [5] ha stabilito che non è sufficiente che un gruppo di persone siano co-titolari di un determinato bene e che abbiano uno scopo comune affinché possano fare domanda per essere registrate come persona giuridica. C

ome individuare quindi il titolare effettivo di questo condominio? Il principio rimane sempre lo stesso: nei (rari) casi in cui uno o più condomini risultino proprietari dell’oltre 25% dell’immobile, saranno loro ad avere tale titolo; qualora non sussista questa casistica (ovvero la quasi totalità dei casi) e non vi sia la possibilità di individuare una determinata influenza durante un’assemblea ordinaria su una o più persone fisiche, il ruolo di titolare effettivo ricade inevitabilmente sull’amministratore di condominio.

Quali soggetti hanno l’obbligo di verificare il titolare effettivo?

Secondo la normativa vigente, tutti i professionisti che hanno a che fare con un cliente hanno l’obbligatorietà di individuare il titolare effettivo. Nello specifico, i soggetti che hanno questo tipo di obbligo sono per lo più notai, commercialisti, avvocati, CAF, associazioni di categoria e patronati.

L’attività di verifica del titolare effettivo è una delle più importanti e solo successivamente a tale identificazione può essere fornita la prestazione professionale. Il professionista che viola tale obbligo può incappare in una sanzione amministrativa pari a 2000 euro, che può essere innalzata dai 2500 fino ai 5000 euro qualora la violazione sia particolarmente grave o reiterata più volte.

La sanzione non è carico esclusivamente del professionista, ma può riguardare anche il cliente, così come previsto dall’apposita normativa, con una multa che può perfino superare i 1000 euro. Ricordiamo, inoltre, che non è sufficiente che il soggetto cliente fornisca una serie di documentazioni atte a fornire la propria identità per esplicitare il titolare effettivo: l’utente è obbligato a produrre una dichiarazione di antiriciclaggio, come previsto dall’omonima Direttiva.

note

[1] D. Lgs. n. 90 del 25.05.2017.

[2] Art. 1 co. 2 lett. qq  D. Lgs. n. 90 del 25.05.2017.

[3] D.P.R n. 361 del 10.02.2000.

[4] L. n. 222/1985.

[5]  Cass. sent. n. 19663 del 18.09.2014.


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