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Contratti complessi: quando usare il reverse charge?

2 Settembre 2017 | Autore:
Contratti complessi: quando usare il reverse charge?

Quando si deve usare l’inversione contabile nei settori di pulizia, demolizione, completamento e installazione impianti? I chiarimenti delle Entrate.

Quando usare il reverse charge nei contratti complessi? I chiarimenti dell’Agenzia erano attesi da tempo, perchè gli operatori dell’edilizia e in particolare dei settori delle pulizie, dell’installazione impianti, della demolizione, del completamento di impianti esistenti di fatto operano in maniera trasversale offrendo numerosi servizi che spesso risultano essere integrati. Non era dunque semplice comprendere se e quando in fase di fatturazione fosse necessario applicare il reverse charge. Se, cioè, il servizio reso ricadesse o meno nel campo di applicazione della normativa fiscale dell’inversione contabile. E non è detto che il problema sia risolto. Iniziamo con una definizione.

Reverse charge: di cosa si tratta

Il reverse charge, o inversione contabile, è il meccanismo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto che “inverte” l’obbligo dell’imposizione fiscale dal venditore (che generalmente applica l’IVA perché la versa una volta ricevuta), all’acquirente [1].

Per saperne di più ti consigliamo il nostro approfondimento Cos’è l’inversione contabile (reverse charge)

A chi si applica il reverse charge?

Per sapere chi deve applicare il reverse charge e in quali casi, vi invitiamo a consultare il nostro approfondimento con la lista dei settori interessati.

Per quanto riguarda tuttavia l’applicazione ai servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative a edifici, il tema è stato per lungo tempo dibattuto.

Oggi arrivano i chiarimenti da parte dell’Agenzia delle entrate che sembrano mettere la parola «fine» ad una disputa durata anni.

Le interpretazioni fornite dall’Agenzia sono state fornite nel tempo attraverso una serie di circolari che oggi sono state supportate da una risoluzione interpretativa [1]. Attraverso questi atti si definiscono le chiavi di lettura sia per quanto riguarda il tema dei contratti « complessi » ovvero trasversali rispetto a più settori, sia per quanto riguarda le spese non funzionali agli edifici, ma strumentali all’attività finanziaria svolta dall’impresa.

Cosa sono i contratti complessi

Si intende per contratti complessi quei contratti che prevedono una serie di prestazioni: ne è un esempio un contratto che preveda non solo la manutenzione ordinaria degli impianti, ma anche la sostituzione degli infissi e la demolizione di alcune pareti. In questo caso sino ad oggi capitava che alcune delle “prestazioni” indicate soggiacciono alla regola dell’inversione contabile mentre altre ne sarebbero escluse.

L’Ateco determina l’applicazione del reverse charge

La soluzione scelta dall’Agenzia si rifà all’unico criterio univoco probabilmente utilizzabile: l’appartenenza del servizio ad uno specifico codice Ateco (per sapere cosa sia l’Ateco e come sapere a quale codice la vostra attività faccia riferimento vi consigliamo di leggere il nostro approfondimento Cos’è l’Ateco e come si cambia?).

Ma anche in questo caso l’interpretazione è vaga: non fa fede difatti il codice attività dichiarato all’Amministrazione finanziaria e nel Registro delle imprese: secondo l’Agenzia si deve avere riguardo alla attività effettivamente svolta visto che il codice potrebbe semplicemente non essere aggiornato o sbagliato.

Siamo dunque punto e da capo? Probabilmente sì, perchè se per ciascuna prestazione sarà necessario prima verificare la possibile scomposizione dell’intervento complesso in più interventi, poi determinare se ciascuno di essi rientri o meno nel campo di applicazione dell’Ateco della nostra azienda (o in quale altro Ateco rientri) e se sia dunque applicabile il reverse charge in ragione della lista Ateco fornita dall’Agenzia.

Tutto lascia prevedere che si tornerà ad un criterio interpretativo soggettivo che non darà garanzia di una chiara applicazione della regola contabile.

A scanso di equivoci: se la prestazione non appare essere scomponibile il reverse charge non dovrà essere applicato. E in fin dei conti sembra essere la soluzione che utilizzeranno i più.


note

[1]  Agenzia delle Entrate circ. n. 14/E/2015 e 37/E/2015 e ris. 111/E/2017


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