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Gridare contro il cane del vicino che abbaia è reato

21 Ottobre 2018


Gridare contro il cane del vicino che abbaia è reato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Ottobre 2018



Condannato il condomino che di notte inveisce contro i cani dei vicini per farli smettere di abbaiare.

Vuoi sapere come passare dalla ragione al torto e magari, invece di denunciare, essere denunciato? Eccoti un esempio: non di fantasia, ma tratto da un recente caso giudiziario, scena peraltro tipica dei nostri condomini. Pomo della discordia, ancora una volta, l’abbaiare di un cane: ordinaria amministrazione per il suo padrone, abituato ormai ai guaiti, ma un insopportabile rumore per i vicini di casa. Partiamo allora proprio da qui: da un appartamento in condominio, da un cane che abbia di notte sul balcone e da un vicino di casa che non riesce a dormire. Dopo aver provato in tutti i modi a prendere sonno, il pover’uomo si sporge dalla finestra e grida ancor più forte dell’animale. Il suo bersaglio non è però la luna ma il padrone del quadrupede insonne. Uno scostumato, a suo modo di vedere, incapace di far star zitto il proprio cane e di tenerlo in casa. Quell’altro gli risponde per le rime e lui, di rimando, incalza i toni tanto da farsi sentire da tutto il vicinato. Magari spera che, così facendo, anche gli altri condomini gli siano solidali e possano testimoniare che, in quelle condizioni, non si può dormire. Ma il suo espediente finisce per rivoltarglisi contro. Viene infatti processato per gli schiamazzi provocati. In pratica, i vicini ammettono sì di aver sentito rumore, ma non per i guaiti del cane bensì per le sue imprecazioni. La beffa è che l’uomo viene condannato per disturbo alla quiete pubblica. Secondo infatti la Cassazione [1], gridare contro il cane del vicino che abbaia è reato. Cerchiamo allora di capire com’è possibile che il gesto istintivo di chi non riesce a dormire e che, per far cessare i rumori, è costretto a gridare integra di per sé un reato.

Come noto, il reato di disturbo alla quiete pubblica scatta solo quando la molestia raggiunge numerose persone (o meglio “un numero indeterminato di persone”). Il che significa che se alzi lo stereo e disturbi il proprietario dell’appartamento di sotto e/o il dirimpettaio, commetti solo un illecito civile; in questo caso rischi solo un risarcimento del danno e una condanna con cui il giudice ti ordina di “non farlo più”. Invece, se la musica viene sentita all’interno di tutto l’edificio o da chi abita nello stesso isolato, possono intervenire i carabinieri (d’ufficio o su segnalazione) e segnalarti alla Procura della Repubblica.

Succede lo stesso anche per l’abbaiare del cane. Se l’animale molesta due o tre famiglie, il suo padrone non subisce un procedimento penale. Ma se il molestato, a sua volta, per la collera e l’indignazione, sveglia il vicino sarà lui a passare un brutto momento. Non potrà evitare infatti una condanna per disturbo della quiete pubblica. Non conta che l’uomo sia stato esasperato dall’animale e che abbia agito in uno stato di provocazione, di rabbia e per tutelare un proprio diritto. Gli altri non c’entrano nulla con il suo sonno e hanno tutto il diritto a restarne fuori.

Ecco perché chi grida contro un cane che abbaia commette un reato quando il suo frastuono è “suscettibile di essere ascoltato da un numero indeterminato di persone”.

In pratica il confine tra il civile e il penale è il numero di soggetti molestati: quando è ampio (e quindi indeterminabile) scatta il reato; quando invece sono pochi e identificati c’è solo il risarcimento. Nel primo caso basta avere anche un solo testimone che confermi di aver sentito i rumori (non necessariamente tutte le vittime).

Sulla base di tali principi la Cassazione ha emesso il suo verdetto di condanna nei confronti di un uomo che aveva fischiato contro un cagnolino “caciarone” per farlo smettere di abbaiare, e inveito contro i suoi padroni, urlando di notte i loro nomi, sollecitandoli a prendere provvedimenti.

Il risultato finale è stato invece quello di disturbare il vicinato e di essere condannato a una pesante ammenda. Chi urla e fa fracasso non sfugge, pertanto, alla sanzione penale anche se la sua è una reazione contro l’abbaiare infernale dei cani.


note

[1] Cass. sent. n. 47719/18.


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13 Commenti

  1. L’orientamento giurisprudenziale che considera cioè il disturbo alla quiete pubblica come illecito penale solo se ad esserne vittime sono una pluralità di persone, è frutto di un errore grossolano: quello cioè di considerare oggetto della tutela, non la “quiete” alla quale tutti indistintamente hanno diritto, ma la pluralità dei disturbati. Consegue che il funzionario di polizia sollecitato a far cessare l’illecito, secondo l’orientamento criticato, mai potrebbe intervenire, perché la esistenza dell’illecito e cioè del disturbo penalmente rilevante presupporrebbe il previo accertamento del reato in tutte le sue componenti (rumore e fastidio collettivo), quindi di competenza del “giudice” e non certo del funzionario appartenente alla forza pubblica. Di intuitiva evidenza, quindi, che quella dell’orientamento criticato non può essere la volontà del legislatore che ha vietato il disturbo alla quiete pubblica (da far cessare solo all’esito di condanna del responsabile).

  2. Ok, questo per quanto riguarda la sconsiderata idea di gridare all’incivile vicino che finge di non sentire che il suo cane abbaia…. Ok al fatto che gridando si fanno schiamazzi e disturbo alla quiete pubblica….!!! Ma dell’incivile che finge di non sentire il suo cane che abbaia e disturba la quiete dei vicini???? Sarebbe opportuno spiegare qui come procedere per fare qualcosa di pratico contro questa difficile fattispecie…
    Vitaliano

  3. ecco che poi uno si fa giustizia da solo.
    non sapendo con chi prendermela in silenzio vai a suonare il campanello ????????????
    che fai chimi i carabinieri ?????? o pensi che il vicino faccia rientrare il cane e lo faccia calmare ????????????

  4. semplicemente vomitevole, certe sentenze sono un’istigazione a delinquere.. ROBA DA MATTI, un paese al contrario, che tutela i carnefici e condanna le vittime

  5. La realtà è che chi Giudica deve essere a sua volta responsabile delle conseguenze del caso, mi spiego meglio: mettetevi nei panni di chi subisce ripetutamente dei soprusi, chiamarlo maleducato è poco offensivo ma non voglio essere scurrile, chi subisce, esasperato, dalla ragione che ha difficoltà a farla sua, passa al torto, passare al torto invece è molto più semplice e rapido e come se non bastasse viene lui denunciato e paga in prima di persona; non voglio trovarmi nei suoi panni, ora se questo reagisce in modo sconsiderato perchè ancor più esasperato chi non è riuscito a mettere insieme i mattoncini, deve pagare, perchè colpevole di non essersi interessato del problema che evidentemente sussiste e va eliminato trovando una soluzione. Cosa andrebbe fatto ?… direi che in primo luogo il proprietario del cane deve essere subito indirizzato ad una struttura di educazione civile, a sue spese e il Giudice ha il potere ed i mezzi per farlo, dove gli insegneranno con le buone come mantenere un cane nel quieto vivere e se non ci riesce, il cane gli deve essere portato via ed il padrone denunciato. Se ciò avviene, posso accettare volentieri la punizione inflitta a chi, consapevole di non aver mezzi per contrastare questi episodi, prova a farsi giustizia da se o quanto meno a rendere pan per focaccia. Crescono sempre più questi episodi, dettati dal fatto che oggi la gente scostumata è arrivata a fare cose inverosimili per una inadeguata legislatura sanzionatoria, capace di porre limiti a questi soprusi.

  6. Siccome amo i cani e cerco di capire i loro comportamenti, quando il cagnolino della vicina viene ingiustamente lasciato solo e abbaia disperato lo tranquillizzo dalla finestra con dei fischi per non farlo sentire solo.Siccome lo faccio davvero per aiutarlo, di solito funziona,A volte anche subito, a volte lo faccio a più riprese. Perché l’odio è una brutta bestia.

  7. Un bel “gavettone” di acqua fredda, ed il cagnolino rompiscatole la smette, senza fargli alcun danno e senza creare spinose e farraginose questioni con il suo insensibile (in tutti i sensi) proprietario. Provare per credere….

  8. per l’italiano essere ignorante e maleducato ad oggi è la regola, per l’italiano civile ed educato oggi sei uno sfigato

  9. Ho provato a chiamare i Carabinieri per schiamazzi se non pari anche più fastidiosi ( ragazzi che ti si mettono sotto le finestre con lo stereo dell’auto a tutto volume alla 1 di notte o che si portano gli strumenti musicali per suonare nel piazzale della stazione, a notte fonda.. ), non si sono mai visti. Ditemi come faremo a salvarci dalla barbarie.

  10. Minchia!! Dove si va a perdete tempo!!
    Basta una fionda e si zittisce l’animale senza parole, se poi il padrone si lamenta altra per lui. Caso risolto senza sprechi di tribunali

    1. Il maltrattamento di animali è un reato a tutti gli effetti e, pertanto, può essere perseguito da tutte le autorità preposte alla tutela dell’ordine pubblico (carabinieri, polizia, polizia municipale, ecc.).

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