Reddito di cittadinanza per chi ha la seconda casa

21 ottobre 2018 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 ottobre 2018



Via libera al reddito di cittadinanza anche per chi possiede un ulteriore immobile oltre all’abitazione principale: i requisiti per aver diritto al sussidio.

Dopo un primo momento, in cui si era diffusa la notizia che il reddito e la pensione di cittadinanza non spettassero ai proprietari di casa, l’allarme è rientrato: anzi, in base a quanto reso noto nelle recenti indicazioni operative del ministero del Lavoro, il reddito di cittadinanza spetterà anche a chi è proprietario di un secondo immobile (seconda casa, box auto, terreno…), sino, però, al valore massimo di 30mila euro.

Chi è proprietario della prima casa si vedrà, poi, scontata dal reddito di cittadinanza (in base alle più recenti indicazioni, anche dalla pensione di cittadinanza) la quota equivalente a un affitto imputato, che dovrebbe corrispondere a circa 400 euro mensili. Questo perché, come recentemente spiegato dal vicepremier Di Maio, chi non paga l’affitto non ha necessità della quota del reddito di cittadinanza che corrisponde al canone di locazione mensile, pertanto il sussidio deve essere decurtato in modo corrispondente.

In ogni caso, per il diritto al reddito e alla pensione di cittadinanza non si avrà riguardo solo agli immobili posseduti, ma ai redditi prodotti ed al patrimonio del nucleo familiare nel suo complesso: si dovrà dunque far riferimento all’indicatore Isee, e saranno considerati, ai fini della valutazione della situazione economica della famiglia, conti corrente, depositi, libretti e carte prepagate.

Ma procediamo per ordine e, dopo aver ricordato come dovrebbe funzionare il sussidio, che sarà introdotto con la legge di Bilancio 2019 e dovrebbe partire da marzo (la pensione di cittadinanza da gennaio), facciamo il punto sul reddito di cittadinanza per chi ha la seconda casa.

Come funziona il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza consiste in una prestazione economica mensile, esentasse, accreditata a favore di coloro che possiedono un reddito sotto la soglia di povertà relativa, cioè sotto i 780 euro al mese.

Il reddito di cittadinanza non sarà erogato con un assegno, ma accreditando l’importo spettante in una carta acquisti, una sorta di social card.

Come funziona la pensione di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza non interesserà soltanto i lavoratori che si trovano sotto la soglia di povertà, ma anche i pensionati. Nello specifico, tutte le pensioni dovrebbero essere integrate a 780 euro mensili. L’attuale integrazione al trattamento minimo, pari a 507,42 euro mensili, e le ulteriori maggiorazioni, dovrebbero dunque essere assorbite dalla pensione di cittadinanza, ma soltanto per chi possiede i requisiti richiesti dalle nuove regole.

Non è al momento chiaro se ad aumentare sarà direttamente l’assegno di pensione, o se l’integrazione dovrà avvenire attraverso l’erogazione dell’importo spettante su una carta acquisti, come il reddito di cittadinanza: in base alle ultime indiscrezioni, anche la pensione di cittadinanza dovrebbe essere riconosciuta con una carta acquisti.

A quanto ammonta il reddito di cittadinanza mensile?

Il reddito di cittadinanza dovrebbe garantire un sussidio sino a 780 euro al mese per ogni persona adulta e disoccupata: in pratica, il sussidio sarà pari a 780 euro al mese per chi non ha casa, non ha reddito e non ha patrimonio (ad oggi, non si conoscono ancora i parametri Isee di riferimento).

Per chi ha un reddito e un patrimonio, ma si trova comunque sotto soglia, il reddito di cittadinanza integrerà gli importi percepiti sino ad arrivare a 780 euro al mese.

Per grandi linee, se il disoccupato ha un reddito pari a zero, il sussidio ammonterà a 780 euro al mese. Con un reddito pari a 500 euro mensili, il sostegno ammonterà a 280 euro al mese, con un reddito pari a 400 euro mensili, a 380 euro al mese, e così via.

Da questi importi dovrebbero essere però sottratti gli immobili e il patrimonio posseduto, secondo gli indicatori Isee che saranno stabiliti.

In ogni caso, chi non paga l’affitto percepirà un reddito di cittadinanza ridotto in modo corrispondente al cosiddetto affitto imputato, pari a circa 400 euro mensili.

Il reddito di cittadinanza, che dovrebbe interessare una platea di 9 milioni di italiani, sarà comunque esentasse e non pignorabile per tutti.

Sino a quando è corrisposto il reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza dovrebbe avere la durata massima di 3 anni, come spiegato dalla presidente della commissione Lavoro del Senato, Nunzia Catalfo. Saranno previste verifiche periodiche dopo 18 mesi: in seguito la misura potrà essere rinnovata se sussisteranno i requisiti (ricerca attiva del lavoro, completamento dei percorsi di formazione, involontarietà della disoccupazione e reddito familiare sotto la soglia di povertà).

Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Carlo Borghi (Lega), ha invece affermato che la durata sarà di 2 anni; tra i tecnici che lavorano al dossier, invece, si parla di una durata pari a 18 mesi.

I limiti di durata non dovrebbero riguardare la pensione di cittadinanza, in quanto non condizionata dalla ricerca attiva di lavoro.

Come funziona la carta acquisti del reddito di cittadinanza?

Se il reddito di cittadinanza sarà, come preannunciato, riconosciuto tramite social card, o carta acquisti, il suo riconoscimento potrebbe funzionare in modo analogo alla vecchia social card, la carta acquisti spettante alle famiglie più bisognose.

La social card di cittadinanza potrebbe dunque consistere in un sussidio erogato dall’Inps, tramite una carta prepagata ricaricabile, facente parte del circuito Mastercard: la carta sarebbe utile per effettuare acquisti negli esercizi convenzionati, ma anche per pagare le utenze domestiche e per i pagamenti tramite POS.

La carta acquisti non dovrebbe essere, invece, abilitata al prelievo di contante, e potrebbe essere ricaricata soltanto dall’Inps, a cadenza periodica, sulla base dell’importo spettante al nucleo familiare.

Le uniche uscite autorizzate, oltre al pagamento delle bollette, dovrebbero riguardare la spesa alimentare e sanitaria e, in generale, gli  articoli di prima necessità.

Secondo un annuncio più recente, il reddito di cittadinanza sarà corrisposto in un bancomat utilizzabile solo all’interno del territorio italiano per acquisti di beni di prima necessità (il paniere di beni acquistabili ancora deve essere individuato), e vieterà le spese legate al gioco d’azzardo: si tratterà dunque di una card in grado di selezionare i consumi.

Chi ha diritto al reddito di cittadinanza?

Potranno chiedere il reddito di cittadinanza i cittadini maggiorenni che soddisfano una delle seguenti condizioni:

  • si trovano in stato di disoccupazione o risultano inoccupati (cioè hanno perso il posto o non hanno mai lavorato);
  • percepiscono un reddito di lavoro inferiore alla soglia di povertà, cioè sotto i 780 euro mensili;
  • percepiscono una pensione inferiore alla soglia di povertà, pari, come abbiamo detto, a 780 euro mensili (in questo caso si parla di pensione di cittadinanza);
  • non sono proprietari di immobili, o sono proprietari della prima casa; si può essere proprietari di un secondo immobile, del valore sino a 30mila euro;
  • hanno un indicatore Isee del nucleo familiare inferiore a una determinata soglia da stabilire.

Sarà dunque richiesta la dichiarazione Isee per beneficiare del reddito o della pensione di cittadinanza, in quanto si dovrà valutare anche il patrimonio posseduto.

Chi lavora o percepisce la disoccupazione ha diritto al reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza sarà compatibile con l’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo salario sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.

Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.

Chi percepisce prestazioni di assistenza avrà diritto al reddito di cittadinanza?

L’importo mensile del reddito di cittadinanza, come avviene ora per il Rei, sarà ridotto in corrispondenza al valore mensile di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo.

Chi ha la casa ha diritto al reddito di cittadinanza?

Come abbiamo osservato, chi possiede l’abitazione principale e non paga l’affitto avrà comunque diritto al reddito di cittadinanza, ma ridotto (dovrebbe essere ridotta anche la pensione di cittadinanza). Chi non paga l’affitto, in particolare, percepirà un reddito di cittadinanza ridotto in modo corrispondente al cosiddetto affitto imputato, pari a circa 400 euro mensili.

Chi ha la seconda casa ha diritto al reddito di cittadinanza?

Il beneficiario del reddito o della pensione di cittadinanza potrà possedere un secondo immobile (può anche non trattarsi di un’abitazione, ma di un box, una cantina, un locale commerciale, un terreno…), ma sino al valore massimo di 30mila euro.

Dovrebbe avere rilevanza, in generale, anche il patrimonio mobiliare posseduto (conti, libretti, carte, titoli…), ma non si sa ancora con quali criteri sarà preso in considerazione: dovrebbero essere stabiliti appositi indicatori nella dichiarazione Isee.

Gli altri requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza 

In base a quanto previsto dalle attuali proposte, il reddito di cittadinanza obbligherà il beneficiario non solo a cercare assiduamente un lavoro ed a riqualificarsi, ma anche ad offrire 8 ore alla settimana di lavoro gratuito per il proprio Comune di residenza.

Chi si rifiuterà di lavorare per il proprio Comune perderà il sussidio; il reddito si perderà anche nel caso in cui si rifiutino tre offerte di lavoro. Si possono rifiutare, però, le offerte lontane dalla propria città o regione: con tutta probabilità, i criteri che definiscono un’offerta di lavoro come equa ai fini del reddito di cittadinanza saranno gli stessi che attualmente definiscono un’offerta di lavoro come congrua. Ne abbiamo parlato in: Reddito di cittadinanza, quando si può rifiutare un’offerta di lavoro?

Per quanto riguarda, invece, la partecipazione alle iniziative di politica attiva del lavoro previste per il beneficiario del reddito, sarà obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato):

  • iscriversi presso i centri per l’impiego e offrire subito la disponibilità al lavoro;
  • iniziare un percorso per essere accompagnati nella ricerca del lavoro dimostrando la reale volontà di trovare un impiego;
  • offrire la propria disponibilità per progetti comunali utili alla collettività (come abbiamo osservato, l’impegno lavorativo richiesto è di 8 ore settimanali);
  • frequentare percorsi per la qualifica o la riqualificazione professionale;
  • effettuare ricerca attiva del lavoro per almeno 2 ore al giorno;
  • comunicare tempestivamente qualsiasi variazione del reddito;
  • accettare uno dei primi tre lavori che verranno offerti.

Chi ha un lavoro a tempo pieno, ma è sottopagato, avrà comunque diritto all’integrazione del reddito, senza bisogno di partecipare alle iniziative di politica attiva del lavoro.

Per ottenere la pensione di cittadinanza si deve lavorare?

Per ottenere la pensione di cittadinanza non sarà necessario lavorare, in quanto funzionerà in modo analogo all’attuale integrazione al trattamento minimo ed alle maggiorazioni (salvo il fatto che, con tutta probabilità, l’integrazione della pensione avverrà tramite social card).

Che cosa succede a chi dichiara il falso?

Se si ottiene il reddito di cittadinanza sulla base di false dichiarazioni, non solo si perderà il sussidio, ma si rischieranno sino a 6 anni di carcere: lo ha recentemente chiarito il Vicepremier Di Maio.

Come si chiede il reddito di cittadinanza?

In base a quanto annunciato dal Governo, la pensione di cittadinanza potrà essere richiesta da gennaio 2019, mentre il reddito di cittadinanza sarà erogato a partire da marzo 2019 (al più tardi, entro giugno 2019); in assenza di indicazioni, è probabile che le modalità di richiesta del sussidio, in entrambi i casi, siano analoghe a quelle previste per l’attuale reddito d’inclusione Rei.

Per quanto riguarda la richiesta della carta acquisti, nel caso in cui la procedura di rilascio sia simile a quella della vecchia social card o della carta Rei, dovrebbe essere effettuata alle Poste, compilando un apposito modulo disponibile presso gli sportelli territoriali, oppure scaricando lo stesso modulo dal sito di Poste Italiane o dal sito del MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Il modulo andrà presentato presso l’ufficio postale più vicino, allegando copia del proprio documento d’identità ( e di un eventuale delegato) e l’attestazione Isee.

Se la carta di cittadinanza funzionerà in modo analogo alla social card e alla carta Rei, arriverà a casa scarica; dovrà essere attivata con l’apposito codice pin fornito dalle Poste, ed in seguito dovrebbe essere ricaricata periodicamente dall’Inps.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI