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Moglie giovane, ha diritto all’assegno di mantenimento?

22 Ottobre 2018


Moglie giovane, ha diritto all’assegno di mantenimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Ottobre 2018



Separazione e divorzio: alimenti ridotti alla ex perché è giovane e può trovarsi un lavoro part-time.

Dopo le recenti correzioni apportate dalla Cassazione alle regole sull’assegno di mantenimento, anche i giudici di primo e secondo grado stanno “aggiornando” le interpretazioni al mutato corso della storia: una storia che vede anche le donne protagoniste della scena lavorativa soprattutto dopo la separazione. In altre parole: devono tentare di mantenersi da sole. Ciò vale ovviamente solo per coloro che sono ancora giovani e, ancor di più, formate o con esperienze pregresse. Addirittura qualche tribunale ha detto che la moglie col part-time, prima di domandare il mantenimento al marito, deve rivolgersi al datore di lavoro e chiedergli un’estensione del contratto a full-time in modo da non gravare sulle altrui tasche. Risultato: chi può lavorare non ha diritto all’assegno divorzile, a meno che non dimostri di essersi data da fare per cercare un’occupazione e non v’è riuscita. L’ultima di queste pronunce proviene dal Tribunale di Trieste [1]. Qui l’equazione moglie giovane, niente mantenimento viene ridimensionata: il sostegno economico è semplicemente ridotto. Resta il fatto che, per la Cassazione, gli alimenti non sono una misura che può premiare chi non ha voglia di fare nulla ma va indirizzata solo a chi effettivamente non ce la fa. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire se e quando l’ex moglie giovane ha diritto all’assegno di mantenimento.

Quando il mantenimento?

Le due sentenze chiave della Cassazione in materia di assegno di mantenimento sono del 2017 e del 2018. Con la prima [2], la Corte ha detto che, dopo il divorzio, l’assegno di mantenimento (meglio detto «assegno divorzile») non serve a garantire all’ex coniuge il precedente tenore di vita che aveva quando ancora era sposato, ma l’indipendenza economica nei limiti di quanto necessario per vivere decorosamente e non al di sotto della soglia della povertà. Con la seconda pronuncia [3], la Cassazione ha però chiarito che bisogna dare anche rilievo a quelle situazioni in cui la moglie ha prestato attività in famiglia, perdendo ogni contatto con il mondo del lavoro e consentendo al marito di arricchirsi con la propria attività: in tali situazioni, non si può garantire alla donna solo l’autosufficienza ma una partecipazione all’aumento del patrimonio familiare a cui lei stessa ha contribuito. In altri termini, la casalinga che si è dedicata alla casa e ai figli va “remunerata” di più se il marito può permetterselo.

Quando non spetta il mantenimento?

Va da sé che il mantenimento va negato in tutte quelle situazioni in cui il matrimonio è durato poco, la moglie è ancora giovane, ha un lavoro che le consente di mantenersi, oppure è disoccupata ma non ha fatto nulla per cercare un’occupazione (sarà lei a dover dimostrare al giudice di essersi premurata di chiedere un posto e di non averlo trovato). 

Il prototipo della donna che ha diritto al mantenimento è la casalinga ultracinquantenne.

L’identikit della donna che non ha diritto al mantenimento è quella con 30-40 anni di età, con una laurea, un part-time o che, nonostante le pressioni del marito, non ha mai voluto lavorare.

Niente assegno alla moglie che può lavorare di più

Il tribunale di Trieste ha negato l’assegno divorzile [4] alla ex con un lavoro part-time. L’orario ridotto era frutto di una scelta del datore e della lavoratrice, non una soluzione adottata da quest’ultima per dedicarsi soprattutto alla famiglia. Il giudice ha negato alla donna l’assegno perché ben avrebbe potuto trovarsi un’occupazione più adeguata in modo da «produrre un ulteriore reddito stabile e costante». 

Il giudice è tenuto ad accertare se lo squilibrio tra i redditi dei due coniugi è dovuto dal sacrificio di uno dei due che ha scelto di assumere un ruolo prevalente nella famiglia dando un contributo fondamentale al patrimonio comune e dell’altra parte. Cruciale nella valutazione è la durata del matrimonio. Ma pesano anche l’età dell’avente diritto e la situazione del mercato del lavoro.

Sempre il tribunale di Trieste ha ritenuto che bastano 200 euro al mese come mantenimento per la moglie separata. E ciò perché è giovane e nel pieno della sua forza lavorativa e ben può trovarsi un’occupazione part-time nonostante le difficoltà personali. 

Ecco che tornano a galla gli insegnamenti della Cassazione secondo cui, nel caso di separazione, si deve piuttosto aver riguardo alla complessiva situazione patrimoniale e reddituale delle parti. La conseguenza è che il diritto all’assegno si configura soltanto quando la separazione determina a carico delle parti un sensibile sconvolgimento delle pregresse e consolidate abitudini di vita. Nel nostro caso l’ex moglie ha ventisette anni ed è nelle condizioni di trovarsi un reddito.


note

[1] Trib. Trieste, sent. n. 421/2018.

[2] Cass. sent. n. 11504/2017.

[3] Cass. sent. n. 18287/2018.

[4] Trib. Trieste sent. n. 52/2018.


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