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La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

30 Ottobre 2018


La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 Ottobre 2018



Uno dei più importanti testi che ha fatto da spartiacque rispetto al passato nelle regole del vivere civile è la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, redatta dalle Nazioni Unite, i cui princìpi è bene ricordare soprattutto oggi.

Sono passati ormai tanti decenni da quando l’Europa è stata devastata dall’orrore della guerra e dagli anni in cui aberrazioni come le leggi razziali e le teorie sulla “superiorità della razza ariana” offuscavano le menti di milioni di persone. Eppure, ancora oggi, nel mondo in cui viviamo, vediamo avvenire quotidianamente soprusi ai danni delle persone più deboli di questo pianeta: terrorismo, discriminazioni sui migranti, frontiere che si chiudono e razzismo dilagante. Affinché gli anni bui che scaturirono nella seconda guerra mondiale fossero un monito per tutti gli individui e per fare in modo che barbarie del genere non accadessero più le Nazioni Unite proclamarono un apposito documento. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è ancora oggi un faro per le democrazie moderne, per la libertà e l’accoglienza dei popoli. Nei paragrafi successivi distilleremo i concetti fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani per renderli comprensivi anche ai soggetti più “ostici”.

Quando nasce la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato e proclamato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ufficialmente il 10 dicembre 1948, quando le ferite lasciate dalla seconda guerra mondiale erano ancora profonde. L’obiettivo della Segreteria Generale delle Nazioni Unite, allora come oggi, è di diffondere quanto più possibile i principi contenuti in questa dichiarazione, anche ben oltre i confini europei. Nonostante la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sia ufficialmente redatta solo nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite (ovvero cinese, inglese, francese, spagnolo e russo) il lavoro della Segreteria Generale ha fatto in modo di rendere disponibile il testo completo del documento in moltissimi altri idiomi.

La struttura della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è semplice: il documento è composto di appena 30 articoli, preceduti da un preambolo in cui sono sanciti tutti i concetti fondamentali che hanno portato alla redazione del testo. Vediamo quindi questo importante documento nei dettagli.

Quali concetti sono contenuti nel preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?

Prima di enunciare nello specifico i suoi 30 articoli, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani fissa i principi cardini su cui si fonda non solo il documento stesso, ma anche tutte le nazioni aderenti e l’intera umanità civile. Il primo punto del preambolo sancisce il superamento del concetto di razza, e si riconosce eguale dignità a tutti i componenti della famiglia umana, i cui diritti sono riconosciuti universalmente e sono rispettati sulla base di concetti fondamentali come libertà, giustizia e pace nel mondo.

Nel secondo punto di questo prologo le Nazioni Unite prendono coscienza del fatto che il mancato rispetto dei diritti umani ha dato vita a barbarie che ancora oggi ci ripropongono i loro orrori davanti agli occhi, mentre gli obiettivi futuri dell’intero genere umano dovranno essere l’avvento di un mondo in cui la libertà di parola e quella di credo dovranno essere la normalità del vivere civile. Affinché i diritti umani possano essere sempre riconosciuti e per evitare che gli uomini ricorrano alla violenza e alla ribellione per poterli proteggere, all’interno di questa Dichiarazione Universale si sottolinea inoltre quanto sia indispensabile che tali valori siano protetti da norme giuridiche.

Infine, tutte le nazioni che sottoscrivono questa dichiarazione si impegnano formalmente a rispettarne i dettami e a promuovere all’interno del proprio territorio di competenza i valori che questo documento rappresenta.

Quali principi sono specificati nei primi 10 articoli della Dichiarazione?

Come tutti i testi giuridici di rilevanza internazionale, anche la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha nel sul primo articolo l’incipit fondamentale: secondo tale norma, tutti gli uomini nascono liberi e devono godere di pari dignità e diritti; ogni essere umano è dotato di ragione e deve agire verso gli altri componenti della società civile con spirito di fratellanza [1].

L’articolo successivo chiarisce il concetto di uguaglianza tra tutti gli uomini, sottolineando che elementi come razza, sesso, colore della pelle, ricchezza, nascita, religione, lingua, opinione politica o altro non possono in nessun caso pregiudicare i diritti di alcun essere umano. Lo stesso vale perfino per quei soggetti il cui territorio di appartenenza in quel determinato momento storico ha subito una qualche limitazione di sovranità [2].

Successivamente, in questa primissima parte della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, viene sancito che tutti gli individui hanno diritto alla vita e alla sicurezza della propria persona [3], il che significa anche che la schiavitù è proibita sotto qualsiasi forma [4].

La grandezza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, noi italiani, possiamo apprezzarla soprattutto nel quinto articolo, dove viene sancito che nessun individuo può essere sottoposto a tortura o a punizioni degradanti ed inumane [5]. Queste parole sono state messe nero su bianco nel 1948; nel nostro ordinamento giuridico, invece, per avere una legge che introducesse il reato di tortura abbiamo dovuto attendere il 2017 [6].

Andando avanti nella lettura di questa Dichiarazione, arrivano gli articoli in cui viene sancita la tutela degli individui davanti alla legge, con medesimi diritti e contro qualsiasi tipo di discriminazione ufficialmente bandita all’interno di questo documento [7]. Allo stesso modo, nessun individuo può essere arrestato o detenuto arbitrariamente, così come deve avere la possibilità di difendersi in tribunali competenti per gli atti contro i diritti sanciti in questa Dichiarazione [8].

Quali concetti esprimono gli articoli dall’11 al 20 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?

Se i primi dieci articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani sanciscono le nozioni fondamentali alla base di questo documento, nella successiva decade sono espressi altri concetti importanti, molti dei quali continuamente calpestati proprio in questi anni. Dando uno sguardo alla tredicesima e alla quattordicesima normativa presenti in tale Dichiarazione, ad esempio, scopriamo che tutti gli individui sono liberi di muoversi e di avere residenza nei confini di qualsiasi Stato[9], e i medesimi hanno il diritto di cercare in altri paesi asilo politico per sfuggire a persecuzioni; gli unici che non possono avvalersi di tale diritto sono coloro che si sono macchiati di reati che vanno contro il genere umano [10].

Queste due norme appena enunciate ci rimandano immediatamente alla mente le vicende dei migranti che trovano spesso la morte nel Mediterraneo, con porti che vietano lo sbarco a persone e governi che alzano le frontiere. Sulla vicenda si possono avere opinioni diverse, tutte rispettabilissime, ma che per molti degli individui che scappano dal proprio paese di origine vi sia un trattamento che va contro i diritti sanciti in tale Dichiarazione appare evidente. In questa stessa decade di articoli sono contenuti ulteriori principi messi in discussione da alcuni dittatori, come quello di cittadinanza [11], di libertà di religione [12] e di pensiero [13].

Quali concetti esprimono gli ultimi articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani?

Gli articoli finali contenuti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani contengono principi ugualmente importanti ma, rispetto ad alcuni dei precedenti, questi trovano tutti il proprio corrispettivo nelle nozioni fondamentali della nostra Costituzione. Ad esempio, a leggere il ventitreesimo articolo di questa Dichiarazione, dove viene sancito che ogni individuo ha diritto ad un lavoro in grado di garantire un’esistenza per sé e la propria famiglia conforme alla dignità umana [14] sembra di intravedere le stesse parole contenute nella nostra carta costituzionale [15].

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ha a cuore persino il riposo e le ferie degli individui [16], mentre la quintultima normativa di questo documento sottolinea il diritto all’istruzione per tutti gli essere umani, anche qui ricalcando in piena quanto sancito dalla Costituzione italiana [17].

Quando si può ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Come abbiamo già anticipato, ancora oggi esistono casi in cui una o più persone sono vittime di violazione dei propri diritti umani. A difesa di questi soggetti, in casistiche specifiche, è possibile ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso può essere presentato da persone fisiche, organizzazioni non governative e da soggetti privati che ritengono di aver subito una violazione di uno dei diritti sanciti all’interno della Dichiarazione delle Nazioni Unite. Prima di rivolgersi alla Corte di Strasburgo, tuttavia, il soggetto in questione deve ricorrere in giudizio attraverso la magistratura del proprio Stato. Solo alla fine dell’intero iter giudiziario, qualora quest’ultimo non gli abbia riconosciuto la violazione o nei casi in cui i tempi del dibattimento siano eccessivamente lunghi, il soggetto può ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Il ricorso può essere fatto entro sei mesi dalla deposizione della sentenza nel suolo nazionale.

Ricorrere alla Corte Europea è semplice e gratuito: il soggetto deve solo inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno, scritta anche in italiano, alla Cancelleria di Strasburgo, indicando i diritti della Dichiarazione che si ritiene essere stati violati dalla Stato, il contenuto della sentenza della magistratura ed eventuali fotocopie di documenti. A tale lettera la Corte di Strasburgo risponde con un formulario, nel quale sono richieste al soggetto tutte le informazioni e le documentazioni necessarie per la valutazione del caso. L’utente dovrà inviare quanto richiesto entro 6 settimane dalla ricezione del formulario.

A quel punto la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, valutando quanto ricevuto, può dichiarare ammissibile o meno il ricorso: in caso positivo, il soggetto dovrà essere rappresentato da un avvocato abilitato. Per i soggetti meno abbienti la Corte Europea offre un patrocinio gratuito. Alla fine del procedimento giudiziario, la Corte di Strasburgo può emettere una sentenza di assoluzione o condanna. Qualora lo Stato giudicato sia ritenuto colpevole, dovrà immediatamente rimuovere le cause della violazione, a seconda della casistica.

note

[1] Art. 1 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[2] Art. 2 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[3] Art. 3 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[4] Art. 4 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[5] Art. 5 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[6] L. n° 110 del 14.07.2017 , G.U. 18.07.2017.

[7] Art. 7 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[8] Art. 8 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[9] Art. 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[10] Art. 14 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[11] Art. 15 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[12] Art. 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[13] Art. 19 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[14] Art. 23 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[15] Art. 36 Costituzione Italiana.

[16] Art. 24 Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

[17] Art. 34 Cost.


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