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Affido figli genitori non sposati

2 novembre 2018


Affido figli genitori non sposati

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 novembre 2018



Coppie di fatto: quando finisce la relazione amorosa tra persone non coniugate e di conseguenza cessa la convivenza, cosa si può fare per regolamentare l’affidamento dei figli della coppia?

Quando hai lasciato il tuo ex il tuo ultimo pensiero era quello di dover ricorrere ad un Tribunale per regolamentare i rapporti genitore – figlio, ma ad un tratto ti accorgi che è necessario fare qualcosa, perché i tuoi figli hanno bisogno di entrambi i genitori e il tuo ex è completamente assente. Quando le coppie non sposate si lasciano solitamente non pensano nell’immediato a come regolamentare l’affido dei figli, probabilmente perché non devono passare dal Tribunale per la separazione, né devono seguire alcuna procedura particolare affinché la fine del loro rapporto sia resa ufficiale ed effettiva di fronte alla legge. Le coppie di fatto sono libere di lasciarsi senza alcuna formalità. Quindi è forse e soprattutto per questo motivo che quasi sempre automaticamente i figli restano con la mamma e il papà li incontra una o due volte a settimana, prendendo prima accordi con la ex compagna. All’inizio queste modalità libere e rimesse alla discrezionalità dei genitori possono anche funzionare, se tra i genitori non c’è eccessiva conflittualità ma, col tempo, il rapporto potrebbe incrinarsi, per la presenza di un nuovo partner o per l’arrivo di altri figli o per qualsiasi altra ragione e allora è in quel momento che i genitori non riescono più a trovare un sereno accordo sul mantenimento e sull’affidamento dei figli. Per cui, dopo anni ti ritrovi a pensare che sarebbe necessaria una adeguata regolamentazione del rapporto genitoriale da mettere nero su bianco. L’affido figli di genitori non sposati non differisce rispetto all’affido dei figli nati in costanza di matrimonio, in virtù del principio per cui i figli sono tutti uguali anche di fronte alla legge e ciò che cambia, al più, è l’iter da seguire. Vediamo insieme, allora, qual è il ruolo dei genitori nella vita dei figli e cosa sono e come si regolamentano l’affido e il mantenimento quando i genitori si lasciano.

Figli nati da genitori non sposati e figli nati in costanza di matrimonio hanno gli stessi diritti?

Non esiste nessuna differenza davanti alla legge tra figli nati da coppie non sposate e figli nati da coppie sposate, essi sono assolutamente equiparati ed hanno gli stessi diritti. E’ stata anche definitivamente cancellata l’ultima differenza letterale che distingueva tra figli naturali e figli legittimi, oggi parliamo di figli nati in costanza di matrimonio e no.

Ebbene, per la legge il solo fatto di aver concepito un figlio implica una serie di diritti ed obblighi in capo ai genitori che non possono essere violati e a nulla rileva il fatto che i figli siano stati concepiti in costanza di matrimonio oppure no. Ovviamente, mentre nei casi di genitori coniugati i figli nati in costanza di matrimonio si presumono essere stati concepiti dalla coppia, nei casi di coppie di fatto occorre procedere al loro riconoscimento. Il riconoscimento è un atto formale che i genitori possono compiere congiuntamente o separatamente e da cui discende il rapporto di filiazione, che ha rilevanza giuridica.

Tutti i figli, quindi, hanno il diritto di essere educati, curati e mantenuti dai loro genitori sino a che non saranno economicamente autosufficienti, cioè anche oltre il diciottesimo anno di età se ancora non hanno una occupazione che li renda indipendenti. I genitori devono occuparsi della loro crescita e prendere insieme le decisioni più importanti per il loro sano sviluppo.

È importante sottolineare il diritto dei figli di avere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori, diritto che sopravvive integralmente alla crisi coniugale o alla rottura della coppia di fatto.

Qualcuno, dopo la fine della relazione amorosa, pensa immediatamente e legittimamente ad una nuova vita; c’è chi corre a fare il passaporto, chi inizia immediatamente una nuova convivenza, chi si scopre uomo di mondo e ogni notte fa le ore piccole. Tutto assolutamente legittimo, ma non bisogna mai dimenticare che lasciare il proprio compagno non cambia e non deve assolutamente cambiare il rapporto con i figli, che hanno il diritto alla bigenitorialità, cioè la legittima aspirazione meritevole di tutela giuridica di avere un rapporto stabile con entrambi i genitori.

Quindi, bene cambiare vita, fare cose che magari per anni non hai potuto fare, ma non dimenticare che il tuo rapporto è finito solo con il tuo ex, tuo figlio invece ha ancora bisogno di te. Non cambia nulla, dunque, i bambini sono tutti uguali anche di fronte alla legge ed hanno tutti il diritto di crescere con i propri genitori. Sembra una frase scontata eppure racchiude dentro una miriade di comportamenti, di attenzioni, di sacrifici che non devono mancare neanche quando la coppia scoppia.

I genitori non sposati hanno gli stessi diritti dei genitori sposati riguardo ai figli?

Assolutamente si. I genitori hanno il diritto di cura, educazione e assistenza dei figli durante la loro crescita e fino a che non saranno indipendenti. La presenza del genitore nella vita del figlio non è soltanto un diritto del genitore, ma anche un suo preciso dovere, che sorge per il solo fatto di averli concepiti. Anche se la relazione dei genitori finisce, ciascuno di loro ha il diritto – dovere di coltivare pienamente il proprio rapporto con i figli in maniera equilibrata.

Pertanto, ciascun genitore ha diritto di trascorrere tempo sufficiente con i figli per creare un rapporto stabile, di partecipare alle riunioni scolastiche, di portarli in viaggio, di dormire con loro, di decidere se è opportuno che vadano in palestra o a scuola di musica, che seguano il catechismo oppure no, che escano la sera e di sgridarli se fanno tardi. Insomma, i genitori hanno il diritto – dovere di svolgere pienamente il proprio ruolo nell’esclusivo interesse dei figli e a nulla rileva il fatto che sia cessata la convivenza con l’altro genitore o che siano stati o meno sposati.

Ciò detto, vediamo cosa si può fare quando la relazione finisce per regolamentare i rapporti tra genitori e figli proprio alla luce dei diritti dei figli e dei diritti dei genitori.

Cos’è l’affido condiviso?

A fondamento di quanto detto sino ad ora, rispetto al fatto che i genitori hanno il diritto – dovere di crescere e mantenere i figli anche quando la loro relazione amorosa è finita e il contestuale diritto dei figli di ricevere cura e assistenza costante dai genitori, la legge prevede che dopo la fine della convivenza tra i genitori i figli siano affidati a entrambi in egual misura: si tratta dell’affido condiviso.

L’affido condiviso è, quindi, la regola generale che può essere superata salvo gravi circostanze che impongano l’affido esclusivo ad un solo genitore (lo vedremo a breve).

Ciò vuol dire che, sebbene per mera comodità i figli continueranno a vivere prevalentemente presso uno dei genitori, cosiddetto genitore collocatario, l’altro conserva il pieno diritto di incontrare il figlio e partecipare alla sua crescita potenzialmente nella stessa misura del genitore collocatario.

È evidente, però, che affinché lo scopo della legge sull’affido condiviso si realizzi servono alcuni elementi: in primis che il genitore collocatario non creda di avere poteri maggiori dell’altro sui figli, ma semplicemente che presso di lui vivano in maniera prevalente per pura comodità dei ragazzi, i quali hanno una casa di riferimento e non debbono preparare la valigia ogni due giorni; è altresì necessario che il genitore non collocatario prenda coscienza che, nonostante i figli non vivano con lui, ha il diritto – dovere di essere costantemente presente nella loro vita, esattamente come quando vivevano sotto lo stesso tetto; è fondamentale, infine, che i genitori collaborino per prendere tutte le decisioni di maggiore importanza per la crescita ed educazione dei figli ed abbiano piena consapevolezza dell’importanza dei figli di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi, per evitare quel brutto fenomeno conosciuto col nome di alienazione parentale.

Per spiegare brevemente questa sindrome supponiamo che i tuoi figli siano rimasti a vivere con la madre e lei non perda occasione di parlar male di te, addebitandoti ogni sua sofferenza tanto da convincere i figli che sei la causa dei mali della tua famiglia. I figli, che vivono con la madre e da lei possono certamente essere influenzati rispetto alla loro opinione sul padre, tendono a prenderne le difese perché la vedono come un soggetto debole da difendere di fronte le angherie del padre. Tutto ciò comporta una alienazione dei figli rispetto alla figura paterna e vìola il loro diritto di crescere in maniera equilibrata con entrambi i genitori. Questi atteggiamenti, oltre a nuocere gravemente ai figli e a turbare la loro crescita, possono essere fonte di responsabilità per il genitore alienante, cioè quello che denigra e insulta l’altro modificando l’opinione dei figli nei suoi confronti, che potrebbe essere chiamato a risarcire i danni al genitore denigrato.

Stesso dicasi nei casi in cui il genitore collocatario impedisce all’altro di vedere i figli. Hai litigato con il tuo ex perché non è venuto a prendere i bambini a causa di un imprevisto sul lavoro; non gli credi e allora, per dispetto, due giorni dopo inventi che i ragazzi hanno una festa di compleanno e non possono andare con lui. Su chi si ripercuote negativamente questo atteggiamento? Sui figli è chiaro. E dato che la legge mira a tutelarli pienamente prevede il rimedio del risarcimento del danno anche nei casi in cui un genitore impedisca, ripetutamente e senza motivo, all’altro di vederli.

Ciò detto, dunque, è evidente che la legge, nel prevedere l’affido condiviso quale diritto dei genitori, ma soprattutto quale diritto dei figli di crescere con entrambi, può trovare la sua massima applicazione solo se i genitori prendono piena consapevolezza dei diritti della prole.

Dopo la rottura del rapporto ti è capitato di pensare che il tuo ex non sia interessato quanto te ai tuoi figli e magari è proprio così. In questo caso puoi certamente adire le vie legali per costringerlo ad occuparsi dei figli, ma sappi due cose: ai tuoi figli non dovrai raccontare delle mancanze del padre, né soprattutto fargliele pesare; se agisci legalmente non lo fai per fare un dispetto al tuo ex, ma per tutelare i diritti dei tuoi figli di crescere con entrambi i genitori. Anzi, agire legalmente per garantire ai tuoi figli anche la presenza dell’altro genitore è assolutamente un tuo diritto e lo è nella misura in cui è volto a tutelare pienamente i diritti della prole.

Supponiamo che, ormai, dopo mille tentativi per agevolare un rapporto padre-figlio, prendi atto che il padre del tuo bambino non se ne vuole più occupa dopo la fine della relazione, perché ha una nova famiglia a cui pensare.  Decidi, allora, di gettare la spugna e pensare che in fondo puoi farcela da sola a crescere vostro figlio senza fargli mancare nulla.

Ecco, sulla base di quello che abbiamo sinora detto, questo atteggiamento andrebbe sicuramente a ledere i diritti di tuo figlio, in primis proprio quello di mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Se ti trovi in questa situazione, quindi, non pensare che agire legalmente contro il padre di tuo figlio significhi, in qualche modo, ridurre il peso delle tue responsabilità, perché non è così: significa solo cercare di tutelare i diritti che la legge riconosce a tuo figlio.

Per ricapitolare, il legislatore, nel prevedere l’affido condiviso dei figli come regola generale nei casi di separazione dei genitori, ha voluto sottolineare quanto è importante che i figli mantengano un rapporto equilibrato sia con la madre che con il padre, in mancanza del quale i figli potrebbero subire ripercussioni negative sulla propria crescita.

Cos’è l’affido esclusivo?

La regola generale dell’affido condiviso può essere superata solo nei casi in cui la presenza costante dell’altro genitore possa rivelarsi pregiudizievole per i figli ma che, al contempo, l’altro genitore sia idoneo a svolgere il proprio ruolo. Cosa vuol dire in pratica? Vuol dire che il genitore richiedente l’affido esclusivo deve dimostrare di essere pienamente capace di svolgere il proprio ruolo genitoriale e l’altro no attraverso prove incontrovertibili.

Non è sufficiente, ad esempio, che tra i genitori vi sia elevata conflittualità e che quindi non riescano a prendere insieme decisioni importanti, perché questa circostanza (tipica delle separazioni) potrebbe semplicemente derivare da una divergenza di punti di vista. Pensiamo al caso di un genitore di fede cattolica che voglia assolutamente che il figlio frequenti il catechismo mentre l’altro, ateo, sia contrario. Certamente questa situazione può generare un conflitto tra i genitori, ma non può superare il diritto del figlio di essere affidato ad entrambi. Deve quindi trattarsi di comportamenti contrari all’interesse dei minori, come ad esempio il caso del genitore che faccia costantemente uso di sostanze stupefacenti in presenza del figlio. Questo è un comportamento pregiudizievole che potrebbe determinare l’affido esclusivo ad un solo genitore.

Sappi, però, che l’affido esclusivo non incide sulla responsabilità genitoriale. Ciò significa che, anche nei casi di affido esclusivo, il genitore a cui il figlio non è affidato conserva il diritto di prendere parte alle decisioni più importanti della vita del figlio e di incontrarlo, oltre al dovere di contribuire al suo mantenimento. Affido esclusivo, quindi, non significa di certo sottrarre il figlio all’altro genitore.

Cos’è l’affido super esclusivo?

Anche quando l’affido esclusivo prende le forme del cosiddetto affido super esclusivo o rafforzato, il figlio ha comunque il diritto di incontrare il genitore a cui non è affidato. Questa tipologia di affido, elaborata dalla giurisprudenza, riguarda i casi in cui uno dei genitori sia totalmente disinteressato al figlio e con il suo comportamento incide negativamente anche nell’amministrazione dei suoi interessi.

Per spiegare cosa vuol dire, si pensi al genitore chiamato a sottoscrivere il consenso informato quando il figlio deve subire un intervento o semplicemente quando debba autorizzarlo a partecipare ad una gita scolastica, a preparare i suoi documenti d’identità e tutti i casi simili in cui sia necessaria la presenza di entrambi i genitori ma uno di loro manchi ripetutamente. Ecco, questi comportamenti integrano una violazione dei doveri dei genitori riguardo alla cura costante dei loro interessi.

In questa tipologia di affido si ravvisa l’inidoneità del genitore a prendersi cura del figlio in quanto totalmente disinteressato e, per fortuna, la giurisprudenza di merito è venuta incontro anche a questa esigenza dei bambini, assicurando al genitore affidatario la possibilità di prendere da solo anche le decisioni più importanti della sua vita senza doverle concordare con l’altro, a differenza che nei casi di affido esclusivo.

Una precisazione: anche in questo caso, però, il genitore disinteressato resta comunque obbligato al mantenimento e a incontrare i figli, cioè, pur non essendo affidatario e rimanendo escluso da quella che possiamo definire l’amministrazione degli interessi del figlio, egli rimane titolare della responsabilità genitoriale nei suoi confronti, quella che una volta veniva chiamata patria potestà.

Cosa s’intende per mantenimento dei figli? Quali spese vi rientrano?

Posto il diritto dei figli all’affido condiviso, salvo gravi e comprovati motivi, essi hanno altresì diritto al mantenimento, cioè a quel contributo economico da parte di entrambi i genitori, in base alle loro sostanze, che gli garantisca vitto, alloggio, cure mediche, abbigliamento, libri scolastici e tutto ciò di cui hanno bisogno per crescere.

Quando i genitori si lasciano e i figli iniziano a vivere prevalentemente con uno dei due, il genitore non collocatario versa un assegno periodico all’altro per contribuire al mantenimento ordinario, poiché si presume che l’altro contribuisca direttamente ai bisogni quotidiani del figlio proprio in virtù della convivenza prevalente.

Assegno di mantenimento e spese ordinarie

Se tuo figlio vede il padre tre pomeriggi a settimana è chiaro che non dovrà preparare per lui il pranzo e la cena, né dovrà sostenere i costi della vita quotidiana, dal dentifricio, al quaderno, al panino per la merenda e tutto il resto. Dunque, per contribuire al suo mantenimento quotidiano corrisponderà una somma periodica alla madre che affronta tutte le spese quotidiane. In questo assegno rientrano tutte le spese caratterizzate dalla periodicità, necessità e di importo esiguo. Vi rientrano, quindi, dalle spese per il vitto e l’alloggio, alle spese per la cancelleria scolastica, all’abbigliamento per i cambi di stagione, i medicinali da banco, la ricarica del cellulare ma anche gite scolastiche senza pernottamento, trattamenti estetici (come andare dal parrucchiere), tutte quelle spese periodiche, necessarie e non particolarmente esose che servono per vivere durante l’anno.

Le spese ordinarie non necessitano di rendicontazione da parte del genitore che riceve l’assegno, ciò significa che questi non dovrà documentare le spese effettuate con i soldi ricevuti; né tantomeno è possibile compensare spese ordinarie e spese straordinarie, quindi se ad esempio in questo mese non hai speso tutto l’importo dell’assegno di mantenimento, il tuo ex non potrà chiederti di compensare la parte rimanente per affrontare una spesa straordinaria, come ad esempio l’acquisto di uno strumento musicale.

L’assegno di mantenimento come viene calcolato?

Innanzitutto in base alle attuali esigenze di vita del figlio, cioè facendo un calcolo approssimativo rispetto ai costi da sostenere in quel momento per il mantenere il figlio. Si tenga presente che più i figli sono grandi, più elevato sarà l’importo dell’assegno, ad esempio per un ragazzo di 20 anni che frequenta l’Università bisognerà considerare i costi di trasporto, maggiori costi per l’abbigliamento e i viaggi, sicuramente andrà frequentemente dal barbiere e farà spesso la ricarica del cellulare, costi che un bambino di 5 anni non ha.

Oltre alle attuali esigenze di vita del figlio, bisogna poi tener conto dei redditi dei genitori e delle loro possibilità economiche. Se uno guadagna più dell’altro, potrà contribuire in maniera maggiore al suo mantenimento.

Spese straordinarie: quali sono e quando serve il preventivo accordo dei genitori?

Entrambi i genitori contribuiscono alle spese straordinarie per i figli, cioè quelle spese eventuali che potrebbero rendersi necessarie per la loro crescita e il loro sano sviluppo, solitamente suddivise al 50% tra i genitori, salvo diverso accordo.

Tutte le spese straordinarie vanno rendicontate, a differenza di quelle ordinarie, ma non sempre è necessario l’accordo dei genitori prima di affrontare una spesa straordinaria. Le spese straordinarie che non necessitano del preventivo accordo dei genitori possono essere sostenute direttamente da un genitore e sono, a titolo esemplificativo, le spese mediche caratterizzate da necessità e urgenza, come le visite mediche prescritte dal pediatra o dal medico curante, le tasse scolastiche o eventuali libri di testo, tablet e p.c. per studiare, ma anche le spese per attività sportive non agonistiche. Tutte queste spese sono sicuramente importanti per la crescita dei ragazzi e, pertanto, sebbene caratterizzate dalla straordinarietà, non sono sottoposte al preventivo accordo tra i genitori.

In pratica, se tuo figlio tornando da scuola ti dice che il giorno seguente dovrà portare in classe un libro che quest’anno l’insegnante di italiano ha deciso di far leggere ai ragazzi, oggi pomeriggio devi correre in libreria ad acquistarlo. Ebbene, potrai acquistare questo libro senza metterti d’accordo con il tuo ex, così come potrebbe farlo lui se tuo figlio gliel’avesse chiesto prima che a te. Si tratta di una spesa straordinaria che non dovrai sostenere con i soldi del mantenimento e potrai chiedere il rimborso del 50% al padre mostrandogli lo scontrino.

Vi sono poi le spese extra assegno che prima di essere sostenute necessitano del preventivo accordo dei genitori. Senza avere la pretesa di fare un elenco esaustivo, in questa tipologia di spese rientrano sicuramente: le lezioni private (cosiddette “ripetizioni”), eventuali stages, ma anche corsi di musica e acquisto di testi e strumenti musicali, le gite scolastiche che durano più di un giorno ed è previsto il pernottamento, scuole e università private, visite mediche non accompagnate da prescrizione mediche e/o erogate da strutture private, le spese per comprare la bicicletta o il motorino, le spese per attività sportiva agonistica, corsi per la patente e simili. Di regola, i genitori sostengono contestualmente le spese straordinarie, ma quando ciò non è possibile il genitore che le ha sostenute integralmente può chiedere il rimborso all’altro, documentando la spesa.

La necessità o meno del preventivo accordo si basa sul fatto che i genitori, in alcuni casi, hanno facoltà di sostenere una spesa e in altre no, pur trattandosi di spese straordinarie. Per esempio, prima di iscrivere tuo figlio alla scuola calcio non è necessario che siate d’accordo, perché di sicuro è una spesa importante per la sua crescita e non particolarmente costosa. Diverso sarebbe il caso in cui tuo figlio volesse fare un viaggio di una settimana con gli amici. In questo caso il preventivo accordo dei genitori è necessario non solo e non tanto per sostenere materialmente la spesa del viaggio, quanto per decidere se è il caso che tuo figlio vada in viaggio da solo per una intera settimana.

Insomma, i genitori separati affrontano gli stessi problemi dei genitori che vivono insieme, sembra strano ma è così. Solo che a volte alcune incomprensioni o divergenze di punti di vista si addebitano alla separazione. Però pensaci bene, quante volte i tuoi genitori sono stati in disaccordo sul qualcosa che ti riguardava? A volte non si è d’accordo su cosa mangiare a pranzo, figuriamoci cosa può succedere se bisogna prendere decisioni importanti per la vita dei figli e affrontare spese a volte anche molto alte.

Ho sentito parlare di affido paritetico: cos’è? 

Questa è quindi la situazione attuale da un punto di vista legislativo. Ma si sa, la legge è sempre in evoluzione, anche grazie al lavoro della giurisprudenza e segue l’evoluzione sociale, spesso ponendo rimedio a situazioni patologiche dovute ad una sbagliata interpretazione delle norme.

In che direzione potremmo andare? Se attualmente la soluzione prevalente in ordine all’affidamento e al mantenimento dei figli è quella sin qui descritta, quindi genitore collocatario che vive prevalentemente con il figlio e contributo al mantenimento da parte dell’altro, che incontra il figlio secondo un calendario prestabilito, incluse le festività e le vacanze estive, si potrebbe andare verso una diversa interpretazione dell’affido condiviso e del mantenimento, più restrittiva e letterale e, cioè, verso il cosiddetto “affido paritetico”.

In buona sostanza, si tratta della possibilità per entrambi i genitori di trascorrere tempi uguali con i figli. In un mese di trenta giorni, il figlio dovrà trascorrere almeno 12 con uno e il resto con l’altro genitore. A ciò si andrebbe ad affiancare la scomparsa dell’assegno di mantenimento. Infatti, l’assegno di mantenimento, anche detto assegno perequativo, serve a riequilibrare le posizioni dei genitori rispetto alle spese quotidiane da affrontare per i figli, partendo dall’assunto che il genitore non collocatario contribuisce al mantenimento versando un importo periodico all’altro genitore, quindi contribuisce in forma indiretto.

Se le cose cambiassero, scomparendo la figura del genitore collocatario con cui il figlio vive prevalentemente trascorrendo tempi identici con entrambi i genitori, non ci sarebbe più bisogno di riequilibrare le posizioni dei genitori dal punto di vista economico, perché ciascun genitore affronterebbe tutte le spese ordinarie in maniera diretta per un numero di giorni uguali  – o quasi – durante il mese. Si tratta di una interpretazione più ristretta e letterale del concetto di affido condiviso e ci sono posizioni contrastanti in merito, soprattutto in ordine ai casi in cui i figli sia molto piccoli o neonati.

Sicuramente, però, potrebbe essere una soluzione per assicurare tempi paritetici con entrambi i genitori e una possibilità concreta di coltivare davvero un rapporto equilibrato con tutti e due. Forse la critica maggiore è riferita la fatto che, così facendo, i figli dovranno avere praticamente due residenze o quantomeno due domicili: due case in cui non dovrà mai mancare nulla per la loro vita quotidiana, per non essere costretti a dover fare le valigie ogni giorno. Certo, però, se questo servisse a garantire ai figli di crescere con i genitori sempre a fianco, si potrebbe rivelare una buona soluzione, che li costringerà ad una quotidianità diversa, ad avere due case anziché una, ma che forse potrebbe risultare migliore rispetto al poter incontrare uno dei genitori solo per mangiare insieme un gelato e poi tornare a casa.

I genitori non sposati dopo essersi lasciati possono regolamentare i rapporti con i figli in maniera ufficiale come le coppie sposate?

Ebbene, dopo aver visto quali sono i diritti dei figli e dei genitori, cos’è l’affidamento (condiviso, esclusivo e super esclusivo) e cos’è il mantenimento, vediamo ora di rispondere alla domanda cosa bisogna fare per regolamentare l’affido dei figli di genitori non sposati? L’unica differenza tra genitori sposati e no sta nell’iter da seguire per avere una regolamentazione ufficiale dei rapporti tra genitori e figli quando la relazione finisce, semplicemente perché i genitori sposati regolamentano i rapporti con i figlia contestualmente ai procedimenti di separazione e divorzio; è evidente che i genitori non sposati seguiranno un procedimento diverso, ma sempre dinanzi il tribunale ordinario, al fine di determinare le condizioni di affido e mantenimento della prole. Innanzitutto precisiamo che la competenza in materia è del tribunale ordinario, anche quando i figli sono minori.

Il tribunale ordinario competente è quello del luogo di residenza abituale del minore. È possibile seguire due strade, quella congiunta o quella contenziosa, a seconda dei rapporti tra i genitori. Se tra i genitori non c’è elevata conflittualità essi potranno presentare al tribunale un unico ricorso per stabilire le condizioni dell’affido e del mantenimento dei figli; diversamente, il genitore che vuole prendere l’iniziativa dovrà presentare un ricorso contenente tutte le proprie richieste in ordine all’affido e al mantenimento.

Qualora un genitore agisse per chiedere l’affido esclusivo avrebbe l’onere di provare i motivi della richiesta, dimostrando la propria idoneità a svolgere il proprio ruolo, la inidoneità dell’altro e il possibile pregiudizio che potrebbe derivare al figlio in caso di affido condiviso. Come si può dar prova di tutto questo? In ogni modo, per via documentale o per testimoni.

Peraltro, si tratta di un procedimento particolare dalle forme non troppo rigide, perché il giudice dovrà valutare bene le richieste delle parti e potrà sempre chiedere ulteriori prove, la produzione di documenti e tutto quanto sia necessario per arrivare ad una giusta decisione. Il giudice potrebbe anche ritenere opportuno ascoltare il minore che abbia compiuto i 12 anni, ma anche più piccolo se dimostra già una certa maturità. Si tratta di una causa vera e propria, soprattutto quando il procedimento è contenzioso, ma sicuramente può essere importante per ottenere delle regole certe da seguire che non vìolino i diritti e gli interessi dei figli.

Ad ogni modo, qualora ti scoraggiassero i costi di una causa, sappi che puoi sempre fare istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato, se hai un reddito particolarmente basso (inferiore a 11.500 euro circa). Il tribunale, una volta ritenuta la causa matura per la decisione, emetterà la sentenza con cui stabilirà le condizioni dell’affido nell’esclusivo interesse dei figli.

Qualora decidesse su ricorso congiunto dei genitori, la sentenza si atterrebbe agli accordi tra raggiunti dai genitori se questi tutelano i diritti e gli interessi dei figli.

Di ROSA PIGNATARO


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